_Come si rubellò Verona al Gran Cane per messer Frignano._
Chi potrebbe esplicare le seduzioni, gl’inganni e’ tradimenti che i
tiranni posponendo ogni carità, parentado e onore, pensano, ordinano,
e fanno per ambizione di signoria? Certo tanti sono i modi quanti i
loro pensieri, sicchè ogni penna ne verrebbe meno e stanca. Tuttavia
per quello ch’ora ci occorre, cosa strana e notevole, ci sforzeremo a
dimostrare l’avviluppata verità di diversi tradimenti e suoi effetti.
Narrato avemo poco dinanzi come la lega de’ Veneziani con gli altri
signori Lombardi era giurata e ferma contro al signore di Milano, ed
essendo il signore di Mantova de’ più avvisati tiranni di Lombardia
vicino dell’arcivescovo di Milano, l’arcivescovo con industriose
suasioni e con grandi promesse il mosse a farlo trattare di tradire
messer Gran Cane signore di Verona e di Vicenza con cui egli era
in lega, ed egli per accattare la benivolenza dell’arcivescovo,
dimenticato il beneficio ricevuto da quelli della Scala, che l’aveano
fatto signore di Mantova, diede opera al fatto, e non senza speranza
d’aoperare per se, se la fortuna conducesse la cosa ov’era la sua
immaginazione. E però conoscendo egli messer Frignano figliuolo
bastardo di messer Mastino, uomo pro’, e ardito d’arme, e di grande
animo, accetto nel cospetto del fratello suo signore, e amato dal
popolo di Verona e di Vicenza, vago di signoria, trattò con lui di
farlo signore di Verona con suo consiglio, e colla sua forza e del
signore di Milano. Questo sterpone tornando alla sua natura, senza fede
o fraternale carità, di presente intese al tradimento del fratello, e
col signore di Mantova ordinarono il modo ch’egli avesse a tenere, e
l’aiuto della gente ch’egli avrebbe da lui. In questo tempo avvenne
che ’l Gran Cane andò a parlamentare col marchese di Brandimborgo suo
suocero per li fatti della lega, e il fratello bastardo era cognato del
signore di Castelborgo, ch’era a’ confini del cammino ove il Gran Cane
dovea passare; costui avvisato da messer Frignano mise un aguato per
uccidere il Gran Cane, ma scoperto l’aguato, passò senza impedimento.
Come messer Frignano avea ordinato, a Verona tornarono novelle come il
Gran Cane era stato morto; ma innanzi che la novella venisse, messer
Frignano avea mandati fuori di Verona tutti i cavalieri soldati, salvo
coloro di cui s’era fidato, e che con lui s’intesero al tradimento.
Pubblicata la novella in Verona come il Gran Cane loro signore era
stato morto, il traditore con gran pianto fece incontanente, a dì 17 di
febbraio del detto anno, raunare il popolo, e a uno giudice, cui egli
avea informato, fece proporre in parlamento come il loro signore era
morto, e che ’l comune di Verona rimanea in gran pericolo senza capo,
avendo a vicino così possente signore com’era l’arcivescovo di Milano;
e aggiunse, che a lui parea che messer Frignano prendesse il loro
governamento. Il traditore ch’era presente, senza attendere ch’altri si
levasse a parlamentare, o ch’altra deliberazione si facesse, si levò
suso, e disse, che così prendeva e accettava la signoria. E montato a
cavallo, colle masnade che v’erano corse la terra, gridando, muoiano
le gabelle; e fece ardere i libri e gli atti della corte, e ruppono le
prigioni. E di subito il signore di Mantova vi mandò messer Feltrino,
e messer Federigo, e messer Guglielmo suoi figliuoli, e messer Ugolino
da Gonzaga tutti de’ signori di Mantova con trecento cavalieri. Il
signore di Ferrara ingannato del tradimento vi mandò messer Dondaccio
con dugento cavalieri; ma innanzi che tutti v’entrassono, il capitano
colla maggior parte di loro per contramandato si tornarono indietro
scoperto l’inganno. Messer Frignano ricevuta questa gente d’arme, e
accolti certi cittadini che ’l seguirono, da capo corse la terra: i
cittadini non si mossono, ed egli s’entrò nel palagio dell’abitazione
del signore. Messer Azzo da Coreggio ch’era in Verona se n’uscì non con
buona fama. Le guardie furono poste alle porte, e la terra s’acquetò, e
messer Frignano ne fu signore; la quale signoria il signore di Mantova
per ingegno, e quello di Milano per ingegno e forza si credette catuno
avere, come seguendo appresso diviseremo.