CAP. XCIX.

_Come si rubellò Verona al Gran Cane per messer Frignano._

Chi potrebbe esplicare le seduzioni, gl’inganni e’ tradimenti che i

tiranni posponendo ogni carità, parentado e onore, pensano, ordinano,

e fanno per ambizione di signoria? Certo tanti sono i modi quanti i

loro pensieri, sicchè ogni penna ne verrebbe meno e stanca. Tuttavia

per quello ch’ora ci occorre, cosa strana e notevole, ci sforzeremo a

dimostrare l’avviluppata verità di diversi tradimenti e suoi effetti.

Narrato avemo poco dinanzi come la lega de’ Veneziani con gli altri

signori Lombardi era giurata e ferma contro al signore di Milano, ed

essendo il signore di Mantova de’ più avvisati tiranni di Lombardia

vicino dell’arcivescovo di Milano, l’arcivescovo con industriose

suasioni e con grandi promesse il mosse a farlo trattare di tradire

messer Gran Cane signore di Verona e di Vicenza con cui egli era

in lega, ed egli per accattare la benivolenza dell’arcivescovo,

dimenticato il beneficio ricevuto da quelli della Scala, che l’aveano

fatto signore di Mantova, diede opera al fatto, e non senza speranza

d’aoperare per se, se la fortuna conducesse la cosa ov’era la sua

immaginazione. E però conoscendo egli messer Frignano figliuolo

bastardo di messer Mastino, uomo pro’, e ardito d’arme, e di grande

animo, accetto nel cospetto del fratello suo signore, e amato dal

popolo di Verona e di Vicenza, vago di signoria, trattò con lui di

farlo signore di Verona con suo consiglio, e colla sua forza e del

signore di Milano. Questo sterpone tornando alla sua natura, senza fede

o fraternale carità, di presente intese al tradimento del fratello, e

col signore di Mantova ordinarono il modo ch’egli avesse a tenere, e

l’aiuto della gente ch’egli avrebbe da lui. In questo tempo avvenne

che ’l Gran Cane andò a parlamentare col marchese di Brandimborgo suo

suocero per li fatti della lega, e il fratello bastardo era cognato del

signore di Castelborgo, ch’era a’ confini del cammino ove il Gran Cane

dovea passare; costui avvisato da messer Frignano mise un aguato per

uccidere il Gran Cane, ma scoperto l’aguato, passò senza impedimento.

Come messer Frignano avea ordinato, a Verona tornarono novelle come il

Gran Cane era stato morto; ma innanzi che la novella venisse, messer

Frignano avea mandati fuori di Verona tutti i cavalieri soldati, salvo

coloro di cui s’era fidato, e che con lui s’intesero al tradimento.

Pubblicata la novella in Verona come il Gran Cane loro signore era

stato morto, il traditore con gran pianto fece incontanente, a dì 17 di

febbraio del detto anno, raunare il popolo, e a uno giudice, cui egli

avea informato, fece proporre in parlamento come il loro signore era

morto, e che ’l comune di Verona rimanea in gran pericolo senza capo,

avendo a vicino così possente signore com’era l’arcivescovo di Milano;

e aggiunse, che a lui parea che messer Frignano prendesse il loro

governamento. Il traditore ch’era presente, senza attendere ch’altri si

levasse a parlamentare, o ch’altra deliberazione si facesse, si levò

suso, e disse, che così prendeva e accettava la signoria. E montato a

cavallo, colle masnade che v’erano corse la terra, gridando, muoiano

le gabelle; e fece ardere i libri e gli atti della corte, e ruppono le

prigioni. E di subito il signore di Mantova vi mandò messer Feltrino,

e messer Federigo, e messer Guglielmo suoi figliuoli, e messer Ugolino

da Gonzaga tutti de’ signori di Mantova con trecento cavalieri. Il

signore di Ferrara ingannato del tradimento vi mandò messer Dondaccio

con dugento cavalieri; ma innanzi che tutti v’entrassono, il capitano

colla maggior parte di loro per contramandato si tornarono indietro

scoperto l’inganno. Messer Frignano ricevuta questa gente d’arme, e

accolti certi cittadini che ’l seguirono, da capo corse la terra: i

cittadini non si mossono, ed egli s’entrò nel palagio dell’abitazione

del signore. Messer Azzo da Coreggio ch’era in Verona se n’uscì non con

buona fama. Le guardie furono poste alle porte, e la terra s’acquetò, e

messer Frignano ne fu signore; la quale signoria il signore di Mantova

per ingegno, e quello di Milano per ingegno e forza si credette catuno

avere, come seguendo appresso diviseremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 103 / 214 题