_Come il legato del papa procedette col prefetto._
In questo verno, il cardinale di Spagna legato del papa avendo tentato
il prefetto lentamente con poco prosperevole guerra, cercò con più
riprese di trovare pace con lui, e fu la cosa tanto innanzi, che per
tutto scorse la fama che la pace era fatta. Ma il prefetto già tiranno
senza fede, vedendosi il destro, sotto la speranza della pace tolse al
legato due castella, e rotto il trattato, il cominciò a guerreggiare:
per la qual cosa il legato seguitò il processo fatto contro a lui, e
del mese di febbraio del detto anno pronunziò la sentenza, e per sue
lettere il fece scomunicare come eretico per tutta Italia; e fatto
questo, conoscendo che altra medecina bisognava a riducere costui alla
via diritta, che suono di campane o fummo di candele, saviamente, e
senza dimostrare sua intenzione innanzi al fatto, si venne provvedendo
d’avere al tempo gente d’arme, da potere fare l’esecuzione contro a
lui del suo processo. E in questo mezzo, avendo dugento cavalieri
del comune di Firenze e alquanti da se, fece sì continua guerra al
tiranno, che poco potea resistere o comparire fuori delle mura. E
avendo il prefetto preso sospetto de’ Viterbesi e degli Orvietani, che
si doleano perchè la pace non era venuta a perfezione, tirannescamente
volle tentare l’animo de’ cittadini di catuna città, e fare cosa da
tenerli in paura. E però segretamente accolse fanti di fuori a pochi
insieme, e miseli in catuna terra ne’ suoi palagi, e in un medesimo dì
fece a certa gente di cui e’ si confidò levare il romore contro a se
in catuna città, al quale romore alquanti cittadini in catuna terra
presono l’arme, e seguitavano il grido. Il tiranno con quattrocento
fanti ch’aveva armati e apparecchiati in Viterbo uscì fuori e corse la
terra, uccidendo cui egli volle, e condannò e cacciò a’ confini tutti
coloro di cui sospettava. E per simigliante modo fece correre la città
d’Orvieto al figliuolo, e uccidere e condannare e mandare a’ confini
cui egli volle. E così gli parve per male ingegno aver purgate quelle
due città d’ogni sospetto, e avere più ferma la sua signoria, la quale
per lo contradio, non avendo da se potenza nè aspettandola d’altrui,
per questa mala crudeltà ogni dì venne mancando, come l’opere appresso
dimostreranno manifestamente in fatto.