CAP. XCVIII.

_Come il legato del papa procedette col prefetto._

In questo verno, il cardinale di Spagna legato del papa avendo tentato

il prefetto lentamente con poco prosperevole guerra, cercò con più

riprese di trovare pace con lui, e fu la cosa tanto innanzi, che per

tutto scorse la fama che la pace era fatta. Ma il prefetto già tiranno

senza fede, vedendosi il destro, sotto la speranza della pace tolse al

legato due castella, e rotto il trattato, il cominciò a guerreggiare:

per la qual cosa il legato seguitò il processo fatto contro a lui, e

del mese di febbraio del detto anno pronunziò la sentenza, e per sue

lettere il fece scomunicare come eretico per tutta Italia; e fatto

questo, conoscendo che altra medecina bisognava a riducere costui alla

via diritta, che suono di campane o fummo di candele, saviamente, e

senza dimostrare sua intenzione innanzi al fatto, si venne provvedendo

d’avere al tempo gente d’arme, da potere fare l’esecuzione contro a

lui del suo processo. E in questo mezzo, avendo dugento cavalieri

del comune di Firenze e alquanti da se, fece sì continua guerra al

tiranno, che poco potea resistere o comparire fuori delle mura. E

avendo il prefetto preso sospetto de’ Viterbesi e degli Orvietani, che

si doleano perchè la pace non era venuta a perfezione, tirannescamente

volle tentare l’animo de’ cittadini di catuna città, e fare cosa da

tenerli in paura. E però segretamente accolse fanti di fuori a pochi

insieme, e miseli in catuna terra ne’ suoi palagi, e in un medesimo dì

fece a certa gente di cui e’ si confidò levare il romore contro a se

in catuna città, al quale romore alquanti cittadini in catuna terra

presono l’arme, e seguitavano il grido. Il tiranno con quattrocento

fanti ch’aveva armati e apparecchiati in Viterbo uscì fuori e corse la

terra, uccidendo cui egli volle, e condannò e cacciò a’ confini tutti

coloro di cui sospettava. E per simigliante modo fece correre la città

d’Orvieto al figliuolo, e uccidere e condannare e mandare a’ confini

cui egli volle. E così gli parve per male ingegno aver purgate quelle

due città d’ogni sospetto, e avere più ferma la sua signoria, la quale

per lo contradio, non avendo da se potenza nè aspettandola d’altrui,

per questa mala crudeltà ogni dì venne mancando, come l’opere appresso

dimostreranno manifestamente in fatto.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 102 / 214 题