CAP. XCVII.

_Del male stato dell’isola di Sicilia._

Assai ne pare cosa più da dolere che da raccontare, gli assalti,

gli aguati, i tradimenti, gl’incendi, le rapine, l’uccisioni senza

misericordia, che in questi tempi i Siciliani faceano tra loro per

invidia e setta parziale, le quali maladette cose tra gli uomini

d’una medesima patria ebbono tanta forza di male aoperare nell’isola,

ch’abbandonata la cultura de’ fertili campi, i quali sogliono pascere

gli strani popoli, de’ suoi trasse per fame più di diecimila famiglie

della detta isola, i quali per non morire d’inopia, si feciono

abitatori dell’altrui terre in Sardegna, e in Calabria, e nel Regno

di qua dal faro. E in questa tempesta, certi baroni dell’isola

contrari alla setta de’ Catalani, che governavano lo sventurato duca

che s’attendea a essere re, sentendolo egli e i suoi manifestamente,

trattavano di dare la maggiore parte delle buone terre dell’isola al

re Luigi suo avversario, e non ebbe per lungo tempo podere d’atarsene,

tanto che venne fatto, come nel principio del quarto libro seguendo si

potrà trovare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 101 / 214 题