CAP. XCIII.

_Come l’arcivescovo richiese di pace i Veneziani._

L’arcivescovo di Milano avendo sottomesso a sua signoria la città

di Genova e di Savona, e tutta la Riviera e il loro contado, i cui

abitanti erano nimici de’ Veneziani, mandò suoi ambasciadori al doge

e al comune di Vinegia, per li quali significò a quello comune come

i Genovesi erano suoi uomini, e le loro città e contado erano suo

distretto; e tenendosi amico de’ Veneziani, e sapendo che per addietro

i Genovesi erano stati loro nimici, intendea, quando al doge piacesse

e al comune di Vinegia, che per innanzi fossono fratelli e amici: e

intorno a ciò usarono belle e suadevoli ragioni. Il doge e il suo

consiglio presono tempo d’avere loro consiglio, e di rispondere la

mattina vegnente: e venuto il giorno, di gran concordia risposono la

mattina dicendo: che ’l comune di Vinegia si tenea gravato e offeso

dall’arcivescovo, il quale avea preso ad aiutare i Genovesi loro

capitali nemici, e però non intendeano di volere pace e concordia con

lui nè col comune di Genova, ma giusta loro podere tratterebbono lui e

i suoi sudditi come loro nemici. E conseguendo al fatto, incontanente

feciono accomiatare e bandeggiare di Vinegia, e di Trevigi, e di

tutte le loro terre e distretti tutti coloro che fossono sotto la

giurisdizione dell’arcivescovo di Milano; e simigliantemente fece nelle

sue terre l’arcivescovo de’ Veneziani: e così fu manifesta la guerra

tra loro, del mese di novembre del detto anno, per tutta la Lombardia e

Toscana.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 97 / 214 题