_Come l’arcivescovo richiese di pace i Veneziani._
L’arcivescovo di Milano avendo sottomesso a sua signoria la città
di Genova e di Savona, e tutta la Riviera e il loro contado, i cui
abitanti erano nimici de’ Veneziani, mandò suoi ambasciadori al doge
e al comune di Vinegia, per li quali significò a quello comune come
i Genovesi erano suoi uomini, e le loro città e contado erano suo
distretto; e tenendosi amico de’ Veneziani, e sapendo che per addietro
i Genovesi erano stati loro nimici, intendea, quando al doge piacesse
e al comune di Vinegia, che per innanzi fossono fratelli e amici: e
intorno a ciò usarono belle e suadevoli ragioni. Il doge e il suo
consiglio presono tempo d’avere loro consiglio, e di rispondere la
mattina vegnente: e venuto il giorno, di gran concordia risposono la
mattina dicendo: che ’l comune di Vinegia si tenea gravato e offeso
dall’arcivescovo, il quale avea preso ad aiutare i Genovesi loro
capitali nemici, e però non intendeano di volere pace e concordia con
lui nè col comune di Genova, ma giusta loro podere tratterebbono lui e
i suoi sudditi come loro nemici. E conseguendo al fatto, incontanente
feciono accomiatare e bandeggiare di Vinegia, e di Trevigi, e di
tutte le loro terre e distretti tutti coloro che fossono sotto la
giurisdizione dell’arcivescovo di Milano; e simigliantemente fece nelle
sue terre l’arcivescovo de’ Veneziani: e così fu manifesta la guerra
tra loro, del mese di novembre del detto anno, per tutta la Lombardia e
Toscana.