_Come si cominciò la gran compagnia nella Marca._
Il friere di san Giovanni fra Moriale, vedendo che il prefetto da Vico,
con cui era stato all’assedio di Todi, nol potea sostenere a soldo,
avendo l’animo grande alla preda, si propose d’accogliere gente d’arme
d’ogni parte d’Italia, e fare una compagnia di pedoni con la quale
potesse cavalcare e predare ogni paese e ogni uomo. E qui cominciò il
maladetto principio delle compagnie, che poi per lungo tempo turbarono
Italia, e la Provenza, e il reame di Francia e molti altri paesi, come
leggendo per li tempi si potrà trovare. Questo fra Moriale incontanente
co’ suoi messaggi e lettere mosse in Italia gran parte de’ soldati
ch’erano in Toscana, e in Romagna e nella Marca senza soldo, a cavallo
e a piè, dicendo, che chi venisse a lui sarebbe provveduto delle spese
e di buono soldo; e per questo ingegno in breve tempo accolse a se
millecinquecento barbute e più di duemila masnadieri, uomini vaghi
d’avere loro vita alle spese altrui. E avendo messer Malatesta da
Rimini assediata per lungo tempo la città di Fermo e condotta agli
ultimi estremi, ed essendo per averla in breve tempo, fra Moriale,
ricordandosi del servigio che da lui avea ricevuto quando l’assediò
nel castello d’Aversa, avendo movimento da Gentile da Mogliano che
tiranneggiava Fermo, e dal capitano di Forlì ch’era nimico di messer
Malatesta, fidandosi alle loro promesse e a’ loro stadichi, del mese
di novembre con la sua compagnia entrò nella Marca, e costrinse messer
Malatesta a levarsi da oste da Fermo, e liberò la città dall’assedio, e
rimasesi nel paese. E per lo nome sparto di questo primo cominciamento
la compagnia crebbe e fece grandi cose in questo verno, e poi maggiori,
come al suo tempo racconteremo, tornando prima all’altre cose che
domandono la nostra penna.