_Come i Sanesi ruppono i patti a Montepulciano._
Potendosi catuno dolere con ragione in se della corrotta fede odiosa a’
popoli, mercatanzia de’ tiranni, cagione nascosa di gravi pericoli, ci
muove a dire con vergogna, come reggendosi il comune di Siena sotto il
governamento occupato dall’ordine de’ nove, ruppono la fede promessa
a’ signori di Montepulciano, essendone stati mezzani i Fiorentini
e’ Perugini, e mallevadori alla richiesta di quello comune. E per
giustificarsi della corrotta fede, aggiunsono una corrotta dannazione,
mettendo il detto messer Niccola senza colpa in bando per traditore,
acciocchè non paressono tenuti a dargli fiorini seimila d’oro che
promessi gli aveano, quando diede loro la signoria di Montepulciano.
Della qual cosa turbato il comune di Firenze e quello di Perugia,
mandarono loro ambasciadori a Siena per far loro con preghiere
addirizzare questo torto; e avuto sopra ciò più volte udienza, e menati
lungamente per parole da’ signori, e straziati da’ loro consigli,
insieme mostrando coll’opere la corruzione conceputa contro a’ detti
comuni per lo detto ordine de’ nove. Agli ambasciadori di catuno comune
fu fatta vergogna, e gittato loro addosso cavalcando per la città
vituperoso fastidio, e udendosi dire dietro villane parole: a quelli
di Perugia furono gittati de’ sassi, e minacciati di peggio: e così
senza altro comiato, con accrescimento d’onta e di disonore, catuni
ambasciadori tornarono a’ loro comuni; i quali conoscendo doppiamente
essere offesi, per lo migliore dissimularono il fatto, comportando con
senno la loro ingiuria. E questo avvenne del mese di febbraio del detto
anno.