CAP. LXXXVIII.

_Come i Sanesi ruppono i patti a Montepulciano._

Potendosi catuno dolere con ragione in se della corrotta fede odiosa a’

popoli, mercatanzia de’ tiranni, cagione nascosa di gravi pericoli, ci

muove a dire con vergogna, come reggendosi il comune di Siena sotto il

governamento occupato dall’ordine de’ nove, ruppono la fede promessa

a’ signori di Montepulciano, essendone stati mezzani i Fiorentini

e’ Perugini, e mallevadori alla richiesta di quello comune. E per

giustificarsi della corrotta fede, aggiunsono una corrotta dannazione,

mettendo il detto messer Niccola senza colpa in bando per traditore,

acciocchè non paressono tenuti a dargli fiorini seimila d’oro che

promessi gli aveano, quando diede loro la signoria di Montepulciano.

Della qual cosa turbato il comune di Firenze e quello di Perugia,

mandarono loro ambasciadori a Siena per far loro con preghiere

addirizzare questo torto; e avuto sopra ciò più volte udienza, e menati

lungamente per parole da’ signori, e straziati da’ loro consigli,

insieme mostrando coll’opere la corruzione conceputa contro a’ detti

comuni per lo detto ordine de’ nove. Agli ambasciadori di catuno comune

fu fatta vergogna, e gittato loro addosso cavalcando per la città

vituperoso fastidio, e udendosi dire dietro villane parole: a quelli

di Perugia furono gittati de’ sassi, e minacciati di peggio: e così

senza altro comiato, con accrescimento d’onta e di disonore, catuni

ambasciadori tornarono a’ loro comuni; i quali conoscendo doppiamente

essere offesi, per lo migliore dissimularono il fatto, comportando con

senno la loro ingiuria. E questo avvenne del mese di febbraio del detto

anno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 92 / 214 题