_Come i Genovesi si misono in servaggio dell’arcivescovo._
Nuova e mirabile cosa seguita a raccontare, in considerazione del gran
cambiamento che fortuna fa degli stati del mondo. La nobile città di
Genova, e i suoi grandi e potenti cittadini, signori delle nostre
marine, e di quelle di Romania, e del Mare maggiore, uomini sopra gli
altri destri e sperti, e di gran cuore e ardire nelle battaglie del
mare, e per molti tempi pieni di molte vittorie, e signori al continovo
di molto navilio, usati sempre di recare alla loro città innumerabili
prede delle loro rapine, temuti e ridottati da tutte le nazioni
ch’abitavano le ripe del Mar tirreno e degli altri mari che rispondono
in quello, ed essendo liberi sopra gli altri popoli e comuni d’Italia,
per la sconfitta nuovamente ricevuta in Sardegna da’ Veneziani e
Catalani, con non disordinato danno, vennono in tanta discordia e
confusione tra loro nella città, e in tanta misera paura, che rotti
e inviliti come paurose femmine, il loro superbo ardire mutarono in
vilissima codardia, non parendo loro potere atarsi: eziandio avendo
il comune di Firenze mandato là suoi ambasciadori a confortarli, e a
profferere loro con grande affezione il suo aiuto, e consiglio e favore
largamente a mantenere e ricoverare loro franchigia e buono stato,
tanto erano con gli animi dissoluti per quella sconfitta e per loro
discordie, che non seppono conoscere rimedio al loro scampo, se non di
sottomettersi al servaggio del potente tiranno arcivescovo di Milano;
e di comune concordia il feciono loro signore, dandogli liberamente
la città di Genova e di Savona, e tutta la Riviera di levante e di
ponente, e l’altre terre del loro contado e distretto, salvo Monaco
e Metone e Roccabruna, le quali tenea messer Carlo Grimaldi, che non
le volle dare. E a dì 10 d’ottobre 1353, il conte Pallavicino vicario
dell’arcivescovo con settecento cavalieri e con millecinquecento
masnadieri entrò in Genova, ricevuto come loro signore; e disposto il
doge, e ’l consiglio, e tutti gli altri reggimenti del comune, prese la
signoria e il governamento delle dette città e de’ loro distretti, e
aperte le strade di Lombardia con sollecitudine, procacciò abbondanza
di vittuaglia a’ suoi servi, e prestanza al comune per armare alquante
galee in corso, ebbe fornito il prezzo di cotanto acquisto.