CAP. LXXXVI.

_Come i Genovesi si misono in servaggio dell’arcivescovo._

Nuova e mirabile cosa seguita a raccontare, in considerazione del gran

cambiamento che fortuna fa degli stati del mondo. La nobile città di

Genova, e i suoi grandi e potenti cittadini, signori delle nostre

marine, e di quelle di Romania, e del Mare maggiore, uomini sopra gli

altri destri e sperti, e di gran cuore e ardire nelle battaglie del

mare, e per molti tempi pieni di molte vittorie, e signori al continovo

di molto navilio, usati sempre di recare alla loro città innumerabili

prede delle loro rapine, temuti e ridottati da tutte le nazioni

ch’abitavano le ripe del Mar tirreno e degli altri mari che rispondono

in quello, ed essendo liberi sopra gli altri popoli e comuni d’Italia,

per la sconfitta nuovamente ricevuta in Sardegna da’ Veneziani e

Catalani, con non disordinato danno, vennono in tanta discordia e

confusione tra loro nella città, e in tanta misera paura, che rotti

e inviliti come paurose femmine, il loro superbo ardire mutarono in

vilissima codardia, non parendo loro potere atarsi: eziandio avendo

il comune di Firenze mandato là suoi ambasciadori a confortarli, e a

profferere loro con grande affezione il suo aiuto, e consiglio e favore

largamente a mantenere e ricoverare loro franchigia e buono stato,

tanto erano con gli animi dissoluti per quella sconfitta e per loro

discordie, che non seppono conoscere rimedio al loro scampo, se non di

sottomettersi al servaggio del potente tiranno arcivescovo di Milano;

e di comune concordia il feciono loro signore, dandogli liberamente

la città di Genova e di Savona, e tutta la Riviera di levante e di

ponente, e l’altre terre del loro contado e distretto, salvo Monaco

e Metone e Roccabruna, le quali tenea messer Carlo Grimaldi, che non

le volle dare. E a dì 10 d’ottobre 1353, il conte Pallavicino vicario

dell’arcivescovo con settecento cavalieri e con millecinquecento

masnadieri entrò in Genova, ricevuto come loro signore; e disposto il

doge, e ’l consiglio, e tutti gli altri reggimenti del comune, prese la

signoria e il governamento delle dette città e de’ loro distretti, e

aperte le strade di Lombardia con sollecitudine, procacciò abbondanza

di vittuaglia a’ suoi servi, e prestanza al comune per armare alquante

galee in corso, ebbe fornito il prezzo di cotanto acquisto.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 90 / 214 题