CAP. LXXXIV.

_Come il cardinale legato venne a Firenze._

La Chiesa di Roma veggendo che ’l prefetto da Vico tirannescamente

cresciuto aveva occupato il Patrimonio, e che novellamente avea

acquistato la città d’Orvieto, il papa con deliberazione de’ cardinali

mandò legato in Toscana messer Gilio di Spagna cardinale, il quale

era stato al secolo pro’ e valente cavaliere e ammaestrato in guerra,

acciocchè con l’aiuto degl’Italiani racquistasse le terre di santa

Chiesa occupate nel Patrimonio. E datagli grande legazione il mandò

per terra in Lombardia, ove dall’arcivescovo di Milano fu ricevuto a

grande onore, facendogli fare per tutto suo distretto le spese con

largo apparecchiamento; ma in Bologna non volle ch’egli entrasse, e

però tenne la via da Pisa, e a dì 2 d’ottobre del detto anno giunse in

Firenze, ove fu ricevuto con grande onore, e con solenne processione e

festa, con un ricco palio di seta e d’oro sopra capo portato da nobili

popolani, e addestrato al freno e alla sella da gentili cavalieri di

Firenze, sonando tutte le campane delle chiese e del comune a Dio

laudiamo; e condotto per la città fu albergato in casa gli Alberti,

ove fece suo dimoro: e presentato dal comune confetti, e cera e biada

abbondantemente, e tre pezze di fini panni scarlatti di grana, e

datogli centocinquanta cavalieri in aiuto alla sua guerra, a dì 11

d’ottobre si partì, e andò a suo viaggio. E in questi dì Cetona si

rubellò al prefetto, e presela il conte di Sarteano con aiuto ch’ebbe

da’ Fiorentini, e poi la rassegnò al legato.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 88 / 214 题