_Come il cardinale legato venne a Firenze._
La Chiesa di Roma veggendo che ’l prefetto da Vico tirannescamente
cresciuto aveva occupato il Patrimonio, e che novellamente avea
acquistato la città d’Orvieto, il papa con deliberazione de’ cardinali
mandò legato in Toscana messer Gilio di Spagna cardinale, il quale
era stato al secolo pro’ e valente cavaliere e ammaestrato in guerra,
acciocchè con l’aiuto degl’Italiani racquistasse le terre di santa
Chiesa occupate nel Patrimonio. E datagli grande legazione il mandò
per terra in Lombardia, ove dall’arcivescovo di Milano fu ricevuto a
grande onore, facendogli fare per tutto suo distretto le spese con
largo apparecchiamento; ma in Bologna non volle ch’egli entrasse, e
però tenne la via da Pisa, e a dì 2 d’ottobre del detto anno giunse in
Firenze, ove fu ricevuto con grande onore, e con solenne processione e
festa, con un ricco palio di seta e d’oro sopra capo portato da nobili
popolani, e addestrato al freno e alla sella da gentili cavalieri di
Firenze, sonando tutte le campane delle chiese e del comune a Dio
laudiamo; e condotto per la città fu albergato in casa gli Alberti,
ove fece suo dimoro: e presentato dal comune confetti, e cera e biada
abbondantemente, e tre pezze di fini panni scarlatti di grana, e
datogli centocinquanta cavalieri in aiuto alla sua guerra, a dì 11
d’ottobre si partì, e andò a suo viaggio. E in questi dì Cetona si
rubellò al prefetto, e presela il conte di Sarteano con aiuto ch’ebbe
da’ Fiorentini, e poi la rassegnò al legato.