_Come si temette in Toscana di carestia._
Non è da lasciare in silenzio quello ch’avvenne in Toscana in sulla
ricolta, che nel contado e distretto di Firenze e d’Arezzo, e nelle più
contrade, fu assai ubertosa ricolta, in quello di Siena e di Ravenna fu
magra; e nondimeno sotto la vetta valse per tutto soldi quarantadue,
e poi montò in soldi cinquanta lo staio fiorentino, di lire tre soldi
otto il fiorino dell’oro. Temendo il comune di disordinata carestia
mandò in Turchia, e in Provenza e in Borgogna a comperare grano, e
molti mercati fece co’ mercatanti, che promisono di recarne di Calavria
e d’altre parti del mondo, costando lo staio posto in Firenze l’uno
per l’altro da soldi cinquanta in sessanta di piccioli: e se fosse
venuto, come si pensava, perdea il comune di Firenze più di centomila
fiorini d’oro, perocché ’l popolo mobolato, per paura della carestia
passata poco dinanzi, si fornia a calca, e feciono montare il grano
nella ricolta, e ristrignere i granai a chi n’avea conserva. Ma
sentendosi la grande quantità che ’l comune n’avea procurata d’avere
catuno temette di tenerlo, e apersono l’endiche di marzo e d’aprile
del detto anno, e davano il buono grano a soldi venticinque lo staio.
E venendone al comune dodicimila staia di Provenza venuto di Borgogna,
il volle spacciare a soldi venti lo staio, ed essendo buono grano non
si potè stribuire; e perdenne il comune fiorini trentamila d’oro, i
quali investì male all’ingrato popolo: l’altro che doveva venire di
Turchia e le compere fatte, come a Dio piacque, non ebbono effetto per
diversi accidenti. Abbianne fatta memoria per ammaestramento di coloro
c’hanno a venire, perocchè in cotali casi occorrono diversi gravi
accidenti, e spesso contradi l’uno all’altro. Le grandi compere in
così fatta carestia fanno pericolo di disordinata perdita, e certezza
non si può avere di grano che di pelago si aspetta; ma utilissima cosa
è dare larga speranza al popolo, che si fa con essa aprire i serrati
granai de’ cittadini, e non con violenza, che la violenza fa il serrato
occultare, e la carestia tornare in fame; e di questo per esperienza
più volte occorsa nella nostra città in cinquantacinque anni di nostra
ricordanza possiamo fare vera fede.