CAP. LXXVI.

_Come si temette in Toscana di carestia._

Non è da lasciare in silenzio quello ch’avvenne in Toscana in sulla

ricolta, che nel contado e distretto di Firenze e d’Arezzo, e nelle più

contrade, fu assai ubertosa ricolta, in quello di Siena e di Ravenna fu

magra; e nondimeno sotto la vetta valse per tutto soldi quarantadue,

e poi montò in soldi cinquanta lo staio fiorentino, di lire tre soldi

otto il fiorino dell’oro. Temendo il comune di disordinata carestia

mandò in Turchia, e in Provenza e in Borgogna a comperare grano, e

molti mercati fece co’ mercatanti, che promisono di recarne di Calavria

e d’altre parti del mondo, costando lo staio posto in Firenze l’uno

per l’altro da soldi cinquanta in sessanta di piccioli: e se fosse

venuto, come si pensava, perdea il comune di Firenze più di centomila

fiorini d’oro, perocché ’l popolo mobolato, per paura della carestia

passata poco dinanzi, si fornia a calca, e feciono montare il grano

nella ricolta, e ristrignere i granai a chi n’avea conserva. Ma

sentendosi la grande quantità che ’l comune n’avea procurata d’avere

catuno temette di tenerlo, e apersono l’endiche di marzo e d’aprile

del detto anno, e davano il buono grano a soldi venticinque lo staio.

E venendone al comune dodicimila staia di Provenza venuto di Borgogna,

il volle spacciare a soldi venti lo staio, ed essendo buono grano non

si potè stribuire; e perdenne il comune fiorini trentamila d’oro, i

quali investì male all’ingrato popolo: l’altro che doveva venire di

Turchia e le compere fatte, come a Dio piacque, non ebbono effetto per

diversi accidenti. Abbianne fatta memoria per ammaestramento di coloro

c’hanno a venire, perocchè in cotali casi occorrono diversi gravi

accidenti, e spesso contradi l’uno all’altro. Le grandi compere in

così fatta carestia fanno pericolo di disordinata perdita, e certezza

non si può avere di grano che di pelago si aspetta; ma utilissima cosa

è dare larga speranza al popolo, che si fa con essa aprire i serrati

granai de’ cittadini, e non con violenza, che la violenza fa il serrato

occultare, e la carestia tornare in fame; e di questo per esperienza

più volte occorsa nella nostra città in cinquantacinque anni di nostra

ricordanza possiamo fare vera fede.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 80 / 214 题