CAP. LXXIII.

_Come Sangimignano fu recato a contado di Firenze._

Avvegnachè per operazione de’ Fiorentini la terra di Sangimignano

fosse riformata in pace, e che dentro vi fossono gli Ardinghelli e’

Salvucci pacificati insieme, nondimeno nell’interiore dentro era tra

loro radicata mala volontà; e non sapeano conversare insieme, e teneano

intenebrata tutta la terra. I Salvucci vedendo arse e rovinate le

loro nobili possessioni non si poteano dare pace, e gli Ardinghelli

per l’offesa fatta stavano in paura e non si fidavano non ostante la

pace, e il seguito ch’aveano avuto da’ terrazzani a cacciare i Salvucci

non rispondea loro in questo nuovo reggimento come prima. Per queste

dissensioni i popolani della terra conoscendo il loro male stato, e

non trovando rimedio tra loro, stavano sospesi e in mala disposizione;

e vedendo gli Ardinghelli il popolo commosso, e che per loro non si

potea mettere alcuno consiglio che i Salvucci non si mettessono al

contradio, furono consigliati di confortare il popolo, innanzi ch’altri

il movesse prima di loro, di darsi liberi al comune di Firenze. E

questo potea essere loro scampo, perocch’erano pochi e poveri a petto

de’ loro avversari, ch’erano assai e ricchi, e conoscendo il popolo, e

vedendolo disposto a volere uscire de’ pericoli, ove le discordie de’

loro maggiori gli conducea, fu agevole a muovere, e del mese di luglio

1353 feciono parlamento generale, nel quale deliberarono con molta

concordia di mettersi liberamente nella guardia del comune di Firenze.

I Salvucci si misono con loro amici a operare co’ cittadini di Firenze

loro amici che il comune non li prendesse, dicendo, che questa era

operazione di setta e non volontà del comune; ed ebbono tanto podere,

che il comune non li volle prendere, dicendo, che volea l’amore e la

buona volontà di tutto il comune, e non la signoria di quella terra

in divisione del popolo; per la qual cosa il popolo commosso, d’ogni

famiglia mandarono a Firenze più di dugentocinquanta loro terrazzani di

maggiore stato e autorità, i quali s’appresentarono dinanzi a’ signori

priori dicendo, come la deliberazione del loro comune era vera, e non

violenta nè mossa per alcuno ordine di setta, ma di comune movimento e

volontà di tutto il popolo, conoscendo non potere vivere sicuri se non

sotto la giurisdizione libera e protezione del comune di Firenze, e con

viva voce gridarono, e pregarono il comune di Firenze, che ricevere

li volesse al loro contado, e se questo non facesse, quel comune era

per disfarsi e distruggersi senza alcuno rimedio, in poco onore del

comune di Firenze che l’avea a guardia. In fine i signori ne feciono

proposta al consiglio del popolo, e tanto favore ebbono i Salvucci,

che si metteano al contrario delle preghiere de’ loro amici da Firenze

fatte a’ consiglieri, e del popolo, che quello che catuno doveva

desiderare per grande e onorevole accrescimento della sua patria,

avendo molti contrari al segreto squittino, si vinse solo per una fava

nera; vergognomi averlo scritto, con tanto vitupero de’ miei cittadini.

Vinto il partito, la terra del nobile castello di Sangimignano, e suo

contado e distretto, fu recato a contado del comune di Firenze, e

datogli l’estimo come agli altri contadini, e tutti i suoi cittadini e

terrazzani furono fatti cittadini e popolani di Firenze a dì 7 d’Agosto

del detto anno; e ne’ registri del comune furono notate le cautele e le

sommissioni dette; e carta ne fece ser Piero di ser Grifo, notaio delle

riformagioni del detto comune.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 77 / 214 题