_Come Sangimignano fu recato a contado di Firenze._
Avvegnachè per operazione de’ Fiorentini la terra di Sangimignano
fosse riformata in pace, e che dentro vi fossono gli Ardinghelli e’
Salvucci pacificati insieme, nondimeno nell’interiore dentro era tra
loro radicata mala volontà; e non sapeano conversare insieme, e teneano
intenebrata tutta la terra. I Salvucci vedendo arse e rovinate le
loro nobili possessioni non si poteano dare pace, e gli Ardinghelli
per l’offesa fatta stavano in paura e non si fidavano non ostante la
pace, e il seguito ch’aveano avuto da’ terrazzani a cacciare i Salvucci
non rispondea loro in questo nuovo reggimento come prima. Per queste
dissensioni i popolani della terra conoscendo il loro male stato, e
non trovando rimedio tra loro, stavano sospesi e in mala disposizione;
e vedendo gli Ardinghelli il popolo commosso, e che per loro non si
potea mettere alcuno consiglio che i Salvucci non si mettessono al
contradio, furono consigliati di confortare il popolo, innanzi ch’altri
il movesse prima di loro, di darsi liberi al comune di Firenze. E
questo potea essere loro scampo, perocch’erano pochi e poveri a petto
de’ loro avversari, ch’erano assai e ricchi, e conoscendo il popolo, e
vedendolo disposto a volere uscire de’ pericoli, ove le discordie de’
loro maggiori gli conducea, fu agevole a muovere, e del mese di luglio
1353 feciono parlamento generale, nel quale deliberarono con molta
concordia di mettersi liberamente nella guardia del comune di Firenze.
I Salvucci si misono con loro amici a operare co’ cittadini di Firenze
loro amici che il comune non li prendesse, dicendo, che questa era
operazione di setta e non volontà del comune; ed ebbono tanto podere,
che il comune non li volle prendere, dicendo, che volea l’amore e la
buona volontà di tutto il comune, e non la signoria di quella terra
in divisione del popolo; per la qual cosa il popolo commosso, d’ogni
famiglia mandarono a Firenze più di dugentocinquanta loro terrazzani di
maggiore stato e autorità, i quali s’appresentarono dinanzi a’ signori
priori dicendo, come la deliberazione del loro comune era vera, e non
violenta nè mossa per alcuno ordine di setta, ma di comune movimento e
volontà di tutto il popolo, conoscendo non potere vivere sicuri se non
sotto la giurisdizione libera e protezione del comune di Firenze, e con
viva voce gridarono, e pregarono il comune di Firenze, che ricevere
li volesse al loro contado, e se questo non facesse, quel comune era
per disfarsi e distruggersi senza alcuno rimedio, in poco onore del
comune di Firenze che l’avea a guardia. In fine i signori ne feciono
proposta al consiglio del popolo, e tanto favore ebbono i Salvucci,
che si metteano al contrario delle preghiere de’ loro amici da Firenze
fatte a’ consiglieri, e del popolo, che quello che catuno doveva
desiderare per grande e onorevole accrescimento della sua patria,
avendo molti contrari al segreto squittino, si vinse solo per una fava
nera; vergognomi averlo scritto, con tanto vitupero de’ miei cittadini.
Vinto il partito, la terra del nobile castello di Sangimignano, e suo
contado e distretto, fu recato a contado del comune di Firenze, e
datogli l’estimo come agli altri contadini, e tutti i suoi cittadini e
terrazzani furono fatti cittadini e popolani di Firenze a dì 7 d’Agosto
del detto anno; e ne’ registri del comune furono notate le cautele e le
sommissioni dette; e carta ne fece ser Piero di ser Grifo, notaio delle
riformagioni del detto comune.