CAP. LXX.

_Come Ruberto d’Avellino fu morto dalla duchessa sua moglie._

Vedendosi la sventurata moglie che fu del duca di Durazzo, Maria

sirocchia della reina Giovanna di Gerusalemme e di Sicilia, avvilita

per lo violente matrimonio contratto con Ruberto figliuolo che fu del

conte d’Avellino della casa del Balzo, il quale dopo la morte del

padre, come addietro avemo fatta menzione, era rimaso prigione del re

Luigi; la donna, non tenendosi vedova nè maritata, pensò che per la

morte di costui tornerebbe a certa veduità, e potrebbesi maritare. E

assai apparve chiaro che a questo consentì il re e la reina; perocchè

essendo Ruberto detto in prigione altrove, fu menato nel castello

dell’abitazione reale, e collocato in una camera con certe guardie:

e valicati alquanti dì, il re e la reina feciono apparecchiare e

andarono a desinare e a cena agli scogli di mare, cosa nuova e

disusata alla corona; e in questo dì la detta duchessa Maria rimasa

nel castello prese quattro sergenti armati, e andossene alla camera

dov’era il marito, e chiamatolo traditore del sangue reale, senza

misericordia in sua presenza il fece uccidere; e fattagli tagliare la

testa dall’imbusto, non affatto, fece traboccare dal castello in su la

marina lo scellerato corpo, condotto a questo per lo malvagio pensiero

del suo prosuntuoso padre. Il re e la reina tornati a Napoli si

mostrarono turbati molto di questo fatto, usando parole che s’ella non

fosse femmina ne farebbono alta vendetta: e il corpo che giacea senza

sepoltura feciono sotterrare; e la donna rimase vedova di due mariti

tagliati a ghiado in piccolo travalicamento di tempo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 74 / 214 题