_Come Ruberto d’Avellino fu morto dalla duchessa sua moglie._
Vedendosi la sventurata moglie che fu del duca di Durazzo, Maria
sirocchia della reina Giovanna di Gerusalemme e di Sicilia, avvilita
per lo violente matrimonio contratto con Ruberto figliuolo che fu del
conte d’Avellino della casa del Balzo, il quale dopo la morte del
padre, come addietro avemo fatta menzione, era rimaso prigione del re
Luigi; la donna, non tenendosi vedova nè maritata, pensò che per la
morte di costui tornerebbe a certa veduità, e potrebbesi maritare. E
assai apparve chiaro che a questo consentì il re e la reina; perocchè
essendo Ruberto detto in prigione altrove, fu menato nel castello
dell’abitazione reale, e collocato in una camera con certe guardie:
e valicati alquanti dì, il re e la reina feciono apparecchiare e
andarono a desinare e a cena agli scogli di mare, cosa nuova e
disusata alla corona; e in questo dì la detta duchessa Maria rimasa
nel castello prese quattro sergenti armati, e andossene alla camera
dov’era il marito, e chiamatolo traditore del sangue reale, senza
misericordia in sua presenza il fece uccidere; e fattagli tagliare la
testa dall’imbusto, non affatto, fece traboccare dal castello in su la
marina lo scellerato corpo, condotto a questo per lo malvagio pensiero
del suo prosuntuoso padre. Il re e la reina tornati a Napoli si
mostrarono turbati molto di questo fatto, usando parole che s’ella non
fosse femmina ne farebbono alta vendetta: e il corpo che giacea senza
sepoltura feciono sotterrare; e la donna rimase vedova di due mariti
tagliati a ghiado in piccolo travalicamento di tempo.