CAP. LXV.

_D’una notabile grandine venuta in Lombardia, e d’altro._

A dì 7 del mese di maggio del detto anno, turbato il tempo con ravvolto

enfiamento di nuvoli, ristretta la materia umida da’ venti d’ogni

parte, con disordinato empito sopra la città e parte del contado di

Cremona ruppe, mandando sopra quella pietre sformate di grandine, la

quale, cui trovò alla scoperta, uomini e femmine, percotendo li uccise,

e la città premette sì forte, che tutte le copriture de’ tetti ruppe

e macinò senza rimedio, con grandissimo danno de’ cittadini. E le

pietre della grandine ch’erano maggiori si trovarono di libbre otto e

once tre, e le minori erano d’una libbra di peso. In questo medesimo

tempo l’arcivescovo di Milano mandò per fare redificare le mura e case

del Borgo a san Sepolcro, rovinate e guaste per lo tremuoto, trecento

maestri. I Borghigiani rimasi in vita erano tutti ricchi sopra modo

per l’eredità de’ morti, e per gli sconci guadagni delle prede de’

loro vicini condotte al Borgo, e perchè a’ soldati al continovo aveano

venduto caro la loro vittuaglia e gli altri arnesi, e però, venuti i

maestri, cominciarono a edificare le case e’ palagi, e a fare troppo

più nobili e più belli abituri che prima non aveano: ma poco poterono

edificare, che la terra mutò stato, come appresso nel suo tempo

racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 69 / 214 题