_Come il corpo di messer Lorenzo Acciaiuoli fu recato del Regno a
Firenze, e seppellito a Montaguto a Certosa onoratamente._
Togliendone la quiete della pace materia da scrivere, forse alcuna
scusa ci fa a raccontare quello ch’ora scriveremo di privata novità.
Messer Niccola Acciaiuoli di Firenze grande siniscalco del reame di
Sicilia, governatore del re Luigi, aveva un figliuolo primogenito
cavaliere e grande barone, appartenendogli la moglie promessa della
casa di Sanseverino, giovane provato in arme, adorno di belli costumi,
grazioso e di grande aspetto. Costui, come a Dio piacque, innanzi al
tempo, all’aspetto degli uomini, rendè l’anima a Dio, e morì nel Regno
in assenza del padre. Ed essendogli annunziata la morte a Gaeta di
cotanto caro e diletto figliuolo, il magnanimo ristrinse il dolore
dentro senza mutare aspetto, e colla molta pazienza, e con abito ornato
di grandi virtudi comportò la morte del caro figliuolo, dicendo, io era
certo che dovea morire, e che credeva che Iddio avesse eletto il tempo
di più salute dell’anima sua. E avendo egli grande devozione al nobile
monistero edificato a sua stanza in sul poggio di Montaguto, posto tra
la Greve e l’Ema, presso alla città di Firenze, a due miglia, il quale
si chiama il monistero di Certosa, quivi mandò con grande comitiva e
spesa a seppellire il corpo del figliuolo. E recato prima a Firenze, e
fatti gli ornamenti più che militari, e invitati per i consorti tutti i
buoni cittadini, a dì 7 d’aprile 1353 fu portato alla sepoltura in una
bara cavalleresca, con due grandi destrieri, l’uno dinanzi e l’altro
didietro, coperti di zendado coll’arme degli Acciaiuoli, e la bara
ov’era la cassa col corpo era coperta con fini drappi e baldacchini di
seta e d’oro, e disopr’essi veluto chermisi fine, e in su i cavalli gli
scudieri vestiti a nero che guidavano i cavalli con la bara; e innanzi
alla bara avea sette scudieri in su sette grandi destrieri, tutti
coperti infino a terra, innanzi con l’arme d’argento battuto degli
Acciaiuoli: i due primi catuno portava uno cimiere, il terzo portava lo
stendale, e gli altri quattro seguenti catuno una grande bandiera tutta
di quell’arme con le targhe rilevate nel campo azzurro, e un leone
rampante bianco com’è la detta arme, con grande novero di doppieri
dinanzi e intorno al corpo, cosa magnifica a ogni barone, eziandio
se fosse della casa reale. I grandi e orrevoli cittadini di Firenze
accompagnarono il corpo infino alla porta a san Piero Gattolino; poi
gran parte montati a cavallo andarono col corpo infino al monistero, e
gli altri si tornarono a casa. Abbiamo fatta questa memoria perchè fu
nuova e disusata alla nostra città, e magnifica all’autore di quella,
che più di cinquemila fiorini d’oro costò la spesa.