_Come i Fiorentini osteggiaro Sangimignano, e fecionli ubbidire._
Addietro è narrato come quelli che reggeano Sangimignano teneano
trattato col comune di Firenze, ma non fidando, non si poteano per
lo comune riducere a fermezza, e il comune temendo che in questa
vacillazione peggio non ne seguisse, del mese di febbraio del detto
anno vi mandò messer Paolo Vaiani di Roma, allora podestà di Firenze,
con seicento cavalieri e con grande popolo, i quali giunti intorno alla
terra, e non avendo risposta da quelli d’entro, a volontà del nostro
comune vi si misono a campo, e cominciarono a dare il guasto; ma però
alcuno Sangimignanese o loro gente d’arme non uscirono fuori per fare
alcuna resistenza o altra vista, ma dopo il ricevuto danno vennono alla
concordia, che il comune di Firenze dovesse fare la pace fra loro e
gli usciti, e che d’allora gli usciti avessono i frutti de’ loro beni,
ma dovessono stare fuori della terra sei mesi, e fatta la pace tra gli
Ardinghelli e’ Salvucci, per lo comune di Firenze detto, e’ potessono
tornare nella terra: e che il comune di Firenze oltre al termine de’
tre anni che ne dovea avere la guardia l’avesse anche cinque anni, e
che per patto vi tenesse settantacinque cavalieri col capitano della
guardia alle loro spese. E fatto il decreto e le cautele per i loro
consigli, e ricevuto il capitano colla sua compagnia, l’oste se ne
tornò a Firenze.