CAP. LV.

_Come i Fiorentini osteggiaro Sangimignano, e fecionli ubbidire._

Addietro è narrato come quelli che reggeano Sangimignano teneano

trattato col comune di Firenze, ma non fidando, non si poteano per

lo comune riducere a fermezza, e il comune temendo che in questa

vacillazione peggio non ne seguisse, del mese di febbraio del detto

anno vi mandò messer Paolo Vaiani di Roma, allora podestà di Firenze,

con seicento cavalieri e con grande popolo, i quali giunti intorno alla

terra, e non avendo risposta da quelli d’entro, a volontà del nostro

comune vi si misono a campo, e cominciarono a dare il guasto; ma però

alcuno Sangimignanese o loro gente d’arme non uscirono fuori per fare

alcuna resistenza o altra vista, ma dopo il ricevuto danno vennono alla

concordia, che il comune di Firenze dovesse fare la pace fra loro e

gli usciti, e che d’allora gli usciti avessono i frutti de’ loro beni,

ma dovessono stare fuori della terra sei mesi, e fatta la pace tra gli

Ardinghelli e’ Salvucci, per lo comune di Firenze detto, e’ potessono

tornare nella terra: e che il comune di Firenze oltre al termine de’

tre anni che ne dovea avere la guardia l’avesse anche cinque anni, e

che per patto vi tenesse settantacinque cavalieri col capitano della

guardia alle loro spese. E fatto il decreto e le cautele per i loro

consigli, e ricevuto il capitano colla sua compagnia, l’oste se ne

tornò a Firenze.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 59 / 214 题