CAP. LIII.

_Come il popolo di Gaeta uccisono dodici loro cittadini per la carestia

ch’aveano._

Ancora lo stato dello sviato Regno non era queto dalla fortuna e in

debito reggimento, essendo quest’anno generale carestia in Italia, il

minuto popolo di Gaeta, avendo invidia a’ buoni e ricchi cittadini

mercatanti di quella città, del mese di dicembre del detto anno si

mossono a furore e presono l’arme, e furiosi corsono per la terra,

a intenzione d’uccidere quanti trovare potessono di loro maggiori:

e in quell’empito uccisono dodici de’ migliori che trovarono senza

alcuna misericordia, grandi e onesti e buoni mercatanti; gli altri

si fuggirono e rinchiusono in luoghi ove il furore del popolo non si

potè stendere. Il re Luigi avendo intesa questa iniquità vi cavalcò

in persona con gente d’arme per farne giustizia, e giunto in Gaeta,

fece inquisizione di questo fatto; la cosa fu scusata per la furia

d’alquanti, e furono presi e giustiziati de’ meno possenti; degli altri

si fece composizione di moneta, e chi fu morto s’ebbe il danno, e la

corte pervertì; e racquetata la cosa, il re gli ordinò, e tornossene a

Napoli.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 57 / 214 题