_Come il popolo di Gaeta uccisono dodici loro cittadini per la carestia
ch’aveano._
Ancora lo stato dello sviato Regno non era queto dalla fortuna e in
debito reggimento, essendo quest’anno generale carestia in Italia, il
minuto popolo di Gaeta, avendo invidia a’ buoni e ricchi cittadini
mercatanti di quella città, del mese di dicembre del detto anno si
mossono a furore e presono l’arme, e furiosi corsono per la terra,
a intenzione d’uccidere quanti trovare potessono di loro maggiori:
e in quell’empito uccisono dodici de’ migliori che trovarono senza
alcuna misericordia, grandi e onesti e buoni mercatanti; gli altri
si fuggirono e rinchiusono in luoghi ove il furore del popolo non si
potè stendere. Il re Luigi avendo intesa questa iniquità vi cavalcò
in persona con gente d’arme per farne giustizia, e giunto in Gaeta,
fece inquisizione di questo fatto; la cosa fu scusata per la furia
d’alquanti, e furono presi e giustiziati de’ meno possenti; degli altri
si fece composizione di moneta, e chi fu morto s’ebbe il danno, e la
corte pervertì; e racquetata la cosa, il re gli ordinò, e tornossene a
Napoli.