_Come il duca d’Atene assediò Brandizio._
In questi dì, avendo il re Luigi fatta certa richiesta di baroni del
Regno, fra gli altri vi venne messer Filippo della Ripa di Brandizio,
ricco d’avere e di piccola nazione, da cui il re con finte cagioni
intendea di trarre di molti danari. A costui fu rivelata l’intenzione
del re, ond’egli senza congio si ritornò in Puglia. Il re fattolo da
capo richiedere per contumacia, ebbe cagione di farlo bandire. Il
duca d’Atene che colle sue terre gli era vicino, per torgli il suo, e
per potere sotto la coverta di costui prendere Brandizio, se n’andò
in Puglia; e presa licenza di procacciare di recare al fisco i beni
di costui ch’era bandeggiato, raunò gente d’arme, e non sappiendo
il re che procedesse per questo modo, fece di suoi Franceschi e
d’altri soldati quattrocento cavalieri e millecinquecento pedoni, e
andò a oste a Brandizio. I terrazzani vedendosi questa gente addosso
improvviso si maravigliarono forte, e conobbono il fatto tirannesco, e
di presente s’unirono alla difesa, e non lo lasciarono accostare alla
città. Puosesi a campo di fuori, e cominciò a correre e fare preda
per lo paese d’intorno. Sentendo questo il re Luigi si maravigliò del
duca, che faceva di suo arbitrio quello che non gli era commesso, e
incontanente per lettere gli mandò comandando che da Brandizio si
dovesse levare: ma poco valsono i suoi comandamenti, che vi s’affermò
credendosi occupare quella terra con tirannesca intenzione. Sopravvenne
la tornata del Prenze di Taranto, e il re per farli onore, ch’era d’età
suo maggiore fratello, sentita la volontà de’ cittadini ch’aveano
amore al Prenze, così assediata glie la privilegiò; e i cittadini di
concordia l’accettarono per loro signore, e allora il duca se ne levò
da assedio.