_Di novità state in Sangimignano._
Ricordandoci de’ due fratelli dicollati degli Ardinghelli di
Sangimignano, ci occorre come i loro consorti tennono che ’l fatto
fosse per operazione de’ Salvucci di quella terra, onde i detti
Ardinghelli provveduti d’aiuto di loro parenti e amici, a dì 20 di
dicembre del detto anno levarono romore nella terra, e seguitati
dalla maggior parte del popolo corsono alle case de’ Salvucci in su
la piazza della pieve, e trovandoli sprovveduti alla difesa, senza
fare resistenza furono cacciati di Sangimignano, e le loro case rubate
e arse, e di tutti i loro seguaci; e la terra ch’era in guardia del
comune di Firenze tennono per loro, temendo di non essere puniti
del malificio commesso. I Salvucci cacciati co’ loro seguaci il dì
della pasqua di Natale se ne vennono a Firenze, domandando l’aiuto
del comune, sotto la cui guardia erano rubati e cacciati della loro
terra. Dall’altra parte gli Ardinghelli col titolo e coll’autorità del
comune mandarono ambasciadori a Firenze, dicendo, ch’aveano cacciati
i ghibellini di Sangimignano, e la terra teneano a onore del comune
di Firenze e di parte guelfa; e dove il comune l’avea per piccolo
tempo, la voleano dare per maggiore, ove delle cose fatte non si
facesse alcuna vendetta, e che i loro nimici non fossono rimessi nella
terra. Il comune tenne sospeso un pezzo, cercando se modo v’avesse
d’accordo, ma continovo cresceva la mala disposizione, diffidandosi gli
Ardinghelli e i loro seguaci d’avere remissione di quello ch’aveano
commesso, e aveano d’intorno a loro di mali consigliatori; onde per la
contumace e per l’impotenza poco appresso ne seguì la suggezione di
quella terra, come a suo tempo racconteremo.