CAP. XLV.

_Come usciti di prigione i reali del Regno s’arrestarono a Trevigi._

In questo anno del mese di novembre, essendo liberati di prigione

messer Ruberto Prenze di Taranto, e messer Luigi di Durazzo dal re

d’Ungheria, se ne vennono a Vinegia; e ricevuto onore da quello

comune, se n’andarono a Trevigi, e ivi attesono gli altri loro due

fratelli messer Filippo di Taranto, e messer Ruberto di Durazzo. Il

re d’Ungheria volle che i primi due reali essendo in loro libertà

facessono certe obbligazioni, le quali non furono palesi, ma certo fu

che a Trevigi vennero a loro ambasciadori del re d’Ungheria, e che da

loro presono certe obbligazioni. E per avere questo tenne gli altri

due fratelli tanto, che gli ambasciadori furono da Trevigi tornati in

Ungheria colle cautele pubbliche di quello ch’elli aveano promesso, e

allora furono licenziati messer Filippo di Taranto, e messer Ruberto

di Durazzo, e vennonsene a Trevigi agli altri loro fratelli. E partiti

di là se ne vennono a Ferrara, e appresso a Forlì, ricevuti in catuna

parte a grande onore. E stando in Romagna, mandarono a Firenze per

volere valicare nel Regno per la nostra città, e per lo nostro contado,

ove si pensavano potere venire confidentemente a grande onore. Certi

cittadini potenti, parziali di setta cittadinesca, che allora reggevano

il comune, vietarono la loro venuta nella città, e il passo per lo

contado, cosa incredibile a narrare, considerato l’antico e incorrotto

amore di quella casa reale al nostro comune, e il sangue loro mescolato

con quello de’ cittadini di Firenze, sparto nelle nostre battaglie

in difensione di quella città, e ora vieta loro il passo per lo suo

distretto, uomini usciti di prigione, senza arme e senza comitiva. Io

mi vergogno a scrivere che quello che il nostro comune spesso concede

a’ nemici fosse vietato a costoro. Se il comune ci avesse fallato,

sarebbe detestabile cosa a trovare memoria di cotanta ingratitudine: ma

considerata la singolare vilezza delle cittadine sette, figura della

sfrenata tirannia, non è cosa maravigliosa. I reali non senza giusta

cagione sdegnati presono altra via, e capitarono a Roma.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 49 / 214 题