_Come morì papa Clemente sesto, e di sue condizioni._
In questi dì, essendo malato papa Clemente sesto nella città d’Avignone
in Provenza d’una continua, ond’era giaciuto sei dì, la notte vegnente
la festa di santo Niccola, a dì 5 di dicembre, passò di questa vita,
avendo tenuto il papato anni dieci e mesi sette. Costui fu natìo di
Francia, e arcivescovo di Rouen, e grande amico e protettore del re
Filippo di Francia, e per lui, innanzi al papato e poi che fu papa,
assai cose fece; e a papa Giovanni venne per suo ambasciadore, e
nella persona del detto re promise e giurò che farebbe il passaggio
d’oltre mare. Costui fatto papa non restò di fare quanto il detto re
seppe domandare, e molto scopertamente. Nella guerra ch’ebbe col re
d’Inghilterra prese la parte del re di Francia, e assai vi consumò
del tesoro di santa Chiesa. Larghissimo papa fu di dare i beneficii
di santa Chiesa, e tanti ne stribuì a spettanti l’uno appresso
l’altro, che non si trovava chi più ne domandasse, sanza il beneficio
dell’_Anteferri._ Il suo ostiere tenne alla reale con apparecchiamento
di nobili vivande, con grande tinello di cavalieri e scudieri, con
molti destrieri nella sua malistalla. Spesso cavalcava a suo diporto,
e mantenea grande comitiva di cavalieri e scudieri di sua roba. Molto
si dilettò di fare grandi i suoi parenti, e grandi baronaggi comperò
loro in Francia. La Chiesa rifornì di più cardinali suoi congiunti, e
fecene de’ sì giovani e di sì disonesta vita, che n’uscirono cose di
grande abominazione; e certi altri fece a richiesta del re di Francia,
fra i quali anche n’ebbe de’ troppo giovani. A quel tempo non s’avea
riguardo alla scienza o alle virtù, bastava saziare l’appetito col
cappello rosso. Uomo fu di convenevole scienza, molto cavalleresco,
poco religioso. Delle femmine assendo arcivescovo non si guardò, ma
trapassò il modo de’ secolari giovani baroni: e nel papato non se ne
seppe contenere nè occultare, ma alle sue camere andavano le grandi
dame come i prelati; e fra l’altre una contessa di Torenna fu tanto
in suo piacere, che per lei facea gran parte delle grazie sue. Quando
era infermo le dame il servivano e governavano, come congiunte parenti
gli altri secolari. Il tesoro della Chiesa stribuì con larga mano.
Dell’italiane discordie poco si curò; e l’impresa fatta a sua stanza
contro al tiranno di Bologna in sul buono abbandonò, e della vergogna
di santa Chiesa non si fece coscienza, ma per i molti danari che
l’arcivescovo di Milano largamente sparse ne’ suoi parenti e nel re di
Francia ogni cosa gli perdonò, e intitolollo per la Chiesa vicario di
Bologna. Vacò la Chiesa tredici dì. La cometa Nigra pronosticò la sua
morte, la folgore di san Piero a Roma la sua fama consumata nel vile
metallo.