CAP. XLIII.

_Come morì papa Clemente sesto, e di sue condizioni._

In questi dì, essendo malato papa Clemente sesto nella città d’Avignone

in Provenza d’una continua, ond’era giaciuto sei dì, la notte vegnente

la festa di santo Niccola, a dì 5 di dicembre, passò di questa vita,

avendo tenuto il papato anni dieci e mesi sette. Costui fu natìo di

Francia, e arcivescovo di Rouen, e grande amico e protettore del re

Filippo di Francia, e per lui, innanzi al papato e poi che fu papa,

assai cose fece; e a papa Giovanni venne per suo ambasciadore, e

nella persona del detto re promise e giurò che farebbe il passaggio

d’oltre mare. Costui fatto papa non restò di fare quanto il detto re

seppe domandare, e molto scopertamente. Nella guerra ch’ebbe col re

d’Inghilterra prese la parte del re di Francia, e assai vi consumò

del tesoro di santa Chiesa. Larghissimo papa fu di dare i beneficii

di santa Chiesa, e tanti ne stribuì a spettanti l’uno appresso

l’altro, che non si trovava chi più ne domandasse, sanza il beneficio

dell’_Anteferri._ Il suo ostiere tenne alla reale con apparecchiamento

di nobili vivande, con grande tinello di cavalieri e scudieri, con

molti destrieri nella sua malistalla. Spesso cavalcava a suo diporto,

e mantenea grande comitiva di cavalieri e scudieri di sua roba. Molto

si dilettò di fare grandi i suoi parenti, e grandi baronaggi comperò

loro in Francia. La Chiesa rifornì di più cardinali suoi congiunti, e

fecene de’ sì giovani e di sì disonesta vita, che n’uscirono cose di

grande abominazione; e certi altri fece a richiesta del re di Francia,

fra i quali anche n’ebbe de’ troppo giovani. A quel tempo non s’avea

riguardo alla scienza o alle virtù, bastava saziare l’appetito col

cappello rosso. Uomo fu di convenevole scienza, molto cavalleresco,

poco religioso. Delle femmine assendo arcivescovo non si guardò, ma

trapassò il modo de’ secolari giovani baroni: e nel papato non se ne

seppe contenere nè occultare, ma alle sue camere andavano le grandi

dame come i prelati; e fra l’altre una contessa di Torenna fu tanto

in suo piacere, che per lei facea gran parte delle grazie sue. Quando

era infermo le dame il servivano e governavano, come congiunte parenti

gli altri secolari. Il tesoro della Chiesa stribuì con larga mano.

Dell’italiane discordie poco si curò; e l’impresa fatta a sua stanza

contro al tiranno di Bologna in sul buono abbandonò, e della vergogna

di santa Chiesa non si fece coscienza, ma per i molti danari che

l’arcivescovo di Milano largamente sparse ne’ suoi parenti e nel re di

Francia ogni cosa gli perdonò, e intitolollo per la Chiesa vicario di

Bologna. Vacò la Chiesa tredici dì. La cometa Nigra pronosticò la sua

morte, la folgore di san Piero a Roma la sua fama consumata nel vile

metallo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 47 / 214 题