_Come i Fiorentini fornirono Lozzole._
All’uscita di novembre del detto anno, i Fiorentini, avendo con
battifolli stretto il castello di Lozzole per la forza degli Ubaldini
nel Podere, mandarono dugento cavalieri e millecinquecento masnadieri
col vicario di Mugello nell’alpe, e presono in sul giogo dell’alpe il
poggio di Malacoda e quello di Vagliana, e fecionli guardare a’ fanti
a piè e a’ cavalieri, e con seicento masnadieri tennero i Prati: e
eletti cento buoni masnadieri condussono il fornimento colla salmeria,
e rotti quelli del battifolle che voleano contrastare il passo, per
forza gli rimisono dentro, e la roba condussono nel castello. Certi
villani del paese, pochi e male armati, con trenta femmine ch’aveano
con loro saliti in alcuna parte sopra Malacoda, gridavano contro a’
masnadieri ch’erano a quella guardia, e le femmine urlavano sanza
arresto; i codardi masnadieri mandarono per soccorso al vicario messer
Giovanni degli Alberti, il quale vi mandò cinquanta cavalieri, i quali
si rimasono nella piaggia; il castello era fornito, e l’animo della
gente codarda era di tornare in Mugello; que’ di Malacoda non vedendo
venire soccorso, impauriti delle grida delle femmine abbandonarono il
poggio, fuggendo alla china. I fanti degli Ubaldini, ch’erano settanta
per novero, gli cominciarono a seguire, e lasciare i palvesi per essere
più spediti, e le trenta femmine seguitavano rinforzando le grida:
allora tutta l’oste si mosse senza attendere l’uno l’altro dirupandosi
e voltolandosi per le ripe. Il vicario fu il primo che portò la novella
della rotta alla Scarperia. L’altra parte de’ masnadieri ch’erano a
Vagliano, sentendo fuggiti il capitano, e’ cavalieri e’ pedoni de’
Prati e di Malacoda, si diedono a fuggire sanza essere incalciati. I
cento fanti ch’aveano fornito il castello, sentendo fuggita l’oste
d’ogni parte, vigorosamente stretti insieme, essendo usciti quelli
del battifolle contro a loro, per forza gli rimisono nel battifolle,
e tornaronsi nel castello, e di nuovo il rifornirono di legne: e poi
l’altro dì, bene acconci e avvisati alla loro difesa, se ne tornarono a
salvamento. Degli altri rimasono prigioni centoventi cavalieri, e più
di trecento pedoni; morti n’ebbe pochi. Questa fu più notabile fortuna
che gran fatto. Ha meritato qui d’essere notata per esempio della
mala condotta, che spesso i vinti fa vincitori, e i vincitori vinti.
Nella nostra città, in questi tempi, di così fatti falli non si tenea
ragione, però spesso ricevea vituperoso gastigamento.