_D’un segno mirabile ch’apparve._
Nel detto anno, a dì 12 d’ottobre, venerdì sera tramontato il sole,
si mosse tra gherbino e mezzogiorno una massa grandissima di vapori
infocata, la quale ardeva con sì gran fiamma, che tutto il cielo di
sopra e la terra alluminava maravigliosamente, e alla nostra vista
valicò sopra la città di Firenze, e così parve a tutti i cittadini di
catuna città d’Italia. E perchè fosse in somma altezza pareva agli
uomini in catuna parte che dovesse toccare le sommità delle torri e
le cime degli alberi; e spesso gittava fuori di se grandi brandoni di
fuoco, che parea che cadessono in terra. E il suo corso fu tanto veloce
fra tramontana e greco, che a tutti gl’Italiani, e a quelli del mare
Adriatico, e a’ Friolani, e agli Schiavoni e Ungheri, e ad altri popoli
più lontani, apparve valicando in quella medesima ora che a noi, e
catuno stimava che ivi presso dovesse essere data in terra. Com’ebbe di
subito valicata la nostra vista, essendo il cielo sereno senza alcuna
macchia di nuvoli, a’ nostri orecchi pervenne un tonitruo grandissimo
steso tremolante, il quale tenne sospesi gli orecchi lungamente non
come tuono consueto, ma come voce di terremuoto, e dopo il tuono rimase
l’aria quieta e serena, e così in ogni parte s’udì questa voce dopo
il valicamento della massa. Questo segno fece molto maravigliare la
gente, eziandio i più savi, non meno per la novità del tuono che per la
grande massa del fuoco. Dissono alquanti sperti, che quello infocamento
de’ vapori, o cometa o Asub che si fosse, che ella fu nel cielo in
somma altezza in quello di Marte: ed era sì grande, che se venuta
fosse a terra avrebbe coperta tutta l’Italia e maggiore paese. Vedemmo
seguire in quest’anno diminuzioni d’acque, che dal maggio all’ottobre
non furono acque che rigassono la terra, se con tempesta di gragnola
e fortuna di disordinati venti non venne, e di quelle niuna che con
frutto nella terra entrasse.