CAP. XXXI.

_Come l’arcivescovo cercava pace co’ Toscani._

In questa sospensione, gli animi de’ Toscani e principalmente de’

Fiorentini si cominciarono a cambiare, veggendo ch’erano a nulla del

loro proponimento; e in questo l’arcivescovo conoscendo che questi

comuni di Toscana intendeano a muovere contro a lui gran cose, e

veggendosi ributtato da’ Fiorentini e da’ Perugini, grave gli sarebbe a

mantenere guerra in Toscana, e già sentiva che i suoi vicini Lombardi

non si contentavano di vederlo troppo grande, pensò che per lui facea

d’avere pace co’ Fiorentini e Toscani; e confidandosi molto in Lotto

Gambacorti da Pisa che allora era amico de’ Fiorentini, fece muovere

le parole e insistere in quelle. Il nostro comune conoscendo che della

pace del tiranno poco si poteano confidare, nondimeno vedendo che colla

Chiesa nè coll’imperadore non aveano potuto far quello che procuravano,

diede a intendersi a questo trattato. E avendo l’arcivescovo a questa

fine mandati suoi ambasciadori a Serezzana, il comune vi mandò prima

religiosi per suoi ambasciadori, per sentire se la sposizione fosse con

speranza d’alcuno frutto. E nondimeno ordinarono e mandarono gli altri

ambasciadori a Trevigi, ov’era venuto il patriarca d’Aquilea fratello

dell’eletto e altri ambasciadori dell’imperadore futuro per trattare

le cose cominciate co’ comuni di Toscana. Lasceremo al presente

l’ambasciate tanto che torni il loro frutto, e seguiteremo nell’altre

cose la nostra materia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 35 / 214 题