_Come i Perugini ebbono Bettona e arsonla, e disfeciono affatto._
Vedendo i caporali ch’erano rinchiusi in Bettona che a loro era mancata
ogni speranza di soccorso, e che la vittuaglia era mancata, e mangiata
gran parte de’ loro cavalli, vedendosi a mal partito, con industria e
con danari pensarono allo scampo delle loro persone molto segretamente,
perchè sapeano bene che i Perugini avrebbono maggiore gloria d’avere
le loro persone che la terra di Bettona; e però strettisi insieme, e
prestato la fede l’uno all’altro, il signore di Cortona, e il conte di
Montefeltro, e Ghisello degli Ubaldini avendo procacciato per danari
il nome di quella notte, vestiti a modo di ribaldi per mezzo il campo
passarono a salvamento: onde poi fu incolpato alcuno de’ rettori di
Perugia. I soldati sentendo campati i loro capitani, incontanente
presono messer Crespoldo signore di Bettona, e uno de’ Baglioni di
Perugia ch’aveano loro data la terra, e patteggiarono co’ Perugini
di dare costoro prigioni, e rendere la terra salve le persone loro
solamente, lasciando l’arme e’ cavalli, e giurando di non venire mai
contro a quello comune nè a quello di Firenze, e così fu fatto; e
avendo mangiati centocinquanta cavalli de’ loro per fame, s’uscirono
della terra, e i Perugini la presono; e trattine tutti gli abitanti, e
tutte le masserizie e ogni altra sostanza, e condotta a Perugia, arsono
la terra; e dopo l’arsione abbatterono le mura dentro e di fuori,
acciocchè non avesse mai più cagione di rubellarsi a’ Perugini; e a
messer Crespoldo e a quello de’ Baglioni feciono tagliare le teste. E
questa fu la fine dell’antica terra di Bettona, ripresa a dì 19 del
mese d’agosto gli anni _Domini_ 1352, in gran vituperio de’ Visconti di
Milano, e a onore del comune di Firenze, per lo cui aiuto e conforto
infino alla fine i Perugini ebbono questa vittoria.