_Come fu liberato Montecchio dall’assedio per soccorrere Bettona._
Era in questo tempo stato assediato lungamente il piccolo castello di
Montecchio presso a Castiglionaretino da’ Tarlati e dal signore di
Cortona colla cavalleria dell’arcivescovo, e recato a partito, che i
maggiori di quelli che ’l teneano erano venuti nel campo per volerlo
dare. Temendo i Tarlati che avuto il castello per la vicinanza non
rimanesse al signore di Cortona, per consiglio aggiunte minacce a
coloro ch’erano venuti per darlo, si ritornarono dentro alla difesa.
E l’oste sollecitata del soccorso dagli assediati di Bettona, se ne
levarono, e accozzaronsi i cavalieri dell’arcivescovo con gli altri
cavalieri loro compagni ch’erano in Agobbio e nelle circostanze, e
trovaronsi millecinquecento barbute e masnadieri assai, e per fare
levare i Perugini da Bettona si misono a oste alla Città di Castello. E
stativi alquanti dì, feciono provvedere i passi come potessono andare
a soccorrere Bettona, e trovarono che i Perugini erano alla difesa
de’ passi molto bene provveduti e forniti alla guardia; tornaronsi al
Borgo per accogliere maggiore gente e forza, e farlo per altra più
lunga via. In questo medesimo tempo gli assediati per la speranza
del soccorso presono ardire, e assalirono l’uno de’ battifolli de’
Perugini, e vinsonlo e arsonlo, e mostrarne per segni di luminaria
gran festa; e con quella baldanza presa andarono ad assalire l’altro,
e furono occupati per modo da’ cavalieri dell’oste che tornarono in
rotta, presa parte della loro gente da cavallo e da piè; gli altri
si fuggirono tutti nella terra, levandosi da campo per stare alla
difesa delle mura, e da’ Perugini furono più stretti. I capitani della
gente dell’arcivescovo feciono capitano generale il conte Nolfo da
Urbino, e misonsi per la valle di Chiusi, e andarono a Orvieto; e
tratti i cavalieri ch’aveano in quella città, si trovarono con duemila
barbute; e volendo soccorrere gli assediati, trovarono in catuno passo
sì provveduti i Perugini e sì forti alla difesa, che per niuno modo
vidono di poterlo fornire. Ed essendo disperati dell’impresa, vollono
rimettere in Orvieto i loro cavalieri che n’aveano tratti, e non furono
voluti ricevere, e con gli altri insieme se ne tornarono al Borgo, e
gli assediati furono fuori d’ogni speranza d’avere soccorso.