CAP. XXV.

_Come fu liberato Montecchio dall’assedio per soccorrere Bettona._

Era in questo tempo stato assediato lungamente il piccolo castello di

Montecchio presso a Castiglionaretino da’ Tarlati e dal signore di

Cortona colla cavalleria dell’arcivescovo, e recato a partito, che i

maggiori di quelli che ’l teneano erano venuti nel campo per volerlo

dare. Temendo i Tarlati che avuto il castello per la vicinanza non

rimanesse al signore di Cortona, per consiglio aggiunte minacce a

coloro ch’erano venuti per darlo, si ritornarono dentro alla difesa.

E l’oste sollecitata del soccorso dagli assediati di Bettona, se ne

levarono, e accozzaronsi i cavalieri dell’arcivescovo con gli altri

cavalieri loro compagni ch’erano in Agobbio e nelle circostanze, e

trovaronsi millecinquecento barbute e masnadieri assai, e per fare

levare i Perugini da Bettona si misono a oste alla Città di Castello. E

stativi alquanti dì, feciono provvedere i passi come potessono andare

a soccorrere Bettona, e trovarono che i Perugini erano alla difesa

de’ passi molto bene provveduti e forniti alla guardia; tornaronsi al

Borgo per accogliere maggiore gente e forza, e farlo per altra più

lunga via. In questo medesimo tempo gli assediati per la speranza

del soccorso presono ardire, e assalirono l’uno de’ battifolli de’

Perugini, e vinsonlo e arsonlo, e mostrarne per segni di luminaria

gran festa; e con quella baldanza presa andarono ad assalire l’altro,

e furono occupati per modo da’ cavalieri dell’oste che tornarono in

rotta, presa parte della loro gente da cavallo e da piè; gli altri

si fuggirono tutti nella terra, levandosi da campo per stare alla

difesa delle mura, e da’ Perugini furono più stretti. I capitani della

gente dell’arcivescovo feciono capitano generale il conte Nolfo da

Urbino, e misonsi per la valle di Chiusi, e andarono a Orvieto; e

tratti i cavalieri ch’aveano in quella città, si trovarono con duemila

barbute; e volendo soccorrere gli assediati, trovarono in catuno passo

sì provveduti i Perugini e sì forti alla difesa, che per niuno modo

vidono di poterlo fornire. Ed essendo disperati dell’impresa, vollono

rimettere in Orvieto i loro cavalieri che n’aveano tratti, e non furono

voluti ricevere, e con gli altri insieme se ne tornarono al Borgo, e

gli assediati furono fuori d’ogni speranza d’avere soccorso.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 29 / 214 题