CAP. XXIII.

_Come gente del re di Francia fu sconfitta a Guinisi._

Essendo il re di Francia in singolare sollecitudine di racquistare la

contea di Guinisi che sotto le triegue gli era stata furata, vi mandò

millecinquecento cavalieri e tremila pedoni, tra i quali ebbe gran

parte di masnadieri lombardi e avendovi posto l’assedio, difendendosi

lungamente que’ del castello, i Franceschi vi feciono bastite intorno,

per tenerlo stretto con meno gente. Il re d’Inghilterra mettea con

due barche di notte gente in Calese per modo, che i Franceschi non se

n’accorgevano; e avendovi per questo modo accolta quella gente che a

lui parve, forniti di capitani avvisati delle bastite e della guardia

de’ Franceschi, una notte chetamente uscirono di Calese, e improvviso

da più parti assalirono i Franceschi, i quali impauriti del non pensato

assalto intesono a fuggire e a campare, senza mettersi alla difesa;

e così in poca d’ora furono rotti e sbarattati dagl’Inghilesi, e i

battifolli arsi, con più vergogna che danno de’ Franceschi per la

grazia della notte. E liberato il castello dall’assedio, e rifornito di

nuovo, del mese di luglio del detto anno gl’Inghilesi si ritornarono

nell’isola senza fare altra guerra. Poco appresso il re di Francia

scoperse che certi baroni il doveano uccidere per trattato del re

d’Inghilterra, per la qual cosa a certi ne fu tagliata la testa: e il

re a modo di tiranno si faceva guardare a gente armata, dentro e fuori

di suo ostiere reale, a cavallo e a piè, di dì e di notte nella città

di Parigi, cosa strana e disusata alla maestà reale e a’ paesani.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 27 / 214 题