_Come gente del re di Francia fu sconfitta a Guinisi._
Essendo il re di Francia in singolare sollecitudine di racquistare la
contea di Guinisi che sotto le triegue gli era stata furata, vi mandò
millecinquecento cavalieri e tremila pedoni, tra i quali ebbe gran
parte di masnadieri lombardi e avendovi posto l’assedio, difendendosi
lungamente que’ del castello, i Franceschi vi feciono bastite intorno,
per tenerlo stretto con meno gente. Il re d’Inghilterra mettea con
due barche di notte gente in Calese per modo, che i Franceschi non se
n’accorgevano; e avendovi per questo modo accolta quella gente che a
lui parve, forniti di capitani avvisati delle bastite e della guardia
de’ Franceschi, una notte chetamente uscirono di Calese, e improvviso
da più parti assalirono i Franceschi, i quali impauriti del non pensato
assalto intesono a fuggire e a campare, senza mettersi alla difesa;
e così in poca d’ora furono rotti e sbarattati dagl’Inghilesi, e i
battifolli arsi, con più vergogna che danno de’ Franceschi per la
grazia della notte. E liberato il castello dall’assedio, e rifornito di
nuovo, del mese di luglio del detto anno gl’Inghilesi si ritornarono
nell’isola senza fare altra guerra. Poco appresso il re di Francia
scoperse che certi baroni il doveano uccidere per trattato del re
d’Inghilterra, per la qual cosa a certi ne fu tagliata la testa: e il
re a modo di tiranno si faceva guardare a gente armata, dentro e fuori
di suo ostiere reale, a cavallo e a piè, di dì e di notte nella città
di Parigi, cosa strana e disusata alla maestà reale e a’ paesani.