CAP. XXII.

_Come furono decapitati degli Ardinghelli di Sangimignano._

Seguita in questi medesimi dì, come Benedetto di messer Giovanni

degli Strozzi di Firenze, essendo capitano della guardia per lo

nostro comune di Sangimignano, con ingiusto sospetto prese il Rosso

e Primerano di messer Gualtieri degli Ardinghelli, giovani di grande

aspetto e seguito, d’animo e di nazione guelfi, e tenendoli senza

trovare vera cagione perchè presi gli aveva, per accidente v’occorse

caso, che gittarono una lettera a’ loro amici fuori della carcere,

pregandoli che li venissono ad atare liberare di prigione. Il capitano

avendo questa lettera, quale che fosse la cagione, o per zelo del suo

uficio, o per inzigamento de’ Sanucci loro nimici, deliberò di farli

morire. Il comune di Firenze sapendo che non erano colpevoli, volea

che campassono; e mandandovi in fretta ambasciadori con espresso

comandamento al capitano che non gli dovesse fare morire, la fortuna

impedì i messaggi per disordinata grandezza dell’Elsa, che non li

lasciò passare in quella notte. Il capitano temendo non sopravvenisse

il comandamento, s’affrettò di farli morire; e la vilia di san Lorenzo,

a dì 9 d’agosto, con un altro terrazzano a cui aveano scritto che fosse

a loro scampo, in sulla piazza li fece dicollare, onde fu riputato

grande danno, e il capitano ne fu molto biasimato. Questa decollazione

si tirò dietro materia di grande scandalo e rivoltura di quella terra,

come al suo tempo racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 26 / 214 题