CAP. XVII.

_Come la gente del Biscione cavalcarono i Perugini._

Del mese di giugno del detto anno, accolti duemila cavalieri

dell’arcivescovo di Milano alla città di Cortona e popolo assai,

cavalcarono per la valle di Chio, e strinsonsi alla città di Perugia

predando e ardendo il suo contado. Per la qual cavalcata così

bandalzosa i cittadini presono sospetto dentro, e però non ebbono

ardire di fare uscire fuori alcuna loro gente contro a’ nimici.

Conducitori di questa gente erano il conte Nolfo da Urbino, il signore

di Cortona, e Gisello degli Ubaldini, i quali avevano trattato con

messer Crespoldo di Bettona. Questo messer Crespoldo era guelfo,

ma perocch’era male trattato da’ Perugini ricevette costoro in

Bettona, e cacciarono coloro che v’erano alla guardia per lo comune

di Perugia. Questa terra era presso a Perugia a otto miglia e nella

loro vista, e sentendo la gente che dentro v’era, e la potenza

dell’arcivescovo, furono in gran tremore; e non senza cagione, che

quella terra era forte, e in frontiera ad Ascesi e all’altre terre

de’ Perugini, le quali non amavano troppo la loro signoria, e però

cominciarono incontanente a dare il mercato a’ nimici, e molto erano

di presso a fare le comandamenta del tiranno, e ciò che gli ritenne

fu, ch’aspettavano quello che in questa novità facesse il comune di

Firenze. Stando i Perugini in questo pericolo, incontanente il comune

di Firenze li mandò confortando per loro ambasciadori, promettendo loro

aiuto quanto il comune potesse fare; e seguitando col fatto, di subito

vi mandarono ottocento cavalieri di buona gente, promettendo d’arrogere

quanti bisognasse infino a tanto che Bettona fosse racquistata.

Avvenne che come Ascesi e l’altre terre circostanti de’ Perugini

intesono l’aiuto e il conforto che i Fiorentini davano al comune di

Perugia, ove stavano sospesi e non rispondeano al comune di Perugia,

e davano il mercato a’ nimici, di presente levarono il mercato, e

acconciarsi alla difesa, e mandarono a offerirsi a’ Perugini, e

cominciarono a guerreggiare quelli di Bettona. Onde convenne per

necessità delle cose da vivere che la cavalleria ch’era in Bettona

s’alleggiasse, e lasciaronvi a guardia della terra seicento cavalieri e

più d’altrettanti masnadieri, e l’altra gente tornò a Cortona. Rimasi

in Bettona i sopraddetti capitani e’ riposono l’assedio a Montecchio,

e ordinaronsi per accrescere loro forza e soccorrere Bettona, se il

bisogno occorresse. Lasceremo alquanto de’ fatti di Bettona per seguire

dell’altre cose, ch’avvennono innanzi ch’ella si racquistasse.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 21 / 214 题