_Come la gente del Biscione cavalcarono i Perugini._
Del mese di giugno del detto anno, accolti duemila cavalieri
dell’arcivescovo di Milano alla città di Cortona e popolo assai,
cavalcarono per la valle di Chio, e strinsonsi alla città di Perugia
predando e ardendo il suo contado. Per la qual cavalcata così
bandalzosa i cittadini presono sospetto dentro, e però non ebbono
ardire di fare uscire fuori alcuna loro gente contro a’ nimici.
Conducitori di questa gente erano il conte Nolfo da Urbino, il signore
di Cortona, e Gisello degli Ubaldini, i quali avevano trattato con
messer Crespoldo di Bettona. Questo messer Crespoldo era guelfo,
ma perocch’era male trattato da’ Perugini ricevette costoro in
Bettona, e cacciarono coloro che v’erano alla guardia per lo comune
di Perugia. Questa terra era presso a Perugia a otto miglia e nella
loro vista, e sentendo la gente che dentro v’era, e la potenza
dell’arcivescovo, furono in gran tremore; e non senza cagione, che
quella terra era forte, e in frontiera ad Ascesi e all’altre terre
de’ Perugini, le quali non amavano troppo la loro signoria, e però
cominciarono incontanente a dare il mercato a’ nimici, e molto erano
di presso a fare le comandamenta del tiranno, e ciò che gli ritenne
fu, ch’aspettavano quello che in questa novità facesse il comune di
Firenze. Stando i Perugini in questo pericolo, incontanente il comune
di Firenze li mandò confortando per loro ambasciadori, promettendo loro
aiuto quanto il comune potesse fare; e seguitando col fatto, di subito
vi mandarono ottocento cavalieri di buona gente, promettendo d’arrogere
quanti bisognasse infino a tanto che Bettona fosse racquistata.
Avvenne che come Ascesi e l’altre terre circostanti de’ Perugini
intesono l’aiuto e il conforto che i Fiorentini davano al comune di
Perugia, ove stavano sospesi e non rispondeano al comune di Perugia,
e davano il mercato a’ nimici, di presente levarono il mercato, e
acconciarsi alla difesa, e mandarono a offerirsi a’ Perugini, e
cominciarono a guerreggiare quelli di Bettona. Onde convenne per
necessità delle cose da vivere che la cavalleria ch’era in Bettona
s’alleggiasse, e lasciaronvi a guardia della terra seicento cavalieri e
più d’altrettanti masnadieri, e l’altra gente tornò a Cortona. Rimasi
in Bettona i sopraddetti capitani e’ riposono l’assedio a Montecchio,
e ordinaronsi per accrescere loro forza e soccorrere Bettona, se il
bisogno occorresse. Lasceremo alquanto de’ fatti di Bettona per seguire
dell’altre cose, ch’avvennono innanzi ch’ella si racquistasse.