_Di quello medesimo._
Avendo narrata la fede, la reverenza e la divozione che i nostri
cittadini ebbono alla santa vergine, benchè l’inganno ricevuto fosse
durato in fede del detto comune quattro anni e mesi, infine si scoperse
il sacrilegio e l’inganno ricevuto per la femminile astuzia della
badessa del monastero di Teano, ov’era il corpo della detta santa,
che vedendo che quello braccio le conveniva dare per volontà del re,
e della reina e del conte, dissimulando gran pianto colle sue suore
per lo partimento della reliquia, lo sostennero di assegnare alcuno
dì. E in questo tempo feciono fare un simulacro di legno e di gesso,
che propriamente pareva quella santa reliquia, e dando questa con
grande pianto, fece credere agli ambasciadori che avesse assegnata
loro la santa reliquia, e a Firenze fece onorare come santuaria quello
simulacro per cotanto tempo, essendo cagione di cotanto male, non
manifestando la sua falsa religione. Avvenne che il comune del mese
d’ottobre 1356, volendo d’oro e d’argento e di pietre preziose fare
adornare quella reliquia, i maestri la trovarono di legno e di gesso: e
segatala per mezzo, furono certi che niuna reliquia v’era nascosa, e il
comune fu certo del ricevuto inganno. Noi, non ostante che cinquantadue
mesi fosse questo ritrovato appresso alla sopraddetta venuta, contro
all’ordine del nostro annuale trattato l’abbiamo congiunto insieme,
acciocchè avendo alcuno letto la venuta del santo braccio, non fosse
ingannato dalla simulazione di quello, e dalla malizia della sacrilega
badessa.