CAP. XI.

_Come si die’ il guasto a Bibbiena, e sconfitti i Tarlati da’

Fiorentini._

Del mese di maggio del detto anno, ricordandosi i Fiorentini

dell’ingiuria ricevuta da’ Tarlati, Pazzi e Ubertini per la ribellione

ch’aveano fatta al comune al tempo della guerra dell’arcivescovo

di Milano, quando ruppono la pace e cavalcarono sopra il contado e

distretto di Firenze, accolsono seicento cavalieri di loro masnade e

gran popolo, e andarsene alla Cornia, e poi alla Penna, e a Gaenna, e

ad altre terre e ville che si tenevano pe’ Pazzi e Ubertini e Tarlati,

e a tutte diedono il guasto; e poi se n’andarono a Bibbiena, ov’era

messer Piero Sacconi, e a Soci, e ivi dimorarono più dì, ardendo e

guastando d’intorno: quelli da Bibbiena francamente si difesono dal

guasto le vigne d’intorno presso alla terra. Messer Piero avea in

Bibbiena milledugento buoni fanti e pochi cavalieri, con li quali si

fece un grosso badalucco presso alla terra. Poi la mattina vegnente, a

dì 10 di giugno, l’oste si mosse per andare a Montecchio. Messer Piero,

antico e buono guerriere, sapendo l’andata de’ Fiorentini, si pensò

di fare loro danno, e la mattina per tempo con settanta cavalieri e

con mille buoni fanti in persona occupò un colle sopra l’Arno in sul

passo, e mise aguati per danneggiare la gente de’ Fiorentini. Avvenne

che, mossa l’oste dall’altra parte dell’Arno, vidono preso il colle

dalla gente di messer Piero; allora cominciarono a fare valicare della

gente dell’oste certi masnadieri, sì perchè tenessono a badalucco i

nemici e per trarli abbasso, e a poco a poco li ringrossavano d’aiuto,

ma non senza loro grande pericolo, a’ quali in sul maggiore bisogno

soccorsono parecchi conestabili a cavallo co’ loro cavalieri. Ed

essendo atticciata la battaglia, e stando i nemici attenti a quella

sperandone avere vittoria, altri cavalieri e masnadieri de’ Fiorentini

presono, scostandosi dall’oste, un’altra via, che i nemici non

s’accorsono, e valicarono l’Arno, e sopravvennono alla gente riposta di

messer Piero dall’altra parte del colle, i quali ruppono di presente,

e montarono al poggio, e improvviso furono sopra la gente grossa di

messer Piero, che stava attenta a vedere e ad aiutare quelli del

badalucco, e con grandi grida correndo col vantaggio del terreno loro

addosso, li ruppono e sbarattarono. Messer Piero per bontà del buono

cavallo dov’era montato con pochi compagni, non potendo ritornare in

Bibbiena, fuggendo ricoverò in Montecchio. Della sua gente furono

in sul campo più di cento morti, e dugento presi, e molti fediti. I

prigioni tornando l’oste li condussono a Firenze legati a una fune, e

poco appresso furono lasciati; e l’oste tornò vittoriosa, avendo preso

alcuna vendetta degl’ingrati traditori.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 15 / 214 题