_Commendazione in laude di messer Niccola Acciaiuoli._
Degna cosa ne pare, e debito del nostro trattato, appresso la
coronazione del re Luigi, rendere beneficio di memoria per chiara fama
di messer Niccola Acciaiuoli cittadino popolare di Firenze, balio
e governatore dell’infanzia del detto re; il quale essendo prima
compagno della compagnia degli Acciaiuoli, con animo più cavalleresco
che mercantile si mise al servigio dell’imperatrice moglie che fu
del Prenze di Taranto, e quello esercitò realmente e personalmente
con tanta virtù e con tanto piacere della donna, che ella avendo
tre suoi figliuoli di piccola età, Ruberto primogenito, e messer
Luigi secondo, e Filippo il terzo, tutti gli mise nel governamento
di Niccola Acciaiuoli, che allora non era cavaliere, e tutto il suo
consiglio l’imperatrice ristrinse in lui, e con lei se ne passò in
Romania, e ordinati i fatti delle terre e baronie di là, con lei
se ne tornò a Napoli. Ed essendo cresciuto di età di anni quindici
messer Luigi, volendo il re Ruberto mandare gente d’arme in Calavra,
e dilettandosi dell’industria del giovane barone, fatta eletta di
cinquecento cavalieri d’arme, e datili all’ubbidienza di messer
Luigi, lui accomandò a messer Niccola Acciaiuoli, comandandogli in
tutto che ubbidisse al suo maestro. E questo fece il re di volontà
dell’imperatrice sua madre; avendo poco innanzi fatto cavaliere il
detto messer Niccola; e da quell’ora appresso il detto messer Luigi si
resse in tutto e governò per le mani di messer Niccola. E sopravvenuta
la morte del duca Andreasso, per operazione dell’imperatrice e di
messer Niccola Acciaiuoli fu data la reina Giovanna per moglie a
messer Luigi: e ne’ primi cominciamenti con assai prospera fortuna
accrescea il suo signore. E cambiandosi le cose per l’avvenimento del
re d’Ungheria alla vendetta del fratello, essendo tutti gli altri reali
all’ubbidienza del potente re, costui solo, coll’aiuto d’alquanti che
ubbidivano alla reina, per lo consiglio e conforto di messer Niccola,
sostenne contro alla gente del re d’Ungheria lungamente, e tentò di
resistere alla persona del loro re, e non si partì dalla frontiera di
Capova, infino che abbandonato dagli avari regnicoli, e già soppreso
dall’avvenimento del re e del suo esercito, fu costretto di partirsi
da Capova, e appresso da Napoli, sprovveduto, di notte, ricogliendosi
per necessità in su una vecchia e male armata galea; e in quella
raccolto, con poco arnese e con lieve compagnia valicò in Toscana in
povero stato. E per lo detto messer Niccola, e co’ suoi danari e di
suoi amici fu atato e rifornito e confortato nella grave tempesta
della fortuna. Presi tutti i reali, e morto il duca di Durazzo, e
il Regno venuto nelle mani del suo persecutore, e non volendolo i
Fiorentini ricevere nella loro città, nè sovvenire d’alcuna cosa per
tema del re d’Ungheria, ridottosi parecchi dì alla possessione del
detto messer Niccola in Valdipesa, di là si partì, e andò in Proenza
ove la reina era rifuggita. E tornato il re d’Ungheria, per tema della
generale mortalità, in suo paese; per sollecitudine e trattato di
messer Niccola, prima tornato nel regno, e sommossi de’ baroni e de’
cavalieri, e confortati i Napoletani, e accolta gente d’arme in favore
del suo signore, in breve tempo ordinò la sua tornata e della reina nel
Regno, nel quale assai battaglie e vari e diversi assalti di guerra
sostenne; e per avversa fortuna rotte le sue forze in battaglia per
più riprese, tradito dagli amici, perseguitato da’ nemici, condotto
all’inopia, sentina della fortuna, l’animo del valente cavaliere fu
di tanta potenza e di tanta virtù, che con pari animo sostenne il
giovane barone suo signore in speranza certa della sua esaltazione,
sempre aiutandolo e sostenendolo con sua industria e suo procaccio, e
con fortezza e con pazienza fece comportare l’asprezza della turbata
fortuna. Onde avvenne, che quella potendosi maravigliare della costanza
dell’uomo, subitamente e improvviso mutò la turbata faccia in chiara,
e l’asprezza in dolcezza e in mansuetudine: e colui che avea ributtato
per cotante tempeste e vari pericoli, oltre all’opinione degli uomini,
con felici e prospere successioni condusse alla reale corona, e alla
libera signoria di tutto il corrotto e sviato regno in brevissimo
tempo. E per lo nobile consiglio e avvedimento di messer Niccola
Acciaiuoli, i reali lasciati di prigione e tornati nel Regno, ove per
tutti si stimava che il Prenze di Taranto maggiore fratello del re,
per sdegno e per forte inzigamento contro al re movesse scandolo nel
reame, con mansuetudine e con caritatevole animo il fece al re ricevere
in compagno del regno; e fattogli prendere titolo dell’imperiato
costantinopolitano, e aggiunto largamente alla sua baronia, conobbe
e manifestò a tutti, che il padre loro messer Niccola, appresso la
grazia di Dio, era cagione del ricoveramento del regno, e dello stato
e onore. Perchè dunque dovevamo tacere? innanzi vogliamo essere da’
denti degl’invidiosi cittadini morso, che la provata verità per li suoi
effetti, e per la fine de’ suoi felici avvenimenti, avessimo lasciata
sotto scurità d’ignorante oblivione.