CAP. VII.

_Quali furono i patti dall’imperadore a’ tre comuni._

Promise il detto vececancelliere, che per tutto il prossimo mese di

luglio l’eletto re de’ Romani imperadore sarebbe in Lombardia sopra le

terre dell’arcivescovo di Milano per guerreggiare e abbattere la sua

signoria con seimila cavalieri: de’ quali duemila ne dovea avere al

suo proprio soldo, ovvero servigio, e mille che promessi gli avea la

Chiesa di Roma quando passasse, i quali se dalla Chiesa non avesse,

promettea fornirli da se, e gli altri tremila cavalieri, i quali dovea

soldare a sua eletta. Questi tre comuni gli doveano dare per un anno

dugento migliaia di fiorini d’oro, e oltre a ciò gli doveano donare

come e’ fosse in Aquilea fiorini diecimila d’oro. La taglia era al

comune di Firenze per millecinquecentocinquanta cavalieri, Perugia

ottocentocinquanta, e Siena seicento. E se in uno anno la guerra

non fosse terminata, si dovea provvedere del nuovo sussidio innanzi

al tempo, confidandosi catuna parte d’averne concordia. E i detti

tre comuni deono tenere il detto messer Carlo vero re de’ Romani, e

futuro diritto imperadore, ed egli dee promettere di mantenere i detti

tre comuni nella loro libertà e ne’ loro statuti; e come avesse la

corona, avendo sottomesso il tiranno, i priori di Firenze e’ nove di

Siena si doveano dinominare vicari dell’imperadore mentre che fossono

all’uficio (i Perugini non s’obbligarono a questo, facendosi uomini di

santa Chiesa) e il comune di Firenze promise in detto caso pagare ogni

anno per nome di censo danari ventisei per focolare: gli altri comuni

s’obbligarono senza distinzione di pagare ogni anno quello ch’era

consueto all’imperadore per antico. E fu in patto che l’imperadore

venuto alla corona dovesse privilegiare a’ detti comuni tutte le terre,

ville e castella ch’al presente possedeano, e che avessono posseduto

sei anni addietro, quanto che ora non le possedessono, e che dalla

condannagione fatta per l’imperadore Arrigo suo avolo, promise liberare

e assolvere i detti comuni. E ’l detto vececancelliere per nome del

detto eletto imperadore promise, che le dette convenenze e patti il

detto eletto confermerebbe infra mezzo il prossimo futuro mese di

giugno del detto anno. Altre singulari cose vi si promisono, che non

sono di necessità a raccontare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 11 / 214 题