CAP. VI.

_Come i tre comuni di Toscana s’accordarono a far passare l’imperadore._

I rettori de’ tre comuni di Toscana, per l’informazione ch’aveano avuta

da corte da’ loro ambasciadori, sentivano a certo che la Chiesa gli

abbandonava, ed era per magnificare il loro avversario: e bene che

sentissono le promesse del papa, non vedeano da potersene confidare, e

però tempellavano negli animi tra il sospetto e la paura, aggiugnendo

temenza di cittadinesche discordie nel soprastare: e bene che ancora

non avessono avuta certezza del fatto da’ loro ambasciadori, senza

rendere al santo padre il debito onore, quasi palpando, per lo trattato

tenuto col vececancelliere dell’imperadore, mostrando di prendere

confidanza nella fama delle virtù e senno e larghe profferte del

detto eletto imperadore, per aiutarsi dal potente tiranno nimico,

valicando egli in Italia a istanza de’ detti tre comuni, come il suo

cancelliere promettea, e per questa cagione, d’uno animo e d’uno

volere tutto il reggimento di questi tre comuni, Firenze, Perugia,

e Siena, con pubblico consentimento de’ loro popoli si deliberarono

d’essere all’ubbidienza del detto eletto imperadore con certi patti e

convenzioni, i quali erano assai strani alla libertà del sommo imperio.

Ma perchè le cose disviate con alcuno mezzo più tosto si congiungono

a unità e a concordia, non fu a quel tempo tenuta sconvenevole la

domanda, nè ingiusto l’assentimento del signore; e però all’uscita

del mese d’aprile del detto anno, nella città di Firenze in pubblico

parlamento si fermò il trattato ordinato per lo vececancelliere

dell’eletto imperadore, con gli ambasciadori e sindachi de’ detti

tre comuni, e piuvicossi i patti e le convenzioni, e fattone solenni

stipulazioni e carte, grande ammirazione ne fu per tutta Italia. I

patti in sostanza racconteremo qui appresso nel seguente capitolo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 10 / 214 题