CAP. III.

_Come papa Clemente sesto propose tre cose a’ comuni di Toscana, perchè

pigliassono l’una._

Essendo tutta la corte di Roma ripiena di doni e d’ambasciadori

per i fatti dell’arcivescovo, e volendo il papa terminare la sua

causa secondo la domanda de’ suoi ambasciadori, i quali nella vista

proferivano di lui ogni ubbidienza di santa Chiesa, e nel segreto

aveano l’ubbidienza del papa e de’ cardinali alla sua volontà, per

le ragioni e cagioni già narrate; volendo il papa mostrare agli

ambasciadori de’ tre comuni di Toscana singolare affezione, da

capo gli ebbe in concistoro, e commendato molto i loro comuni di

molte cose, e singolarmente dell’amore e della fede che portavano a

santa Chiesa, e dolutosi delle loro oppressioni per le divisioni e

scandali d’Italia, infine conchiudendo disse, che mettea nella loro

elezione quelle tre cose ch’avea altre volte loro promesse, ch’elli

eleggessono l’una senza soggiorno: o di buona pace coll’arcivescovo, o

lega e compagnia colla Chiesa contro a lui, o che facesse passare in

Italia l’eletto imperatore. Gli ambasciadori ristretti insieme, che

conoscevano e sentivano dove la causa dell’arcivescovo era ridotta,

non si vollono rimutare da quello ch’altra volta aveano detto al papa,

che quello che a lui paresse il migliore erano contenti che facesse

loro, mantenendo in sul fatto la piena confidenza ch’aveano a santa

Chiesa e al sommo pastore. Il papa conobbe che la risposta era intera

alla sua intenzione, e che poteva procedere con giusto titolo senza

offendere i comuni di Toscana ne’ suoi movimenti, quanto che in fatti

era il contradio, alla sentenza di riconciliare l’arcivescovo, e però

fu contento, e disse loro che provvederebbe per modo, che i loro comuni

avrebbono coll’arcivescovo buona pace: della quale offerta niuna

speranza si prese, conoscendo manifestamente ch’al tutto s’intendeva a

magnificare il tiranno, e a fare la sua volontà.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 7 / 214 题