_Come il papa e’ cardinali annullarono i processi contro
all’arcivescovo._
Poco appresso dopo la detta risposta, avendo gli ambasciadori
significato a’ loro comuni quello ch’aveano dal papa, e quello che
sentivano di certo de’ fatti dell’arcivescovo, il papa convocò i
cardinali a concistoro, i quali tutti, niuno discordante, erano
d’accordo con gli ambasciadori dell’arcivescovo, e però non essendo
tra loro quistione, domenica mattina a dì 5 di Maggio, gli anni
Domini 1352, fu per la santa ubbidienza dell’arcivescovo sopraddetto
annullato il processo fatto contro a lui, e riconciliato a santa
Chiesa, e tratto d’ogni scomunicazione e d’ogni interdetto. E in
quello concistoro piuvico, avendo per li suoi ambasciadori rendute le
chiavi al papa in segno della restituzione di Bologna, il papa colla
volontà de’ suoi cardinali ne rinvestì gli ambasciadori, riceventi per
lo detto arcivescovo e de’ suoi successori, nella signoria di Milano
e di Bologna, per tempo e termine di dodici anni prossimi a venire,
con promessione che ogni anno ne darebbe di censo fiorini dodicimila
alla camera del papa, e compiuto il detto termine la renderebbe
libera a santa Chiesa, e allora restituiranno contanti, per nome del
detto arcivescovo, fiorini centomila alla camera del papa, per la
restituzione delle spese che la Chiesa vi fece quando vi tenne l’oste
il conte di Romagna. E così per pietà e per danari ogni gran cosa si
fornisce a’ nostri tempi co’ pastori di santa Chiesa.