Ma non la potei trovare. Girai, frugai per la reggia.... e tutti

scappavano impauriti!... Alla fine, tanto per isfogarmi in qualche

maniera, acchiappai quell'otre puzzolente di Enopione, lo legai forte

sul suo trono.... e poi.... quello che volevo fare a Merope....

Mestamente:

lo feci alla sua vacca rossa!

MATUSIO,

ridendo:

Alla regina Domale?... Dinanzi al re?!.. Maraviglioso spettacolo in

verità!... Vendetta veramente degna d'un dio!

ORIONE:

Oh! quanto a questo, mi sarebbe parsa assai più degna quell'altra!...

Non sono avvezzo alla carne stantia io!!..

SCENA TERZA.

Dalla foresta giunge qualche arpeggio di lira, mentre una

pallida alba lunare a poco a poco chiarirà la scena.

MATUSIO,

maravigliato:

Che è questo?

ORIONE,

alzando le spalle:

Nulla! Dev'essere quello scimunito di Lino che tutti dicono gran

musico....

MATUSIO:

Lino tebano?!.. Ma la sua fama è davvero grande!

ORIONE:

Quanto la sua pazzia!

LA VOCE DI LINO,

accompagnandosi sulla lira:

Vieni finalmente, bella fuggiasca! Fa ch'io senta la tua carezza

fredda!... Se tu appena le tocchi, subito le mie dita folleggiano tra

le corde, come un branco di caprioli innamorati tra gli alberi della

foresta! Vieni dunque, apri il fogliame con le tue bianche mani, e

guardami, o Diana!

Gli arpeggi s'allontanano.

ORIONE,

balzando in piedi:

Per Giove! questo pazzo mi rammenta che Diana m'aspetta per

cacciare!... Ch'io vada, ch'io vada subito!

Raccoglie vesti e armi.

Saggio mio, è tal nottata questa, che mi parrebbe poca cosa aggiungere

un corno anche al mio gran padre Giove!!

MATUSIO,

ridendo:

Tu rechi l'arme per due cacce, sempre!?

ORIONE,

continuando a vestirsi:

Sempre, saggio mio! E tu dillo sai, nella tua storia!

MATUSIO,

ride:

Ma.... perdona, Orione, ancora.... Fatto alla regina Domale quel che

m'hai detto....

ORIONE:

Me ne son fuggito.

MATUSIO:

E non ti curasti di sapere da che proveniva tanto odio contro te....

ORIONE:

Ah!... Proprio lungo la spiaggia del mare, mentre già il pilota si

apparecchiava a ripartire, ho scorto quel lurido eunuco che t'ho

detto....

Matusio raddoppia l'attenzione.

e senz'altro l'ho preso così per il collo: «Razza porca! se non vuoi

che stringa, raccontami subito perchè il re non vuol darmi la figlia!»

MATUSIO:

E l'indovino ha parlato?...

ORIONE:

Per forza!... Enopione patteggia per vendere l'isola e la figlia al

vecchio re di Lidia: per questo odia me come qualunque pretendente.

MATUSIO:

E anche a Merope piace tal mercato?

ORIONE:

Tutt'altro! anzi minaccia di uccidersi se si fa!... ma indovina

perchè.... è mancato poco ch'io non sia scoppiato dal ridere!...

Ho riso tanto, che quel panciuto uccello m'ha preso il volo!... È

innamorata.... d'un poeta!!

Ride.

MATUSIO:

D'un poeta?

ORIONE,

ridendo:

D'un poeta!!.. te lo dicevo io che era grossa!...

Gli accordi di Lino si riodono.

Sarà un altro scimunito come questo.... che adesso m'avrà fatto scappar

Diana chi sa dove, col suo piagnisteo!... Ci vuol altro che canti per

le zitelle!... Va va.... aspettami, che ti avrò da raccontare qualche

allegra storia, quand'io ritornerò!

Parte.

MATUSIO:

Lieta sorte!

Salutatolo, viene a sedersi sotto la prima querce.

LA VOCE DI LINO,

alquanto più lontana:

Le tue mani bianche su i miei capelli, sembrano un vento gelido: ma tu

cerchi invano di scaldarle dentro le viscere delle fiere che uccidi.

Il core di Lino, o Diana! Il core di Lino è più caldo di ogni core!...

Vieni dunque, aprimi il petto con la tua lancia, e riscalda finalmente

le tue mani sul mio core di poeta!...

Una enorme risata di Orione lontano, tronca a mezzo gli

arpeggi di Lino, mentre Matusio seduto sotto la quercia

medita reggendo con ambe le mani la sua gran testa

spelacchiata.

SCENA QUARTA.

MATUSIO:

E così gli uomini camminano nella notte.... cercando la felicità.

Ma.... chi la potrà trovare?... Questo poeta, che va piangendo la sua

speranza, e si trae le pietre al suo cantare.... e ammansa le fiere....

ma non già gli uomini?... Oppure il feroce Orione che ride di lui,

e d'ogni cosa divina e umana; e va, e violenta, e uccide.... e sfida

la Terra e il Cielo, che han fatto la sua forza!... Oppure quel buon

vecchio.... lassù.... che dorme tranquillo, e sogna la sua piccola

vendemmia di domani, e il vino che invecchia per Orione.... Chi la

potrà trovare?... E quel re? quel re che trangugia la metà del vino

che si spreme in Chio!... quel re che calpesta la parola data come si

calpesta un rospo.... quell'Enopione! che non si vergognerà di rendere

giustizia nel suo reame, dopo avere spezzato per qualche mucchio d'oro

il cuore innamorato di una figlia, e avere segretamente venduta la

sua terra e il suo popolo.... chi sa s'egli non abbia ragione quando,

col medesimo vino, annaffia la sua viltà e affoga la sua vergogna?...

Ghignerebbe di compassione quel re, se vedesse il povero Matusio,

quando, solo, piange e maledice il suo basso destino!... Perchè

debbo io andare così, miseramente, dovunque, gabbando cuori in ansia,

portando la finzione di una veggenza impossibile.... solo per poter

meditare qualche placida notte così, senza essere disturbato dal

brontolìo delle mie budella vuote?... Inganno, infine, chi desidera

d'essere ingannato: eppure.... quando rimango solo, e mi guardo,

arrossisco e piango di rabbia, e sogno il giorno in cui finalmente un

re qualunque m'accoglierà nella sua reggia.... Così mi basterà gabbare

sempre una persona sola!... Ma sarò forse felice allora?... potrà mai

esser felice chi pensa, e nel pensiero, che è buio, profonda la sua

anima che è desiderosa di luce?... Ma nemmeno chi tien l'anima sua

dentro un tino, potrà mai fare ch'essa goda!... No! no! anche quel re

non è felice.... E neppure quel povero vecchio potrà mai saggiare la

felicità.... dacchè ama!... Il grande Lino ha la Gloria!... è vero:

però il mondo non sa perchè lo seguono così manse quelle belve....

Ma perchè egli, da sè, si strappa la sua immensa anima dal petto,

e con quei brandelli sanguinolenti, le sfama, via facendo!... E che

è anche la Gloria.... quando si debba pagare con tanto strazio?...

La vita, per esser felice, deve, prima di tutto, esser facile!...

Potrebbe mai ridere Lino per la sua Gloria?... E io.... se un giorno

anche l'avessi!... potrò mai riderne di limpida gioia?... Orione....

Orione solo! può ridere della sua Gloria che nulla gli costa!... la

Terra è madre sapiente: gli ha dato bellezza, forza e salute, senza

risparmio.... ma tanta anima appena quanto basta per vivere.... e nulla

più!...

SCENA QUINTA.

LA NUTRICE,

di fuori:

Vedi? non m'ero ingannata, no, figlia mia! ho l'occhio del gatto,

io!... era una piccola casa, questa che biancheggiava tra le querce!

Matusio guarda donde viene la voce.

MEROPE,

di fuori languidamente:

Aspettami, nutrice.... Ohimè!... le mie gambe si piegano....

LA NUTRICE,

entrando e sostenendo Merope affranta:

Vieni, vieni! siedi qua in terra.... così.... Appoggia il capo a questo

tronco.... Io andrò e chiederò ricovero.

MEROPE:

Non mi lasciare, nutrice.... ho paura.... Che gente sarà quella che

abita là dentro?

LA NUTRICE:

Non possiamo esser lontane da Tebe.... e, a quel che se ne dice, non

dovrebb'essere una piccola casetta come questa?...

Merope apre i suoi grandi occhi sulla nutrice.

Non sei più stanca eh? bricconcella! se pensi che là dentro potrebbe

anche dormire il tuo Orione, e sognarsi di te....

MEROPE,

udendo un lieve rumore prodotto da Matusio che si leva

nell'ombra della sua quercia:

Taci!...

La nutrice guarda anch'essa tremando.

MATUSIO,

apparendo nella luce della luna:

Chi cerca di Orione?

Le donne si stringono impaurite.

Questo è appunto il suo bosco, e quella è la umile dimora dove volle

Giove far nascere tanta grandezza!

LA NUTRICE:

Dici il vero?

MEROPE:

Ah! gioia!

LA NUTRICE:

Ma tu chi sei?

MATUSIO:

Io?... Sono Matusio! astrologo medico e indovino, caro al grande Orione.

LA NUTRICE:

Oh che gran fortuna! Ti prego allora.... destalo e digli che Merope è

fuggita dalla sua alta reggia di Chio, e per mille pericoli e fatiche è

qui giunta con la sua fida nutrice, e gli chiede perdono e amore!...

Matusio rimane inebetito.

Che fai?... perchè indugi?... temi la sua ira, forse?... Parla!...

MATUSIO:

Orione non è qui. È nella foresta con Diana a lieto convegno.... ma....

MEROPE:

Ahimè! son perduta!...

Sviene.

LA NUTRICE,

subito accorrendo:

Misera!...

a Matusio:

Che dicesti mai!

MATUSIO:

Nulla da temere! ho qua un profumo da me preparato, di sicuro

effetto....

Si fruga in seno e ne toglie una conchiglietta.

Ma.... parlo.... e pur non so se io sogno.... È Merope questa, figlia

del re Enopione....

LA NUTRICE:

È Merope. Ma dà qua il profumo.

MATUSIO,

scansandosi:

Merope?... Ma non ama essa perdutamente un poeta della sua terra?...

LA NUTRICE:

Lo amava, la sciagurata.... ora non l'ama più! Ma presto. Dammi!

MATUSIO:

E da quando non l'ama più?

LA NUTRICE:

Dal giorno che Orione lasciò la nostra isola.

MATUSIO:

Che dici?... Ma ella non sa allora...?

LA NUTRICE,

spaventata:

Di che?

MATUSIO:

Della vendetta atroce che Orione s'è presa...

LA NUTRICE:

Tu dici di quando ritornò d'un tratto nella reggia.... mentre tutti lo

credevamo morto.... e dinanzi al re....

Rasserenandosi:

Ma se fu appunto perch'ella vide, allora, stando nascosta....

MATUSIO,

mettendo il suo profumo sotto il naso di Merope:

Oh! Dèi immortali!... che maravigliosa creatura vostra è la femmina!...

Rinvieni.... Rinvieni!... Che una così pura luce non s'abbia a

spegnere!

LA NUTRICE:

Lode agli dèi!... Merope!... Merope!

MATUSIO:

Riapri le ali del tuo amore, o fanciulla regale!... Orione ritornerà, e

farà presto a dimenticare la dea nelle tue braccia!...

SCENA SESTA.

Si odono nella foresta sghignazzi satireschi e rumore di

gente armata.

LA NUTRICE:

Ah! Questa volta non c'è più dubbio! Riconosco le voci dei soldati,

Merope!

MATUSIO,

tremando subito:

Di quali soldati?

MEROPE,

balzando in piedi:

Ci hanno inseguite!

Attaccandosi a Matusio:

Per pietà, nascondimi tu! nascondimi!

LA NUTRICE:

No no! vieni con me qua tra le viti....

A Matusio:

E tu usa ogni arte per disviarli....

A Merope:

Non tremare così, figlia mia!...

Escono. Matusio avanza un po', tremando, ma come vede

apparire Zeto seguito da un soldato armato d'arco e di scudo,

corre ratto a nascondersi dietro la più gran quercia di

destra.

ZETO,

che avanza con altrettanta paura, al soldato, con la sua voce

di eunuco:

Tu rimani, e non ti muovere di qua.... Ma se io ti chiamo in aiuto,

intendiamoci, e tu allora sii pronto come un leopardo sulla preda....

eh?....

Avanza verso la porta in punta di piedi.

Ci siamo! ecco l'insegna dell'osteria.... una coda di volpe.... è

proprio qui....

Raccoglie di terra un sasso e fa per picchiare alla porta.

Se non fosse quella maledetta stretta che mi diede....

Toccandosi il collo:

sento che avrei adesso un coraggio da leone!... Ma su su, Zeto....

conduci questa impresa da par tuo.... Se la destra non basta.... ecco

le mandiamo in aiuto la sinistra!

Afferra con la sinistra il polso della destra, e battuti

rapidamente tre colpi, fugge subito vicino al soldato.

È fatto!

Al soldato:

Ho bussato forte eh?

Nessuno risponde.

La casa è disabitata forse?... che te ne pare?... possiamo ritornare

indietro. Quel che si poteva fare si è fatto.... non è così?

IREO,

aprendo piano piano la finestruccia e guardando giù:

M'era sembrato di sentir bussare.

ZETO:

Ah!... questo è certo il vecchio oste Ireo.... la sua barba lo dice!...

Coraggio dunque!...

Facendosi avanti e strillando come una gallina:

Sei tu l'oste Ireo, padre terrestre del divino e altissimo Orione?

IREO,

come trasognato:

Son io.

ZETO:

In nome del grande e potente re Enopione ti parlo: il quale dalla

sua alta reggia di Chio è partito, per rendere il meritato omaggio

al maraviglioso Orione. Il figlio di Bacco offre al figlio di Giove

la sua diletta e unica figlia Merope in isposa, e gli porta doni di

incredibile prezzo, e depone ai piedi suoi la sua temuta corona.

IREO,

nella massima confusione:

Ohimè.... Trochilo!... E lévati una volta!

Ritirandosi:

Non senti che cosa ci dice questa femmina?...

LA NUTRICE,

riapparendo da sinistra con voce soffocata:

Zeto!

Zeto fa un salto indietro.

Zeto!... son io che ti chiamo: appréssati.

ZETO,

sbirciandola:

Eh?! Impossibile!

LA NUTRICE:

Son io, ti dico!

ZETO:

Tu qui?!

LA NUTRICE:

Sì sì.... ma odimi:

Concitata:

in questa borsa ci sono i più ricchi monili di Merope.... Son per te;

ma dimmi subito se quel che ho udito non è un nuovo inganno del re....

ZETO:

È sacra verità al cospetto degli dèi!

LA NUTRICE:

E come...?

ZETO:

«Come come come».... Come non so!... Certe cose non si possono

capire!... So che l'augusta nostra regina Domale ha voluto, ora, tutto

questo. Lei ha fatto partire il potente nostro re Enopione, e gli ha

detto, dinanzi a me, che non ardisse mai di ritornare senza portarle un

così amabile genero!

LA NUTRICE,

volgendosi a sinistra:

Merope! allegra!

ZETO,

saltando di gioia:

È qui Merope con te?! E vuole Orione anche lei? La battaglia è vinta.

Niente più paura di busse!

La nutrice tira Zeto fuori della scena verso Merope.

SCENA SETTIMA.

Mentre già si è aperta la porta dell'osteria e ne sono usciti

Ireo e Trochilo i quali ristanno maravigliati; ecco giungere

da destra il corteo di Enopione. Vestito di una amplissima

veste color del vino, redimito d'oro e di pampini, il figlio

di Bacco è disteso sopra una grande lettiga d'oro portata da

quattro satiri: gli cammina allato il cerimoniere Cissibio:

seguono soldati in arme, schiavi con anfore capovolte,

baccanti e satiri abbracciati, e vispi satirelli. Certi

schiavi portano torce.

ENOPIONE:

Fermi tutti!

Tutta la sua gente si ferma impaurita tra gli alberi della

foresta.

Che cos'è quella roba là.... che si muove?

Tutti guardano.

CISSIBIO,

inchinando la sua larga testa biondiccia e calva dalle

orecchie di satiro:

O mio re!... Zeto con due femmine!

ENOPIONE:

Zeto con due femmine? E che se ne fa?!..

Gridando:

Zeto! hai forse ritrovato in Beozia quello che a Chio hai perduto?...

Ti par giusto che queste due femmine sprechino il tempo loro intorno

alla tua pancia invalida?

Ride, e Cissibio fa eco a ogni sua risata.

E non paiono brutte, per Giove!

I satirelli si affollano intorno alla lettiga, alcuni vi

saltano sopra e gli sussurrano nelle orecchie.

Portale qua da me, dunque!

Zeto e le donne, ridendo tra loro, ritornano e

s'inginocchiano a capo chino dinanzi a lui.

Alza.... alza gli occhi, bella!

Allungando una mano per alzare il mento di Merope:

È un maraviglioso re, Enopione!... merita d'esser veduto!...

Mentre corre per i soldati e gli schiavi un gran riso

soffocato, il re e il cerimoniere guardano, attraverso il

velo

dei loro occhi briachi, il volto di Merope alla luce delle

torce. A un tratto i satirelli fuggono dalla lettiga;

Enopione si fa serio: guarda fisso, raccogliendo le vagabonde

forze del suo cervello, e la maraviglia sembra quasi terrore

sulla sua faccia affocata.

MEROPE,

con un carezzevole e trepido fil di voce:

Merope sono, sì, padre mio! Non t'è caro forse, ch'io t'abbia seguito?

ENOPIONE:

Seguito?

MEROPE:

Sì, padre!

ENOPIONE:

Seguito?!

Si guarda attorno. Cissibio stringe le spalle e allarga le

braccia.

Vedi un po', Cissibio, come fa male ber vino risciacquato?... Io

giurerei che questo si chiama precedere, e non seguire.

ZETO:

Lungo e arduo sarebbe, o mio gran signore, disquisire ora attorno alle

differenze impalpabili che passano tra il precedere e il seguire. Ma

certo è che cento uomini armati non mi darebbero tanto coraggio quanto

la presenza di questo delicato germoglio della tua divina pianta,

mentre si attende il terribile Orione!

Enopione guarda Cissibio.

CISSIBIO:

A me sembra che Zeto dica molto bene!

ENOPIONE,

abbracciando con enorme commozione il capo di Merope:

Figlia mia!... Figlia mia dilettissima!... Tenero scudo contro cui

s'infrangerà dolcemente l'ira d'Orione!... Tu sola! Tu sola mancavi

alla nostra impresa!... Ecco! Sento già gorgogliare dentro il sangue

l'antica fierezza!... Su!... alla buon'ora, dov'è questo Orione? Si

cerchi questo Orione!

ZETO:

È là, dinanzi a te, la casa di Orione. E quel vecchio dalla gran barba,

quello è l'oste Ireo.

ENOPIONE,

volgendosi verso la porta dell'osteria, di dove Ireo e

Trochilo non si son mossi:

Oste Ireo!... Oh là! dunque! apri allegramente la tua cantina alla mia

gente che ha sete! La festa dev'esser degna! Venga il bravo Orione, e

io farò queste nozze in un batter di ciglio!

IREO,

con voce tremante, mentre Trochilo lo istiga a parlare:

O potente re.... il mio Orione era pur dianzi qui.... ma ora.... non

so....

Chiamando:

Orione!... Ma non può star molto a tornare.... Orione!!..

ENOPIONE:

Orione non c'è?... E allora apri la tua cantina lo stesso! e si beva

per le nozze di domani!

IREO:

Sia fatta la volontà tua. Di vino ce n'è per oggi e per domani!

Invitando la gente con batter le mani:

A bere, allegramente, figliuoli!

Tutti gli si precipitano dietro con gran rumore, lasciando

solo il re. Enopione ride beatamente a questa pazza fuga: ma

quanto più il romore si allontana e si sprofonda, tanto più

la sua faccia si fa seria e tetra. Poi che il vento soffia

nella foresta e qualche foglia cade, egli è preso da un folle

spavento. Matusio lo spia un momento, poi passandogli dietro

furtivamente, corre in cantina.

ENOPIONE:

Cissibio!... Cissibio mio!... perchè non dici niente? Zeto! grida

per Giove.... Non sapete dunque che ho paura del buio, se non vi

sento?!.. Dove siete?... Merope!... almeno tu Merope!... non mi lasciar

piangere.... ridi, ridi, ridi!!

Disperatamente:

Ma che cos'è dunque questo insoffribile silenzio?!

Da sinistra appare Matusio che porta a gran fatica una grossa

anfora.

MATUSIO,

con enfasi sacra:

Oh! mirabile prole divina!... Una gran voce s'ode uscir di qua

dentro.... e ti chiama a nome!... Sembra la voce del padre tuo

immortale!

ENOPIONE,

pieno di stupida maraviglia, accosta l'orecchio all'anfora:

s'accende subitamente la gioia nel suo volto:

È, sì!... È la gran voce di lui, che mi consola!!

Abbraccia il collo dell'anfora e vi attacca la bocca con

folle bramosia. Matusio ride. L'allegro sciame dei satirelli

sbuca dall'orto facendo capriole, mentre cala lentamente la

tela.

FINE DEL SECONDO ATTO.

ATTO TERZO.

Notte. In terra a sinistra, intorno al trogolo rovesciato, è

preparato un convito rustico. Sopra sette grossi sassi disposti

in semicerchio, e coperti di sette pelli di tigre, sono le patere

per ciascun convitato; tutte di legno, tranne quella di mezzo ch'è

d'oro. Torce piantate in terra illuminano la scena.

SCENA PRIMA.

Mentre si alza la tela, Cissibio, lasciati tre schiavi con

anfore vicino al trogolo, va verso il fondo, donde entra

uno schiavo con una corba ricolma di pampini, e lo fa sedere

vicino alla porta dell'osteria.

TROCHILO,

da sinistra, curiosando:

Che maraviglia! Si sarà mai veduta al mondo una simile imbandigione?

PRIMO SCHIAVO:

E che ci trovi di bello?

TROCHILO:

Tu scherzi.

SECONDO SCHIAVO:

Che direbbe se venisse nella nostra reggia?

TERZO SCHIAVO:

Io dico che cascherebbe morto dalla maraviglia!

PRIMO SCHIAVO:

Vedi quella tazza del re?

TROCHILO:

Sicuro che la vedo!

PRIMO SCHIAVO:

Ebbene: ce ne sono cento, nella nostra reggia, tutte d'oro così!

La nutrice traversa la scena da sinistra a destra. Cissibio

la prende per la veste e la trattiene con grasse celie.

TROCHILO:

Tutte d'oro?!

TERZO SCHIAVO:

Altro che tazze! Nella nostra reggia ci son dieci anfore d'oro grandi

come questa!

SECONDO SCHIAVO:

E cento piatti grandi d'oro, così!

TERZO SCHIAVO:

E i piedi della gran tavola, tutti d'oro massiccio!

PRIMO SCHIAVO:

Bisogna compatirti, perchè tu non conosci le bellezze della vita! Io,

vedi? se me la regalassero questa spelonca, piuttosto che star quassù,

vorrei rimanere a Chio, schiavo come sono!

TROCHILO,

avvicinandosi e guardando le spalle vergate del Primo

Schiavo:

E.... le fruste.... che lasciano così begli striscioni, sono anch'elle

d'oro?

Gli altri Schiavi ridono del Primo.

IREO,

da fuori:

Trochilo! Trochilo!... ti verrò a prendere col bastone, se tu mi

riscappi via di cucina!

Trochilo fugge da sinistra mentre tutti ridono di lui.

LA NUTRICE,

divincolandosi dalla stretta di Cissibio che traballa ma si

regge alla sua veste:

Lasciami andare!

CISSIBIO,

acceso in volto e pieno di libidine:

E tu dimmi di sì!... questa volta farò meglio il fatto mio!... Zeto

m'ha insegnato cert'erba che da noi non cresce, e fa miracoli!...

LA NUTRICE,

tappandogli la bocca:

Taci, vecchio porco selvatico: ecco Merope!... Non trova pace,

poverina, nell'aspettare, vedi?... ogni cosa che tocca sembra che la

bruci!

SCENA SECONDA.

MEROPE,

entrando da destra:

Oh! nutrice mia! aprimi le tue braccia....

Attaccandosi al collo della nutrice:

Il sole è già alto ormai.... e risplende per tutti.... soltanto per me

è notte ancora!

Piange.

LA NUTRICE:

O dèi! che risento!... Ma questa è una frase del tuo poeta!... No, no!

non piangere, bella Merope: pensa che quando poi verrà la notte e tutti

staranno al buio.... allora quel sole che tu aspetti, starà alto per te

solamente!

Cissibio ride, Merope sorride. Si ode Enopione ridere

sgangheratamente dentro l'osteria.

CISSIBIO,

correndo subito verso lo schiavo che tiene la corba dei

pampini:

Ecco il re! Schiavo! mano alla tua corba! lesto!

Inchinandosi.

Che la vite di Beozia distenda il suo mantello ai piedi del potente

figlio di Bacco!

ENOPIONE,

traendosi, uno per mano, Zeto e Matusio accesi in volto e

arruffati:

Ecco là.... ecco là!

Insegnando Merope:

Merope ha da decidere la vostra quistione!

MEROPE:

Io?!

CISSIBIO,

avvicinandosi:

Delicata quistione, certo!

LA NUTRICE:

Sentiamola!

MEROPE:

Ma, di che si tratta, padre mio?

ENOPIONE:

Si tratta dell'arte di fare figli maschi o femmine a piacere!

Tutti ridono.

Ambedue son d'accordo nel sostenere che la cosa è possibile....

ZETO e MATUSIO,

a un tempo:

Sicuramente!

ENOPIONE:

.... e ambedue sono d'accordo nel sostenere che dipende tutto dalla

accortezza della donna!...

ZETO e MATUSIO,

a un tempo:

Sicurissimamente!

ENOPIONE:

.... ma dove non possono andar d'accordo....

ZETO e MATUSIO,

a un tempo:

Con un simile somaro!

Con una bestia come questa!

Merope raddoppia l'attenzione.

ENOPIONE,

scandendo le parole:

.... è nel modo.... di quell'accortezza!... Ora a te figlia: chi vuoi

udire tu, di lor due?

MATUSIO:

Odi me.

ZETO:

Me odi, ch'io dico giusto.

MATUSIO:

Questi arzigogola col suo zuccone, e io ho studiato vent'anni in Caldea!

ZETO:

Di' su! quanti maschi hai fatto nascere?

MATUSIO:

Più di cento almeno!

ZETO:

Puff!... e io più di mille!

MEROPE:

Perchè gridate così, saggi miei? Io vi voglio udire tutti due.... e poi

scegliere quel modo che più mi garberà!... Venite.

S'avvia verso destra circondata dalle moine dei due indovini.

LA NUTRICE,

accompagnandosi ai tre:

Anch'io voglio imparare!

ENOPIONE:

Sta qua, mio biondo Cissibio! A noi basta sapere con quali arti si

invecchi il vino e si mantengano i troni.

MEROPE,

battendo rabbiosamente un piede in terra:

Ma perchè sempre tutti due a un tempo? Non potrò mai capir nulla!...

Parli Matusio prima, e tu taci ora, Zeto!

A Zeto s'attacca la Nutrice avida di sapere.

MATUSIO,

trionfante, camminando lentamente sempre:

Dicevo dunque, o bellissima Merope, che bisogna prima di tutto sapere,

come avvenga che l'uomo e la donna....

ENOPIONE:

Da bere!

CISSIBIO:

La tua tazza è qua.

ENOPIONE:

Bevo all'anfora!

Il Primo Schiavo porge l'anfora alla bocca del re, che,

seduto, beve avidamente e lungamente.

SCENA TERZA.

Entrano da sinistra Ireo e Trochilo che portano, a fatica, il

cinghiale cotto infilato allo spiedo, verso il trogolo.

MEROPE,

rispondendo alle premesse di Matusio:

Ma queste son tutte cose che so da un pezzo! Vieni al modo.... al

modo.... presto!

Escono, seguiti da Zeto che parla alla nutrice.

IREO:

È veramente bella la sposa del mio Orione, non ti pare?... Ha negli

occhi una così gran tenerezza, ch'io giurerei ch'ell'è più innocente

d'una nidiata!

ENOPIONE,

allontanando finalmente l'anfora e asciugandosi la bocca con

la sua rossa veste:

Oste! sai che a digiuno, questo tuo vino, è sincero néttare?

IREO,

inginocchiandosi con Trochilo:

Orione · 第 2 / 3 段