ORIONE
TRAGEDIA IN TRE ATTI
DI
ERCOLE LUIGI MORSELLI
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
17.º migliaio.
PROPRIETÀ LETTERARIA.
_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati
per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._
Per ottenere il diritto di rappresentazione rivolgersi
esclusivamente alla SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI
(Milano, Corso Venezia, 6)
Milano, Tip. Treves — 1921.
PERSONE:
ORIONE.
MATUSIO.
IREO.
TROCHILO.
ENOPIONE.
ZETO.
CISSIBIO.
SCHIAVI.
SOLDATI.
SATIRI.
SATIRELLI.
MEROPE.
NUTRICE.
MIRRINA.
SCHIAVA.
BACCANTI.
SCENA.
A mezza costa d'una montagna della Beozia, sopra la valle dell'Ismeno,
non lontano da Tebe, e proprio là dove finisce un millenario bosco di
quercie e incomincia la piccola vigna del vecchio Ireo.
A sinistra, mezzo coperta di pampini e di grappoli da terra promessa,
l'osteria d'Ireo, con al fianco lo stecconato dell'orticello.
Nel fondo, una balza pietrosa; oltre la balza, vette di cipressi e di
quercie si disegnano sul cielo sereno. Nella sinistra metà della scena,
presso le prime viti della vigna, è un gran trogolo scavato nel tronco
d'un cipresso.
A ogni alitar di vento nella foresta, cadono foglie morte.
ATTO PRIMO.
All'alba.
SCENA PRIMA.
TROCHILO,
mentre risciacqua certe anfore da vino:
Piangi ancora, padrone?...
IREO,
rimanendo com'è, seduto sotto la quercia di destra, col viso
nascosto nelle mani:
Risciacqua a modo codeste anfore, Trochilo! S'io pianga o rida, t'ho
detto, è cosa mia.
TROCHILO:
Meno male! Sento dalla voce che non piangi più.... Ma ti vedo passare
così tristi giornate, che mi fai pietà.... tanta.... proprio....
IREO:
Se tu cianciassi meno, e lavorassi meglio!
TROCHILO:
Sono vent'anni che tu m'hai comprato, e tu mi trattasti sempre
umanamente.... È giusto che ti chieda perchè....
IREO:
Che io possa esser mangiato dai cani, se ci fu mai servo più intrigante
e cocciuto di te!
TROCHILO:
Come si potrebbe dir colpa, per un servo, essere affezionato al
padrone? Che male ti faccio?
IREO:
Conteggio le spese che dovrò fare per le provviste.... e penso se pur
mi basteranno i denari che ho, e tu mi disfai le somme nel capo col tuo
chiacchierare....
TROCHILO:
Padrone! Ingannare è da servi! Giurerei che non pensi a denari nè a
spese.... Facesti un affare d'oro, comperando tutto il vino di quel
matto riccone di Cremete!... che t'è costato poco.... e regge l'acqua a
maraviglia....
IREO,
afferrando il bastone, non senza lanciare una occhiata
timorosa alle finestre della sua osteria:
Ti romperò gli stinchi!...
TROCHILO,
continuando subito più forte:
È amabile come il miele il tuo vino.... e non fa male nemmeno a berne
un'anfora intera!... ma non mi dire che pensi a' denari, padrone! Tu
n'hai fatti tanti quest'anno, da comprare un podere! E poi.... credi
tu ch'io mi sia dimenticato di dieci anni fa? Allora ne avevi davvero
pochi di denari!... ma io ti vedevo sempre contento! Egli è che allora
Orione era un fanciullo.... e passava le giornate qui a giocare.... E
guai a te se t'addormentavi seduto su codesto sasso!... ti saltava ad
un tratto a cavalcioni sul collo, ti ricordi?... e tenendosi alla tua
barba, e tempestandoti il petto di calci, gridava agli altri ragazzi
che spiavano da lontano: «Venite, venite, il leone è domo! venite
senza paura, toccatelo!...» e tu lo lasciavi fare finchè voleva.... è
vero?... è vero?
IREO,
sorridendo mestamente:
È vero!
TROCHILO:
Ti contentavi di molto poco allora! e se per caso ti coglieva qualche
brutto pensiero, chiamavi il tuo Orione.... e ti bastava carezzare quei
capelli, carichi sempre di fango, perchè tu ritornassi beato!... E mi
ricordo bene che, quando Orione incominciò a prender gusto alla caccia,
tu ti divertivi a fabbricargli frecce e reticelle; e ogni sera, come
ritornava carico di selvaggina, si facevan cene ghiotte e allegre!...
Ma quando le reticelle non gli bastarono più, e volle grandi reti
per le fiere e lance e iacoli avvelenati, tu incominciasti allora a
tremare per lui!... Me ne ricordo bene sai.... La prima notte che passò
fuori per aspettare il leone, fu anche la prima volta ch'io ti vidi
piangere.... Di' la verità: non era quella la prima volta che piangevi,
da quando t'era spuntata la barba?
IREO:
E per chi avrei potuto piangere prima d'allora?
TROCHILO:
Lo so bene che hai amato quel ragazzo solo al mondo, e l'hai amato d'un
amore da mamma!... Ma io pagherei a sapere se quando Giove e Nettuno
e Mercurio ingravidarono la Terra per darti un figlio, non pensavano
a quel che facevano.... oppure vollero proprio divertirsi alle tue
spalle....
IREO,
interrompendolo:
Che bestemmi, ciarlone?
TROCHILO,
continuando:
Ma ti pare ben fatto, a un buon oste come te, appioppare col nome di
figlio, un simile spavento d'eroe, distruttore di fiere e di mostri,
stupratore di ninfe.... Alla larga da simili grazie divine!...
Non cambierei la mia tetra vecchiaia di schiavo, vedi? con la tua,
padrone.... che tu passerai amando chi non t'ama.... e piangendo per le
pazzie d'un figlio che non è della tua carne, e non ti chiama nemmeno
babbo!
IREO:
Oh! No, no, no! Tu ti sbagli di grosso! Orione non mi dimostra amore,
è vero.... ma pure ama il suo vecchio Ireo, che gli ha fatto da
nutrice.... e ancora vedi?... qualche volta.... s'addormenta, quando
gli parlo io.... come faceva da piccolo! Taci, taci! mi dicessero
soltanto che è vivo e che ritorna presto, sarei oggi più felice di
Giove!... Ah! s'io sapessi leggere nelle viscere calde delle vittime!
come fanno gli indovini!...
TROCHILO:
A quest'ora avresti già sbuzzate tutte le tue pecore!
IREO:
E càpitano mercatanti, ricchi mattacchioni, meretrici, cacciatori,
ladri, innamorati, a questa mia bicocca affumicata.... vi capitarono
financo que' tre dei, e s'ebbero a lodare di me!... e mai non mi fu
dato d'ospitarvi qualche saggio indovino...
SCENA SECONDA.
Un allegro scoppio di risa e di parole femminili, che vien di
dentro l'osteria, interrompe Ireo.
TROCHILO:
Ah! ah!... senti che riso limpido, padrone?... non ti scema il peso
degli anni?
IREO:
Pensa ai casi tuoi e lascia in pace le mie ossa.
TROCHILO:
Se penso ai casi miei, e' m'avvedo allora di non essere tutto
schiavo!...
Le risa si rinnovano più vicine.
Senti, senti! È già un'ora che s'è levata la bella Mirrina di Tespi! I
suoi servi dormono ancora tutti. Io dico, padron mio, che tali donne, a
dormir sole non ci si ritrovano!...
MIRRINA,
affacciandosi felice:
Servo! presto! desta la mia gente: che tutto sia pronto per far viaggio
nel tempo ch'io discendo!
TROCHILO,
uscendo a corsa da sinistra:
Corro!
MIRRINA,
continuando, a Ireo che s'è subito levato:
E tu non far conto della spesa, oste: tieni la mia borsa con quel che
c'è! Tanto che me ne faccio più io?... Da questa sera siederò alla
mensa del re di Tebe!
Dispare ridendo.
IREO,
raccatta la borsa, la vuota e conta:
Due, quattro, sei, otto, dieci.... dodici, quattordici! sedici!
dieciotto!... più che non mi sia costata tutta la cantina!
MIRRINA,
apparendo dall'uscio dell'osteria, alla schiava che porta un
prezioso involto sul capo:
Hai dimenticato nulla? Va, e chiamami appena tutto sia pronto.
La schiava esce da sinistra.
IREO,
andando verso Mirrina con profondi inchini:
Permetti che anch'io goda della tua gioia, bella Mirrina, poi che
tu sei stata così generosa con me.... e perdona a un vecchio oste
curioso.... Ma chi mai ti portò, a mia insaputa, un così provvido
messaggio dalla reggia di Tebe?
Trochilo sopraggiunto, udite queste ultime parole, ascolta
avidamente.
MIRRINA:
Niente messaggi! Niente messaggi!
IREO:
E allora...? come mai...?
MIRRINA:
Ho fatto un sogno, vecchione mio, ma così strano.... così oscuro....
IREO:
E se così era, come lo potesti intendere?
MIRRINA:
Un indovino famosissimo, da Venere certo messo sul mio cammino, me l'ha
spiegato!... or ora!... là!...
TROCHILO,
subito battendo la spalla di Ireo:
A te quello che cerchi!
IREO,
sbalordito:
Un indovino? hai detto?... Qui?!.. Ma dove? ma quando?... Perdona,
bella Mirrina.... non son anche pronte le tue genti.... dimmi di
lui.... dov'è.... come gli parlasti.... come....
MIRRINA:
Odimi. Stamane, assai per tempo, son uscita a passeggiare nel bosco,
tutta ancora sbigottita per lo strano sogno che m'aveva destata. Sotto
un vecchio lauro lassù, mi son seduta; e alla mia fedele schiava,
raccontavo il mio sogno.... Te lo dirò: m'era parso, figurati!... di
vedere due galline....
TROCHILO:
Ah!
MIRRINA:
.... e ciascuna con un serpentello al collo, venire contro a un gallo
che aveva due creste d'oro....
IREO:
Uh!
MIRRINA:
Ogni gallina s'attaccò col becco a una delle creste d'oro....
TROCHILO:
Ah!
MIRRINA:
Allora il gallo incominciò a fuggire su per un'erta verde....
IREO:
Uh!
MIRRINA:
.... e a me, ora, pareva di stare tutta nuda....
TROCHILO:
Aaaah!
MIRRINA:
Sì!... seduta sulla cima di quell'erta; e di guardare di lassù il gallo
che saliva a corsa, starnazzando l'ale, traendosi via le due galline
furibonde....
IREO:
Uuuuh!
MIRRINA:
Quando, tutt'a un tratto, senza che io ne temessi per nulla, ecco il
gallo entrò e disparve dentro il mio ventre!...
TROCHILO:
Oh!
IREO:
Oh?
MIRRINA:
.... e si liberò così di quelle due galline, che subito caddero morse
dai serpentelli che avevano al collo!
TROCHILO:
Il gallo dentro? Che bellezza!
IREO:
E le due galline di fuori?!
MIRRINA:
Sì! sì!... Ma non avevo appena finito di narrar questo sogno, che una
voce mi dice: «Buon per te! un tal sogno è di mirabile presagio!» Oh!
che voce! che voce divina!...
IREO:
Qui presso?... l'indovino?!.. Ah! è certo che l'ha mandato Giove, per
me!
A Trochilo:
Va, corri al vecchio lauro e vedi se c'è ancora.... corri dunque!
Trochilo va correndo dentro l'orto, ma subito si ferma a
bocca aperta:
MIRRINA,
continuando, a Ireo:
È vestito alla maniera d'Oriente! Oh che grande indovino egli è,
vecchione mio!... Che grande indovino!
IREO,
scorgendo Trochilo:
Che la sfinge t'ingoi! Vuo' tu andare sì o no?
TROCHILO,
tornando, con un dito sulla bocca:
Sssss! l'ho visto. Gira per l'orto.
IREO:
Per l'orto mio!... Oh!... che gran gioia! che gran gioia!
A Mirrina:
Narra, narra.... che dicesti allora tu a così grand'uomo?... Insegnami.
MIRRINA:
«Tu sei certo il portentoso Tiresia», gli dissi «capace di scatenar
tempeste per forza di magia?» ma egli subito: «Gli dèi ti guardino
sempre da simili ciurmatori!» «Ma allora dimmi il tuo nome?» pregai;
ed egli, con una voce ch'io non potrò mai più dimenticare: «Sappilo
dunque, io sono Matusio!...»
Trochilo guarda Ireo, il quale a sua volta guarda
interrogativamente Trochilo, mentre Mirrina guarda l'uno poi
l'altro maravigliata.
IREO:
Matusio?
MIRRINA:
Matusio.
TROCHILO:
Matusio?
MIRRINA:
Matusio, sì! Strano! anche voi ignoravate il nome di questo grande
indovino che gli stessi dèi temono, per il suo potere!... Pure io, ora,
non dubito punto ch'egli non sia il più grande indovino del mondo!...
Ha letto nel mio sogno come in una pietra scolpita! e di tutto m'ha
data ragione, e ancora m'ha dimostrato in modo certo, che nessun'altra
donna.... nessun'altra, capite? mai! potrà tenere nelle sue mani
l'austero core del re Pénteo!
TROCHILO:
Ma come puoi esser certa ch'egli abbia detto il vero?
MIRRINA:
Sciocco! potrebbe forse ingannarsi un tanto uomo?
TROCHILO:
Ma.... a quel che ho udito, dalla sua bocca sola hai sapute le sue
lodi....
IREO:
Scimunito! e a chi vorresti credere se non credi a lui!... Va, va! non
più ciancie, ch'io muoio dalla voglia di sapere del figlio mio.... Va e
fa che subito me lo rechi.
Trochilo va.
LA SCHIAVA,
da sinistra:
Tutti son pronti, bella padrona: aspettano te sola.
MIRRINA:
Ah!... Addio buon vecchione mio! Possa darti gioia il responso di
Matusio quanta a me.... che ne tremo tutta ancora!... e mi batte qua
dentro il core, nell'aspettare, come quando il pazzo Cremete mi rapì
dalla casa di mia madre.... e mi vestì tutta d'oro!
Ride.
IREO:
E tu parti con ogni mio felice augurio.... e ti sien rese grazie dagli
dèi, bella Mirrina!...
MIRRINA:
Addio!
Esce da sinistra con la schiava.
IREO,
sorridendo e salutando:
Addio! addio!
MIRRINA,
di fuori:
Colgo di queste rose, vedi?... ne incoronerò il mio re!
IREO:
Cogli, cogli, bella Mirrina!
MIRRINA,
allontanandosi:
Addio!
SCENA TERZA.
Attratto da strane grida che vengono dall'orto, Ireo si volge
subito da quella parte, mentre esce di là Trochilo, con nelle
braccia Matusio il quale si dibatte e grida risibilmente.
MATUSIO:
Ahi! ahi!... Lasciami, schiavo.... A chi mi porti! Stringi meno, per
Giove!... Bada: con una parola posso ridurti in cenere!... non osar
tanto, schiavo!...
IREO:
Che è mai questo?!
MATUSIO,
ancora a Trochilo:
Bada! ecco, tu hai destato il fido serpente che porto in seno! sálvati
se puoi!
TROCHILO,
lascia cadere Matusio e si fa tre passi lontano:
Alla larga!
A Ireo:
A te, padrone!
MATUSIO,
tastandosi le ammaccature:
Peste!... m'hai lasciato!
A Ireo:
Per un po' di fichi, così mi tratta questo tuo servo ribaldo!
TROCHILO,
alzando le spalle, a Ireo:
Che mi ordinasti? ch'io te lo recassi senza far ciance! ed io senza far
ciance l'ho recato! O non t'ho ubbidito a puntino?
IREO,
inviperito:
Ti spezzerò l'ossa de' bracci, se tu ti burli di me, lingua scellerata!
asino da bastone!... vorresti farmi credere ora, che questo ladruncolo
di fichi, sia il grande e famosissimo indovino Matusio?
MATUSIO,
aprendo il suo volto addolorato a un sorriso:
O Fama! Possibile?... Io che t'ho tanto cercata invano per il mondo....
e tu m'aspettavi in Beozia?!
TROCHILO,
rispondendo a Ireo:
Ch'egli mangiasse i tuoi fichi è cosa certa; s'egli indovini è da
vedere!
MATUSIO,
a Ireo che lo guarda trasognato:
Son io sì, son io veramente quel famosissimo indovino Matusio, cui già
tutta la Beozia onora, a quel che vedo.
IREO:
Tu?... Tu sei che or ora hai predetto alla cortigiana Mirrina...?
MATUSIO:
.... gran fortuna presso il re Pénteo! Io, sì certo. Matusio! il grande
Matusio pari a gli dèi! Sì!
IREO:
Ah! Perchè non s'inabissa la terra sotto me....
Cadendo in ginocchio:
prima ch'io debba sopportare il tuo sguardo irato!... Ma ti vendicherò
sai: tu stesso sceglierai la tua vendetta sul corpo di quel vile
ribaldo!... E prendi anche su me vendetta, se vuoi.... sol che tu prima
mi dica se è vivo un figlio mio, che aspetto di lontano....
MATUSIO:
Taci, taci, buon oste, e lévati: tramontato il sole, terminate che
abbia le sue faccende, tu legherai le mani di quel mariolo a un ceppo,
poi, con una verga, le pesterai bene bene: tu darai senza paura nè
d'ossa nè di nervi, ch'io fui già prediletto scolaro d'Esculapio, e
molto più ancora so di scienza mia, sì che qualunque cosa tu rompessi,
per avventura, io saprei a maraviglia risanare.
TROCHILO,
a parte:
Peste a te, e a tutta la Caldea!
MATUSIO:
Dirò io quando basta. Ma tu, rinfrancati; e narra subito minutamente il
tuo caso.
IREO:
Ahimè! che dinanzi a una testa così grande la lingua mi trema nella
bocca.... e non saprò dire....
MATUSIO:
Parla, e cerca di non curare la mia presenza.
IREO:
Dunque.... devi sapere allora, o grande Matusio, ch'io son vecchio....
ma, anche da giovane, di nessuna cosa ebbi paura al mondo, quanto delle
donne....
MATUSIO:
Questa, noi saggi, consideriamo come la prima delle virtù che conducono
a perfezione....
Trochilo scoppia in una breve risata di scherno e Ireo gli si
rivolge contro inviperito.
Non ora, oste, ora è tempo che tu narri: Matusio t'ascolta.
IREO:
Dunque.... ti dicevo ch'io temevo le donne.... ragione per cui,
lasciai che la mia faccia s'aggrinzasse senza conoscere i loro baci.
Ma poi, quando ebbi toccato i settant'anni, ecco un'altra gran paura mi
prese, peggiore della prima.... la paura di morir solo, di veder tutta
questa mia roba nelle mani dei servi.... d'essere in odio, dopo morto,
all'Erebo stesso, per non aver lasciato nessuna creatura a piangere....
e passavo i miei giorni triste e sconsolato, rammaricandomi di non
avere un figlio che m'aiutasse nelle mie faccende, che imparasse anche
l'arte di piacere ai viaggiatori.... perocchè invecchiando si diventa
a tutti spiacenti.... che sapesse mantenere, me morto, il bel nome
d'onestà e di pulizia....
TROCHILO,
piano, tirando il mantello di Ireo:
Meno ciancie, padrone, e che vuoi tu che importi a Matusio dell'onestà
e della pulizia....
IREO,
piano, a Trochilo:
Davvero?... Aiutami tu, allora, Trochilo, o io non arriverò mai alla
fine!...
TROCHILO:
Già! perchè tu a sera mi bastoni!
IREO:
Te le darò più piano se tu m'aiuti.... ti toccherò appena....
TROCHILO:
Di' subito de' tre dèi e della grazia che chiedesti!
IREO,
volgendosi a Matusio, che guarda maravigliato:
Dunque.... ecco.... perdona.... ti dirò subito de' tre dèi, e della
grazia ch'io chiesi.
MATUSIO:
Tre dèi?! Che c'entrano questi tre dèi?
IREO:
Sì, o grande Matusio! tu devi sapere che, un giorno, vent'anni sono,
passarono di qui tre dèi.... Certo io non li avrei potuti riconoscere
se non me l'avessero detto loro.... ma io, siccome son solito fare con
tutti i viaggiatori.... asciugai i loro abiti bagnati dalla pioggia....
Trochilo tira il mantello.
Ah! mi son dimenticato di dirti che era d'inverno.... e poi....
MATUSIO,
interrompendolo:
Ma quali dèi erano essi? e come ti provarono d'essere quel che
dicevano? Difficilmente capita a dèi genuini di refocillarsi nelle
osterie: dubito molto che non fossero tre allegri burloni!...
TROCHILO,
solo:
Questa, intanto, non l'ha indovinata!
IREO,
tirando il gonnellino di Trochilo:
Ohimè! ora ho perduto il filo un'altra volta! Trochilo mio aiutami!
TROCHILO:
Vedi? Se tu del tutto mi levassi questo pensiero delle legnate....
IREO:
T'ho detto che ti toccherò appena!
TROCHILO:
Non mi basta.
IREO:
E tu aiutami, alla buon'ora, ch'io non ti bastonerò!
TROCHILO:
Ora mi piaci!... Di' dunque della grazia che chiedesti....
IREO,
battendosi rabbiosamente la fronte e volgendosi subito a
Matusio:
Dunque.... perdona o grande Matusio!... ecco ti dirò della grazia che
chiesi.... Cioè.... la chiesi, sì.... ma dopo che, di lor volontà,
m'ebbero dimandato qual grazia volessi, chè subito me l'avrebbero
fatta....
MATUSIO:
Ma i nomi di quei tre dèi, fa ch'io sappia....
IREO:
Ahimè! Ecco.... è vero.... sono a dirteli.... Oh! tre altissimi dèi
erano in verità!... pure non disdegnarono questa mia osteria....
TROCHILO,
piano a Ireo tirandogli il mantello:
Que' tre nomi!...
IREO,
a Trochilo:
Tu dici bene....
A Matusio:
Sì.... ecco.... dunque.... per esser brevi, essi erano: il gran padre
Giove, il romoroso Nettuno e il rapidissimo Mercurio.... Che venerati
sempre siano sulla terra!
MATUSIO:
Eh?!.. Mah! Prosegui il tuo racconto ch'io ogni cosa medito e peso.
IREO,
tutto felice:
Oh! gran Matusio!... Oh sapientissimo tra i sapienti!...
TROCHILO:
La grazia, la grazia!...
IREO:
Ecco.... ecco.... dunque.... pensai dentro di me.... è giunta l'ora
d'avere quello che ho sognato per tanti e tanti anni.... un figlio per
la mia vecchiaia!... e allora tolsi un vitello che tenevo nella stalla
e l'avevo comperato per ingrassarlo e rivenderlo.... e certo ci avrei
fatto buon guadagno....
Trochilo gli tira ancora il mantello.
e io lo presi e lo feci uccidere da costui, al cospetto di Giove, di
Nettuno e di Mercurio.... e poi senz'altro chiesi la mia grazia: un
figlio!
TROCHILO:
Oooh!...
IREO,
continuando:
E allora Giove m'ordinò ch'io scuoiassi il vitello e, presa la pelle,
ne fece subito una specie d'otre.... Ancora mi par di vedere, o
sapiente Matusio, le sue mani muoversi in quest'opera.... erano così
grandi.... e così candide!...
MATUSIO:
Ma sai che è appena credibile quel che narri?...
TROCHILO,
con entusiasmo:
E vidi anch'io tale maraviglia con gli occhi miei: quando Giove ebbe
acconciato il suo otre.... indovina un po' che cosa fece? tu che sei
indovino!...
IREO,
con impeto:
Lascia dire a me dunque!... che io so dire queste cose come van détte.
Ecco: com'ebbe accomodata a suo piacere quella pelle, il Padre degli
dèi, per primo, o grande Matusio, v'orinò dentro.... poi fece fare il
simile anche a Nettuno e a Mercurio....
Trochilo accompagna il racconto con gesti ammirativi.
poi ecco m'ordinò che io legassi forte la bocca dell'otre, e che subito
lo sotterrassi là, vedi? nell'orto mio; e che non prima di nove mesi
lo riscavassi, ch'io v'avrei allora trovato quel che cercavo!... Ahimè!
quei nove mesi quanto mi parvero lunghi!... più che tutta la mia misera
vita! Non dormivo la notte, se mi mettevo a pensare che la Terra aveva
dovuto restar gravida per me.... e io ero per impazzire dalla gran
paura d'aver mosso intorno a me, che son così piccolo, cose tanto
smisurate e terribili....
TROCHILO,
piano a Ireo:
Attento! e mi pare che tu sia per riperdere il filo, padrone!
IREO,
forte:
No, no! ch'io non lo riperdo più ora!... Bisogna pur che lo dica come
l'aspettavo, perchè si possa intendere il gran bene che gli ho voluto
e che gli voglio, a quel figlio mio!... Io non ho mai più veduto al
mondo un putto così bello! una capra l'allattò, sì.... ma tutto quello
che fanno le mamme, io solo gli feci con queste mie mani raspose.... e
finchè fu fanciullo, altro rifugio non ebbe che questo mio mantello....
Singhiozza.
Io ridevo a vederlo crescere presto sopra il mio fianco.... Invece....
avrei dovuto piangere!...
MATUSIO:
Ma necessita ora ch'io sappia il nome di questo figlio tuo che così
stranamente ebbe vita.
IREO:
Ohimè! è vero.... perdona.... oh! non ho faticato a trovarglielo. Lo
chiamai Orione....
MATUSIO:
Che sento? Orione hai detto? Del grande Orione tu parli?
dell'infallibile saettatore di cui il mondo ragiona come del dio della
caccia, terrore dei boschi e delle ninfe?...
Con un sottile sorriso di scherno:
Di tanto eroe fecero.... te padre gli dèi?!
IREO:
Lo vedesti dunque in lontane terre, oltre mare? sai nuove di lui?
dimmele!
TROCHILO,
solo:
Meglio assai che le sapesse e non le indovinasse!
MATUSIO:
No, mai non lo vidi: ma molto e dovunque ho sentito narrare di lui
grandi, anzi maravigliose prove.... e più d'uno, parlandone, lo giudicò
valente quanto Ercole, nel lottare con le fiere!... Vecchio veramente
fortunato sei tu, che d'un tal figlio puoi menar vanto, senza aver
dovuto come il bilioso Anfitrione concedere una bella moglie al piacere
di Giove!
IREO:
Oh! saggio Matusio!... Io non amo la mia fortuna perchè mi fa tanto
patire e piangere!... Io, invece, darei tutto quello che mi resta
da vivere perchè il mio Orione lasciasse d'inseguir tigri, donne e
serpenti.... e vivesse qui pacificamente, di questa poca roba che pian
piano, con tanta fatica, ho messo da parte per lui....
MATUSIO:
Pazzo! pazzo! Mille volte pazzo!... E la Fama?... ma non sai tu quel
che valga la Fama? non sai quanto strazio costi, una sua carezza
sola?.... Tu l'hai dinanzi, cieco? e non la vedi! Il tuo nome andrà
attraverso le età future con quello del grande Orione!... Ah! quanti
che invecchiano strisciando carponi, pur di trovare sulla sudicia
terra un qualunque miserabile segreto caduto agli avari immortali, non
invidieranno la tua rara sorte, vecchio!...
IREO,
con dolore:
No! No! saggio Matusio, non è questo, vino che giovi alla mia sete....
Aspettare mi brucia!... Voglio sapere.... sapere del figlio mio!
MATUSIO:
A piacer tuo, oste!... Orione è lontano?... e tu vuoi sapere di lui?...
Ebbene: io soglio seguire le orme di chi intraprese viaggi lunghi e
rischiosi, nelle viscere calde degli animali.
IREO:
Ho undici pecore nella stalla, e un ariete giovane: scegli tu quello
che più t'aggrada....
MATUSIO:
Dianzi, guardando dentro la tua stalla, vidi anche un castrato di
perfette forme.... non è del tuo branco forse?
IREO:
Egli è: ma non lo contavo.... perchè credevo che i castrati non fosser
buoni per simili uffici....
TROCHILO:
Anch'io ho udito dire questo, sempre!...
MATUSIO:
Chi ciò disse non era certo dell'arte. Fa che subito codesto tuo
servo vada, e lo uccida, e rechi qua le sue viscere intatte. Mentre io
leggerò in quelle, costui cocerà a vivo fuoco il castrato, versandovi
volta a volta olio e aceto in quantità.... Sogliono tutti gl'indovini
circondarsi di profumi atti a far lucida la vista, serena l'anima,
fervida la mente: ora il profumo del castrato, purchè sia cotto nel
modo che ho detto, produce appunto da sè solo tutti questi effetti su
me: ordina dunque che sia cotto rapidamente, e da quella parte....
Segna da sinistra.
sì che il vento me ne porti tutto il profumo.
TROCHILO,
a Ireo che ascolta con venerazione:
E non gli piacciono soltanto i fichi e la gloria.... a quel che pare!
IREO,
a Trochilo:
Fa, dunque, lingua di serpente!... e più ratto del fulmine!
Trochilo fugge.
MATUSIO,
richiamando Ireo:
Vecchio! Voglio ancora saper altro da te: da quanto tempo Orione lasciò
la tua casa?
IREO:
Oh!... assai più che cento tramonti ho aspettato!... e partì con un
arco grandissimo, e dardi avvelenati.... e due lancie, che s'era fatte
con le sue mani, perchè fossero capaci!
MATUSIO:
E sai dirmi per quale impresa partisse?
IREO:
Orione è di poche parole.... so di certo ch'egli s'era invaghito della
figlia del gran re Enopione.... figlio di Bacco e d'Arianna.... che
comanda alla fertile isola di Chio.... questo lo so.... ma che altro ti
posso dire?
MATUSIO:
E.... contro chi pretendeva conquistarla?
IREO:
Che ne posso saper io, di questo?
MATUSIO:
Ma qual ragione allora ti fa tanto tremare per la sua vita?!..
IREO:
Ah! s'io tremo per lui, saggio Matusio, ho ben ragione di tremare! Ma
non sai tu che l'ho udito con queste mie orecchie, un giorno, schernire
la madre sua.... la Terra che l'ha nato, intendi?... e sfidarla a gran
voce, ch'ella non saprebbe mai creare un mostro così straordinario,
ch'egli non lo potesse uccidere!... Io ho paura, capisci! paura che la
Terra si vendichi....
MATUSIO:
Ottimamente: tra poco saprai se nel suo viaggio egli ebbe a combattere
con mostri e anche s'egli ne uscì vincitore o vinto.
TROCHILO,
uscendo di dietro l'osteria, con un catino pieno di viscere:
Sta contento padrone! chè queste budella son piene zeppe!... Matusio ci
troverà dentro assai!
MATUSIO,
accennando con sussiego il sasso che è sotto alla prima
quercia di destra:
Sian qui poste.
Si siede e specula attentamente le viscere.
IREO,
subito spingendo Trochilo verso sinistra:
Ora, presto: scuoia il castrato.... poi subito attacca il fuoco a
quella fascina.... dev'esser fuoco allegro, hai udito?... Togli lo
spiedo nuovo....
Trochilo uscito, Ireo torna pian piano verso Matusio, senza
osare di avvicinarglisi troppo:
Maledetta ignoranza!... potessi anch'io leggere là dentro!...
Non vorrei mica vedere tanto quanto lui.... no! io di poco
m'accontenterei.... vorrei solamente vedere se è vivo.... e nulla
più!... Dev'essere pur cosa facile, vedere questo solo!... Maledetta
ignoranza!...
Si scorgono i riflessi del fuoco che fa Trochilo.
Oh!... guardiamo un po'....
Venendo verso sinistra:
Trochilo! soffia, soffia!
TROCHILO,
di fuori:
Son mezzo morto per quanto ho soffiato!
IREO:
Géttavi sopra aceto, prima, poi olio.... di quello fino.... e....
occhio!... che non s'abbia a bruciare!...
Rivenendosene verso Matusio:
E ancora nulla? e di più vedo che gli cresce il broncio!... Che abbia
cose tristi da dirmi?... Se provassi a parlargli....
Tossisce: Matusio non move ciglio.
Perdona.... saggio Matusio.... quest'odore.... è quale lo desideri?...
Matusio fa di sì col capo, sempre cogitabondo.
Perdona la mia ignoranza.... non vidi mai nessun indovino!... questo
tuo silenzio mi fa tremare!
Poichè Matusio pare pronto a parlare, Trochilo corre
leggermente a mettersi dietro Ireo per udire il responso.
MATUSIO,
dopo qualche attimo di aspettazione:
Rallegrati, vecchio!... nessun malo presagio io scorgo qua dentro, per
quanto vi affondi la vista: anzi risulta nettamente che la leggiadra
figlia del re Enopione ha avuto il cuore tocco dalla bella e divina
forza del tuo Orione. L'impresa fu oltremodo ardua, e piena di
incredibili pericoli: ma tutti furono superati con virtù e con armi
sicure!...
IREO,
non contenendo più la gioia:
Sia benedetta la tua parola!... E dimmi ancora, o divino Matusio: è
sulla via del ritorno?... lo riabbraccerò mai più?
MATUSIO:
Oh!... è ancora molto lontano!... Molto lontano!... Lo dicono concordi
il fegato e la milza!
TROCHILO,
colpito a un piede da una freccia, getta un urlo che fa
balzare Ireo e Matusio:
Maledetto! Ahi! ahi!
Alla prima freccia altre ne seguono che si conficcano nei
tronchi delle quercie. Trochilo zoppicante e, dietro lui,
Ireo, fuggono verso la porta dell'osteria. Matusio si
rincantuccia con le viscere dietro la quercia, mentre già
tutta la foresta è piena del riso tonante di Orione.
SCENA QUARTA.
ORIONE,
di fuori:
Oh là! sai che a ogni dardo che scocchi ti vedo un pezzo di gamba?...
più t'arrabbi e più il velo ti sale! Ohè! ohè! pace, bella! che tu non
mi colga davvero!... Pace! pace!... Bada!... qua c'è gente! che non
t'abbiano a vedere quel che t'ho visto io!... Aspettami nella foresta a
notte fonda!
Appare sulla balza bellissimo: è carico d'ogni sorta di
armi: porta un grande cinghiale sulle spalle, nel quale son
conficcate due freccie: è coperto di pelli di fiere, ha al
fianco la spada, alla vita una grande cintura, fatta di code
di leoni, alla quale sul davanti sono appesi tre musi di
leone asseccati. Entra e va ridendo rumorosamente verso Ireo,
che alla sua vista ha aperto le braccia e trema e piange di
gioia. Trochilo s'è seduto in terra dietro Ireo, tiene il
piede ferito nelle mani e miagola. Matusio, appena comprende
di che si tratta, si rannicchia tutto, guardando appena di
sottecchi Orione.
Niente paura! mia pelosa nutrice! Diana non viene fin qua!
Mentre Ireo lo scarica e lo asciuga amorosamente:
Le zitelle.... si sa.... son di razza viperina!... vorrebbero e non
vorrebbero.... invidiano chi gode e fuggono chi le vuol far godere....
e che ci vuoi capire?
Ridendo cade seduto sul cinghiale.
TROCHILO,
piagnucolando:
Ahi! ahi! ahi!... chi sta peggio è sempre Trochilo!
ORIONE:
Oh! là!... Non t'avevo veduto costaggiù!... t'ha colto una freccia di
Diana?
Ride.
Zitto, zitto, chè qualcuno sta peggio di te!
TROCHILO:
Qualche altra ninfa avrà pagati cari i tuoi baci?...
ORIONE:
No, gente mia: non è stata una ninfa questa volta: è stata una ragazza,
che cavalcava verso Tebe con un gran seguito di schiavi.... Non si
voleva fermar meco a nessun patto perchè, niente di meno, un certo
famosissimo indovino....
Matusio si fa piccino sotto gli sguardi di Trochilo.
le aveva messo nel capo che il re di Tebe l'aspettava!
Ride.
Basta: io me la son presa sulle spalle e l'ho portata nel fitto
della foresta, dove mi pareva più sicura dall'occhio di Diana.... ma,
proprio sul più bello, arriva una frecciata rasente terra.... e me
l'ammazza!...
Trochilo e Ireo hanno sulle labbra e nei gesti la condanna di
Matusio.
MATUSIO,
urlando disperatamente:
O non sentite che il castrato s'abbrucia!!
IREO,
subito, contro Trochilo:
Canaglia malnata! ben ti sta quel che t'ha colto!
Va verso sinistra.
TROCHILO,
levandosi e zoppicando dietro al padrone:
Ahi! maledette le ciarle degli indovini!
Escono.
ORIONE,
che s'è volto verso Matusio, sorpreso:
E tu di dove sei uscito?... sei tu bestia o uomo?
MATUSIO:
O mirabile prole divina! non sdegnare l'omaggio di un povero sapiente,
curvato e róso dalla fatica degli studi, che attratto dalla fama delle
tue gesta immortali, dal lontano Oriente si partì, e a brevi tappe,
trascinando il suo debole corpo, fino a questa tua alma terra venne,
per vedere con gli occhi suoi la tua grande figura, per udire dalla
tua bocca medesima il veritiero racconto delle tue maggiori imprese, e
per lasciarne alle generazioni future tal memoria, al cui confronto la
storia di Ercole dovrà sembrare un miserabile gioco di fanciullo!...
ORIONE:
Nonostante l'appetito che mi divora il cervello, mi par d'intendere
che tu vuoi scrivere la storia della mia vita: se in verità questo vuoi
fare, siccome è cosa che mi garba, siedi qua vicino a me, ch'io ti dirò
tutto quello che ti piacerà di sapere!
MATUSIO,
subito si leva e si avvicina a Orione, il quale, appena lo
può prendere per la veste, lo fa sedere con violenza:
Infinite grazie ti sien rese, o figlio di Giove!
TROCHILO,
rientrando in quell'istante col castrato, piano a Ireo che lo
segue:
Vedi un po' là, padrone?!
IREO,
guardando:
Oh!... Non credo agli occhi miei!
TROCHILO:
Bisogna dirglielo a Orione che è un buggeragente!
MATUSIO,
subito vedendoli parlare:
Servo! presto il mangiare, chè Orione ha fame!
A Orione, mentre Trochilo e Ireo si affrettano:
Avendomi la mia arte divinatrice rivelata l'imminenza del tuo ritorno,
avevo insegnato a maraviglia a questo tuo stupido servo come si cociano
i castrati: e s'ei non l'avesse lasciato bruciare, tu avresti ora a
rallegrarti di me!
IREO:
Certo, mio amato Orione, il tuo vecchio babbo, non t'avrebbe preparato
oggi il miglior capo della stalla, senza che questo imbr....
MATUSIO:
Oh! Non è tempo questo di lodar me! Dinanzi a un tanto eroe che piccola
cosa diventa tutto il mio sapere!
Trochilo ghigna guardando Ireo.
IREO:
Ma io voglio narrare al figlio mio la verità....
MATUSIO,
interrompendolo con più veemenza di prima:
Ma niente dobbiamo narrare, vecchio, prima che il divino Orione
ci abbia narrato lui le sue prove, che sono veramente grandi, e
vittoriose, e prodigiose, e incomparabili, e degne di un dio! Non
dobbiamo noi aver bocca per parlare, ma solo orecchie per udire!
TROCHILO,
tenendosi il piede e ghignando per la confusione di Ireo:
Ohimè ch'io non posso ridere!
ORIONE,
che già ha addentato un grosso pezzo di castrato:
Per quanto voi drizzerete l'orecchie, altro non potrete udire.... che
il romore delle mie ganascie!... «Non si fan cose ben fatte se non
quando si ha la pancia piena.» Ho udito dir questo dalla bocca stessa
del mio gran padre Giove!... Io non racconterò nulla,... prima di aver
mangiato!...
MATUSIO:
Riempiamo dunque il ventre, ossequenti al comando di Giove!... E guai a
chi parla d'altro che di mangiare!
ORIONE:
.... e di bere!
TROCHILO,
sempre ghignando, a Ireo:
E non ti resta che portare il vino, mi sembra!
IREO,
andando verso l'osteria:
Non c'è altro da fare!
Esce.
ORIONE,
sempre divorando, stacca un osso e lo getta a Trochilo che
s'è riseduto in terra:
A te!...
Trochilo l'addenta e lo spolpa pazientemente. Orione a
Matusio:
Togli e mangia! che mi sembra di veder la tua fame grande quanto la tua
sapienza!
Ride.
MATUSIO,
divorando con gli occhi famelici il castrato, senza osare di
prenderne:
Una così alta stima, da te, mi insuperbisce!
ORIONE,
a Ireo che viene con un'anfora e una tazza:
Questa crosta amara chiama il vin dolce.... è di quello dolce?
IREO:
Come il miele, figlio mio!... per te lo serbo, lo sai?... e che tu
possa berlo lungamente!
ORIONE,
versando nella tazza:
Piace ai saggi come te, il vin dolce?
Beve.
MATUSIO:
Lo teniamo in gran conto, o divino Orione!
ORIONE:
A me, vedi?... quando lo bevo.... sembra che una donna m'entri nelle
budella, e me le baci a una a una....
Versando per Matusio:
ma a te?... Tu non mi sembri fatto per i baci!
MATUSIO,
vuotata la sua tazza:
Oh! a me, grande Orione.... quando bevo la prima tazza.... ecco subito
la mia testa si gonfia.... si gonfia a poco a poco, a dismisura....
finchè il corpo, incapace a reggerla, la posa in terra, e ruzzola con
lei giù per il mondo!... Ogni erba che pesta, ogni fiore che schiaccia,
ogni arbusto che stronca, ogni pietra che salta, ogni torrente con
cui rovina, ogni sepolcro che rimbomba sotto cupamente.... ogni
stella che si rispecchia per un attimo nei suoi enormi occhi, dicono
alla mia testa che ruzzola, spaventevoli misteri di loro essenza, e
di lor nascimento, e di loro virtù portentose e ignote.... e la mia
testa, di tutta questa enorme sapienza, s'ingrossa rovinando, come le
valanghe!...
ORIONE,
scoppia in un'enorme risata:
Per Giove tu mi piaci!...
Versandogli da bere:
tutti questi paroloni in fila mi mettono allegria! Seguita!
MATUSIO,
mentre Ireo si bea della vista del suo Orione rasciugandogli
il sudore e carezzandolo, e mentre Trochilo non pensa ad
altro che a spolpare il suo osso, beve la seconda tazza:
Ecco!... se bevo la seconda tazza, la mia valanga precipita sulle case
di quelli che il mondo onora come sapienti, e le atterra.... e cerca i
cenacoli e le scuole dei filosofi dei medici e degli astrologi, e li
schiaccia.... e, attraverso il velo della vertigine, io mi diverto a
vedere dietro di me i colleghi miei, simili a grandi focacce preparate
per infornare!... E rido.... rido.... finchè, alla fine, dopo tanto
rotolare, la mia gran testa arriva nel piano.... e si ferma in mezzo
agli uomini!
ORIONE,
scoppia in un'altra risata:
In vita mia non ho mai sentito nessuno parlare così!
Versando ancora a Matusio:
Avanti!... e alla terza?
MATUSIO,
vuotata rapidamente la terza tazza:
Dall'infinito formicaio umano che circonda questa mia gran testa, a
mille a mille vengono gli uomini tremanti, e battono alle mie enormi
orecchie come alle porte di un tempio.... e urlano dentro con mille
accenti orribili i loro stupidi e tragici «Perchè?»... E la mia testa,
che sa tutto, risponde, risponde, risponde.... e gli uomini a mille a
mille, come un immenso gregge stanco, s'inginocchiano dinanzi a me....
e m'adorano come un Dio!!..
ORIONE:
Ma bravo! per i tre gargarozzi di Cerbero!
Versando ancora:
Vediamo un po' se alla quarta tirerai giù per le gambe il mio vecchio
padre Giove e ti siederai sulle ginocchia di Giunone!
MATUSIO:
I saggi non bevono mai più di tre tazze! o divino Orione.
ORIONE:
Ah!... E tu màngiati questo allora!
Mettendogli un cosciotto sotto la bocca:
Mangia! mangia!!..
I denti famelici di Matusio si affondano nella preda tanto
desiderata. Mentre per qualche istante non si vede e non
si ode altro che un triplice masticamento, dominato dalle
eroiche mascelle di Orione, cala lentamente la tela.
FINE DEL PRIMO ATTO.
ATTO SECONDO.
Da poco tramontato il sole.
SCENA PRIMA.
Orione disteso sopra la sua selvaggina e le sue armi e i
resti del mangiare, dorme, e russa come una belva. Sotto
la prima quercia di destra, medita Matusio seduto, tenendo
sulle ginocchia una tavoletta e uno stilo. Si apre la porta
dell'osteria e appare Trochilo con una lampada a olio.
IREO,
che segue Trochilo:
Ebbene?
TROCHILO:
E non senti come russa?
IREO:
Ah! meno male! è ancora qua.
TROCHILO:
E ancora quel famosissimo gufo gli sta vicino!
IREO:
Vediamo s'egli è presso a destarsi. Sarebbe tempo che si potesse un po'
parlare tra noi. Fammi lume.
TROCHILO:
No! no! padron caro! io mi ricordo troppo bene d'una volta che lo
destai!...
Porgendogli la lampada:
Tu sai che io non cerco i pericoli....
IREO:
Da' qua.
Prende la lampada e, mentre Trochilo si rimpiatta dietro
la porta, si avvicina a Orione, e lo guarda, e sorride
tristemente.
Per nulla mutato!... Nè le bufere, nè il fiato dei mostri.... nè i baci
delle donne, l'hanno sciupato per nulla!...
Gli carezza i capelli.
Di quante cose mi rammento se ritocco questi capelli! Vedrà mai Giove
quanto ho amato questo ragazzo?... e quanto m'ha fatto piangere?!.. e
quanto l'amo ancora?!.. Ve'.... ve' come si nascondono le mie lagrime
tra i suoi capelli.... Mi ci potessi nascondere così anch'io.... per
andare via per il mondo con lui!...
MATUSIO,
avvedendosi di lui:
Oh! vecchio! tu giungi in buon punto.... lascia Orione dormire,
chè molto cammino e molto vin dolce deve dimenticare.... e chi sa
quant'altro!
IREO:
Che vuoi tu da me?
MATUSIO:
Vieni qua, e odimi. Fin che le tenebre non m'han vinto, io sono andato
notando quel che so della vita di Orione.... È opera questa che vivrà
quanto il mondo! se io vi scrivo il tuo nome, esso non morrà con te....
IREO,
interrompendolo:
Taci, taci. Lascia che io porti con me agl'inferi il mio nome.
MATUSIO:
No! Dimmi il tuo nome, vecchio pazzo! Poi che gli dèi permisero tanto,
lascia che la miracolosa mano della Fama t'accarezzi la groppa! Son
tali carezze, che non le sdegna, vedi? nemmeno il tuo grande Orione....
che pure alle carezze divine è uso!
IREO:
Ah!... allora.... per questo che tu stai ora a scrivere di lui, te lo
sei fatto così, a un tratto, amico....
MATUSIO:
Certo.
IREO:
E così.... tu.... ora potresti alcun poco sull'animo suo?
MATUSIO:
Certo.
IREO:
Ecco: se tu lo consigliassi.... se tu lo pregassi....
MATUSIO:
Qualunque cosa tu voglia da lui, io son sicuro di ottenerla.... purchè
però io m'abbia da te una certa piccola promessa.
IREO:
Io? a te?... una promessa?... Ma, o piccola o grande ch'ella sia,
tienla per fatta!... non è prezzo che mi sembri troppo, se tu potrai
con le tue parole far tanto che il mio Orione resti qua sempre vicino a
me.... non se ne vada via mai più!...
MATUSIO:
E tu farai ch'egli non sappia nulla di Mirrina, nè del sogno, nè della
mia predizione?
IREO:
Sarò più muto di quel trogolo! Ma tu....
MATUSIO,
interrompendolo:
E di quel che vidi nelle viscere del castrato anche tacerai, finchè non
abbia da lui stesso saputo quello che gli accadde nell'isola di Chio?
IREO:
Tacerò tutto. Ma tu digli che ho tanta roba buona, per lui, qua dentro!
Di quel vino dolce che gli piace tanto, ce n'è molto nelle celle, e
ce n'è anche dell'altro che invecchia e promette assai bene.... Da
cacciare non manca qua attorno.... e le belle ragazze non c'è bisogno
poi di cercarle così lontano, mi pare!
MATUSIO:
Dirò, non temere.
IREO:
E digli che, alla fin fine, qualche po' di comodo gli ristorerà l'ossa
ammaccate....
MATUSIO,
guardando Orione che ha smesso di russare e sembra vicino a
destarsi:
Tutto, tutto gli dirò. Vivi sicuro. Egli si desta ormai. Va va, e dormi
tranquillo.... ma ricorda la tua promessa, e sappi tappar la bocca di
quel tuo servo ribaldo!
IREO,
sospinto da Matusio, va verso l'osteria, a malincuore,
guardando sempre Orione:
Una volta, quand'era piccolo, appena desto, voleva veder me.... me
solo.... e guai se io non correvo subito!... si metteva a piangere!...
MATUSIO:
Il tempo passa, e muta le cose, vecchio mio!
IREO,
con forza:
E le muta sempre in peggio!
ORIONE,
in mezzo a grandi stiramenti:
Ohè là! di chi è questa voce?
IREO,
commovendosi:
È del tuo vecchio padre, Orione mio!
ORIONE:
Oooh!... Bravo Giove!... Ti sei finalmente deciso a invitarmi alla tua
mensa? Che cosa mi dài di buono?
IREO:
Ma non sono Giove io.... no....
ORIONE:
Allora ho capito: sei quell'altro: sei Nettuno. Ecco perchè è tanto
buio: siamo sott'acqua!... Fa ch'io non senta puzzo di pesce però!
IREO:
Ma sei nella tua casa, Orione! e ti parla il tuo vecchio babbo Ireo.
ORIONE:
Ah ah ah....
Ride.
Del resto.... purchè tu mi dia subito da bere, la tua barba vale bene
quelle di Giove e di Nettuno messe insieme!
IREO:
Te n'ho preparata un'altra anfora, dentro.... vieni con me.
ORIONE:
Qua, qua recala. Sai che mi piace il sapor delle stelle dentro il vino!
IREO:
E sia come tu vuoi....
Va nell'osteria.
ORIONE,
scorgendo ora Matusio dritto e silenzioso nel buio:
Chi c'è lì?
Più forte:
Chi c'è lì?
MATUSIO,
subito prosternandosi:
Oh! grande Orione!
ORIONE,
ridendo:
Riconosco la voce! sei quello della testa che ruzzola!... sei il famoso
saggio venuto d'Oriente per scrivere la storia di Orione. È vero?
MATUSIO:
Sì, o divino! se tu vorrai.
ORIONE:
Vieni qua dunque! E sta a bocca aperta chè io ti racconterò gran cose.
Matusio gli si avvicina saltellando di felicità.
IREO,
esce con l'anfora dall'osteria e Trochilo gli fa lume:
Ecco qua il vino.... come hai voluto.... Eppure.... dentro.... si
sarebbe stati più comodi....
ORIONE:
E tu va dentro.
IREO,
mescendo:
Domani per l'appunto vo' far vendemmia, figlio mio, e ho da essere in
piedi col gallo! La vecchiaia si nutre di sonno, figlio mio!
ORIONE:
E tu va a dormire. Che ce ne importa a noi? purchè tu lasci qua
l'anfora.
IREO,
a Trochilo:
Andiamo. Orione vuole che io mi riposi. È sempre pieno d'amorose cure
per me.
A Orione:
A domani, Orione mio, a domani.
Orione beve.
SCENA SECONDA.
MATUSIO,
subito:
Poi che nessuno ci ode, io ti supplico di narrarmi subito la tua
avventura dell'isola di Chio, prima d'ogni altra.... Nessuna cosa mi
muove tanta curiosità.... e giudico che questa dovrà essere la più
straordinaria e incredibile avventura di tutta la tua vita; quella
che ti farà degno di sedere alla mensa degli dèi, oscurando la gloria
d'Ercole!
ORIONE,
rannuvolandosi:
Per te sarà bella, forse; ma non è andata a mio modo!... Quello che
volevo non l'ho avuto!... e era una donna!... e pensa che è la prima
volta, dacchè ho messo i denti, che voglio una donna, e non la posso
avere!
MATUSIO:
Tu avrai mal posto la tua passione. Ella certo era donna indegna della
tua grandezza!
ORIONE:
Ma mi piaceva.
MATUSIO:
E non hai forse mille donne, e ninfe, e dee, pronte al tuo piacere?...
ORIONE:
Ma volevo quella.
MATUSIO:
È morta forse?
ORIONE:
No.
MATUSIO:
E allora è sempre in tuo potere d'averla!
ORIONE:
Va' va.... per me è peggio che morta! Non potrò ripor piede nell'isola
di Chio, intendi? Mai più!
MATUSIO:
Ma nulla posso intendere, se tu prima non mi narri....
ORIONE:
Sta a sentire. Appena giunto là, mi son subito avvisto d'aver tutti
nemici.... e il re Enopione e la regina Domale, e più di ogni altro la
stupida Merope.... financo la vecchia nutrice.... e un lurido eunuco
medico e indovino....
MATUSIO:
Perfida razza!
ORIONE:
Tutti insomma, nella reggia, sembravano guardarmi torvo. Io pensai lì
per lì: forse è il mal di mare che m'ha sfigurato.... (avevo dovuto
rivomitar sei lepri!... non ero bello!) e dissi tra me e me: domani
m'avrò la rivincita! E il giorno dopo, infatti, appena sorto il sole,
volli subito parlare al re....
MATUSIO:
E perchè non piuttosto alla bella Merope?
ORIONE:
O saggio mio!... Ma se proprio si fosse trattato di aver Merope sola,
e null'altro.... avrei fatto secondo il mio solito, per Giova! Me la
sarei caricata addosso, e l'avrei portata via!
MATUSIO:
Intendo. Intendo a maraviglia: la corona del re Enopione luceva quanto
gli occhi di Merope! Eh! Eh!
ORIONE:
È una terra ricca, quell'isola di Chio! Altro che questi sassi di
Beozia!... Ma pure, vedi? se mi guardo adesso giù, dentro, in fondo al
petto.... ci trovo più rabbia per le gambette di Merope, che per tutto
il regno di quel re briaco!
MATUSIO:
Ma.... Enopione ti negò dunque la figlia?
ORIONE:
Non me la negò! Ti par cosa facile negare a me quel che voglio?... Gli
avevano insegnato il discorso che mi doveva fare: «Vuoi la mia Merope?
ebbene guadagnala con una prova da par tuo! Tale, che anche la gente
di Chio sia lieta di vedere un giorno te sul mio trono! Tutta l'isola è
infestata da belve di ogni più triste genia: esse uccidono e devastano
e spaventano: tu corri l'isola, e liberala da tanto male, e avrai
Merope e il regno!»
MATUSIO:
Chi lo consigliò, osava sperare la tua morte!...
ORIONE:
L'arcigna regina Domale fu di certo! la vacca di pelo rosso, che
frulla a suo piacere le corna di Enopione.... Ma pensa tu s'io potevo
rifiutare un tal patto?
Con gran forza:
Di che posso aver paura io? Può forse la Terra partorire una bestia
capace d'uccidermi?
MATUSIO:
Ella ama troppo il figlio suo!
ORIONE:
Ama? M'odia, sciocco, perchè l'ho stremata nascendo!... M'odia, ma
trema!... In trenta giorni e trenta notti ho girato tutta l'isola:
salivo sulle montagne insieme coi nuvoloni: e poi, come veniva la
notte, giù ruinavo per le gole dei torrenti e ammazzavo tutto quel che
vedevo vivere!... E i torrenti si gonfiavano di sangue, di veleno, e
di carogne.... finchè tutto il mare intorno all'isola, intendi?... per
quanto l'occhio poteva vedere.... tutto rosso!!
MATUSIO:
E così inaudita prova non bastò?
ORIONE:
Ma che! un velenoso inganno mi si era preparato in premio. Si finse
che tutto fosse disposto per le nozze, ed Enopione stesso volle che si
aprisse un'anfora di cento anni, e che ce la bevessimo intera tra me e
lui: la mia tazza era preparata, sì che, di lì a poco, mi addormentai
come una marmotta.... Mi destai, chissà quanto dopo, sulla riva di un
fiume.... appena in tempo per accoppare un brutto ceffo che mi stava
già sopra con una spada!
MATUSIO:
Ma tu avrai preso una vendetta memorabile!
ORIONE:
Figurati!!.. appena schiacciata la testa di quel brutto con una pedata,
ho stroncato un ramo di quercia, e poi, via subito verso la reggia! E,
strada facendo, architettavo una vendetta degna di me!... Che ne dici?
per Giove!... sarebbe stata allegra! legare ben bene sul loro trono il
re e la regina, e godermi Merope davanti a loro!... L'idea era bella,
era bella....
MATUSIO:
D'una bellezza infinita! O grande Orione!... D'una bellezza divina!
ORIONE: