Su queste zolle, un tempo, passò il carro risonante dell'eccelso padre

tuo Bacco e della fiorente Arianna tua madre.... Di loro, non mio, è il

merito!

ENOPIONE,

assumendo un'aria compiutamente regale:

Da loro ti venne la vite: ma a te spetta il merito della perfetta arte

con cui lo preparasti. Oh! no! finchè Enopione avrà dritto il senno e

sacro il culto della Giustizia, non potrà rimaner senza premio una così

rara virtù!

IREO,

confuso:

Ma.... ma per un povero oste, come me....

ENOPIONE,

come meditando:

No.... no.... no.... no.... Ho trovato!... il luminoso colle Arvise!...

la perla del mio regno, ti spetta!! Tu governerai sopra quella terra

e sopra le sue genti in mio nome. Résomi un tributo di mille anfore

all'anno, altra cura non avrai che far giustizia a tuo senno.... e tu

potrai invecchiare felicemente e tranquillamente, poi che tali cariche,

nel mio regno, sono a vita.

IREO,

ancora più confuso:

Ma.... come posso io.... meritare un governo?!..

ENOPIONE,

a Cissibio:

Pensa tu che vino saprà cavar costui dalla China Dorata, con l'arte

sua!... Pensa! da quei chicchi che sembrano tanti soli.... ah!

Cissibio!.... costui è capace di ridarci la giovinezza!... Uhm!...

fremo di giusta ira se penso che ormai la vendemmia è fatta, e per

quest'anno, bene o male, ci toccherà trangugiare le mille anfore che

ci manderà quella bestia malnata di Ergasilo!!.. Ma il giorno stesso

lieto, in cui riporremo il piede nella nostra alta reggia di Chio,

io vo' che subito Ergasilo se ne vada e lasci ogni cosa nelle mani di

costui!

IREO,

maravigliato e tremante:

Ecco.... se pur mi sia permesso.... dalla potenza tua.... mi sembra....

s'io non ho male udito.... che pur dianzi tu dicessi che tali cariche

sono da te date per la durata della vita?

ENOPIONE:

Non devi temere! le mie parole son legge che nessuno può mutare!

Fa per andarsene.

IREO,

tremando ancor più:

Ergasilo.... allora.... dovrà anche rimanervi, fino a che non muoia....

ENOPIONE,

fermandosi:

È giusto quel che dici, Ireo: occorre, prima di tutto, tagliare la

testa ad Ergasilo. A te questa cura, Cissibio!

Va verso l'osteria.

IREO,

scattando spaventato:

Ahimè! no, no! Non voglio!...

CISSIBIO,

facendolo tacere a forza:

Ma taci, pazzo! Esiste forse altra giustizia da quella del re?

IREO,

quasi piangendo:

Ma io.... son presso a morire.... e non ho ucciso mai nessuno.... da

tanti anni che vivo....

ENOPIONE:

Cissibio!

Cissibio corre e insieme rientrano nell'osteria.

TROCHILO,

battendo subito la spalla d'Ireo:

E vorresti dare un calcio a così gran fortuna che ti capita?

IREO,

mentre Trochilo lo aiuta a levarsi:

Tu dici bene.... ma nell'Erebo.... io ho paura della vendetta....

TROCHILO:

L'avrai forse ucciso tu, o fatto uccidere per tua voglia? No!... dunque

di che tremi?... E poi mi fu detto, che nelle città, tutte queste

nostre paure di montanari non costumano.... E tu, quando tra poco, ti

troverai ad esser governatore, crederesti mai di poterti guadagnare

l'amore dei tuoi sudditi, senza farne ammazzare nessuno?

IREO,

che ha aiutato Trochilo a porre a modo il cinghiale, mentre

s'incammina con lui per ritornare donde sono venuti:

Ma pure.... non si guidan le gregge.... senza bisogno di uccider pecore?

TROCHILO:

Questo succede perchè le pecore sono come noi schiavi: per cambiare

idea basta che vedano il bastone. Ma gli uomini liberi.... quelli

son cocciuti, padron mio! vedrai!... quelli bisogna ammazzarli perchè

cambino idea!

IREO:

Tu credi così?

TROCHILO:

Lo so di certo!

Escono.

PRIMO SCHIAVO:

Non è stupido come pare quel servo!

SECONDO SCHIAVO:

Zitto!...

Stando un poco in ascolto, poi andando a corsa verso il

fondo, seguito dagli altri:

Non vi pare.... da questa parte.... come un gran passo sulle foglie

secche?

SCENA QUARTA.

Tutti gli schiavi guardano giù dalla balza, mentre da destra

viene Zeto che tutto pieno d'ira parla con sè medesimo.

ZETO:

Ecco il premio che tocca a chi discopre agli uomini i grandi ritrovati

della scienza! Ecco un famosissimo saggio come me, vinto dal primo

ciurmatore che capita! E perchè? perchè questo?... Tutto perchè io,

sicuro della mia scienza, consigliavo quella vanerella ad aspettare

quattro giorni ancora, che la Luna toccasse la sua pienezza.... e

quelle stupido Matusio, invece, sosteneva che non bisognava aspettare,

bastando che la Luna sia entrata nell'ultimo quarto....

Gli schiavi vengono tutti verso sinistra guardando atterriti

il fondo. Quasi subito appare Orione: l'arco e la faretra gli

pendono dietro le spalle, e reca nella destra il grande velo

di Diana.

Si potrà mai dire al mondo una più madornale bestialità? eppure costei

ci ha creduto!... e farà a suo modo!... e faccia.... faccia.... faccia

pure.... io voglio ridere.... sarà a marcio dispetto suo! Chè io giuro

per tutte le potenze infernali ch'ella non potrà dare un maschio....

nemmen se Orione....

ORIONE,

che avvicinandosi l'ha riconosciuto, gli è sopra e l'afferra

per il collo:

Che vuoi tu da me, botta velenosa?

ZETO,

cadendo in ginocchio:

Oh! oh! pietà!... mi strozzerai subito con questa mano.... s'io non ti

dirò.... cosa che ti.... farà.... gran piac....

ORIONE:

Fin qui t'ha mandato quel tuo re cornuto a macchinar contro me qualche

nuovo inganno?... Ma tu ci lascerai le budella!

ZETO,

sempre con voce soffocata dalla stretta:

No.... no.... tu sbagli.... Ma lascia dunque ch'io possa gridare:

«Il grande Orione è giunto!» e tu vedrai comparire.... ahi!... il re

Enopione in persona.... e la maravigliosa Merope.... Intendi? /Q F:4

L:4 R:6

Respirando meglio:

la maravigliosa Merope! che langue d'amore per te!...

ORIONE:

Possibile? Merope è qui?

ZETO:

Di lei parlavo dianzi. Di Merope parlavo, sicuro!... e giuravo ch'ella

non ti potrà dar figli maschi se rimarrà fedele al falso consiglio di

Matusio. E, di figli maschi, i-re-han-bisogno.... o grande Orione!

ORIONE:

Merope qua? E mi vuole per marito?

ZETO:

Tutto è pronto per le nozze, non vedi? Il figlio di Bacco offre al

figlio di Giove il fiore della sua casa e lo scettro di Chio! Merope si

strugge d'amore per te!

ORIONE,

levandolo di terra con la sua potente mancina:

E grida dunque ch'io son qua.

A parte:

Son zitelle! E chi le può capire?

ZETO,

correndo all'osteria:

Il grande Orione è giunto! Onore allo sposo di Merope! Gloria al futuro

re di Chio!!

GLI SCHIAVI:

Gloria!!

SCENA QUINTA.

Da sinistra e dall'orto escono a frotte i soldati, i satiri,

le baccanti, con le mani e la bocca piene d'uva, e invadono

il fondo gridando.

TUTTI:

Gloria! Gloria!

I satirelli da ogni parte corrono intorno a Orione festanti:

si impadroniscono delle sue grandi armi e ci ruzzano tra

loro.

CISSIBIO,

di dentro l'osteria e uscendo poi precipitosamente:

Gloria al divino Orione! Sia reso a lui l'omaggio regale secondo

l'usanza di Chio!

Afferrando lo schiavo dalla corba, e spingendolo:

Spargi.... spargi.... a piene mani sul suo cammino!...

Lo schiavo sparge pampini dinanzi a Orione.

Ma ecco....

Profondamente inchinandosi:

giunge quella che t'è più cara di ogni onore e d'ogni gloria! la divina

nepote dell'eccelso Bacco!

Merope viene da destra correndo e si getta nelle braccia

aperte di Orione. Gli occhi dell'eroe assetati corrono lungo

tutte le sue belle membra pregne di desiderio.

I SOLDATI:

Il re! Il re! Ecco il re!

Enopione appare sulla soglia dell'osteria.

ZETO,

prosternandosi:

Veneriamo il grande figlio di Bacco!

CISSIBIO:

Consacra con le tue mani questo tenero amore!

ENOPIONE,

facendo cenno di voler parlare, sì che tutti tacciono:

Vedeste mai correre il vin dolce, con gambe d'uomo?... Ora lo vedrete!

Si precipita ridendo sgangheratamente verso Orione e Merope.

I satirelli fuggono lasciando le armi di Orione. Giunto,

si ferma e con improvvisa gravità ieratica, alza le mani su

loro, mentre tutti d'intorno si prosternano: anche la Nutrice

e Matusio che in quel momento giungono da destra.

Vi proteggano i nostri Immortali Parenti, e lunghissimamente vi

mantengano uniti, figli miei!

CISSIBIO:

Così proteggano te, e la terra sacra di Chio!

ZETO:

Gloria al futuro re di Chio!

TUTTI:

Gloria! Gloria! Gloria!

CISSIBIO,

levandosi:

E adesso, a mensa! con l'anima scoppiante di giocondità!

Tutti si levano e vanno verso la mensa: non Orione e Merope

che restano, parlando breve e concitato tra loro.

ENOPIONE,

camminando appoggiato alle spalle di Cissibio:

A mensa, a mensa! dove i tristi pensieri non han via di scampo: o si

strozzano o s'affogano!

CISSIBIO,

accomodato il re nel sasso di mezzo:

Il grande e divino Orione alla destra del possente Enopione!

ORIONE,

a Merope:

Questo velo? Vuoi questa prova del mio amore? Ch'io ti doni il velo di

Diana?... E prendilo!... È ancora tiepido delle sue anche.... senti!...

Glie l'attorciglia al collo.

Sei forse meno bella di lei, tu?

Trascinandola fino al re:

Enopione, guarda! non ho trovato un guinzaglio degno della figlia tua?!

MEROPE,

a Enopione:

Egli ha levato questo velo dai fianchi di Diana, padre!... Qual regina

potrà vantare un simile monile?

Zeto per primo, poi Matusio e la Nutrice si precipitano per

vedere e toccare il velo. Si diffonde un gran mormorio di

maraviglia. Cissibio, appena collocato Orione a destra di

Enopione, corre anch'egli ad annusare il velo.

ENOPIONE,

commosso, urlando sopra gli altri:

Ha ben detto tua madre, che un tal uomo ci farebbe tutti felici!

Tutti si radunano attorno al velo, fuorchè Orione che beve.

SCENA SESTA.

Da sinistra giunge Ireo con una forca e un coltello enormi,

seguito da Trochilo con un grande catino pieno di erbe.

IREO:

Oh! mio amato Orione! Eh!... s'io avessi potuto saper questo, io non

avrei pianto com'ho fatto, per te!... Ma pure, vedi? per essere proprio

felice del tutto, vorrei da te una promessa.... Temo, capisci, che le

cure del mio governo....

ORIONE:

Di qual governo?

IREO:

Come? non t'hanno detto che il potente re Enopione m'ha creato

governatore della terra detta Arvise?...

ORIONE,

ridendo:

Ci fanno superbi cinghiali e belle donne! Ci verrò spesso!...

IREO:

Ora son felice davvero!... questo solo volevo da te.... che io ti

potessi vedere.... qualche volta....

CISSIBIO,

gridando:

Il velo è bellissimo, anzi maraviglioso.... ma, piacendo al mio potente

re, potremmo finalmente sedere a mensa!

ENOPIONE,

volgendosi e scorgendo Ireo:

Oh! Ireo! Sii oste per l'ultima volta! Scalca da par tuo!

Ireo, ringiovanito dalla gioia, si mette all'opera, mentre

Cissibio colloca i convitati: a sinistra di Enopione, Merope,

poi la Nutrice; a destra di Orione, Zeto, poi Matusio, i

quali si siedono a malincuore vicini. Incomincia subito per

gli schiavi la fatica del servir da bere.

TROCHILO,

che tiene ancora il gran catino, avvicinandosi al Primo

Schiavo:

Se in Chio vi capitasse di parlare a qualche mercante che faccia

viaggio per Tebe, ditegli che tenga la via dell'Ismeno, che è la via

più comoda, e che domandi dell'o-ste-ria-di-Tro-chi-lo!

PRIMO SCHIAVO:

Il vecchio t'ha liberato?!

Gli altri mormorano.

TROCHILO:

Proprio ora, e m'ha regalato ogni cosa!

PRIMO SCHIAVO:

Beato te!

Gli altri fanno eco.

TROCHILO,

con ironia beffarda:

Come?! Ora ti par bella questa orrida spelonca?... Non ti piace più, la

tua reggia di Chio?

IREO,

che intanto ha distribuito i pezzi di carne ai commensali, i

quali già divorano e tracannano:

E tu, Trochilo! servi per l'ultima volta!

Trochilo reca il catino dinanzi al re inginocchiandosi. Il re

prende un pizzico d'erba, Orione fa lo stesso, Merope anche;

poi Trochilo si leva e, serviti gli altri, va a sedersi sotto

la prima quercia di destra, e mangia tranquillamente l'erba

che è rimasta. Cissibio, collocato Matusio, corre a sedersi

vicino alla Nutrice e con lei ride e beve senza riposo.

Nel fondo i soldati, le baccanti e i satiri mangiano uva e

focaccie, e bevono allegramente, sparsi in terra fin sulla

balza. Lo sciame impertinente dei satirelli passa a quando a

quando in folle corsa su loro.

ENOPIONE,

posando la tazza:

Ma sai tu Ireo, che sopra la carne del cinghiale questo tuo vino è

ancora più miracoloso!... Fa che cento anfore sian portate fino a Chio:

vo' chiamare appositamente il padre mio Bacco, e Arianna, e tutte le

baccanti a grande convito.... perchè assaggino il tuo vino!... Oh! sarà

una notte memorabile!...

A Cissibio:

Apparecchierai la mia grande mensa dai piedi d'oro, Cissibio!!.. In

mezzo alla mensa ci metteremo.... ci metteremo....

Pensando:

ci metteremo la testa di Ergasilo!... Sei contento Ireo?

Ireo guarda esterrefatto.

È un'idea bella, sì o no?!

CISSIBIO:

Infinitamente arguta!

ZETO:

Incredibilmente amabile!

ENOPIONE:

E poi voglio levar fuori di prigione quel tuo poeta, Merope: e guai a

lui se non canta tutta la nottata!...

Merope ride.

ZETO:

Ci farai morire dal ridere!

CISSIBIO:

Io muoio solamente a pensarci!

ENOPIONE,

gridando sempre più:

E quella notte stessa, allontanati i profani, mentre le baccanti

compiranno la sacra orgia, io, allora, dinanzi agli occhi del dio,

porrò sul tuo capo la mia vecchia corona, o Orione!

TUTTI:

Gloria! Gloria! Gloria al re di Chio!

MATUSIO,

segnando con ambe le mani il cielo e gridando:

Ve'! Ve'! Un'aquila!

Tutti taciono e guardano in alto.

ZETO,

rabbioso per non averla prima veduta:

È femmina....

MATUSIO:

O maschio o femmina, fissavi gli occhi, Orione, chè, apparsa in

quest'istante, non può non esser d'ottimo presagio per il tuo regno!

Si leva ancora romore tra la gente. Matusio che non ha

lasciato di guardare in alto:

Ecco! là, vedete! Un fagiano dorato va per la via dell'aquila! La

ricchezza pioverà sull'isola sotto il tuo regno!

Nuovo silenzio e nuovo rumore tra la gente.

ENOPIONE,

ridendo:

Zeto! Questa volta ti tocca esser d'accordo per forza!

ZETO,

livido di rabbia:

Sebbene malamente, egli dice la verità!

MATUSIO,

che non ha cessato ancora di guardare il cielo tra il

fogliame della foresta:

Un avvoltoio! duo! tre! quattro! Ecco!!

Ancora una volta tutti taciono e guardano maravigliati.

Si librano sopra il tuo capo, Orione!

ZETO:

Eh! son fratelli! ben intendo io quel che significano! Sono i figli

maschi che io....

MATUSIO:

Ma che fratelli!... Si gettano al volo verso i quattro venti!... Così

tu guiderai il tuo esercito, Orione, sulle isole e sulle terre che

circondano Chio, ritornando da ogni parte vittorioso!

I SOLDATI:

La Guerra! la Guerra!

TUTTI:

Gloria!...

ENOPIONE:

Ah! Domale! Domale! Che gran cosa hai fatto a mandarmi qua!...

SCENA SETTIMA.

TROCHILO,

gettando il catino che va in pezzi, e scappando verso la

porta dell'osteria:

C'è una bestia là!

ORIONE,

balzando in piedi e afferrando l'arco mentre tutti fuggono

confusamente da sinistra:

Una bestia?... A me! Son pronto!

ENOPIONE,

fuggendo con Cissibio tra i pampini:

Coraggio! mio bravo Orione!

ORIONE,

avanzando terribilmente verso destra e guardando dietro le

quercie pronto all'assalto:

A me! a me! Non ho io mille volte sfidata la mia grande Madre

perch'ella sprigioni finalmente dalle sue viscere un mostro capace di

resistermi? Vengano vengano schiere di draghi verdi.... avvelenino

tutte le acque con la loro pancia, e brucino tutta la foresta col

loro soffio!... Sono stanco dei fiocchi biondi de' leoni! Ch'io provi

finalmente le loro enormi code dentate!

TROCHILO,

urlando di dentro la porta dell'osteria:

Férmati, Orione! è lì al tuoi piedi!... è un drago, sì.... ma è piccolo

piccolo!

La gente si riaffaccia un po' rinfrancata, mentre Orione

china gli occhi turbato e cerca.

ORIONE,

scoppiando in una secca risata che rinfranca tutti.

Ah! Spaventoso dragone davvero!... Sei tu certamente, quello che la

Terra ha partorito per provare le mie grandi membra!... Ah! ah! tu

parti in battaglia contro me?!... Sarà fiero, per Giove, il nostro

incontro!... Guardati dalle freccie di Orione!

Incocca una freccia e la scaglia:

To'!

IREO,

primo ad avvicinarsi e a guardare tra i cocci del catino:

Venite a vedere il drago di quel somaro! È un povero scorpione!

Tutti subito s'avvicinano ridendo.

ORIONE:

Sei vivo ancora?

Scagliando un'altra freccia:

Togli questa!

Tutti ridono.

Qualche zampa di meno! Coraggio! Son cose che succedono in battaglia!

Tutti ridono ormai a crepapelle, e anche Trochilo s'avvicina.

Ti fermi? Agiti le tue grandi corna e minacci? Chiami l'ultimo assalto?

MEROPE,

ridendo:

No, no, egli chiede pietà! Non vedi?

ENOPIONE,

ridendo:

Oh! si vede bene che chiede pietà.

TUTTI,

ridendo:

Chiede pietà.

ORIONE:

E sia!... baciami il piede da vinto, e vattene con le tue tre gambe!

Tutti si stringono per vedere lo spettacolo del bacio.

Mentre ancora tutti guardano in terra e ridono, il volto

di Orione, che soprasta, si contrae per la puntura dello

scorpione. Rialzando gli occhi sulla faccia di Orione, a uno

a uno, tutti cessano, a malincuore, dal loro riso. L'ultimo a

smettere è Enopione.

IREO,

schiacciando subito col piede lo scorpione:

T'ha morso?

TUTTI,

mormorando:

L'ha morso! l'ha morso!

MEROPE:

Maledetta bestiaccia!

MATUSIO,

subito aprendosi la via tra gli altri:

Dev'essere stato fiero il morso!... Ma tosto si vedrà di quanto sia

capace l'arte del mio divino maestro Esculapio!... Qua, qua,...

Inginocchiandosi e osservando il piede.

ch'io possa osservare la qualità del morso, e riconoscere la natura del

veleno....

Avvedendosi di Zeto che, livido di rabbia, si è inginocchiato

accanto a lui:

Nessun dubbio! nessun dubbio! si leverà presto dal piede ogni dolore.

Occorre ricercare subito quattro piantaggini di grossa radice.... Va

tu, Ireo!

ZETO,

con una buffa risata di scherno:

La piantaggine! La piantaggine!... Questa sì che è da ridere

davvero!... Avendo qui un vino così eccellente, quale sapiente

medico non preferirebbe somministrare due abbondanti pozioni di erba

argemonia, che son d'effetto più che certo?

MATUSIO,

con rabbia:

L'argemonia nel vino? La vecchia ricetta di Ermete, a nulla buona!...

Vattene a curar rospi infreddati con codeste ricette!

ZETO:

Esculapio la accoglie e la dice mirabile!... Sarebbe meglio assai

che tu provassi a farti crescere il cervello, con l'empiastro di

piantaggine!...

MATUSIO,

dandogli un pugno nella faccia:

E tu cúrati questo con l'argemonia!

ORIONE,

mentre già s'azzuffano, con un tremendo calcio li fa

ruzzolare, e levandosi tra le risa rinnovate di tutti:

Peste!!.. A mensa!... a mensa!...

TUTTI:

A mensa!... a mensa!...

CISSIBIO:

A mensa allegramente!

Tutti s'avviano verso la mensa, anche Zeto e Matusio che

s'alzano malconci e si guardano torvamente.

ENOPIONE,

abbracciando il collo di Cissibio e incamminandosi:

Senti come risciacquano le nostre pancie? Finiamole una buona volta di

riempire!... Qua l'anfora!

Uno schiavo porge l'anfora a Enopione.

CISSIBIO:

Anche a me!

Un altro schiavo porge l'anfora a Cissibio e ambedue

bevono avidamente. Intanto Orione, ai primi passi che fa,

impallidisce e traballa.

IREO,

che gli sta vicino e non cessa di guardarlo:

Orione!

Orione indietreggia e ricade in terra, sostenuto da Ireo e

Trochilo.

MEROPE:

Orione!

Tutti a poco a poco s'avvicinano. Enopione e Cissibio

cessando di bere si guardano attorno maravigliati, poi,

appoggiandosi uno all'altro, ritornano verso l'altra gente.

ORIONE,

mentre tutti si piegano silenziosamente intorno a lui per

vederlo, getta una feroce risata:

È allegra oggi la mia grassa Madre! Il tempo delle vendemmie le mette

la voglia de' lazzi! E non vi par bello questo, di mandare un piccolo

scorpioncello, contro al grande Orione?...

Pausa di silenzio.

Vi ricordate quando a Chio gonfiai tutti i torrenti con la mia

strage?...

Mormorìo d'ammirazione.

e feci rosso tutto il mare intorno all'isola?!

ENOPIONE:

Mi presi una bella paura quel giorno!... credetti che m'avessero

manomesso tutte le mie cantine!...

ORIONE:

Andate sul colle Arvise: ritroverete chi m'ha veduto lottare con

otto cinghiali a un tempo!... Non uno potè sfuggirmi senza ferita

mortale.... e furon tutti ritrovati li presso.

Afferrando con una mano la veste di Enopione:

E più ti potrà dire un tuo soldato, che aveva addosso due tigri....

UN SOLDATO,

dal fondo:

Io, io, sono!... erano due tigri ferocissime e tu le uccidesti

senz'arme!

ORIONE:

Senz'arme ero! quando accorsi ai ruggiti delle due bestie infuriate:

costui, dalla cima di una palma dove s'era arrampicato, vide quel che

feci: nè lancia, nè clava, nè arco, nè rete, nè spada.... Questa mia

cintura sola avevo! queste tre code, di leone: e con queste tanto feci,

che alla fine, ambedue le strozzai....

IL SOLDATO:

Verità!

ORIONE:

E ancora un terribile toro nero strozzai così, nei canneti d'Eubea,

perchè m'aveva ammazzato il mio fido cane Sirio.... l'unica creatura

ch'io abbia amato!...

CISSIBIO:

Io stesso l'ho scorto un giorno, proprio sotto le mura di Chio, con

un sol colpo di quella spada lì, tagliar netta la testa d'un serpente,

grande come quella querce!

ORIONE:

Ma dunque.... perchè non ridete? perchè non ridete tutti?! Non vi par

bello lo scherzo di questa mia vecchia Madre, briaca di vendemmie? Ma

non vi fa ridere, a veder morire Orione così?!

La parola “_morire_„ corre per le bocche maravigliate.

MEROPE:

Tu morire?... ah! No!

Si attacca alla Nutrice inorridita.

IREO,

con fede:

Il dolore ti fa dir così, figlio mio!... Ma tu non puoi morire per così

poco!

ENOPIONE,

come cascando da un altro mondo:

Morire?... Ho ben capito?... Ma chi muore? Dimmi, Cissibio mio: chi

muore?

CISSIBIO,

con aria compunta:

Muore il grande Orione!

ENOPIONE,

disperato:

Oh! che sarà di me misero!... Domale mi bastonerà a morte!...

Scorgendo Zeto e Matusio che stanno ancora attoniti, a

guardarsi in cagnesco, piomba barcollante su di loro e li

afferra:

Vi taglierò la testa a tutti due, se non mi salvate Orione! Avete

capito?

ZETO:

Il decotto d'erba argemonia.

MATUSIO,

quasi a un tempo:

L'empiastro di radici di piantaggine.

ORIONE,

getta un'altra più tremenda risata:

Vendetta! Vendetta! Vendetta!... Via da me! Lontano! Che io parli a

Giove!...

Si fa gran largo intorno.

Giove!! fa tu la mia vendetta!!.. La Terra che tu ingravidasti di me,

s'è beffata della mia forza che da te mi venne: e tu chiamami su nel

Cielo! Sarò l'eroe più giovane della tua corte!... Se tu con la mano

mi segni la strada sulla gran vôlta del cielo, per mezzo alle eterne

figure, passerò silenzioso.... Non temere, non muoverò litigi lassù,

non farò male alle tue bestie, non ruberò femmine!... Sarà contro la

Terra tutta la mia rabbia eterna!... Voglio essere riconosciuto tra

gli eroi, a questa mia cintura! Una gran stella per ogni muso di leone

voglio!...

Afferrando la spada:

E voglio la mia spada alta così, nella mia destra.... E nella

sinistra....

Frugandosi in seno:

il velo.... dov'è il velo di Diana.... Chi me l'ha rubato?

La Nutrice impaurita leva rapidamente il velo dal collo di

Merope, che piange più dirotto, e lo getta nelle braccia di

Orione.

Il velo.... ecco.... così.... nella sinistra....

Annusandolo:

Fa che vi duri eterno il profumo della sua soda carne!... Voglio

anche che tu mi renda il mio fido Sirio!... Non verrei senza lui in

Cielo!... non temere: non girerà gli occhi fuor della mia strada....

Ma tu dammi il governo dei nembi e delle bufere!... Io m'affaccerò sul

mare, per vedere le ultime vendemmie.... e non appena le vedrò finite,

su leverò la mia spada, spaventosamente alta, sopra la Terra briaca....

e incomincerò la mia vendetta!! Oh! vedrò bene la tua gioconda faccia

impallidire sotto i miei colpi.... Madre beffarda.... Sì!... nelle tue

profonde ferite voglio contentar la mia sete, ridendo!... Voglio che il

freddo di questo mio ferro t'arrivi nel core!...

Cade bocconi. Mentre Enopione si dispera con modi ridicoli

consolato da Cissibio, e Merope pesta i piedi nascondendo

il capo nel petto della Nutrice, e mentre Zeto e Matusio

disputano sotto voce, e gli schiavi e i soldati commentano

e maledicono, si vede Ireo, che fino a quell'istante aveva

guardato come inebetito, gettarsi sul corpo del figlio, e

piangere dirottamente.

FINE.

DEL MEDESIMO AUTORE:

_Glauco_, tragedia L. 5 —

_Storie da ridere.... e da piangere_, novelle 4 —

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Orione · 第 3 / 3 段