I cavalli avevano preso il trotto, piano, piano.

Allora, tirando insieme la mia briglia e quella della baietta, li rimisi

di passo.

-- Che fate ora? -- domandò Edoarda sorridente. -- Non mi vorrete far

perdere, spero? Lasciatemi ritornare, vi prego.

E raccolse la briglia abbandonata.

-- No, ve ne supplico, Edoarda! -- esclamai con una voce così commossa,

ch'ella visibilmente ne provò stupore.

-- Poi, -- soggiunsi, -- bisogna che i cavalli riposino un momento.

-- Insomma, -- elle fece, dopo essersi guardata intorno, -- cosa volete

ancora da me?

-- Non lo sapete forse? Ebbene, ve lo dirò. Volevo riudire la vostra

voce, guardarvi da vicino, dirvi ancora una volta che non vi ho

dimenticata, che sono stato irragionevole quando v'abbandonai, ed ora da

voi sola dipende il salvare l'uomo che tuttavia è stato qualcosa nella

vostra vita, o vendicarvi del male che vi ho fatto, se pure ve ne feci,

ma in un modo mille volte più crudele. Volevo dirvi, Edoarda, che in

nessun momento della mia vita mi son sentito pazzo come ora, perchè

quello che sto facendo in questo momento è senza dubbio una pazzia...

Così le dissi, e fui sincero, tanto è pieno d'inganno quel sensuale

turbamento che noi chiamiamo l'amore.

-- Si, è certo una pazzia, -- Edoarda rispose, chinando la faccia

scolorata. Mi piegai sovra la sua spalla, fin quasi a toccarla, e dissi:

-- Non vi ricordate più di me? più affatto?... mai?

-- Mai! mai! -- ella mormorò, chiudendo gli occhi.

Le stringevo il braccio, attirandola dolcemente.

-- È possibile che tutto per voi sia finito, quando invece io, dopo la

prima volta che vi ho riveduta, non sono più capace di pensare ad altra

cosa che a voi? Quand'io vi desidero in un modo che non ha parola, e

passo il giorno, la notte, immaginando come vi potrei parlare?

-- Tacete! tacete!... Torniamo indietro, -- ella propose, cercando quasi

di nascondere un improvviso turbamento.

Con una specie di cocciutaggine ripresi:

-- Io fui certo il più fedele, nonostante le mie stoltezze. A tempo, il

mio cuore, il mio spirito, erano malati, Edoarda; e dopo di allora sono

passate tante cose!...

Ella rise di un piccolo riso, breve, sarcastico.

-- No, non schernitemi! Voi sapete bene che questa è la verità. Sono

anche tornato, una volta, per farmi perdonare; ma fu troppo tardi. Vi

eravate appunto fidanzata, e, quando me lo dissero, qualcosa mi passò

nel cervello, nel cuore... non so... fu come uno schiaffo datomi in

piena faccia, e compresi allora tutto l'amore, tutto l'amore profondo

che avevo per voi. Su, dítemi una parola... non continuate a ridere

così!

-- Oh, vi conosco. Guelfo! Adesso vi conosco; allora no.

-- Ebbene?

-- Ebbene, la cosa è molto semplice. Vi è tornato forse un capriccio...

Ne avete avuti tanti altri, e gli spensierati come voi conoscono questi

ritorni. Anzi, dítemi una cosa: Dove avete lasciata la vostra amica?

E rise più forte. Questa domanda mi suonò come un insulto: ebbi voglia

per un momento di rispondere con la stessa ironia, e tacqui, mentre di

me stesso nasceva in me un amaro disprezzo, una commiserazione profonda.

-- Volete burlarvi di me, -- le dissi poi, gravemente. -- È giusto: ne

avete anche il diritto. Ma tralasciate l'ironia; siate generosa. Cosa

volete di più? Quando un uomo vi domanda perdono...

-- Io non vi devo perdonare nulla. Forse è stato meglio così. Non vi

devo perdonare assolutamente nulla. Solo mi sia lecito rivolgervi una

preghiera, dopo tanto tempo, e visto che vogliamo parlare seriamente. In

questi mesi ultimi vi siete spesso dimenticato che ho un marito ed un

nome da rispettare, o meglio da far rispettare. Vi sarei grata se

voleste risparmiarmi le vostre persecuzioni continue, tanto più che, una

volta o l'altra, potrei averne qualche noia.

-- È tutto quello che avevate a dirmi? -- osservai freddamente.

-- Mah... è tutto!

E andammo a lato, in silenzio, per qualche centinaio di metri, io

guardando sopra il collo della mia cavalcatura la bella campagna che si

stendeva sino al confuso inazzurrare dei monti ed il sole felice che a

perdita d'occhio vi scintillava, ella, di tratto in tratto, sollevando

il viso di sotto il velo, come per osservarmi di sfuggita.

Poi mi disse repentinamente, con un tono tra il serio ed il faceto:

-- Avete un po' cambiato fisionomia, da quel tempo...

-- Vi pare? Sono forse invecchiato. Ho molti capelli bianchi ora.

-- Volevo dire una diversità di espressione; avete l'aria più cattiva;

sembrate un uomo che viva in uno stato anormale, ruminando chissà mai

quale idea pericolosa.

-- Nessuna, tranne quella che voi sapete.

-- Poi, e perdonatemi la mia franchezza, non sembrate più così spavaldo

come una volta. Vi dev'essere capitato qualcosa di grave.

-- Credo, Edoarda, che non mi vediate più con gli stessi occhi.

-- Forse.

Poi trattenne la cavalla e mi disse con risolutezza:

-- Torniamo.

-- No, Edoarda, non ancora, ve ne prego! Non siatemi avara di questi

brevi momenti che mi sono procacciato con tanta pazienza, e che forse

non si ripeteranno mai più. Ancora debbo dirvi molte cose, che il

turbamento mi ha fatte dimenticare. Tanto, siamo al sicuro qui; la

caccia è lontana.

-- Ma io debbo ritornare, intendete? lo debbo! -- insistette, come per

comandarlo a sè stessa. Poi soggiunse: -- L'ascoltarvi più a lungo vi

darebbe diritto...

-- Nessun diritto, nessun diritto... non parlate così! usatemi questo

riguardo almeno!

E messa la mano su la briglia della baietta, la costrinsi a camminarmi

di fianco, sella contro sella.

-- Ma insomma voi profittate d'una condizione di cose...

-- No, non è vero... oppure, sì, come volete! Ne profitto forse un poco,

e ve ne chiedo scusa. Ma ho bisogno di parlarvi, od almeno di sapere una

cosa, una sola, se pur mi vorrete rispondere.

-- Oh, quale mai?

-- Una domanda; una domanda insolente e sciocca, perchè certo non mi

direte la verità. Ma non importa. Vorrei sapere se amate veramente

vostro marito, o se...

-- Ascoltátemi, Guelfo, -- ella fece con un po' di risentimento, -- vi

siete abbastanza divertito alle mie spalle una volta perchè vi permetta

di farlo una seconda!

-- Ma no, ma no...

-- Lasciátemi dire. So a cosa tendono i vostri bei discorsi e quale sia

decisamente il vostro piano. Con molti giri viziosi venite a farmi

un'offerta esplicita, e naturalissima in fondo! Momentaneamente vi

piaccio di nuovo, per il semplice fatto che son divenuta la moglie d'un

altro, e venite a propormi, oh, con molta cautela!... d'essere la vostra

amante...

-- No, no!

-- ... a propormi d'essere la vostra amante. Ed io dovrei...

-- Insomma, Edoarda, vi prego: non continuate!

-- Amico mio, perchè metterci una maschera sul volto? Diciamo la verità:

non è questo?

-- No! no! mille volte no! La mia domanda vi è parsa brutale, forse; lo

era infatti. Ma non credevo che si potesse tornare del tutto estranei

dopo un passato come il nostro, e contavo un poco su l'amicizia d'una

volta. Voi oggi ridete, prendete le mie parole in burla, vi piace

umiliarmi e vedermi soffrire; ma io v'ho fatta quella domanda per una

ragione ben diversa. Ecco, Edoarda: se fossi certo che amate un

altr'uomo, che vi siete sposata per amore di lui, scordandomi del tutto,

se avessi questa certezza, vi dico, sarebbe l'ultima volta che cercherei

d'avvicinarvi. Quindi non rispondetemi, perchè, se fosse così, varrebbe

meglio non saperlo.

Ella si chiuse un poco nelle spalle, guardò altrove, senza rispondere.

-- Son mesi e mesi, -- continuai, -- che questo dubbio mi tortura, ed è

solo per questo che ho trovato il coraggio di venirvi a parlare.

-- Oh, il coraggio in questi casi gli uomini lo trovano sempre!

Lontano, lontano, i corni da caccia squillavano a distesa nell'aria

piena di sole; veniva per la terra sonora un rumore di galoppi distanti.

Ella ebbe un leggero tremito:

-- Vengono!... -- esclamò.

-- No, anzi si allontánano.

-- Ma bisogna pure ch'io mi trovi al «meet».

-- C'è tempo, c'è tempo! La caccia non finirà così presto.

-- Insomma, Guelfo, abbiamo fatto... cioè, avete fatto molto male, molto

male!...

E la sua voce non era più nè irritata nè schernevole.

-- Perchè?

Un po' stanca, un po' curva, ella si passò la mano su la fronte, fra i

capelli scomposti.

-- Perchè?... -- ripetei, stringendole un polso, uno di que' polsi

fragili, che davano al contatto la sensazione di poterli spezzare.

L'attirai lentamente; le nostre spalle si toccarono, e, levando i suoi

grandi occhi, mansuetamente, come faceva una volta, vide

nell'alterazione del mio viso i segni dello smarrimento che mi turbava.

-- Sei cambiata, -- le mormorai; -- ma per me sei ancora la stessa... e

più bella! Ti ricordi?...

Ella chiuse gli occhi e piegò il mento sul petto.

-- Guàrdami... -- la pregai, -- guàrdami!...

Allora sollevò il viso, con le palpebre chiuse, la bocca ferma. Il sole,

battendole in faccia, dorava il suo pallore.

-- Sei cambiata e sei la stessa, -- ripetei. -- Più bella, mille volte

più bella! Io non ho cessato mai di volerti bene. Ora lo sento. Eri nel

mio destino, e il destino torna... deve tornare! Dimmi... dimmi!...

Anche tu?

Ella scosse il capo con violenza, come per ribellarsi al bisogno di

rispondere «Sì!»

-- Pensa che felicità sarebbe la nostra!... -- le bisbigliai.

Vi sono momenti nuovi nel traboccar d'un'antica passione, in cui l'anima

viene su la bocca e parla da sè. Ora i cavalli andavano d'un passo

lento, strappando qua e là ciuffi d'erba; un vento lieve increspava le

criniere, fasciandomi il suo velo intorno al collo.

-- Dimmi, -- le domandai piano, stringendola tutta contro la mia spalla,

-- dimmi la verità... la verità!... lo ami?

Con gli occhi semichiusi, la faccia un po' convulsa, la fronte presso la

mia bocca, scosse il capo con impazienza, quasi con ira, mentre le sue

ciglia si bagnavano di lacrime mal frenate.

-- Perchè vuoi farmi parlare! -- esclamò.

Una stupenda gioia mi rise nell'anima, e d'improvviso mi sembrò che

tutto quanto, all'intorno, girasse, girasse, in una vertigine di sole...

-- E, dimmi ancora... non lo hai amato mai?

-- Ah, lásciami!... -- comandò con ribellione, come se un nodo le

soffocasse la gola. E mi respinse.

-- No! rispóndimi!... Mai?... in nessun modo?...

L'abbracciavo, la serravo imperiosamente. Ella di nuovo strinse le

labbra, e negò.

-- Senti allora... e me?

-- Tu?

Aperse gli occhi mi guardò, mi fissò profondamente, come per

riconoscermi. V'era in quegli occhi azzurri un'ombra che li faceva parer

cupi, e le sue labbra smorte mi si offersero con un bacio di tutta la

persona.

-- Germano, Germano... -- pregò, -- andiamo via!...

Tutte le trombe lontane d'un tratto echeggiarono, percuotendo l'aria

come una staffilata sonora.

L'amore che torna: romanzo · 第 32 / 39 题