arrivai sino alla costa del Mare, del Nord, presso l'imboccatura del
golfo di Dollart. Questo golfo non esisteva prima del tredicesimo
secolo. Il fiume Ems sboccava di punto in bianco nel mare, e la Groninga
era congiunta all'Annover. Il mare distrusse la regione torbosa, che si
stendeva fra quelle due provincie, e formò il golfo il quale dal
sedicesimo secolo si va lentamente restringendo per effetto del limo che
si accumula lungo le sue coste. Già molte dighe, costruite l'una dinanzi
all'altra, segnano le conquiste che fece la terra sul mare, e se ne
innalzano continuamente delle nuove le quali accrescono via via il
dominio agricolo della Groninga, facendo fiorire bellissimi campi d'orzo
e di colza dove pochi anni innanzi infuriavano le onde e naufragavano i
battelli dei pescatori. È bello il vedere dall'alto delle dighe che
difendono quelle coste, come s'incontrano, si confondono e si
trasformano il mare e la terra. Ai piedi della diga si stende un limo
acquoso già coperto in gran parte di erba e di pianticelle verdi; un po'
più in là, una mota rappresa, che già è terra; più oltre, un fango umido
che digrada a poco a poco in un'acqua densa e torbida; e di là da
questa, dei banchi di sabbia, alcuni dei quali si sollevano in modo da
formare delle dune e delle isolette. In una di queste isole, chiamata
Rottum, abitava, anni sono, una famiglia, che viveva della caccia delle
foche; delle altre si raccontano cose strane, come di romiti misteriosi,
di apparizioni, di mostri. Gli stagni d'acqua limosa che si stendono ai
piedi delle dighe si chiamano _Wadden_, ossia _polders_ nello stato di
formazione, e son terreni coperti dall'acqua durante l'alta marea, i
quali si sollevano a mano a mano che le correnti dell'Ems e del
Zuiderzee vanno a deporvi dei nuovi strati di argilla. Durante la marea
bassa, gli armenti li guadano; in qualche punto, vi passan le barche;
dei grandi stormi d'uccelli marini vi scendono per nutrirsi delle
conchiglie che vi ha lasciato il riflusso. Fra meno di cent'anni,
saranno scomparsi uccelli, bassi fondi, barche, stagni, bracci di mare;
le isole saranno dune che difenderanno la costa, e l'agricoltore farà
sorgere da questa nuova terra una vegetazione lussureggiante e benefica.
Così da questo lato l'Olanda s'avanza vittoriosamente nel mare,
vendicando le antiche ingiurie col ferro dell'aratro e colla lama della
falce.
* * * * *
Con tutto ciò, non mi sarei formato un concetto della ricchezza delle
campagne groninghesi, se non avessi avuto la fortuna di vedere il
mercato di Groninga.
Ma prima di parlare del mercato, occorre parlare della città.
Groninga, così nominata, secondo alcuni, da Grunio Troiano, e fondata,
secondo altri, centocinquanta anni prima dell'èra cristiana, intorno a
una fortezza romana che Tacito chiama _Corbulonis monumentum_ (tutte
cose affermate e negate, senza conclusione, da parecchi secoli); è la
città più considerevole dell'Olanda settentrionale per vastità e per
commercio; ma forse la meno curiosa per uno straniero. È posta sur un
fiume chiamato Hunse, nel crocicchio di tre grandi canali che la
congiungono con parecchie altre città commerciali; è circondata da alti
bastioni, costruiti nel 1698 dal Coehorn, il Vauban olandese; ed ha un
porto, che sebbene sia lontano parecchie miglia dalle foci dell'Ems, può
ricevere i più grandi bastimenti mercantili. Le strade e le piazze sono
vastissime, i canali larghi come quei di Amsterdam, le case più alte che
in quasi tutte le altre città olandesi, le botteghe degne di Parigi, la
pulizia degna di Broek; nulla di strano nelle forme, nei colori,
nell'aspetto generale. Arrivando da Leuwarde, pare di essersi avvicinati
di cento miglia ai nostri paesi, di essere rientrati in Europa, di
sentir l'aria della Germania e della Francia. La sola singolarità di
Groninga son certe case coperte d'un intonaco grigiastro, incrostato di
piccolissimi pezzetti di vetro, che quando vi batte su il sole, brillano
d'una luce strana, per cui pare che i muri siano tempestati di perle e
di bullette d'argento. V'è un bel palazzo municipale, costruito durante
la dominazione francese, una piazza del Mercato che ha nome di essere la
più grande piazza dell'Olanda, e una vasta chiesa, dedicata anticamente
a San Martino, che presenta vari tratti notevoli delle diverse fasi
dello stile gotico, ed ha un altissimo campanile di cinque piani
rientranti, che par formato di cinque piccole torri di chiese diverse
poste l'una sull'altra.
Groninga ha un'Università, per la quale è onorata dalle città vicine del
nome d'Atene del Nord. Quest'Università, posta in un edifizio nuovo e
vastissimo, non ha che un piccolo numero di studenti, poichè i
contadini, i soli ricchi della provincia, mandano raramente i loro
figliuoli agli studi, e i ricchi signori della Frisia vanno a studiare a
Leida. Ma è tuttavia un'Università degna di stare accanto alle altre
due. V'è un bel gabinetto di anatomia e un museo di storia naturale che
contiene molti oggetti preziosi. Il programma degli studi è poco diverso
da quello delle altre due Università; ne differisce solamente la
direzione, la quale, per la vicinanza dell'Annover, subisce l'influsso
della scienza e della letteratura tedesca, e presenta un carattere
religioso suo proprio. I teologi di Groninga, dice Alfonso Esquiroz nel
suo _Studio sulle Università olandesi_, formano, nel movimento
intellettuale dei Paesi Bassi, una scuola a parte, la quale nacque,
verso il 1833, nel seno stesso della città ortodossa per eccellenza:
Utrecht. Un professore di Utrecht, il signor Van Heusde, cercò di aprire
un nuovo orizzonte alle credenze religiose; il signor Hofstede de Goot,
allievo dell'Università di Groninga, partecipe delle sue idee, gli si
unì; e in tal modo si formò il nucleo d'una società teologica, residente
in questa città, la quale ribellandosi al protestantismo sinodale, e
negando formalmente ogni autorità umana in materia di religione, vuol
iniziare un tipo di cristianesimo proprio della Neerlandia, di cui
sarebbe difficile dare un'idea chiara, per la ragione che ne danno una
molto oscura coloro stessi che lo professano e lo propugnano cogli
scritti. In tutte queste dottrine eterodosse, osserva a tal proposito
l'Esquiroz, le quali possono senza grave pericolo introdursi nel paese,
perchè, in mezzo al movimento continuo delle idee religiose, rimangon
fermi ed immutabili gli usi, le tradizioni, le forme dell'antica fede;
v'è un punto grave e delicato sul quale gli ortodossi cercano di mettere
gli avversari tra l'uscio e il muro, e non ci riescono: la divinità di
Gesù Cristo. Su questo punto, il pensiero degli ortodossi si avvolge in
una nuvola. Gesù Cristo, per loro, è il tipo più perfetto dell'Umanità,
l'inviato di Dio, l'immagine di Dio. Ma è egli Dio in persona? Questa
questione essi la scansano con ogni sorta di sottigliezze scolastiche.
Alcuni, per esempio, dicono di credere alla sua divinità, ma non alla
sua deità: risposta oscura tanto che equivale quasi a una negazione. Per
il che si può considerare la dottrina degli eterodossi olandesi come un
deismo sentimentale, più o meno legato alla poesia delle forme
cristiane. Con tutto ciò l'ardore delle questioni religiose va scemando
da molti anni in qua. Gli studenti dell'Università di Groninga
s'occupano più volentieri di letteratura e di scienza, al quale scopo
formano tra loro delle Società in cui fanno letture e studi in comune,
soprattutto di scienze applicate, la quale predilezione è uno dei
caratteri più notevoli della razza frisona, con cui il popolo
groninghese ha molti tratti di somiglianza e molti vincoli di
parentela. Gli studenti di Groninga sono più quieti e più studiosi di
quei di Leida, i quali, per quanto si può essere scapati in Olanda,
hanno la riputazione di scapati.
Oltre la gloria dell'Università, che data dal 1614, Groninga ha quella
di parecchi uomini illustri nelle scienze e nelle arti, dei quali è
dilettevole udir parlare, col suo stile vivo e forbito, messer Ludovico
Guicciardini, che pare avesse per questa città una particolare simpatia.
Primissimo egli pone Ridolfo Agricola, «al quale, tra li altri autori,
Erasmo nelli suoi scritti dà lodi immense, dicendo che di qua da monti
nelle doti litterali, non è mai stato maggior huomo, nè più complito di
lui, & che non è alcuna honesta disciplina, nella quale egli con qual si
voglia artefice non potesse contendere: intra i Greci Grecissimo, intra
i Latini Latinissimo, in Poesia un altro Virgilio, nell'orationi un
altro Politiano, eloquentissimo, Philosofo, musico, & scrittore di più
Opere degne, con altre gratie & felicità rare che gl'attribuisce.»
Rammenta in seguito «il Vesello, cognominato Basilio, Philosofo
eccellente, di tanta dottrina, virtù & scienza in ogni facultà, come
apparisce per infinite sue opere, scritte & date alla stampa, che si
chiamaua per sopra nome _la luce del mondo_;» e dice che per timore di
non poter lodare degnamente questo Vesello e quell'Agricola, i quali
sono «le due stelle di Groeninghen,» preferisce tacere «& lasciare il
foglio bianco, per chi saprà più di _lui_ esaltare il nome & la patria
loro.» Cita infine il nome «d'un altro grande huomo, cittadino altresì
della medesima terra, appellato Rinieri Predinio, autore degnissimo di
diuersi libri scritti con sommo honore, & laude.» Oltre ai quali si
possono rammentare il famoso orientalista Alberto Schultens, il barone
Ruperda, Abramo Frommins, ed altri.
Nei costumi e nell'aspetto del popolo, non v'è per uno straniero una
differenza molto notevole dalla Frisia. Differiscono soltanto i caschi
delle donne. A Leuwarde la maggior parte sono d'argento; a Groninga son
tutti d'oro, e della forma perfetta d'un casco, che copre la testa
intera; ma se ne vede assai meno. Le signore, s'intende, non lo portano
più; le ricche contadine l'hanno smesso anch'esse, per far come le
signore; e oramai non son più che le serve, le quali possano vantarsi
discendenti legittime delle vergini armate, che secondo l'antica
mitologia germanica, presiedevano alle battaglie.
Riguardo ai costumi, ebbi da un personaggio di Groninga delle notizie
preziose, che credo non si trovino in nessun libro di viaggi. Là le
consuetudini che informano la vita delle ragazze e delle donne maritate
sono affatto diverse da quelle dei nostri paesi. Fra noi una ragazza che
si marita esce da uno stato di soggezione e direi quasi di prigionia,
per entrare in una vita libera, nella quale si trova improvvisamente
circondata dalla considerazione, dagli omaggi e dai corteggiamenti della
gente che prima la trascurava. Là invece la libertà e la galanteria
sono un privilegio delle ragazze, e le signore vivon raccolte, vincolate
da mille riguardi, avvicinate con mille cautele, circondate d'un freddo
rispetto, quasi neglette. I giovanotti non si dedicano che alle
signorine, e in questo è concessa loro una grande libertà. Un giovane,
che frequenti una famiglia, se anche non è un amico dei più intimi,
offre alle ragazze, o pure ad una ragazza, di accompagnarla al concerto
o al teatro, in carrozza, di notte, da solo a sola, e non c'è nè padre
nè madre che vi si opponga; e chi vi si opponesse, passerebbe per
sciocco o per villano, e sarebbe deriso o biasimato. Un giovane e una
signorina rimangon fidanzati per molti anni; e per tutto questo tempo,
si vedono ogni giorno, vanno a passeggiare insieme, stanno in casa soli,
e la sera, prima di separarsi, fanno una conversazione di mezz'ora sulla
soglia della porta, senza testimoni. Ragazze di quindici anni, delle
prime famiglie, attraversano la città da un capo all'altro per andar
alla scuola e per tornare a casa, anche sul far della notte, sole, e
dovunque si fermino e con chiunque parlino, nessuno vi bada.
All'opposto, della menoma libertà che si pigli una signora, si fa un
dire infinito; il che però occorre così raramente, da poter quasi dire
che non occorre mai. "I nostri giovani," mi diceva quel signore, "non
sono punto pericolosi. Sanno fare i galanti colle signorine, perchè le
signorine son timide, e la loro timidità gli incoraggia; ma colle
signore non ci hanno il verso. A mia memoria, in questa città non vi
sono stati che due casi notorii d'infedeltà coniugale." E mi specificò i
casi. "Così è, caro signor mio," soggiunse poi, battendomi una mano sul
ginocchio, "qui non si fanno altre conquiste che in agricoltura, e chi
vuol farne in un altro campo, bisogna che si compiaccia di far attestare
da un notaro, ch'egli ha intenzione di combattere secondo le leggi della
buona guerra e coll'onesto fine della pace." Argomentando falsamente dal
mio silenzio, che quello stato di cose non m'andasse a' versi, "Tale è
il nostro modo di vivere," soggiunse; "noioso, se volete; ma sano. La
vita voi la tracannate, noi la beviamo a lenti sorsi. Voi godrete
qualche volta di più; ma noi siamo più continuatamente contenti."--"Dio
vi benedica," io dissi. "Dio vi converta," rispose.
Ma veniamo al mercato, che è l'ultimo spettacolo vivo ch'io vidi in
Olanda.
La mattina per tempo feci un giro intorno alla città per veder arrivare
i contadini. Ogni ora arrivava un treno che ne versava una folla; da
tutte le strade della campagna venivan carrozze variopinte, tirate da
bei cavalli neri, sulle quali sedevano maestosamente delle coppie
coniugali; per tutti i canali giungevano barconi a vela carichi di
derrate; in poche ore la città fu piena di gente e di rumore. I
contadini son tutti vestiti d'un panno quasi nero, hanno un cravattone
di lana intorno al collo, guanti, catenelle, gran portafoglio di
bulgaro, sigaro in bocca, e un faccione di cor contento. Le contadine
sono infiorate, rinfronzolite, ingioiellate, come le madonne delle
chiese spagnole. Terminate le loro faccende, si spandono per le
trattorie e per le botteghe, non già come i nostri contadini, che
guardano qua e là timidamente coll'aria di chiedere il permesso
d'entrare; ma con viso e piglio di gente che sa di essere da per tutto
desiderata e inchinata. Nelle trattorie, le tavole si coprono di
bottiglie di vino di Bordeaux e di vino del Reno; nelle botteghe, i
fattorini si sbracciano a tirar giù roba. Le contadine vi son ricevute
come principesse e vi spendono infatti principescamente. Seguono, per
esempio, di queste scene, che intesi raccontare da testimoni oculari. Un
mercante dice a una signora di città il prezzo d'una veste di
seta.--Troppo caro,--risponde la signora.--La piglio io;--dice una
contadina che le è accanto, e se la piglia. Un'altra contadina va a
comprare un pianoforte. Il negoziante glie ne fa veder uno che costa
mille lire.--Non ne avrebbe di più cari?--essa domanda;--dei pianoforti
di mille lire ne hanno anche le mie amiche.--Marito e moglie passano
dinanzi alla vetrina di un venditore di stampe, vedono un bel paesaggio
a olio colla cornice d'oro, si fermano, vi scoprono una vaga
rassomiglianza colla loro casa e il loro podere; la moglie
dice:--Compriamolo?--il marito risponde:--Compriamolo!--entrano nella
bottega, mettono sul banco trecento fiorini l'un sull'altro, e si portan
via il quadro. Quando hanno fatto le loro compre, vanno a vedere i
Musei, entrano nei caffè a legger giornali, o fanno un giro per la città
guardando con aria pietosa tutto quel popolo di bottegai, d'impiegati,
di professori, d'uffiziali, di proprietari, che in altri paesi sono
invidiati da chi lavora la terra, e che a loro paion povera gente. Chi
non sapesse come stanno le cose, crederebbe, a veder quello spettacolo,
di essere capitato in un paese dove una grande rivoluzione sociale abbia
tutt'a un tratto fatto passare la ricchezza dai palazzi alle capanne, e
i nuovi ricchi sian venuti dalla campagna in città per beffare i signori
spogliati. Ma il più bello è la sera, quando ritornano alle loro
fattorie e ai loro villaggi. Allora per tutte le strade della campagna
si vedono quei bizzarri veicoli correre rapidissimamente, cercando di
passar gli uni davanti agli altri; le donne stesse stimolano i cavalli,
per riuscir vittoriose nella gara; i vincitori fanno schioccare la
frusta in segno di trionfo: l'aria echeggia di risa e di canti; fin che
il turbinio festoso dispare nel verde infinito della campagna cogli
ultimi barlumi del tramonto.
DA GRONINGA AD ARNHEM.
A Groninga voltai le spalle al Mare del Nord, il viso alla Germania, il
cuore all'Italia, e cominciai il mio viaggio di ritorno attraversando
rapidamente le tre provincie olandesi della Drenta, dell'Over-Yssel e
della Gheldria, che si stendono intorno al golfo di Zuiderzee, fra
quella della Frisia e quella d'Utrecht; una parte dell'Olanda, che,
visitata tratto per tratto, riuscirebbe uggiosa a chi non viaggia con
curiosità d'agronomo o di naturalista; ma che, vista di volo, lascia in
chi abbia sentimento della natura, un'impressione incancellabile. Per
tutto il tempo del viaggio, il cielo fu quale si conveniva all'aspetto
del paese: grigio ed eguale; ed io fui quasi sempre solo. Così godetti
lo spettacolo in tutta la sua trista bellezza, e in silenzio.
* * * * *
Uscendo dalla provincia di Groninga, si entra in quella della Drenta, e
si vede un cangiamento improvviso nell'aspetto del paese. Di qua e di
là si stendono a perdita d'occhio campi immensi, coperti di sterpi, nei
quali non si vedono nè strade, nè case, nè rigagnoli, nè siepi, nè alcun
indizio d'abitazione o di lavoro. Qualche macchia di piccole quercie,
che si considerano come traccie dell'esistenza di antiche foreste, sono
la sola vegetazione che s'innalzi al di sopra della sterpaglia; le
pernici, le lepri e i galli selvatici, i soli animali che richiamino il
viaggiatore al sentimento della vita. Quando si crede d'essere alla fine
della landa, la landa ricomincia; agli sterpeti succedono gli sterpeti,
alla solitudine la solitudine. In questa triste pianura, si vedono qua e
là dei monticciuoli, che altri crede siano stati innalzati dai Celti,
altri dai Germani, nei quali, scavando, furon trovati vasi di terra,
seghe, martelli, ossa calcinate, cocche di freccie, pietre da macinare
il grano, anelli che si suppone servissero di monete. Oltre a questi
monticciuoli, si ritrovarono, e rimangono tuttora degli smisurati massi
di granito rosso ammontati e disposti in una forma che rivela
un'intenzione di monumento, come di altare e di tomba; ma senza
iscrizione, nudi, solitarii, come enormi aeroliti caduti in mezzo a un
deserto. Nel paese si chiamano tombe degli Unni, la tradizione li
attribuisce alle bande di Attila, il popolo dice che sono stati portati
in Olanda da una razza antichissima di giganti, il geologo crede che
siano giunti dalla Norvegia sul dorso dei ghiacci antidiluviani, lo
storico si perde in vaghe congetture. Tutto è arcanamente antico in
questa strana provincia. Vi si ritrovano degli usi della Germania
primitiva, la coltura in comune sugli _esschen_, la tromba rustica che
chiama i contadini al lavoro, le case descritte dagli storici romani, e
su questo vecchio mondo il mistero perpetuo d'un silenzio immenso:
«. . . . . . ove per poco
Il cor non si spaura.»
Andando innanzi, si comincia a veder paludi, grandi stagni, zone di
terra limacciosa, attraversati da canali d'acqua nerognola, fossi lunghi
e profondi come trincee, mucchi di glebe color di bitume, qualche
barcone, qualche creatura umana. Sono i campi di torba, il cui solo nome
suscita nella mente mille immagini di avvenimenti fantastici: i lenti ed
immensi incendi della terra; le praterie galleggianti coi loro abitanti
e i loro animali sulle acque degli antichi laghi; le foreste erranti pei
golfi; i campi staccati dal continente e turbinati dalle tempeste del
mare; le immense nuvole di fumo che dalle torbiere arse della Drenta, il
vento del nord spande sulla metà dell'Europa, fino a Parigi, in
Svizzera, sul Danubio. La torba, la terra che vive, come la chiama il
contadino olandese, è la principale ricchezza della Drenta, e una delle
principali dell'Olanda. Nessun paese ne è più ricco, e ne trae maggiore
vantaggio. Essa dà lavoro a migliaia di braccia; quasi tutta la
popolazione dell'Olanda ne alimenta il focolare; serve a mille usi:
colle glebe a fortificare le fondamenta delle case, colle ceneri a
infertilire la terra, con la filiggine a nettare i metalli, col fumo a
salare le aringhe. Sulle acque del Wahal, del Leck, della Mosa, per i
canali della Frisia e della Groninga, nel Zuiderzee, per tutto circolano
battelli carichi di questo gran combustibile nazionale. Le torbiere
esaurite si convertono in praterie, in orti, in oasi feconde. Assen, la
città capitale della Drenta, è il centro di tutto questo lavoro di
trasformazione. Un grande canale, a cui metton capo tutti i piccoli
canali delle torbiere, si stende a traverso quasi tutta la Drenta da
Assen fino alla città di Meppel. Da ogni parte si lavora a dissodare il
terreno. La popolazione della provincia ch'era di poco più di trentamila
abitanti sulla fine del secolo scorso, si è quasi triplicata.
* * * * *
Appena s'è oltrepassato Meppel, si entra nella provincia
dell'Over-Yssel, che presenta per un certo tratto il medesimo aspetto
della Drenta: sterpeti, torbiere, solitudine; e s'arriva poco dopo a un
villaggio, se pure si può chiamare villaggio, dei più strani che mente
umana possa immaginare. È una fila di case rustiche, colle facciate di
legno e coi tetti di stoppia, che si succedono, a una qualche distanza
l'una dall'altra, per la lunghezza di più di otto chilometri: posta
ciascuna sopra una stretta zona di terra che se le prolunga dietro sin
dove arriva la vista, e circondata da un fosso pieno di piante
acquatiche, sull'orlo del quale s'innalzano dei gruppi di ontani, di
pioppi e di salici. Gli abitanti di questo villaggio, che è diviso in
due parti chiamate Rouveen e Staphorst, sono i discendenti di due
antiche colonie frisone, i quali hanno conservato religiosamente il
vestire, gli usi, le tradizioni agricole dei loro padri, e vivono
agiatamente col prodotto delle terre e di qualche piccola industria loro
propria. In questo singolare villaggio, non ci sono caffè, non ci sono
cammini, poichè gli avi non li usavano, non ci sono strade, perchè le
case sono tutte sur una sola fila, non c'è nulla di simile agli altri
villaggi. Gli abitanti son tutti calvinisti austeri, sobri,
operosissimi. Gli uomini si fanno essi medesimi le calze nei ritagli di
tempo che lascia loro la coltivazione della terra, e abborriscono a tal
segno dall'ozio, che gli stessi amministratori del villaggio, quando
debbono radunarsi a consiglio, portano seco il filo e i ferri da calza
per non istar colle mani in mano mentre si discute. Il Comune possiede
seimila ettari di terreno, divisi in novecento zone lunghe circa
cinquemila metri, e larghe da venti a trenta. Quasi tutti gli abitanti
sono proprietari, sanno leggere e scrivere, hanno un cavallo e una
diecina di vacche, non s'allontanano mai dalla loro colonia, si maritano
dove son nati, e passan la vita nella stessa zona di terra, e chiudono
gli occhi sotto lo stesso tetto dove vissero e morirono i nonni dei loro
nonni.
* * * * *