Dopo una mezz'ora di cammino, benchè di Broek non apparisse ancora che

la punta del campanile, cominciai a vedere qualche cosa qua e là che

annunziava la vicinanza del villaggio. La strada correva sopra una diga,

e sul fianco di questa diga vi erano alcune case. Una di queste, una

catapecchia di legno, che arrivava appena col tetto all'altezza della

strada, rozza, sconquassata, sbilenca, da far credere che fosse un

covile piuttosto che una casa, aveva un finestrino con la sua brava

tendina bianca annodata da un lato con un nastro azzurro, la quale

lasciava vedere a traverso i vetri un tavolinetto coperto di tazze, di

bicchieri, di fiori, di gingilli luccicanti come oggetti di vetrina.

Appena oltrepassata quella casa, vedo due pali piantati in terra a

sostegno d'una siepe, tutti e due tinti di colore azzurro e strisciati

di bianco come le antenne da orifiamme che si rizzano per le feste

pubbliche. Un po' più oltre trovo un'altra casupola di contadini,

dinanzi alla quale sono esposti secchiolini, panche, rastrelli, pale,

zappe, ogni cosa colorita di rosso, d'azzurro, di bianco, di giallo, e

strisciata ed orlata di altri colori, come gli attrezzi dei

saltimbanchi. Vado innanzi, e vedo altre case rustiche colle finestre

ornate di trine, di nastrini, di reticelle di ferro, di specchietti

mobili, di gingilli appesi; colle tegole variopinte, colle porte

inverniciate. Via via che procedo, cresce la vivezza e la varietà dei

colori, la pulizia, la lucentezza, la pompa. Vedo tendine ricamate e

nastri color di rosa alle finestre dei mulini; carri e arnesi

d'agricoltura con le lamine, i cerchi e i chiodi risplendenti come

l'argento; case di legno inverniciate; chiudende e stecconati rossi e

bianchi; finestre coi vetri orlati di due o tre striscie di varii

colori; e infine la più strana di tutte le stranezze: alberi col tronco

tinto di color cilestrino dal piede fino al nodo dei rami!

Ridendo tra me di queste bizzarrie, arrivo a un ampio bacino, circondato

d'alberi fitti e frondosi, di là dai quali, sulla sponda opposta, spunta

un campanile. Guardo intorno: non c'è che un bambino sdraiato sull'erba.

Gli domando:--Broek?--Si mette a ridere, e risponde:--Broek.--Allora

guardo meglio e vedo brillare in mezzo al verde degli alberi dei colori

così ciarlataneschi, così impertinenti, così arrabbiati, che mi sfugge

un'esclamazione di stupore.

Giro intorno al bacino, passo sur un piccolo ponte di legno bianco come

la neve, infilo una stradina, guardo.... Broek! Broek! Broek! Lo

riconosco, non ci può esser dubbio, non può esser altro che Broek!

Immaginate un presepio fatto con casette di carta-pesta da un ragazzo di

otto anni, una città fabbricata nella vetrina d'una bottega di

giocattoli di Norimberga, un villaggio costrutto da un coreografo sul

disegno d'un ventaglio chinese, una riunione di baracche di saltimbanchi

arricchiti, un gruppo di villette fatte per servir da teatro di

burattini, una fantasia d'un orientale ubriaco d'oppio, un qualche cosa

che faccia pensare nello stesso tempo al Giappone, all'India, alla

Tartaria, alla Svizzera, allo stile _plateresco_ e al _rococò_

Pompadour, e a quello degli edifici inzuccherati che mettono in mostra

i confettieri; una mescolanza di barbaro, di gentile, di presuntuoso, di

lezioso, d'ingenuo, di sciocco, che nello stesso punto offenda il buon

gusto, provochi le risa e innamori; immaginate insomma la più puerile

stravaganza a cui si possa dare il nome di villaggio, e avrete una

lontana immagine di Broek.

Tutte le case sono circondate da un giardinetto, separato dalla strada

da uno stecconato color cilestrino, della forma d'una balaustrata o

d'una ringhiera, con pomi, mele o aranci di legno sulla punta degli

stecconi. Le strade fiancheggiate da questi stecconati, sono

strettissime e formate di piccoli mattoni di vario colore, messi di

costa, e combinati in ogni sorta di disegni, in modo che da lontano le

strade paiono coperte di scialli turchi. Le case, la maggior parte di

legno, tutte col solo piano terreno, e piccolissime, sono color di rosa,

color nero, colore cenerino, colore di porpora, colore azzurro chiaro,

colore d'erba montanina; hanno il tetto coperto di coppi inverniciati e

disposti a scacchiera; le gronde ornate d'una specie di festone di legno

traforato come una trina; le facciate a punta, con una banderuolina

sulla cima, o una piccola lancia, o qualcosa che somiglia un mazzo di

fiori; le finestre coi vetri rossi o azzurri, ornate di tendine, di

ricami, di nastri, di reticelle, di frange, di nappe, di ninnoli; le

porte dipinte e dorate, e sormontate d'ogni sorta di bassorilievi che

rappresentano fiori, figurine e trofei, in mezzo ai quali si legge il

nome e la professione del proprietario. Quasi tutte le case hanno due

porte: una davanti e una di dietro; questa per l'entrata e l'uscita di

tutti giorni; l'altra che si apre soltanto nelle occasioni solenni della

vita, come nascite, morti, matrimoni.

I giardini non sono meno strani delle case. Paiono fatti per i nani. I

viali sono appena tanto larghi da poterci mettere i piedi, le aiuole si

cingono colle braccia, i capanni contengono a stento due personcine

rannicchiate, le siepi di mortella non arrivano ai ginocchi d'un bambino

di quattr'anni. Fra questi capanni e queste aiuole vi sono dei canaletti

che paion fatti per metterci delle barche di carta, sui quali

s'incurvano dei ponti di legno, puerilmente superflui, con colonnine e

spallette colorite; bacini grandi come una tinozza da bagno riempiti da

una barchetta lilliputtiana, legata con un cordoncino rosso a un palo

color celeste; piccoli scali, piccoli orti, piccoli crocicchi,

pergolatelli, porticciuole, cancellatine, tutte cose che si possono

misurare con una mano, superare con un salto e buttar all'aria con un

pugno. Intorno alle case e ai giardini s'innalzano alberi tagliati in

forma di ventagli, di pennacchi, di dischi, di trapezi, coi tronchi

coloriti di bianco e d'azzurrino, e qua e là casette di legno per gli

animali domestici, variopinte, dorate e scolpite come piccole reggie da

marionette.

Data un'occhiata alle prime case e ai primi giardini, m'inoltrai nel

villaggio. Non c'era anima viva nè per le strade nè alle finestre. Tutte

le porte eran chiuse, tutte le tendine calate, tutti i canali deserti,

tutte le barchette immobili. Il villaggio è costruito in maniera che in

nessun punto si vedono più di quattro o cinque case; e via via che si va

innanzi, una si nasconde, un'altra fa capolino, una terza balza fuori

tutta intera; e da tutte le parti, in mezzo ai tronchi degli alberi,

appariscono e spariscono striscie e tocchi di colori vivissimi, come di

una frotta di maschere sparpagliate che facciano a rimpiattíno. A ogni

passo si scopre un nuovo piccolo prospetto da palcoscenico, una nuova

combinazione strana di colori, un nuovo capriccio, una nuova

ridicolaggine. Par che da un momento all'altro debba uscire da tutte

quelle porte un popoletto d'automi coi piatti turchi e i tamburelli fra

le mani, come quei che si muovono sugli organetti. Con cinquanta passi

si gira intorno a una casa, si passa un ponte, si attraversa un

giardino, si percorre una strada e si ritorna nel luogo di prima. Un

bambino vi pare un uomo e un uomo vi pare un gigante. Tutto è piccino,

compassato, leccato, tinto, contraffatto, snaturato, fanciullesco. Sulle

prime vi vien da ridere; poi vi piglia la stizza pensando che gli

abitanti di quel villaggio crederanno che voi lo troviate bello; quella

caricatura vi riesce odiosa; dareste di scimunito a tutti i padroni di

casa; vorreste persuaderli che il loro famoso Broek è un insulto

all'arte e alla natura, e ch'essi non hanno nè buon gusto nè buon senso.

Ma quando vi siete ben sfogati a invettive, tornate a ridere, e il riso

finisce per prevalere.

Dopo aver girato un po' senza incontrare nessuno, mi venne il desiderio

di veder l'interno di una casa. Mentre guardavo qua e là in cerca

d'un'anima ospitale, m'intesi chiamare:--_Monsieur_--e voltatomi, vidi

una donna sur un uscio, la quale mi domandò timidamente:--_Foulez fous

foir une maison particulière?_--Accettai; la donna lasciò gli zoccoli

sulla soglia, come si usa in tutte le case di quei paesi, e mi condusse

dentro. Era una povera vedova, come mi disse appena fummo entrati, e non

aveva che una stanza; ma che stanza! Il pavimento era coperto di stuoie

pulitissime; i mobili erano luccicanti come l'ebano; le maniglie del

cassettone, la linguetta del baule, i rilievi d'un piccolo stipo, le

bullette delle seggiole, persino i chiodi piantati nel muro, parevano

d'argento. Il camino era un vero tempietto, tutto rivestito di lastrine

di maiolica colorite e nitide come se non avessero mai visto il fumo.

Sur un tavolino c'era un calamaio di rame, una penna di ferro e qualche

gingillo, che avrebbero richiamato l'attenzione nella vetrina d'un

orefice. Da qualunque parte volgessi gli occhi, scintillava qualche

cosa. Non vedendo il letto, domandai alla buona donna dove dormisse. Per

tutta risposta s'avvicinò a una parete ed aperse i due battenti nascosti

dalla tappezzeria. Il letto (come in quella casa, in tutte le altre) è

chiuso in una specie di armadio a muro, e consiste in un materasso e in

un pagliericcio distesi sopra la parte inferiore del muro medesimo,

senz'assi e senza cavalletti; letto che sarà comodo d'inverno, ma che

dev'essere un affogatoio d'estate. Mi fece vedere gli arnesi coi quali

faceva la pulizia. C'era da farne una bottega: scope, scopette,

spazzolini da denti, strofinacci, raschiatoi, rastrellini, scovoli,

frugoni, pelli, mazzetti di piume, acqua-forte, bianco di Spagna pei

vetri, rosso di Venezia per le posate, polvere di carbone per i rami,

smeriglio per i ferri, mattone inglese per i pavimenti, e persino

stecchini per cavar le pagliuzze microscopiche dalle commessure dei

mattoni.

Mi diede notizie curiosissime intorno al furore di pulizia per cui il

villaggio di Broek è famoso in Olanda. Non è lungo tempo che all'entrata

del villaggio si leggeva un'iscrizione concepita in questi

termini:--_Prima o dopo il tramonto del sole nessuno può fumare nel

villaggio di Broek, se non con una pipa munita di coperchio_ (perchè non

si spanda la cenere), _e quando si attraversa il villaggio con un

cavallo, è proibito di stare in sella, e bisogna condurlo a piedi_. Era

pure proibito di attraversare il villaggio in carrozza, o con pecore o

vacche, o qualunque altro animale che potesse insudiciare le strade; e

benchè non sussista più questa proibizione, i carri e gli animali girano

ancora intorno a Broek, per effetto dell'usanza antica. Dinanzi a tutte

le case c'erano, e se ne vede ancora qualcuna, delle sputacchiere di

pietra, nelle quali sputavano i fumatori dalle finestre. L'uso di stare

in casa coi piedi scalzi è ancora in pieno vigore, così che dinanzi a

tutte le porte si vedono scarpe, stivaletti e zoccoli ammonticchiati. È

una fiaba quello che si racconta di sommosse popolari accadute a Broek

contro stranieri che sparsero per la strada dei noccioli di ciliegia; ma

è vero che ogni cittadino il quale veda cadere una foglia o una festuca

portata dal vento dinanzi alla sua casa, la va a raccattare e la butta

nel canale. Che poi si vadano a spolverare le scarpe a cinquecento passi

fuor del villaggio, che ci sian dei ragazzi pagati per soffiare quattro

volte all'ora fra i mattoni della strada, e che in certe case si portino

gli ospiti a braccia perchè non insudicino il pavimento, son cose che si

raccontano,--mi disse quella buona donna,--ma che probabilmente non si

fecero mai. Però prima di lasciarmi uscire, mi raccontò un aneddoto che,

se fosse vero, farebbe quasi credere possibili quelle stravaganze.--Nei

tempi andati,--mi disse,--la manía della pulizia era arrivata a tal

segno, che le donne di Broek trascuravano, per strofinare e lavare,

persino i loro doveri religiosi. Il Pastore del villaggio, dopo aver

tentato inutilmente tutte le vie della persuasione per far cessare

quello scandalo, prese un altro partito. Fece una gran predica nella

quale disse che ogni donna olandese la quale avesse compiuto fedelmente

i suoi doveri verso Dio nella vita terrena, avrebbe trovato nel mondo di

là una casa piena zeppa di mobili, d'utensili e di gingilli

svariatissimi e preziosissimi, nella quale, non distratta da altre

occupazioni, avrebbe potuto spazzolare, insaponare e lustrare per tutta

l'eternità, senza mai poter dire d'aver finito. L'immagine di questa

sublime ricompensa, il pensiero di questa immensa felicità infuse tanto

ardore e tanta pietà nelle donne di Broek, che d'allora in poi furono

sempre assidue agli esercizi religiosi, e non ebbero mai più bisogno di

eccitamento.--

Eppure, nè questo furore di pulizia, nè la bizzarria architettonica che

ho descritta, sono la cagione della semi-seria celebrità del villaggio

di Broek. Questa celebrità derivò da una stravaganza di forme e di

consuetudini, appetto alla quale ciò che ora si vede non è più nulla. Il

Broek d'oggigiorno non è più che una larva del Broek antico. A

persuadersene, basta visitare una casa posta all'entrata del villaggio,

e aperta agli stranieri, la quale è un modello completo delle antiche

case, e vien conservata accuratamente dal proprietario come un monumento

storico delle follie trascorse. L'esterno della casa non è diverso dalle

altre: una baracca da burattini. Il maraviglioso sono le stanze e il

giardino. Le stanze, piccolissime, sono tanti bazar, ciascuno dei quali

richiederebbe un volume di descrizioni. La manía olandese di ammontare

oggetti su oggetti, e di cercar la bellezza e l'eleganza nell'eccesso

degli ornamenti più disparati, là si vede spinta sino al superlativo

grado del ridicolo. Vi sono figurine di porcellana sugli armadi, tazze e

zuccheriere chinesi sopra e sotto le tavole, piatti appesi alle pareti

dal soffitto fino al pavimento, orologi, ovi di struzzo, barchette,

bastimenti, conchiglie, vasi, piattini, calici, ficcati in tutti

gl'interstizi e nascosti in tutti i buchi; quadri che presentano figure

diverse, secondo da che parte si guardano; armadi pieni di centinaia di

ninnoli; ornamenti senza nome, decorazioni senza senso, un ingombro, un

lucicchío, una dissonanza di colori, un cattivo gusto così

innocentemente spietato, che è un piacere e un dispetto a vedersi. Ma

tutte queste stravaganze sono di gran lunga superate dal giardino. Qui

si vedono ponti messi per mostra sopra rigagnoli larghi un palmo, grotte

e cascatelle da presepio, chiesette rustiche, templi greci, chioschi

chinesi, pagodi indiani, statue dipinte, piccoli fantocci colle mani e i

piedi dorati che balzano fuori dai panieri di fiori, automi di grandezza

naturale che fumano e che filano, armadi che s'aprono al tocco d'un

ordigno, e lascian vedere una comitiva di burattini seduti a tavola,

bacinetti dove nuotano cigni e oche di zinco, aiuole coperte di un

mosaico di conchiglie, con un bel vaso di porcellana nel mezzo; alberi

che rappresentano figure umane, cespugli di bosso tagliati in forma di

campanili, di chiesuole, di navi, di chimere, di pavoni che fan la ruota

e di bambini che allargan le braccia; sentieri, capanni, siepi, fiori,

piante, tutto scontorto, manierato, tormentato, imbastardito, stravolto.

E così erano nei tempi andati tutte le case e tutti i giardini di Broek.

Ma ora non solamente l'aspetto del villaggio, anche la popolazione è in

gran parte mutata. Broek era chiamato altre volte il villaggio dei

milionarii, perchè quasi tutti i suoi abitanti erano negozianti

ricchissimi, che si raccoglievan là per amore della solitudine e della

pace. A poco a poco, la noia, il ridicolo di cui furon fatti segno le

loro case ed essi stessi, l'importunità dei viaggiatori, il desiderio di

luoghi più ameni, snidò da Broek quasi tutte le famiglie ricche, e le

poche rimaste, cessando la gara che aveva prodotte tante fanciullesche

meraviglie, non pensarono più a crearne delle nuove, e lasciarono

perdere o sparire le vecchie. Ora Broek ha circa un migliaio d'abitanti,

dei quali la maggior parte fanno formaggi, e gli altri son bottegai,

fattori e artefici che vivon di rendita.

Malgrado che sia decaduto, Broek è ancora visitato da quasi tutti gli

stranieri che vanno in Olanda. In una stanza della casa che ho

descritta, v'è un enorme libro che contiene parecchie migliaia di,

biglietti di visita e di firme manoscritte di gente d'ogni paese. Io

l'ho scorso tutto. Il maggior numero di visitatori sono inglesi e

americani; il minimo italiani, e questi quasi tutti nobili delle

provincie meridionali. Fra i molti nomi illustri vidi quello di Victor

Hugo, di Walter Scott, del Gambetta e del commediografo Emilio Augier.

Fra i ricordi, v'è un calcafogli che l'Imperatore e l'Imperatrice di

Russia regalarono a un cittadino di Broek in segno di gratitudine per

l'ospitalità ch'egli concesse nel 1864 al granduca Nicola di

Alexandrovitch.

A proposito di visitatori illustri, anche l'Imperatore Alessandro di

Russia e Napoleone il Grande furono a Broek. La tradizione locale dice

che così l'uno che l'altro avendo voluto vedere l'interno d'una casa,

dovettero, prima d'entrare, infilarsi certe grosse calze di lana che

porse loro la serva, perchè non insudiciassero i pavimenti cogli

stivali. Non oserei affermare che questo sia vero; ma so, per averlo

letto in certe Memorie del viaggio di Napoleone in Olanda, che a Broek

egli s'indispettì nel vedere le strade deserte, e la gente tappata in

casa che lo guardava di dietro i vetri coll'aria di sorvegliare che non

insudiciasse le cancellate dei giardini. Anche l'imperatore Giuseppe II

fece una visita a Broek; ma, per quello che si narra, non avendo portato

con sè delle lettere di raccomandazione, non potè entrare in nessuna

casa. Un aiutante di campo insistendo presso un padrone di casa, perchè

lasciasse entrare la Maestà Sua:--Io non conosco il vostro

Imperatore,--quegli rispose;--e fosse anche il borgomastro d'Amsterdam

in persona, non ricevo chi non conosco.--

Quand'ebbi visitato la casa e il giardino antico, entrai in un piccolo

caffè dove una ragazza senza scarpe, inteso alla prima il mio linguaggio

da sordomuto, mi portò una mezza forma di buon formaggio di Edam, delle

uova e del burro, ogni cosa posto sotto un coperchio di maiolica,

protetto da una reticella di fil di ferro, e nascosto da una

bianchissima tovaglietta ricamata; e poi scortato da un ragazzo che mi

parlava a gesti, andai a vedere una fattoria. Molta gente, tra noi, che

porta cappello a staio ed orologio d'oro, non ha un appartamento pulito

ed ornato come quello in cui si pavoneggiano le vacche di Broek. Prima

d'entrare bisogna pulirsi le scarpe a una stuoia distesa davanti alla

porta, e se non lo fate, vi pregano di farlo. Il pavimento delle stalle

è di mattoni di vario colore, nitidi da poterci passare sopra la mano;

le pareti son rivestite di legno di abete; le finestre sono ornate di

tende di mossolina e di vasi di fiori; le mangiatoie son dipinte; le

vacche sono strigliate, pettinate, lavate, e perchè non s'insudicino

hanno la coda tenuta su da un cordoncino legato a un chiodo del

soffitto; un rigagnolo che attraversa la stalla, porta via continuamente

le immondizie; fuor che tra i piedi delle bestie, non si vede un

fuscello, nè una macchia; e l'aria è così purgata, che a occhi chiusi si

crederebbe di essere in un salotto. Le camere dei contadini, le stanze

dove si fa il formaggio, i cortili, i bugigattoli, tutto è netto e

luccicante ad un modo.

Prima di partire per Amsterdam feci ancora un giro per il villaggio

badando a nascondere il sigaro quando qualche donna dal diadema d'oro mi

guardava dalla finestra; passai su due o tre ponti bianchi, toccai col

piede qualche barchetta, mi trattenni un po' dinanzi alle casine più

variopinte; e poi, non vedendo comparire anima viva nè per le strade nè

dentro ai giardini, ripresi la mia via solitaria in groppa al cavallo di

san Francesco, con quel sentimento di tristezza che lascian nel cuore

tutte le grandi curiosità soddisfatte.

ZAANDAM.

La maggior parte degli stranieri, dopo aver visitato il villaggio di

Broek e la città di Zaandam, partono per la Frisia o se ne ritornano

all'Aja colla persuasione d'aver visto l'Olanda. Io volli invece

spingermi sino all'estremità della Nord-Olanda, pensando che in questa

provincia posta fuor di mano, non abitata da stranieri, non percorsa da

viaggiatori, avrei veduto costumi, usi ed aspetti antichi più

schiettamente conservati che nelle altre. Il pericolo di non esser

capito, di capitare in cattivi alberghi, di trovarmi solo, impicciato e

malinconico in piccole città delle quali non c'è nemmeno la pianta nelle

_Guide_, e che i viaggiatori più pazienti non fanno che attraversare di

volo; non mi distolse dal mio proposito. Una bella mattina del mese

d'agosto, il diavolo dei viaggi, il più prepotente di tutti i diavoli

che invasano l'anima umana, trasportò me e la mia valigia in un

piroscafo che partiva per Zaandam; m'imbarcò lo stesso giorno per

Alkmaar, la metropoli dei formaggi, e mi diede la stessa sera un

biglietto di seconda classe per Helder, la Gibilterra del nord.

Zaandam, vista dal golfo dell'Y, presenta l'aspetto d'una fortezza

coronata di torri innumerevoli, dall'alto delle quali i cittadini

chiedano soccorso, con segnali affrettati, a un esercito lontano. Son

centinaia di mulini altissimi che si alzano fra le case, sulle dighe,

lungo la spiaggia, per tutta la campagna circostante alla città; una

parte dei quali lavorano al prosciugamento delle terre, altri a far

l'olio di colza, che è una delle più importanti materie di commercio di

Zaandam; altri a ridurre in polvere una specie di tufo vulcanico portato

dal Reno, che serve a comporre un cemento particolare per le opere

idrauliche; altri a segar legna, a mondar orzo, a macinar colori, a

fabbricar carta, mostarda, smalto, corde, amido, paste. La città non si

vede che pochi minuti prima d'entrare nel porto.

È una vera veduta da scenario di ballo pastorale.

La città è fabbricata lungo le due rive d'un fiume, chiamato Zaan, che

si versa nell'Y, e intorno a un piccolo seno formato dall'Y medesimo,

che le serve di porto. Le due parti eguali in cui rimane divisa la

città, sono congiunte da un ponte, che s'alza per dar passo ai

bastimenti. Intorno al porto non ci sono che poche strade e poche case;

la parte principale di Zaandam si stende lungo le rive dello Zaan.

Il piroscafo s'avvicinò fino a toccar la riva: scesi, mi liberai da un

drappello di ciceroni, e in pochi minuti percorsi le strade principali.

Zaandam è un grande Broek, meno puerile e più bello del Broek piccino.

Le case sono di legno, d'un solo piano, colla facciata a punta, e quasi

tutte colorite di verde. Vi sono strade intere, nelle quali non si vede

altro colore, che paiono strade d'una città fatta di bosso e di

mortella. Come a Broek, i coppi dei tetti sono inverniciati, le finestre

ornate di tendine e di fiori, le strade ammattonate e pulite come il

pavimento d'una sala. Nei vetri, nelle lastre d'ottone delle porte,

negli oggetti esposti sui davanzali, da qualunque parte si guardi, si

vede riflessa la propria immagine. Tutta la città spira un'aria

d'allegria, di freschezza e d'innocenza, che innamora. È una città ricca

e popolosa, e sembra un piccolo villaggio. Ha tutti i tratti propri

delle città olandesi, ed insieme un non so che aspetto nuovo ed esotico,

che la fa parere immensamente lontana da tutte le altre.

Olanda · 第 21 / 29 段