— Buon giorno, caro Stellini.
— Buon giorno.
— Ho molto piacere di vederla: ha fatto buon viaggio?
— Bonissimo.
— Ha avuto molto freddo?
— Moltissimo.
— E come va l’ordine pubblico in quella provincia, caro Stellini?
— Benissimo.
— E la salute pubblica?
— Malissimo.
— Eh lo so, lo so, caro Stellini: chi ha cuore non può che deplorare
tante miserie; ma che ci si fa? i Comuni sono così aggravati da tasse,
da sopratasse...
— È vero, è vero; ma ne parleremo un’altra volta: dunque, ho ricevuto
il suo dispaccio... e che c’è di nuovo?
— Nulla, caro Stellini, che le possa far dispiacere... ecco, legga.
E dopo avergli dato la lettera che aveva sul banco, il commendatore
tornò a fumare con un’aria benigna, alquanto insolita in lui, perchè
per lo più aveva la faccia torbida e sinistrata dalle tenebre del
potere governativo.
«Occorrendo di porre a capo dell’uffizio sanitario della provincia
di Girgenti, un valente ed energico funzionario, questo Ministero è
venuto nella deliberazione di trasferirvi, per ragioni di servizio,
il sig. dott. Fabio Stellini, il quale dovrà subito raggiungere la
sua nuova destinazione, e saprà rispondere degnamente alla fiducia
che in lui ripone il Governo.»
Il dottore guardò il prefetto.
— Mi dispiace, caro Stellini, — gli rispose il prefetto — di perdere
in lei un ottimo impiegato, ma anche mi rallegro con lei per la prova
di stima che le ha dato il Ministero: la provincia di Girgenti è una
provincia molto più importante di questa, e lei avrà più campo di
distinguersi e di farsi onore.
Il dottore gli voltò le spalle, e mosse verso l’uscio.
— Dunque che cosa devo rispondere al Ministero?
— La risposta ch’io vorrei dare non m’è permessa: domani le farò sapere
la mia decisione.
— Domani? io invece risponderei subito con un telegramma, dicendo:
«Ringrazio dell’onore, e mi metto a disposizione del Ministero»: ecco
quello che io risponderei al posto suo.
— Ma lei non è al posto mio.
Ed uscì.
— È una bestia! — disse il prefetto — è un pessimo impiegato, l’ho
sempre detto! non ha punto amor proprio, e quando un impiegato non ha
amor proprio, non può aver amore neppure al servizio.