CAPITOLO VI.

_Della Casa del Re: suo splendore e magnificenza; e de' suoi Uffiziali._

Non fu veduta in alcun tempo la casa regale di Napoli in tanta

magnificenza e splendore, quanto nel Regno di questo Principe; o si

riguardi il lustro della numerosa sua regal famiglia, e la grandezza

de' suoi Baroni, ovvero il numero e splendore degli Ufficiali della

Corte: ciò che innalzò cotanto non pur la città di Napoli, ma tutto il

Regno, e lo rese famoso sopra tutti gli Stati di Europa.

Vide il suo primogenito _Carlo Martello_ Re d'Ungheria e costui morto,

_Caroberto_ di lui figliuolo e suo nipote, sicuro Re di quel Regno,

avendo debellato gli avversarii suoi. Tutti gli altri suoi figliuoli

vide innalzati alle supreme grandezze; perchè _Lodovico_ secondogenito,

quantunque nella sua giovanezza fossesi fatto Frate minor Conventuale a

S. Lorenzo di Napoli, fu poi creato Vescovo di Tolosa, e da poi per la

santità della sua vita fu da Papa Giovanni XXII posto nel catalogo de'

Santi Confessori. _Roberto_ suo terzogenito che gli succedè nel Regno,

fu _Duca di Calabria_, Vicario del Regno ed ebbe il supremo comando

delle sue armate. Si reputò quindi a' più prossimi alla successione

del Regno convenirsi meglio il titolo di _Duca di Calabria_ che di

_Principe di Salerno_: poichè Carlo II tenendo molti figliuoli, ed

avendone decorati alcuni col titolo di _Principe_, come Filippo che

fu fatto Principe di Taranto, Tristano Principe di Salerno e Giovanni

Principe d'Acaja, si stimò che fosse più proprio e decoroso, a chi

dovea succedere nel Regno, darsi il titolo di _Duca di Calabria_:

titolo antico preso da' primi Normanni e che non una città, ma due

ampie province abbracciava. Quindi s'introdusse che ai primogeniti

de' nostri Re, che debbon succedere al Regno, tal titolo si dasse;

e siccome in Francia al primogenito si dà il titolo di Delfino, in

Ispagna di Principe d'Asturia, così nella casa regale di Napoli,

colui che teneva il primo grado nella successione, era chiamato Duca

di Calabria; ond'è che Roberto così facesse nomare il suo primogenito

Carlo che gli dovea succedere nel Regno: e così praticarono tutti gli

altri Re aragonesi; ed unito poi questo Regno alla Corona di Spagna,

quindi avvenne che i primogeniti de' Re di Spagna si dicessero non meno

Principi d'Asturia che Duchi di Calabria.

Filippo quartogenito fu Principe di Taranto e di Acaja, Dispoto di

Romania, Grand'Ammiraglio del Regno, e per ragion di sua moglie, ebbe

il titolo d'Imperadore di Costantinopoli; ed ancorchè non possedesse

quell'Imperio, venne in tanta bizzaria, che imitando l'Imperador

Federico Barbarossa, gran facitor di Duchi e di Re, volle nella

Romania e nell'Asia Minore crearvi un Re ed un Dispoto. Il Tutini[530]

nell'Archivio de' PP di S. Domenico Maggiore di Napoli ha rinvenuto

l'originai diploma, da lui inserito nel libro degli Ammiragli del

Regno, dove _Filippo_, e Catterina coniugi, che s'intitolano Imperadori

di Costantinopoli, creano, e fanno Martino Zaccaria di Castro Signore

di Chio, Re e Dispoto di Romania, e dell'Asia Minore, detta Anatolia,

concedendogli investitura per se, suoi eredi e successori, con tutti

li Contadi e Baronie e città di essa, con l'isole adiacenti, cioè

Fenotia, Marmora, Tornero, Mitileno, Chio, Samo, Mitanea, Lango, ed

altre isole: di più gli concede tutte le prerogative regie e Dispotali,

cioè di bere in tazze d'oro, di portar la Corona, lo Scettro e le

scarpe rosse fuori e dentro del palazzo di Costantinopoli, come sono

le parole del diploma: _infra vero Palatium ipsum, caligas Despotales

et alia insignia Regalia, et despotalia deferre, ac portare possit,

et valeat, secundum Regalem, et despotalem usum et consuetudinem

Constantinopolitani Imperii_; poichè secondo la Gerarchia dell'imperial

Casa di Costantinopoli rapportata da Leunclavio[531], il primo

Ufficiale del palazzo dell'Imperadore di Costantinopoli, era il

_Dispota_. Vuol che il Regno lo riconosca in feudo da lui, e perciò

si fece dare il ligio omaggio ed il giuramento di fedeltà da Frate

Jureforte Costantinopolitano dell'Ordine de' Predicatori, Proccuratore

e spezial Nunzio del Re Martino destinato a quest'atto. Il diploma

fu spedito in Napoli per mano di Roberto Ponciaco Giureconsulto,

Consigliere e familiare dell'Imperadore, e porta questa data: _Datum

Neapoli per manus D. Roberti de Ponciaco J. C. professoris, dilecti

Consiliarii et familiaris nostri. A. D. 1305 die 24 maii 8 Indict._

Morì poi Filippo nell'anno 1332 in Napoli, e fu sepolto nella chiesa di

S. Domenico de' Frati Predicatori di Napoli, ove insino oggi si vede il

suo tumulo.

Raimondo Berlingiero suo quintogenito, per la sua gran giustizia e

prudenza fu fatto da lui Reggente della Vicaria, e fu Conte d'Andria

e Signore dell'Onore di Monte S. Angelo; il qual poi morì con gran

fama di bontà. _Giovanni_ sestogenito morì Cherico nell'adolescenza.

_Tristano_ settimogenito, così chiamato, perchè nacque nella tristezza

quando il padre era prigione in Ispagna, fu Principe di Salerno.

_Giovanni_ ottavogenito, fu Principe d'Acaja e Duca di Durazzo nella

Grecia: Durazzo è città posta nel Peloponeso, oggi detto Morea, della

quale abbiamo una minuta descrizione in Tucidide: ella fu città

metropoli, ed il suo Metropolitano era sottoposto al Patriarca di

Costantinopoli: avea Trono e Molti Vescovi suffraganei rapportati da

Leunclavio[532]: fu poi Conte di Gravina per successione dell'ultimo

fratello; _Pietro_ l'ultimogenito, fu Conte di Gravina e non già

inferiore agli altri nella virtù e valor militare.

Non meno illustre che numerosa fu la sua femminile progenie sposata a'

Principi più Sovrani d'Europa. _Clemenzia_ fu moglie di Carlo Conte di

Valois fratello del Re di Francia. _Bianca_ fu moglie di Giacomo Re

d'Aragona. _Lionora_ fu moglie di Federico Re di Sicilia. _Maria_ fu

moglie di Giacomo Re di Majorica. _Beatrice_ l'ultimogenita fu moglie

d'Azzo d'Este Marchese di Ferrara e poi di Beltramo del Balzo Conte di

Montescaggioso e d'Andria, ed ultimamente di Roberto Delfino di Vienna.

Adornavano ancora la sua regal Casa tanti grandi ed illustri Baroni:

gli Orsini Conti di Nola: li Gaetani Conti di Fondi e di Caserta: li

Balzi Conti d'Avellino e d'Andria: i Chiaramonti Conti di Chiaramonte:

i Conti di Lecce, di Chieti e tanti altri rinomati Baroni.

Da questo numero di così illustri figliuoli ebbe Re Carlo non pur

l'allegrezza che può aver un padre de' figli buoni ed eccellenti, ma

una benevolenza infinita del popolo di Napoli. Il fasto, che portavano

alla Casa regale e la splendidezza di tante Corti, non pur illustravano

la città, ma erano di grande utilità a' suoi cittadini; poichè non solo

gli Artisti ne riportavano grandissimi guadagni dalle pompe loro, ma

gli altri popolani onorati, che comparivano alle Corti loro, erano poi

esaltati a più alti e ragguardevoli uffici della Casa regale, i quali

erano in questi tempi in tanto numero e così varii in fra loro, che

meritano onde qui se ne faccia particolar memoria.

§. I. _Degli Ufficiali della Casa del Re._

Gli Ufficiali della Casa del Re non bisogna confondergli con

gli Ufficiali della _Corona_, de' quali si parlò nel libro XI di

quest'Istoria. Quelli della Corona, non erano mutabili per ogni

mutazione di Re, come questi, e la loro carica non era limitata in

alcun luogo o provincia, ma si distendeva generalmente per tutto

il Reame, e propriamente servivano lo Stato, non già la persona del

Re: questi all'incontro servivano la Casa del Re, perchè assistevano

giornalmente alla regal persona e perciò quelli, de' quali trattiamo,

sono senza dubbio li più veri Ufficiali del Re, perchè dirittamente

servono ed assistono la sua regal persona.

Bisogna ancora distinguergli dagli altri, che pure sono Ufficiali del

Re, cioè da quelli, che hanno ufficii pubblici conferiti dal Re, come

Giudici, ed altri Magistrati, perocchè questi non sono Ufficiali della

Casa del Re, nè suoi domestici: ond'è, che nel dritto[533] i domestici

dell'Imperadore erano chiamati _Palatini_.

Prima tutti gli Ufficiali della Casa del Re aveano subordinazione

agli Ufficiali della Corona; e ciascuno, secondo la sua carica, era

subordinato a colui, ch'era nell'istesso rango di dignità. Per ciò gli

Ufficiali della Corona aveano sotto di loro un sostituito, il quale

continuamente assistesse nella Casa del Re e comandasse a' minori

Ufficiali, siccome nell'antico Imperio vi era sotto ciascun grande

Ufficiale un altro chiamato _Primicerius Officii_, il quale avea la

dignità di _Spettabile_, allora che i Grandi Ufficiali aveano quella

d'Illustri.

Così ancora in Francia, ed al di lei esempio, in Sicilia, i primi

Capi si qualificavano Ufficiali della Corona e gli altri solamente

sono qualificati per grandi Ufficiali o Capi d'ufficio della Casa del

Re. Ma gli uni e gli altri anticamente nell'Imperio e nel Reame di

Francia erano chiamati _Comites_, cioè compagni del Principe o più

tosto suoi cortigiani, essendo chiamata in latino la Corte del Principe

_Comitatus_[534]. Ma poichè nelle province e nelle città vi erano

anche dei Conti, così chiamati, perch'erano scelti tra i principali

cortigiani: per distinguer questi da quelli, ch'erano impiegati alle

principali cariche della Corte, furon perciò i primi appellati _Comites

Palatini_. Quindi è, che per ispecificare la qualità loro, si aggiunse

al titolo di _Comes_ il nome della loro carica, come _Comes Palatii,

Comes Stabuli, Comes Sacrarum largitionum_; ond'è, che in Francia

questi Ufficiali si dissero il _Conte del Palazzo_, il _Conte della

Stalla_, per significare i cortigiani, che aveano carica del Palazzo

e della Stalla, ovvero Cavallerizza del Re, di sorte che _Comes_

significava un Capo d'Ufficio, o principale Ufficiale di compagnia,

ed in fatti _Comes Palatii_ è chiamato dal dritto, ed in Cassiodoro

Magister _Palatii_. Quindi in Francia fu detto il _Maestro_ della Casa

del Re; e presso noi, gli altri Ufficiali della Corona, furono prima

detti _Maestri_, come Maestri Giustizieri, M. Siniscalchi e poi Grandi

Giustizieri, Gran Siniscalchi, Grandi Ammiragli, ec. Ed il titolo di

_Maestro_ restò solo agli Ufficiali minori, come a' Maestri Ostiarii:

M. Panettieri: M. Razionali ec.

Or anticamente i grandi Ufficiali della Casa del Re erano sotto

alcuni degli Ufficiali della Corona; ma da poi molti si sono esentati

d'ubbidire ad altri, che al Re: ma non fu però che moltissimi non

riconoscessero presso noi per lor Capo il G. _Siniscalco_, ch'è il

medesimo, che in Francia si chiama il G. Maestro della Casa del Re, ed

oggi di Francia, come vedremo dal novero di questi Ufficiali.

Era il G. Siniscalco, come si disse nell'XI libro di quest'Istoria,

il G. Maestro della Casa del Re; ed intanto egli fu noverato tra gli

Ufficiali della Corona, perchè quantunque la sua carica riguardasse

il governo della Casa del Re, siccome la carica del G. Contestabile

il governo della Guerra, quella del G. Giustiziero, della Giustizia, e

l'altra del G. Camerario, delle Finanze; nulladimanco la sua autorità

non era limitata da alcun luogo, o provincia, ma si distendeva per

questo fine in tutto il Reame, nè era mutabile per ogni mutazione di

Re, e si diceva perciò servire allo Stato ed al pubblico, e non già

solamente alla persona del Re.

Egli era chiamato nell'antico Imperio _Magister Officiorum_, e per ciò

teneva sotto di se più Ufficiali tanto grandi, quanto piccioli nella

Casa del Re. I grandi finalmente furono esentati d'ubbidire ad altri,

che al Re; onde sursero per ciò altri Ufficiali, i quali non possono

dirsi della Corona, ma sì bene Grandi Ufficiali, come diremo.

Di questi Ufficiali della Casa reale di Napoli, Camillo Tutini[535]

ne fece solo un Catalogo di nomi, e ne promise un Trattato; ma non

si è veduto poi alla luce; gli raccolse da' Capitoli del Regno, e

dall'Archivio della Zecca, ch'è quello che contiene i fatti, e le

gesta di questi Re angioini, nel Regno de' quali, e particolarmente

in quello di Carlo II, se ne videro in maggior numero, perchè la sua

Casa regale di Napoli ne fu abbondantissima. E poichè questo Principe,

come Franzese, tutto faceva ad imitazione del Regno di Francia, molte

cose v'introdusse a similitudine di quello, ciò che non solo nella sua

Casa regale volle imitare, ma anche, come si vide, nelle chiese, ch'ei

fondava, o arricchiva di sue rendite.

Del Tutini non sappiamo ciò, che uom se n'avrebbe potuto promettere;

poichè in quel Catalogo non distingue gli Ufficiali della Corona, e

quelli minori a coloro subordinati, dagli Ufficiali della Casa del Re

e suoi subalterni. Noi avendo riscontrati questi Ufficiali della Casa

di Napoli essere in tutto simiglianti a quelli della Casa di Francia,

non ci apparteremo dall'ordine tenuto da coloro, che trattarono degli

Uffici di quella Augustissima Casa.

_De' Grandi Ufficiali._

Gli Ufficiali adunque della Casa del Re erano divisi in grandi

Ufficiali, e minori Ufficiali. I Grandi Ufficiali, che furono sotto

il G. _Siniscalco_ erano: il primo _Maestro dell'Ostello_, ovvero

del Palazzo, che il Tutini chiama Maestro dell'Ospizio Regio, ed

altri Siniscalco dell'Ospizio Regale. Il primo _Panettiere_, chiamato

dal medesimo, Maestro Panettiere Regio, del cui ufficio abbiamo ne'

Registri[536] del Re Roberto, che ne fosse stato onorato da quel Re,

Giacomo Ulcano, che fu Maestro Panettiere Regio. Il primo _Coppiere_;

ed il primo _Trinciante_, ovvero Scalco del Re.

Sotto il G. _Ciambellano_, ovvero Cameriere Maggiore del Re, erano: il

primo Gentiluomo di Camera, che presso il Tutini si chiama Maggiordomo

della Casa reale: il Maestro della Guardaroba, che Tutini chiama Regio:

il Maestro delle Cerimonie: il Capitano della Porta, detto dal Tutini

Maestro Ostiario: il Conduttore degli Ambasciadori ed il Cameriere

ordinario. Questi Ufficiali in Francia non ubbidiscono che al Re, tra

le mani del quale fanno il giuramento, e deferiscono solamente per

onore al G. Ciambellano.

Alcuni, come rapporta Carlo _Loyseau_[537], sotto il G. Ciambellano

mettono ancora il _Primo Medico_ della Casa del Re, ed il Maestro della

Libreria del Re; altri niegano a costoro il grado di G. Ufficiali,

sol perchè sono, come i Franzesi dicono, _de longue robe_; ma vanno

quest'ultimi di gran lunga errati; poichè i Medici del palazzo

dell'Imperadore nell'antico Imperio erano del _Comitato_ di essi, non

altrimenti che tutti gli altri suoi Ufficiali e Conti Palatini. In

Costantinopoli, da poi che per venti anni aveano in quell'Accademia con

pubblici stipendii insegnato, erano ammessi in Palazzo e resi Conti, ed

ascritti nella Comitiva del primo Ordine, non perchè insegnassero, ma

perchè come Medici dell'imperial Palazzo, si dicevano ancor essi _intra

Palatium militare_, come vengon qualificati dagl'Imperadori Onorio

e Teodosio[538]. Questi però eran chiamati medici del sacro, ovvero

imperial Palazzo, non già dell'Imperadore. Fu da poi accresciuta la lor

dignità, quando il Principe fra essi trascelse uno per cura della sua

persona, il qual chiamavasi il primo Medico del Principe e Giudice e

primo di tutti gli altri Medici; e ciò fu introdotto non già da alcuno

degl'Imperadori, ma dal nostro Teodorico ostrogoto Re d'Italia, come si

legge presso Cassiodoro[539], il quale così introduce a parlare questo

Principe: _Huic peritiae deesse Judicem, nonne humanarum rerum probatur

oblivio? Et cum lascivae voluptates recipiunt Tribunum, hoc non meretur

habere primarium? Habeant itaque Praesulem, quibus nostram committimus

sospitatem. Sciant se huic reddere rationem, qui curandam suscipiunt

humanam salutem._

Questo medesimo istituto si vide praticato nella Persia, dove il primo

Medico di quel Re era insieme Capo e Giudice degli altri Medici, senza

l'approvazione del quale niuno in Regno poteva esercitar medicina,

e da' Persiani era chiamato _Hakim Pasci_[540], siccome per la

testimonianza d'Alpino, nella città del Cairo, il primo Medico, che

tiene la medesima potestà, vien anche chiamato _Hakim Fasci_. Presso

gli Arabi _Hakim_ è l'istesso, che presso noi _Sapiente_, ovvero

_Dottore_: quindi gli Spagnuoli per eccellenza chiamano il Medico

_Dottore_: siccome i Franzesi, la Levatrice, che la noverano tra'

Medici, chiamano _Sage-femme_.

Presso di noi primo Medico fu chiamato _Protomedico_, e nel Regno degli

Angioini e degli Aragonesi spesso s'incontra di lui memoria; e nel

famoso indulto della Regina Giovanna I, rapportato dal Summonte[541],

abbiamo, che in quel tempo era Protomedico Carlo Scondito, siccome

nel Regno degli Aragonesi furono successivamente Protomedici Pannuccio

Scannapeco, Silvestro Galeota ed altri, de' quali il Toppi nella sua

Biblioteca fece catalogo. Teodorico gli avea conceduto grande autorità

e prerogative: che tutti coloro, che esercitavan medicina, dovessero

a lui render ragione, e conto della perizia del lor mestiere: che

occorrendo tra' Medici discordia intorno alla cura degl'infermi, egli

dovesse determinarla e starsi al suo giudicio: e per ultimo, ch'egli

fosse il Medico del Principe[542].

Eravi anche presso di noi il _Protochirurgo_, ma da poi fu

quest'Ufficio estinto, ed unito al Protomedico, il quale è creato

dal Re, o dal suo Luogotenente, e deve essere Regnicolo, ed ha la

conoscenza non meno sopra i Chirurgi, che sopra le Levatrici annoverate

tra Medici; e sopra gli Speziali, ch'egli crea, spedendo loro il

privilegio, e visita le loro botteghe; e quella autorità, che Federico

II diede per due Costituzioni[543] a' suoi Ufficiali ed a' Medici

d'invigilare, che i sciroppi, e gli elettuari, e gli altri farmaci

fossero ben composti, la esercita ora egli, tassando il prezzo di

quelli, ed è Capo perciò del Collegio degli Speziali, che chiamano

degli Otto. Tiene Tribunale, ed insieme col suo Assessore conosce

contro le Levatrici, Speziali ed altri suoi sudditi, e contro coloro,

che medicano senza privilegio; ed è sottoposto al Tribunale della regia

Camera della Summaria, ancorchè da' suoi decreti s'appelli al Tribunale

del S. C.[544].

Sotto il G. _Scudiero_, Ufficiale anche nell'Imperio d'Oriente

conosciuto col nome di _Scuterius_, era il primo Scudiero, che Tutini

chiama Maestro della Scuderia Regia.

Sotto il G. _Cacciatore_, fra' Greci annoverato pure tra gli Ufficiali

del Palazzo di Costantinopoli, e chiamato _Primus Venator_, che noi

diciamo oggi il _Montiere Maggiore_, sono il G. Falconiero, il Maestro

dell'_Acque_ e delle _Foreste_, di cui sovente ne' nostri Capitoli del

Regno[545] fassi memoria, e li quattro Luogotenenti della caccia.

Non bisogna cercare nell'antico Imperio questi Ufficiali; poichè i

Romani, siccome ebbero l'esercizio dell'agricoltura e pastorizia, e la

fatica della campagna in pregio, così disprezzavano la caccia; ond'è

che da Salustio[546] è annoverata la caccia tra' mestieri servili; e

Tiberio notò d'infamia un Capitano d'una legione, perchè avea mandati

certi pochi soldati a caccia[547]. Le cagioni vengono esaminate dal

nostro Scipione Ammirato[548], fra le quali non sono di leggier momento

quelle di aver dovuto per prender diletto della caccia, allontanarsi

le giornate da Roma, per essere questa città a molte miglia intorno

circondata di ville, orti ed altre delizie, e perchè i Romani aveano

tanti giuochi e spettacoli pubblici di gladiatori e diversi altri

esercizi militari in casa, onde non bisognava loro ricorrere perciò

alla caccia. All'incontro i Principi stranieri ch'essi chiamavano

barbari, i Re de' Macedoni, i Re di Persia, i Re de' Parti e tanti

altri, stimavano gran pregio l'essere valenti cacciatori; ma sopra

tutti i Principi germani e settentrionali, li quali nella decadenza

dell'Imperio soggiogarono l'Europa, ne furono vaghissimi; onde avvenne

che presso i nostri Principi sia venuto in disprezzo l'esercizio della

agricoltura e pastorizia, ed innalzato cotanto quello della caccia.

Questi Popoli, come saviamente ponderò l'Abate Fleury[549], vivevano

in paesi coperti di boschi, ne' quali non aveano nè biada, nè vino, nè

buone frutta, ond'era loro necessario di vivere di cacciagione, siccome

fanno ancora i Selvaggi de' paesi freddi nell'America. Dopo aver

passato il Reno ed essersi stabiliti in terre migliori, vollero trar

profitto dalle comodità dell'agricoltura, dalle arti, e dal commercio,

ma non vollero avervi l'applicazione. Lasciarono queste occupazioni a'

Romani da loro soggiogati, ed essi mantennero i loro istituti, e quanto

avvilirono l'agricoltura, altrettanto innalzarono la caccia, della

quale gli antichi facevano molto minor caso. Eglino ne han fatto una

grand'arte; e l'hanno portata perfino all'ultime sottigliezze, tanto

che la caccia fu reputata la più ordinaria occupazione della nobiltà.

Fu reputata ancora proprio esercizio della profession delle armi,

perchè avvezza gli uomini a levarsi per tempo, a sostenere i freddi

ed i caldi, a lasciar il cibo ed esercitarsi ne' viaggi e ne' corsi,

ed a soffrire i disagi, talchè potendo accadere il simile in guerra,

non parrà così strano a sostenerli in campo. I Principi stessi eran

persuasi, non esser per loro più utile occupazione che l'esercitarsi

nelle cacce, così per assuefare il corpo a' disagi ed alle fatiche,

come per imparare la natura de' siti, e conoscere, come sorgono i

monti, come imboccano le valli, come giacciono i piani, ed intendere

la natura de' fiumi e delle paludi: ciocchè arreca al Principe doppia

comodità, sì perchè con quella via apparerà il sito del suo paese,

onde può vedere che difesa gli si può dare, e sì perchè, con quello

esempio può venire a notizia d'altri siti, avendo tutti i paesi una

certa somiglianza infra di loro; la qual cognizione, e per condurre

gli eserciti, e per trovare gli alloggiamenti, e per pigliare suoi

vantaggi, e per altri rispetti può in vari tempi apportare molte e

diverse comodità.

Quanto i nostri Principi o sian goti, o longobardi e normanni, ovvero

svevi, fossero stati applicati alla caccia, si è potuto notare ne'

precedenti libri di questa Istoria, e sopra tutti l'Imperador Federico

II e Manfredi suo figliuolo che della caccia ne compilarono particolari

libri. Le medesime pedate furon calcate da questi Re angioini, i

quali avendo collocata la Sede regia in Napoli, nè essendo a que'

tempi questa città circondata di tante ville ed orti, nè i suol piani

ridotti a quella coltura che oggi si vede, ma racchiudendo la provincia

di Terra di Lavoro ampie foreste e boschi, quindi il lor consueto

esercizio era la caccia, onde molti Ufficiali si videro nella Casa

regale di Napoli destinati per assistere al Re alla caccia, li quali

aveano il lor Capo, chiamato il Gran _Forestiere_, il quale teneva

sotto di se molti Maestri _Forestieri_, e questi aveano moltissimi

Cacciatori a loro subordinati[550].

L'autorità e giurisdizione di questo Ufficiale, chiamato da' nostri

il _Montiere Maggiore_, nel Regno degli _Angioini_ non si era

distesa cotanto, quanto si proccurò allargarla da poi nel Regno degli

_Spagnuoli_; poichè a questi tempi il Gran Maestro delle Foreste non

estendeva la sua giurisdizione, che nelle foreste demaniali del Re.

Ma da poi essendosi stabilita la caccia per regalia del Principe, si

vede l'autorità sua non aver termine nè confine; tanto che concede egli

licenza ai Cacciatori di portar armi, e cacciare per tutto il Regno

(ancorchè i Baroni nelle loro investiture vengano pure investiti delle

foreste, e ragioni della caccia) e tiene proprio Auditore e particolare

Tribunale[551].

_De' Minori Ufficiali._

I Minori Ufficiali erano così chiamati, non perchè fossero piccoli

in se medesimi, ma comparati a' Maggiori, e grandi Ufficiali detti

di sopra. Questi nell'antico Imperio erano chiamati _Milizie_, ovvero

piazze ed ufficii di compagnia, perchè di ciascuna sorte ve ne erano

più, a luogo, che li Gran Ufficiali sono quasi tutti unici nella loro

spezie. Di queste milizie spesso nel Codice di Giustiniano, e nelle

Novelle fassi memoria[552]; e ne trattarono accuratamente Giacomo

Cujacio, ed Arnoldo Vinnio[553] celebri Giureconsulti, riprovando

l'opinione che sopra le milizie _ex casu_ tenne Lelio Taurello.

Erano di due sorta. Gli uni dati a' _Gentiluomini_, e gli altri

lasciati agli _Ignobili_.

Quelli ch'erano dati a' _Gentiluomini_, sono le piazze de' Gentiluomini

di Camera; i Gentiluomini della Caccia: e quanto a' Paggi (detti

dal Tutino Valletti), essi non tiravano salario, ma aveano la livrea

solamente dal Re. I Gentiluomini della Camera, che nell'antico Imperio

erano chiamati _Decuriones Cubiculariorum_, comandavano agli altri

Ufficiali minori, ed erano in gran numero. I Gentiluomini della Caccia,

erano quelli che assistevano al Re alla caccia, differenti dalli

Cacciatori Regj, che sono plebei, ed hanno la cura di ordinare, ovvero

drizzare la caccia. I Gentiluomini della Falconeria, i quali avevano

il pensiero di qualche volo, differenti dagli Falconieri della Camera

Regia, che sono quelli che avevano la cura di ordinar la caccia. Questi

Ufficiali, come si è detto, non bisogna cercargli nell'antico Imperio,

perchè gli Imperadori non erano applicati alla caccia, come furono i

nostri Re.

I Ciambellani Regj, che scalzavano il Re, e lo mettevano in letto, ed

erano nella Camera secreta del Re. Gli Arcieri delle guardie del Re. I

Scudieri del corpo del Re. I Scudieri della Stalla del Re, chiamati dal

dritto _Siratores_, ed in Francia detti _Marescialli_, termine alemano,

che significa Ufficiale di Cavalli, the Tutino chiama Maestro della

Marescallaria Regia: donde viene che noi chiamiamo ancora Maniscalchi

quegli che medicano e ferrano i Cavalli: differenti dalli Marescialli

degli alloggiamenti del Re.

I Marescialli della soprantendenza della guerra, li quali distribuivano

alle milizie gli ospizj, seguivano il G. Contestabile, e gli Ufficiali

succeduti nella loro carica si chiamarono Scudieri ed anche Scudieri

di Stalla, a distinzione degli altri Scudieri del corpo del Re detti di

sopra.

Vi erano ancora i _Maestri degli stipendiarii Regj_, i quali aveano la

cura di tener conto degli stipendiati del Re, e presso noi è rimasto

di loro ancor vestigio, leggendosi nella Chiesa di S. Niccolò a Pozzo

bianco un'iscrizione, nella quale si nota il fondatore di quella essere

stato Errico Barat, familiare del Re Carlo I _ac stipendiariorum

Regiorum Magistrum_[554]. La di cui incombenza, siccome l'altra di

distribuire alle milizie gli ospizj, appartenente a' Marescialli di

guerra, si vide da poi a tempo degli Aragonesi e degli Spagnuoli,

trasferita nel Regio _Scrivano di Ragione_, di cui favelleremo nel

Regno di questi Principi.

Eravi il _Maestro delle Razze_ del Re, che ora diciamo _Cavallerizzo

Maggiore_, il qual Ufficiale a tempo degli Spagnuoli, come ivi diremo,

innalzò grandemente la sua giurisdizione, ed ebbe pure proprio Uditore

e particolar Tribunale.

Più numerose erano le milizie de' Secretarii del Re. Questi, che

nell'imperio erano nella milizia de' Tribuni de' Notari, e chiamati

ancora _Candidati_, come l'attesta Cassiodoro[555], nel Regno di

Sicilia riconoscevano il G. Protonotario per lor Capo, ch'era uno

de' sette Ufficiali della Corona, come si disse nel libro XI di

quest'istoria. Egli era il Capo de' Notari, e nell'Imperio era per

ciò chiamato _Primicerius Notariorum_: avea la dignità Proconsolare, e

dopo due anni d'esercizio diveniva _illustre_. Erano ancora nell'antico

Imperio tre sorta o gradi di Notari, che sono apertamente distinti nel

Codice di Teodosio[556]; i primi erano intitolati _Tribuni Praetoriani

et Notarii_: e questi aveano la dignità de' _Conti_; i secondi erano

semplicemente detti _Tribuni et Notarii_, e questi aveano la dignità

de' _Vicarii_; finalmente i terzi erano chiamati _Notarii familiares_,

ovvero _domestici_, i quali aveano l'ordine e dignità di _Consolarità_.

Questi non bisogna confondergli co' Notari che ora diciamo, li quali

erano tutto altro, ed erano chiamati _Tabelliones_, ovvero _Tabularii_,

siccome fu da noi osservato nel riferito libro.

In Francia, secondo che rapportano gli Scrittori di quel Regno,

parimente vi sono tre sorta di Notari del Re, chiamati ancora

Secretarii ad esempio di Vopisco, il quale chiama i Notari dell'Imperio

_Notarios Secretorum_, e nel dritto vengono chiamati _a Secretis_[557].

Sono perciò variamente appellati: Secretarii di Stato: Secretarii

del Re: e Secretarii della Casa del Re. I Secretarii del Gabinetto si

riferiscono alli Cartularii, _Cubicularii, qui emittebant simbola, sive

Commonitoria_, come si dicono nelle Novelle di Giustiniano[558]. Erano

in Francia sessanta i Secretarii del Re, Casa e Corona per far tutte le

lettere patenti di Cancelleria. E come ch'essi spediscono i privilegi

degli altri, era ben di dovere, che ne ottenessero tanti dal Re a lor

beneficio.

Parimente nella Casa Reale di Napoli erano a' tempi degli Angioini

molti di questi Secretarii e Notari del Re. Furonvi i Notari della Casa

del Re, ed a questi tempi di Carlo II d'Angiò fu suo Notaio Niccolò

di Alife, celebre Giureconsulto di quell'età. Vi erano i Maestri e

Prepositi sopra le soscrizioni e signature delle lettere della Camera

Regia: i Notari della Tesoreria Regia: il Sigillatore delle Lettere

Regie: il Compositore delle Bolle Regie: ed altri Ufficiali minori

della Secreteria del Re.

Fra questi Ufficiali dobbiamo annoverar ancora il Maestro dell'Armature

Regie: il Maestro de' Palafrenieri: il Maestro degli Arresti: il

preposito degli ufficii dell'Ospizio Regio: il Maestro Massaro: i

Maestri Razionali della Camera Regia (fra quali, a' tempi di questo

Re, furono Andrea d'Isernia e l'istesso Niccolò d'Alife) ed altri

consimili, de' quali si tratta in più luoghi nei Capitoli di Carlo I e

II d'Angiò[559].

Sieguono nell'ultimo luogo i minori uffici lasciati agl'_Ignobili_:

e sono quelli, che apprestano il mangiare del Re e de' Principi e

de' loro domestici, li quali in Francia si chiamano li sette uffici,

non per ragione della loro carica, ma a cagion delle cucine dove gli

esercitano, e si chiamano uffici a casa del Re ed a casa de' Principi.

Nelle due cucine, li Capi sono chiamati Scudieri di Cucina, e gli

Aiutanti, Maestri Cuochi.

Così ancora coloro, che apprestavano il mangiare a' nostri Re ed a'

Principi della Casa regale erano chiamati Prepositi della Cucina Regia

e Maestri Cuochi del Re; onde si narra che que' tre Franzesi, Gio:

Dottum, Guglielmo Burgund e Gio: Lions, che fondarono la chiesa e

l'ospedal di S. Eligio, fossero stati tre Cuochi della Cucina del Re

Carlo I.

Vi erano ancora i Prepositi della Panetteria, della Copperia, della

Frutteria e della Buccellaria del Re; i quali aveano molti Aiutanti

sotto di loro. Come ancora i Valletti del Nappo del Re ed altri molti

Ufficiali subalterni.

A questa classe devono collocarsi i Vessilliferi Regi: i Portieri della

Camera Regia: i Cacciatori Regi: i Falconieri Regi, cioè quei che avean

la cura di ordinare e dirizzar le cacce ed i voli: i Custodi degli

Uccelli Regi: i quaranta Soldati dell'Ospizio Regio ed altri simili

minori Ufficiali.

Camillo Tutini nel Catalogo di questi Ufficiali minori rapporta alcuni,

i quali non appartengono punto alla Casa Regale ed agli G. Ufficiali

del Palazzo del Re; ma unicamente appartengono agli Ufficiali della

Corona, a cui sono subordinati: come il Maresciallo del Regno: i

Contestabili delle Terre e Castellani, che nella soprantendenza della

guerra seguivano, ed erano subordinati al G. Contestabile: il Maestro

del Porto Regio, e' Protontini, ovvero Portolani o Vice-Ammiragli, che

appartengono al G. Ammiraglio: il Tesoriere Regio ed i Secreti delle

province, che sono subordinati al G. Camerario; e li Giustizieri delle

province, e quello degli Scolari, che riconoscevano per lor Capo e

superiore il G. Giustiziero.

Di tanti e così illustri pregi era ornata la regal Casa di Napoli ne'

tempi del Re Carlo II, il quale con ugual bilancia compartiva questi

uffici per lo più a' Napoletani e Regnicoli, come si legge ne' regali

Archivi, prezzando i vassalli di questo Regno non meno di quelli degli

altri de' suoi paterni e materni Stati; e se alle volte leggiamo, che

ne onorava ancora i forestieri di quegli Stati, non tralasciava però a

Provenza, a Forch'Alquir, a Piemonte, di porvi Regnicoli e Napoletani

con altrettanto di prerogativa, come si legge ne' medesimi Archivi, e

come si vede in quei luoghi a molte insegne di Napoletani, che furonvi

a governare[560]. Ed ancorchè tutto disponesse ad imitazione del Regno

di Francia, e molto fosse inchinato al suo nativo paese ed a gratificar

que' di sua nazione; con tutto ciò in cose di Stato non riguardò

Nazione, ma s'atteneva al consiglio de' più prudenti e savi.

Ma quasi tutti questi Ufficiali, perduto ch'ebbe Napoli il pregio di

esser Sede regia, sparirono, e nella loro suppressione sol alcuni

ne rimasero; poichè nel Regno di Ferdinando il Cattolico, e più in

quello degli Austriaci, essendosi introdotta fra noi nuova politia,

sursero nuovi Ufficiali; e siccome quelli finora rapportati furono

da' Re franzesi qua introdotti ad esempio di quelli di Francia, così

a' Re spagnuoli piacque introdurne de' nuovi a similitudine di quelli

di Spagna, de' quali ne' Regni loro si darà distinta e particolar

contezza.

§. II. _Del Maestro della Cappella del Re, che ora chiamiamo Cappellano

Maggiore._

Bisogna separare il Maestro della Cappella del Re, dagli altri

Ufficiali della Casa del Re; poichè quantunque ancor esso, avendo

la soprantendenza dell'Oratorio del Re posto nel regal Palazzo,

potesse annoverarsi fra gli Ufficiali della Casa regale, nulladimanco

presedendo egli alle cose ecclesiastiche e del Sacerdozio, era distinto

da quelli, che presedevano alle cose dell'Imperio e della Casa del

Re. In Francia per istabilire in maggior splendore e magnificenza lo

stato della Casa del Re, fu reputato prudente consiglio introdurre

in quella tutti i tre Ordini del Regno, e che non meno quello della

Nobiltà e l'altro del terzo Stato v'avesse parte, ma anche l'Ordine

ecclesiastico, che in quel Regno fa Ordine a parte, tutto diverso

di quel che si pratica fra noi, che gli Ecclesiastici sono mescolati

ne' due Ordini di Popolo e Nobiltà. Dalla Nobiltà presero, come si è

veduto, i Gentiluomini di Camera, della Caccia, della Falconeria ed

altri, onde si componevano le milizie o piazze della Casa del Re. Dal

terzo Stato si presero i Graffieri, Secretarii, Cancellieri e tutti

que', a' quali erano lasciati i minori uffici. Così ancora dall'Ordine

ecclesiastico si presero il G. Elemosiniere, il Maestro della Cappella

o Oratorio, ed il Confessore ordinario del Re; ed a tempo de' Re della

prima razza, fu tanta l'autorità del Cappellano del Re, chiamato ancora

_Arcicappellano_, nella Casa regale, che s'aveano diviso l'imperio ed

il governo col Maestro del Palazzo: suppressa poi tal carica nella

seconda stirpe, e data altra norma al governo della Casa regale,

restò l'autorità dell'Arcicappellano in gran parte diminuita, e surse

sopra di lui il G. Elemosiniere, che tenea sotto di se così il Maestro

dell'Oratorio, come il Confessore del Re[561].

Nel Regno di Sicilia, avendo i Normanni costituita la loro Sede Regia

in Palermo, il Cappellano del Re, a somiglianza di quell'antico di

Francia, avea per tutto quel Regno stesa la sua giurisdizione, nè

l'Elemosiniere, nè il Confessore del Re erano distinti. Nella Casa

regale di Sicilia era chiamato _Cappellano del Re_, e tra l'Epistole di

Pietro di Blois, se ne legge una[562] dirizzata _ad Cappellanum Regis

Siciliae_, dove gli ricorda, che per l'ufficio suo ammonisca il Re a

non dare il Vescovato d'Agrigento a persona indegna.

Da poi che i Principi cristiani vollero avere nel regal Palazzo proprio

_Oratorio_, surse in conseguenza il primo Prete del Clero Palatino;

e poichè ov'essi tenevano collocata la loro regia Sede, ivi colui

dovea risiedere; quindi è, che presso di noi ne' regali Archivii

non s'incontra memoria di Cappellano Regio, se non a' tempi de' Re

angioini, i quali in Napoli fermarono la lor Sede, e cominciarono

quindi ad avere regia Cappella. Prima i Re normanni e svevi l'ebbero in

Sicilia, perchè in Palermo avean collocata la lor Sede; ond'è, che la

memoria del Cappellano di Sicilia è più antica di quello di Napoli.

Collocata adunque da' Re angioini in Napoli la lor Sede regia, cominciò

presso noi la prima volta a sentirsi il Maestro della Cappella del

Re, e ne' suoi principii insino al Regno di Ladislao fu chiamato

_Magister Regiae Cappellae_, ovvero _Magister Sacratae Cappellae_,

e sovente _Protocappellanus_[563], per essere egli il Capo di tutti

li Cappellani minori del Re, non altrimenti, che presso i Greci il

primo Prete del Clero Palatino chiamavasi _Protopapa_ del Palazzo, di

cui si ritrova spessa commemorazione presso Codino, Zonara, Cedreno

e nelle Notizie dell'Imperio; al medesimo s'appoggiava la principal

cura della celebrazione delle funzioni e solennità nella Cappella del

Palazzo imperiale, dove presedeva agli uffici ecclesiastici, del che fu

ricordevole anche Tommasino nel suo trattato de' Beneficii[564].

Il Maestro adunque della Cappella reale di Napoli avea la principal

cura dell'Oratorio del Re, e presedeva a tutti i Cherici del Palazzo

reale; ed a' tempi di Carlo II leggiamo essere stato suo Cappellano

regio Pietro, il qual intervenne all'assoluzione del giuramento,

che Papa Bonifacio VIII diede a Lionora terzagenita di Carlo II per

isciorla dagli sponsali, che avea contratti con Filippo Signor di

Tussiaco, e Ammiraglio a tempo di Carlo I[565]: e regnando il Re

Roberto si legge, che fosse suo Cappellano Regio Landulfo di Regina

Dottore e Canonico napoletano[566]. E sin da questi tempi, non già nel

Regno d'Alfonso I, come contro l'opinione del Freccia fu notato nel

libro XI di quest'istoria, fu escluso il G. Cancelliere d'esercitar

giurisdizione sopra i Cherici del Palazzo reale, sopra i Cappellani

regj, e tutta passò nella persona del Cappellano Maggiore, come Prete

del Clero Palatino.

Crebbe molto più la sua autorità nel Regno di Carlo II, poichè

essendosi per antichissimo costume introdotto, che i Principi potessero

avere Cappelle regie, non pure nella città metropoli, dove facevano

residenza, ma in alcune altre, dove solevano ancor essi in alcun tempo

dimorare, e dichiarar essi per tali alcune Chiese, ove aveano maggior

divozione, e che per ciò erano state delle loro rendite profusamente

dotate; siccome presso di noi n'abbiamo memoria fin da' tempi del

Conte Ruggiero, il quale nell'anno 1094 fra l'altre cose che donò a

S. Brunone, fu la Chiesa di Santa Maria di Arsafia, sua Cappella,

che teneva in Calabria esente dalla giurisdizione dell'Ordinario:

la carta della qual donazione vien rapportata dal Tassoni[567], ove

si legge ancora Folcone suo Cappellano; quindi multiplicandosi nel

nostro Regno le Cappelle regie, venne in conseguenza ad accrescersi

l'autorità del Cappellano regio. La chiesa di S. Niccolò di Bari fu

dichiarata Cappella regia; e perciò il Priore ed il Capitolo siccome

eran esenti dall'Ordinario, così erano subordinati al Cappellano

maggiore del Re. La chiesa d'Altamura fu dichiarata ancora Cappella

regia, e quindi l'Arciprete di quella co' suoi Preti, come Cappellani

regj pretendevan independenza dal Vescovo di Gravina, e non riconoscer

altri, che il Cappellano Maggiore del Re[568]. Tante altre Chiese

di regia collazione, dichiarate Cappelle regali, delle quali si è

favellato nel precedente Capitolo, parimente pretendendo esenzione da'

loro Ordinarii, non riconoscevan altri, che il Cappellano Maggiore per

superiore.

Furono da poi riputate anche Cappelle regie quelle, ch'erano

costrutte dentro i regj castelli: per la qual cosa multiplicandosi nel

Regno il di lor numero, vennero a multiplicarsi i regj Cappellani.

Multiplicaronsi ancora per un'altra cagione, perchè avendo i nostri

Principi ottenuto da' Sommi Pontefici molti privilegi ed esenzioni

a' medesimi, come di non essere obbligati a residenza, ancorchè

tenessero beneficii curati, di non dover soggiacere al pagamento delle

decime, che i Pontefici imponevano sopra gli Ecclesiastici ed altri

consimili[569]: ogn'uno proccurava farsi dichiarare dal Re per suo

Cappellano; poichè s'era introdotto costume, che anche a coloro, che

attualmente non servissero nella Cappella regia, e fossero lontani,

solevansi spedire da' Re lettere, per le quali gli dichiaravan suoi

Cappellani regj: le quali ottenute da varie persone portavan loro non

picciol giovamento, perchè nelle congiunture d'imposizione di decime

sopra gli Ecclesiastici, i Cappellani ricorrevano al Re, acciocchè essi

non fossero compresi, e ne ottenevano provvisioni, siccome molte se ne

leggono nel secondo volume de' M. S. giurisdizionali del Chioccarelli;

e fra l'altre una spedita ad istanza dell'Arcivescovo d'Otranto, il

quale supplicava il Re, che per essere uno degli antichi Cappellani

della regia Cappella, e che quando era stato in Napoli avea sempre

servito in essa, non dovesse soggiacere al pagamento delle decime.

Tanto che i Pontefici romani avveduti dell'abuso fecero più Bolle,

prescrivendo, che solamente coloro dovessero godere de' privilegi

ed esenzioni concedute a' Cappellani regj, li quali attualmente

servissero nella Cappella regia, le quali però come troppo restrittive,

come fra l'altre furon quelle di Lione X e di Clemente VIII, non

furono ricevute senza dibattimento e dichiarazioni. Quindi crescendo

l'autorità del Cappellan Maggiore sopra tutti i castelli del Regno,

e le Chiese dichiarate Cappelle regie, nacquero quelle tante contese

giurisdizionali tra il medesimo coll'Arcivescovo di Napoli, col Vescovo

di Cotrone e con tanti altri, delle quali è ripieno il secondo volume

de' M. S. giurisdizionali del Chioccarelli.

Nel tempo de' Re _Austriaci_ fu accresciuta la sua autorità, per

essergli stata commessa la cura e la presidenza de' Regj Studii, e

trasfusa a lui parte di quella giurisdizione, che prima sopra gli

scolari teneva il loro Giustiziere; e sovente dal Collateral Consiglio

se gli commettevano le cause riguardanti il turbamento e le violenze

inferite dagli Ecclesiastici a' Laici, in vigor de' Capitoli del Regno;

e se gli diede ancora giurisdizione sopra i Musici della Cappella

regia[570], siccome favellando del Regno di que' Principi, ci tornerà

occasione di più diffusamente ragionare.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 5 · 第 39 / 49 题