verso l'anno 1730, fece de' buoni studj ed unì alla cognizione delle
scienze fisiche e matematiche uno squisito gusto nelle belle arti, alle
quali egli si diè in Italia dopo l'espulsione del suo ordine. Nel 1766,
egli erasi fatto conoscere in tutta l'Europa per una eccellente opera,
pubblicata per le stampe in Siviglia col titolo di _Ricerche su i
monumenti romani nella Spagna_, 2 vol. in 4º. Ma le opere dell'ab.
Requeno, che suppongono più vaste cognizioni sono: 1. _Saggi sul
ristabilimento dell'antica arte de' Greci e de' Romani Pittori_, Venezia
1784, in 4º, e 2. _Saggi sul ristabilimento dell'Arte Armonica de' Greci
e Romani Cantori_, 2 vol. in 8vo, Parma 1798. Noi non parleremo che di
quest'ultima, benchè se ne abbia alcuna cosa detto nel nostro _Disc.
preliminare_ p. XXXI. Egli stesso dice di avere impiegati sette anni nel
leggere le opere armoniche greche, latine, italiane, spagnole e
francesi, delle quali potè aver notizia (_t. 2, p. 205_), che ebbe la
disgrazia di esserglisi bruciate le carte, ove più memorie intorno
all'antica musica aveva raccolte, ne' suoi viaggi (_ib. p. 386_); che lo
studio non interrotto per molti lustri de' greci armonici, e l'assidua
meditazione su i medesimi gli rese facile la loro intelligenza e la loro
spiegazione, ma che la vita d'un letterato spatriato, priva d'ogni
agiatezza non essendo suscettibile delle spese necessarie a costruire
molti strumenti antichi, e a stipendiare i maestri per provare, e
combinare la greca con la recente armonia, sperava egli che conceduta
agli exgesuiti spagnuoli la licenza di poter tornare in seno alle
proprie famiglie, e perciò mosso egli pure dal desiderio di rivedere i
patrii lari, ed obbligato a lasciare l'Italia, sperava di fare con tutto
l'agio in Ispagna il rimanente delle prove di fatto, e degli
esperimenti, e di aver cura di mandarne in Italia il risultato. “Felice
me! (egli dice p. 246) se col tempo potessi, o in questo o in altro modo
mostrare a questa gentile e colta nazione la dovuta gratitudine della
cortese accoglienza fattami per trent'anni.” Ma per disavventura
dell'Italia, e dell'arte, non ebbe egli il tempo di rivedere la sua
patria e di adempire alle promesse, essendo morto in Venezia nel 1799.
Per dare un'idea generale del merito di quest'opera _basta indicarne il
nome dell'Autore per tanti letterarj suoi meriti celebrato_ scrive
l'editore al Mecenate dell'opera. _Egli è uno di que' non pochi
coltissimi ingegni, che le vicende fortunose d'un corpo notissimo per
virtù e per isventure trapiantarono dalla Spagna in Italia; egli è l'ab.
Requeno, che lascia, prima di abbandonarci e ritornare alla patria,
questo laborioso ed utile lavoro, novello testimonio delle sue illustri
fatiche, e del suo valore nell'antichità erudita._ L'autore nel primo
tomo premette un _Saggio storico_ dell'antica musica: fa la Storia gran
forza a tutti, egli dice, pel disinganno delle pregiate moderne usanze;
dà in oltre gran lume a' dotti per continuare le loro ricerche, e per
l'intelligenza de' greci canti. Oltrecchè nessuno finora si è preso il
pensiero di ordinare in un corpo le memorie de' greci e de' romani
cantori; niuno degli storici della musica ci ha interpretato a dovere le
memorie di quest'arte non mai da essi cogli sperimenti provata. Nel
secondo volume dà l'Aut. il _Saggio Pratico_ sull'antica musica, in cui
si protesta di nulla avanzare senza que' sperimenti, che sieno facili a
ripetersi da' leggitori. Si tratta, egli dice, di ristabilire la più
graziosa arte de' greci: si tratta di cercare qualche rimedio alla
incoerente nostra scienza armonica: si tratta parimente di far vedere
co' fatti l'inutilità di mille grossi autorizzati volumi, pieni di
pregiudizj sopra la greca melodia, e tutto ciò co' fatti alla mano: non
con lunghe dissertazioni piene di greco e di latino idioma, non con
faticose serie di numeri e con astratti calcoli, ma con suoni sensibili
all'orecchio, e da sottoporsi all'esame delle persone esercitate
nell'armonia. “Italia! Italia! esclama l'illustre autore, madre e
maestra de' cantanti e de' suonatori dell'universo! voi avete e dovete
avere tutto il vanto d'aver resa con arte tollerabile una pratica
stromentale mancante di principj, un'armonia priva di fondamento! Voi, a
cui pur si deve la gloria di aver col vostro ingegno raddrizzata la
musica, lasciatavi da' barbari nelle irruzioni: voi, nelle cui mani
c'incantano i piani-forti, ci riempiono di stupore i violini ed i
flauti, ci struggono i cuori i cantanti! Voi che con le vostre arie e
co' vostri rondò vi conciliate il silenzio, fate ammutolire la romorosa
moltitudine delle platee de' vostri grandiosi teatri! quai più mirabili
effetti non cagionereste voi coll'armonia, se fosse questa a dovere da
voi sistemata e resa perfetta? La vostra serie armonica, di cui al
presente vi prevalete pel canto rimescolata di diatonico e di cromatico,
è senza dubbio difettosissima. Se non credete ad uno straniero qual io
mi sono, date fede a un Bottrigari, a un Zarlino, ad un Vincenzo
Galilei, ad un Martini, i quali a bella posta raccolsero e notarono i
vizj della presente vostra musicale costituzione, per incoraggirvi a
ricercarne una nuova, o ad istudiare i Greci per emendarla. Commosso io
da' loro clamori, e convinto dalle loro ragioni, nell'ameno soggiorno
destinatomi dagli dei della terra fra le vostre mura, non contento di
avervi messo in mano i greci pennelli, ed i telegrafi de' vostri
maggiori obbliati, ho procurato eziandio di fare quanto le mie
circostanze mi hanno permesso _per raccogliere le memorie de' greci
musici, e per ordinare le loro serie armoniche_, affine di contribuire
alla riforma desiderata da' vostri accreditati maestri. Io le assoggetto
al vostro criterio e al vostro fino orecchio: provatele senza
pregiudizj, e giudicate con imparzialità. Non dovrei meritarmi il
disprezzo de' colti, parlando sempre co' testimonj de' greci armonici;
nè dovrei essere creduto uno spagnuolo millantatore, presentandovi io
sperimenti e fatti.” (_t. 2, p. 70_). Ed in altro luogo: “Il tempo, dice
egli, e gli ulteriori sperimenti scuopriranno molte più cose, e l'Europa
rimarrà stupita degl'infiniti pregiudizj finora avuti, e autorizzati da'
maggiori nostri letterati sulla musica de' greci. Io non dispero, che
ciò accada a' miei giorni, se lo spirito marziale, da cui osservo come
invasata questa bella parte dell'orbe, darà luogo al tranquillo studio
de' coltivatori delle arti amene e piacevoli.” (_ib. p. 309_). Abbiamo a
bello studio riferiti cotesti passi dell'A. perchè i lettori vieppiù
s'invoglino a ricorrere all'opera medesima, e perchè diano essi una
riprova dell'ingegno, del cuore, della scienza armonica, della vasta
erudizione, e della coraggiosa critica, che risplendono in tutta l'opera
e fanno onore insieme con essa al dotto Spagnuolo, che ne ha arricchita
l'Italia.
RESINONE, autore del IX secolo, che tratta di musica alla maniera di
que' tempi: fu ricercata dal P. Martini la sua opera, per compire la
collezione da lui intrapresa di tutti gli scrittori di musica, e come
non ve n'era, che un manoscritto nell'imperiale biblioteca di Vienna,
egli l'ottenne per un espresso ordine dell'imperatrice M. Teresa (_V. la
Valle Mem. ec., p. 118_).
REVERONI (Giac. Ant.), nato in Lione nel 1769, d'una famiglia italiana
stabilita in Francia sino da' tempi di Caterina de' Medici, che seco la
portò da Firenze, in mezzo alle numerose funzioni militari, di cui è
stato incaricato come colonello del genio, ha coltivate con successo le
muse, e le scienze. Oltre a più drammi per musica da lui composti pel
teatro comico francese, egli è autore d'una dotta opera col titolo di
_Essai sur le perfectionnement des beaux arts par les sciences exactes_,
2 vol. in 8vo, 1810, dove tratta ancora a lungo della musica.
REUTER (Giorgio), maestro di cappella dell'imperatrice M. Teresa, e
dell'imperial cappella di S. Stefano in Vienna sua patria, fu, secondo
il Carpani, inventore di quegli ostinati andamenti di violini, co' quali
copriva la meschinità de' cantanti, che morto Carlo VI gran conoscitore
ed amatore della musica, s'erano introdotti in quella cappella (_Lett.
4_). Burney scrive di aver sentito nel 1772, un _Te Deum_ composto da
Reuter, la di cui musica parve essere a suo giudizio secca, confusa, e
sprovveduta di gusto. Come in Germania non fu mai praticata quella
detestabile operazione, che perpetuando nell'uomo la voce della donna,
lo rende un ente neutro, che per lo più non ha nè le grazie dell'una, nè
la forza fisica dell'altro, e facevansi perciò venir quivi dall'Italia
tali soggetti, divennero col tempo gli eunuchi più difficili a trovarsi
e troppo cari ad aversi. Suggerì allora il Reuter di stabilire nella
cattedrale di S. Stefano una scuola di sei fanciulli stipendiati, i
quali supplissero ai soprani artefatti: tutto ciò si è detto a provar
falso l'aneddoto riferito da Mr. Breton nella sua _Notice historique sur
Joseph Haydn_, che il Reuter concepì il barbaro pensiero di far divenire
soprano il giovinetto Haydn cantante in Santo Stefano, col metodo
italiano. Alle altre ragioni, che adduce il _Carpani_ confutando una tal
novelletta, aggiunge egli la riputazione e la fama di Reuter, che
tuttora lo predica per uomo probo, religioso, costumato, quanto umano e
prudente, onde incapace di un misfatto sì grave. “Una sì atroce
calunnia, egli dice, con cui s'intacca l'onore di un uomo savio,
dabbene, d'un artista riputato, deve essere combattuta senza riguardi e
misura” (_Lett. 16_). Reuter morì in Vienna nel 1770.
REY (Giov. Batt.), l'intimo amico del cel. Sacchini, e maestro di musica
al servigio di Luigi XVI dal 1779 sino alla fatale rivoluzione, che gli
fè perdere la pensione di due mila franchi assegnatigli dalla corte, fu
per trentacinque anni il direttore dell'opera comica a Parigi, e
contribuì molto a sostenerne l'onore e la gloria. Egli compose la musica
di moltissimi drammi, e compì l'opera d'_Arvire et Eveline_ di Sacchini,
che gliene aveva affidata morendo la cura. I suoi talenti gli meritaron
sempre la stima e l'affezione de' più rinomati compositori. Gluck,
Sacchini, Salieri, Piccini, Gretry, Paisiello, Cherubini, Winter,
Lesueur e più altri hanno assai volte contribuito alla di lui gloria,
onorando della loro confidenza i suoi talenti, e manifestando questo
sentimento di viva voce e per iscritto. Il suo merito fecelo onorare del
titolo di capo dell'orchestra della cappella imperiale. Padre sensibile
non potè giungere a calmare il dolore cagionatogli dalla perdita di una
sua figlia, assai virtuosa sul piano-forte e nella composizione, morta
nell'està del 1809; una lunga malattia il fè soccombere nel 1810. Egli è
autore di un'opera, che ha per titolo: _Système harmonique développé et
traité d'après les principes du cél. Rameau, ou Grammaire de musique,
sous le titre de Tablature se rapportant au dictionnaire de J. J.
Rousseau, avec théorie pour trouver et exercer commodément toutes les
harmonies et mélodies_, Paris in fol. 1801. L'autore così spiega le sue
intenzioni in un'epistola dedicatoria a' suoi amici Sonnerat e Bradi.
“Cittadini amici: le lingue, per quanto puossi agevolmente osservare,
hanno tutte la loro grammatica, od almeno sono generalmente capaci di
averne una. La musica, cui gli antichi hanno detta la lingua degli dei,
è ancora tuttavolta senza possederne una propria, comecchè la meriti
benissimo: quindi la penosa difficoltà di studiarla. Moltissimi artisti
presupposto avendo che questa intavolatura esser potrebbe effettivamente
la grammatica necessaria, e che dessa manca alla continuazione del
dizionario del sensibilissimo Giangiacomo Rousseau, io ho avventurata
l'edizione della mia opera, ec.”.
REY (J. B.), nato a Tarascona circa 1760, è stato maestro di musica
delle cattedrali di Viviers e di Usez, e attualmente uno de' musici
dell'imperiale accademia a Parigi. Apprese da se solo a sonare il
forte-piano, il violino e il violoncello: oltre a più composizioni di
musica, egli pubblicò altresì nel 1810 un _Traité d'harmonie_, in 8º,
nel quale ha per iscopo “dietro il principio generalmente ricevuto, di
far cessare le contradizioni, che inviluppano le regole dell'armonia,
separando del tutto il genere cromatico dal diatonico. Per siffatta
operazione, egli non riconosce che un basso fondamentale reale applicato
al genere cromatico su i tre gradi fondamentali, senz'altro con quinta
giusta. In quanto a quello che si è fatto derivare sino al presente dal
genere diatonico, s'egli poteva esistere, nol può più adesso, secondo il
suo sistema, o al più come basso-fondamentale numerico o aritmetico in
ragione delle differenti progressioni, che stabilir si possono su
gl'intervalli naturali della scala. L'autore ha trattato a fondo, ed in
una nuova maniera tutto ciò che può comprendere il genere diatonico, e
la parte delle cadenze, sulla quale essenzialmente si appoggia il genere
cromatico, e l'arte della modulazione.” L'estratto di quest'opera è
interamente di M. Fayolle, non essendo ella giunta ancora sino a noi.
REYON DE SILVA (don Diego Ant.), secretario di stato di S. M. cattolica
Carlo III, e membro dell'Accademia delle belle arti di Madrid, nato nel
regno di Mursia, e morto in età di 48 anni nel 1798 a Madrid, pubblicò
in sua lingua _Dizionario delle belle arti_, Segovia 1788 in 4.º, nel
quale trovansi degli articoli sulla musica.
RHODE (J. G.) è autore di un dotto opuscolo in lingua tedesca, che ha
per titolo: _Teoria della propagazione del suono per gli Architetti_,
Berlino 1800. Mr. Chladni dice ch'egli lo preferisce a molti altri
(_Acoust. p. 302_). Quest'autore osserva che la più parte de' teatri
sono assai poco favorevoli al suono, perchè troppo si sono negligentate
le leggi della propagazione del suono per mezzo di tubi, le di cui
pareti sien parallele, e di trombe parlanti: osserva inoltre che
l'ordinaria disposizione de' scenarj è contraria alla propagazione del
suono, imperocchè assorbiscono tutto il suono, che si spande verso i
lati.
RICCATI (conte Giordano), nato in Treviso capitale della Marca
Trivigiana, coltivò con successo le matematiche, e volle applicarle alla
musica. “È pur lode grande del conte _Giordano Riccati_, dice l'ab.
Andres, il meritare di essere nominato anche dopo il _la Grange_, ed
altri celebrati geometri: il terzo suono osservato dal _Tartini_, il
suono falso, ed alcuni altri nuovi punti sono stati da lui solo
geometricamente trattati; e se egli non ha uguagliati gli illustri suoi
antecessori nella finezza dell'analisi, e nella profondità de' calcoli,
gli ha forse superati nelle novità d'alcune materie, nell'estensione
delle ricerche, e nello studio di conformare alla pratica le sue teorie,
ciò ch'è un pregio non molto comune in tali speculazioni.” (_Origine ec.
t. 4, acustica_). Sono le sue opere riguardanti la musica: 1. _Delle
corde ovvero fibre elastiche_, Bologna 1767. 2. _Delle vibrazioni sonore
dei cilindri_, quest'opuscolo si trova nel t. 1 delle Memorie di
matematica e fisica della Società italiana Verona 1781. Mr. Chladni dice
che le sue ricerche sono molto esatte (p. 101), tuttavia confuta egli
una sua supposizione alla p. 63. 3. _Suono falso_ articolo del Prodromo
della nuova Enciclopedia italiana. 4. _Esame del sistema musico di M.
Rameau: Dissertazione Acustico-matematica_, 1779. Egli vi prova contro
il Rameau che la risonanza dei corpi sonori non è il principio
dell'armonia. 5. _Saggio sopra le leggi del contrappunto_, Castelfranco
1762; in quest'opera tratta a lungo del temperamento con un metodo, che
a suo parere, tende immediatamente al fine, ed è dimostrativo: egli
attacca altresì quello del Rameau. 6. _Esame del sistema musico del Sig.
Tartini: Dissertaz. Acustico-matematica_, 1789. 7. _Riflessioni sopra il
primo libro della Scienza teorica e pratica della moderna musica del P.
Vallotti_, 1780. 8. _Due lettere al P. Sacchi intorno al grado di
eccellenza, al quale è giunta la musica sì nella teoria che nella
pratica_, nel t. 41 del Giornale letterario di Modena, 1789. In esse il
_Riccati_ attacca con pulitezza l'ab. _Bettinelli_ per avere sostenuto,
che sinora la musica non ha trovato il suo risorgimento per niun modo ed
età nell'Italia; il che si oppone a quanto crede aver egli dimostrato
nelle sullodate opere: pretende ancora di confutar il sentimento
dell'ab. _Eximeno_ nel voler escludere le proporzioni della musica: ma
prescindendo di queste particolari opinioni del Riccati, si trova molto
da apprendere in ambe le sue lettere, che il P. Sacchi a ragione chiama
bellissime. 9. _Saggio della facoltà, che ha la Musica d'imitare il
senso delle parole e di risvegliare nell'animo i varj affetti_, 1787.
10. _Lettera al P. Sacchi, dove si dà giudizio sopra i duetti del
Bononcini ed Hendel_ — _Seconda lettera al medesimo, dove si paragona
l'antica alla moderna musica_ nel t. 36 del Giornale di Modena 1787. “La
posatezza, egli dice, è una delle differenze notabili, e forse anche la
più generale tra le antiche e moderne cantilene. Confrontando le buone
con le buone, a me sembra di vedere nelle cantilene moderne maggiore
varietà ed ornamento; nelle antiche maggiore verità e schiettezza; nelle
moderne un moto più celere, e più concitato, e nelle antiche un moto più
tardo e comodo, e per conseguenza una certa idea di tranquillità, di
compostezza e di riposo. Così le composizioni sacre di quasi tutti i
migliori tra i moderni sentono il teatro, e le profane degli antichi in
certo modo sentono la chiesa. La moderna musica pecca nell'essere
soverchiamente sminuzzata; e nulladimeno ai valenti professori non può
negarsi la lode di eseguire il difficile facilmente, e con somma
puntualità, il che dà campo ai maestri di sfogare la loro fertile
fantasia.” Il conte Riccati morì assai vecchio verso l'anno 1792.
RICCI (Pasquale), nato a Como nel 1733, studiò la musica sotto Vignati
maestro di cappella in Milano. La natura fornito aveva il discepolo di
gusto e di grazia, mentrechè altro non conosceva il maestro che la
profondità e i secreti dell'arte. L'ab. Ricci viaggiò per la Germania,
la Francia, l'Inghilterra e l'Olanda. Sino a' primi anni di questo
secolo viveva ed occupava ancora il posto di maestro di cappella della
cattedrale di Como. Vi sono di lui alcuni trio e quartetti, che hanno
del merito. Un suo _Dies Iræ_ vien riguardato come un capo d'opera: la
prima volta ch'egli lo fece eseguire, ispirò un santo orrore agli
ascoltanti. Al versetto _Tuba mirum_ tutta l'orchestra restò in
silenzio, e dall'alto della cupola si udì il suono di una tromba, che
parve annunziare l'estremo giudizio. Un tal ritrovato però non ha, a mio
avviso, altro pregio che la novità e la sorpresa: ella produce
l'illusione del momento. La ripetizione e l'uso frequente di questi
colpi, per così dire, di scena, fa svanire l'effetto, e nulla più
produce sull'immaginazione degli astanti. Non so per conseguenza
approvare quanto vien detto a questo proposito da Mr. Fayolle: _per
rendere immortale un compositore_, egli dice, _non vi vuole che un'idea
simile a questa del Ricci_; e solo niega egli a costui il merito
dell'invenzione, perchè Calviere cel. organista avevala trovata prima di
lui. Ecco una via molto facile ai compositori per giugnere
all'immortalità.
RICCIO (Angelo M.), dottore in teologia e professore di lingua greca in
Firenze, ove nel 1747 diè al pubblico _Dissertationes Homericæ_ in 4º.
Trovansi in quest'opera le tre seguenti dissertazioni, che hanno per
oggetto la musica: 1. _Diss. de Achille citharâ canente, veterique
græcorum musicâ_, tom. 2, p. 31. 2. _An musicâ curentur morbi_, p. 51.
3. _De musicâ virili et effeminatâ grecorum, nonnullisque aliis ad
cognitionem musicæ pertinentibus_, t. 3, p. 41.
RICCOBONI (Franc.) nacque in Mantova su i principj dello scorso secolo,
venne a stabilirsi in Francia come uno de' principali attori nel teatro
italiano di Parigi, e compose molti drammi comici per musica in lingua
francese, che ebbero del successo. Scrisse inoltre nella medesima lingua
_Histoire du Théâtre Italien_, Paris 1738, con bellissimi rami, 2. vol.
in 8º, e _Réflexions historiques et critiques_, Amsterdam 1740, in più
luoghi di quest'opera egli parla del teatro italiano, della musica, e
della poesia drammatica. Il cav. Planelli loda altresì un altro picciol
libro del Riccoboni intitolato: _Pensées sur la déclamation_, 8º, Paris
1738. (_Dell'opera ec. p. 172_). Riccoboni morì in Parigi nel 1772.
RIDIERI (Giov. Antonio) da Vicenza, dove apprese da Freschi i primi
elementi della musica, e quindi continuò a Ferrara sotto la direzione di
Giov. Batt. Bassani i suoi studj di musica vocale. Sul timore ch'ei non
farebbe gran fortuna come professore di canto, applicossi alla
composizione. La sensibilità, il fuoco e la grazia, che caratterizzano
le sue opere, gli conciliarono tutti i suffragj. Fu per sei anni al
servigio del principe Stanislao Rzeuscky in Polonia, dove molto scrisse
per teatro, per camera e per chiesa. Tornato in Italia, stabilì in
Bologna una scuola di musica in cui formaronsi più virtuosi distinti,
tra' quali l'illustre P. Martini: egli fu ricevuto con voti unanimi in
quella cel. Accademia. Poco tempo dopo ebbe ordine dal papa di comporre
la musica de' Salmi per la cappella di S. Pietro in Roma. Egli finì in
Bologna i suoi giorni nel 1746.
RIEDT (Gugl.), musico di camera del re di Prussia, morto in Berlino sua
patria nel 1783, suonava con molta perfezione il flauto, ed occupò per
più anni l'onorevol posto di direttore della società degli amatori di
musica di Berlino. Possedeva delle cognizioni poco comuni nelle
matematiche, ch'egli amava moltissimo, ed alla astrazione di questi
studj vien attribuita l'aridità, che caratterizza le di lui
composizioni. Egli è autore di più opere di teoria musicale in tedesco;
eccone i titoli: _Saggio sugli intervalli in musica sotto il rapporto
del loro numero, del loro posto, e de' vantaggi loro nella
composizione_, Berlino 1753, in 4º. _Difesa di quest'opera_, nel tom. 1
delle Mem. crit. di Marpurg, nel di cui 2º tomo vi ha altresì di Riedt:
_Considerazioni sulle variazioni arbitrarie nelle idee musicali,
nell'esecuzione d'una melodia_; ed inoltre: _Tavole di tutti gli accordi
primitivi a 3, e 4 voci, che contengonsi nella scala compita de' tuoni,
sì diatonici, che cromatici ed enarmonici del loro numero ed uso nella
composizione._ Nel terzo tomo trovansi di lui: _Due questioni di musica
colla loro soluzione a profitto degli amici della verità, cioè: se il
perfetto unisono è, o no, un intervallo reale, e se possono ammettersi
nella musica gli unisoni ingranditi, o diminuiti_. Alcune di lui
composizioni di musica instrumentale sono state impresse nel 1754 a
Parigi, e nel 1758, a Lipsia.
RIEPEL (Giuseppe) ha goduto per molti anni della generale stima alla
corte del principe de la Tour in Ratisbona, come direttore della di lui
musica, sì per la sua probità, che per i suoi talenti nella
composizione, e sul violino. Egli è morto nel 1782. Il principale suo
merito nella musica consiste nell'essere stato il primo scrittore in
Germania, che abbia sviluppato il caos del ritmo, e disposto in una
maniera intelligibile pei studenti. Ecco il giudizio che ne ha dato
Hiller: “Egli è un uomo che sa profondamente tutto ciò, che
essenzialmente appartiene alla composizione, che cerca a toglierne via
il superfluo, e che si applica a far conoscere a fondo ciò, che sinora
non è stato se non superficialmente osservato da quegli che l'han
preceduto. Egli non si ristringe a dar, come a caso, delle regole aride
e secche, di cui possa far uso il lettore sì in bene che in male; ma si
applica a mostrare a' suoi allievi, come debbon servirsene per trarne il
vero loro profitto.” I titoli delle di lui opere sono: _Anfangs_ etc.,
cioè: _Elementi della composizione musicale, e del sistema delle
misure_, Ratisb. 1754, in fol. di cui ve ne ha una seconda edizione.
_Regole fondamentali del sistema de' tuoni in generale_, Francfort 1755,
in fol. _Spiegazione ragionata del sistema de' tuoni in particolare,
comune alla più parte degli organisti_, Lipsia 1757, in fol.
_Spiegazione del falso sistema de' tuoni_, Ausburgo 1765, in fol.
_Spiegazione indispensabile del contrappunto sulle note generalmente
trasportate_, ec. con esempj estratti da altri autori, e composti in
parte a tal fine, Ratisb. 1768, in fol. _Del ritmo armonico, ai poeti ed
ai compositori, con alcuni esempj_, 1776, 2 vol. in fol. Il maestro
Hiller dice a tal proposito: “Questo libro merita che venga consultato
da tutti quegli, che desiderano possedere una cognizione esatta delle
parti essenziali della musica in generale, e d'una composizione pura in
ispecie.” Schubarth allievo di Riepel, dopo la sua morte pubblicò nel
1786, un'altra di lui opera intitolata _Chiave al basso: ossia
Istruzione per i principianti nella composizione_. Egli possiede inoltre
altri manoscritti di Riepel, che promette di dare al pubblico.
RIGEL (Arrigo Giuseppe), nato nella Franconia di onesta famiglia, ebbe
la fortuna di avere tra' suoi maestri il cel. Jommelli. Nel 1768, si
stabilì in Parigi, ove ebbe gran numero di allievi sul piano-forte, per
cui aveva molta abilità e gusto. Compose altresì con gran successo
quantità di musica sì per chiesa che per teatro: Gluck faceva molto caso
delle di lui composizioni. Questo grand'uomo essendo sul punto di
lasciare la Francia, gli amministratori del teatro mostrarongli il
dispiacere di vederlo partire. _Voi non avete tutto perduto_, disse egli
loro, _avete quì un uomo a cui bisogna attaccarsi; M. Rigel è quegli che
conviene pel gran teatro reale. Quando si ha scritto un Oratorio come
quello di Rigel_ (la Sortie d'Egypte), _si è in istato di fare delle
grandi opere._ I varj posti, ch'egli ottenne allora in Parigi, danno a
divedere la stima che facevasi de' suoi talenti. Rigel fu maestro di
musica del concerto spirituale, dell'Olimpico, e professore nella scuola
di canto nel Conservatorio, ove molto contribuì al perfezionamento della
nomenclatura, e de' principj dell'armonia, su i quali, dicesi di aver
egli avuto idee assai chiare e precise. Una gran purità di melodia, ed
uguale nitidezza d'armonia formano il carattere delle composizioni di
Rigel. Passionato per la sua arte, nemico d'ogni cabala, all'epoca in
cui la Francia era divisa in più fazioni musicali, l'una contro l'altra
accanite, egli sapeva far giustizia al merito, e distinguere il buono in
qualunque scuola, e in qualunque maestro si fosse. A siffatte qualità
deve egli l'acquisto della pregevole riputazione di onesto uomo, non che
di abil maestro: finì quasi subitamente di vivere in Parigi nel 1799.
_Luigi Rigel_, il maggiore de' suoi figli e suo allievo era un ottimo
sonatore di forte-piano e di violino, e buon compositore: fu egli il
primo a disporre per il piano-forte le sei gran sinfonie di Haydn, ed i
trio di Pleyel: benchè il suo talento non fosse indegno della capitale,
erasi stabilito frattanto all'Havre, dove è morto nel 1811 di anni 40.
_Giovanni Rigel_, di lui minor fratello, anch'egli eccellente professor
di musica in Parigi, promette di pubblicare le di lui opere postume.
Giovanni Rigel in età di 13 anni, dopo avere studiata quest'arte sotto
la direzione di suo padre, fu nominato sotto-professore nella scuola di
canto, e poco dopo cembalista e compositore al concerto spirituale. Fu
quindi nell'espedizione d'Egitto, venne nominato membro di
quell'istituto, e compose al Cairo la musica di un dramma quivi eseguita
con successo. Di ritorno in Parigi egli gode della più distinta
riputazione come uno de' primi accompagnatori sul forte-piano, e come un
professore assai virtuoso. Ha molto composto in differenti generi, e le
sue produzioni sono in grandissimo pregio per il buon gusto e la
regolarità, che le caratterizzano.
RIGHINI (Vincenzo), compositore italiano, maestro di cappella
primieramente dell'elettore di Magonza, e quindi del re di Prussia, e
molto stimato nella Germania. Nel 1782, diè la musica di due drammi
burleschi: il _Convitato di Pietra_, e la _Vedova scaltra_. Le più
recenti sue opere sono: il _Filosofo confuso_, 1786, _Armida_, 1788,
_Alcide al bivio_, 1789. In occasione dell'elezione dell'Imperatore nel
1790, egli fece eseguire a Francfort una sua messa, che piacque
moltissimo. Nel 1803, pubblicò per le stampe: _Esercizj per la
perfezione nell'arte del canto_; riuniscono essi la solidità degli
antichi maestri, e 'l buon gusto de' nostri giorni.
RINALDO (da Capua), napoletano, figliuolo naturale di un nobile del suo
paese, studiò dapprima per suo diporto la musica, ma fu in appresso
nella necessità di professarla per vivere. All'età di 15 anni diè in
Vienna la sua prima opera, e scrisse di poi per i migliori teatri di
Europa. In Roma vien egli creduto inventore dei recitativi obbligati, ma
si è trovato un oratorio di Aless. Scarlatti, dove molto prima di
Rinaldo costui avevali usati. Quello di cui può vantarsi Rinaldo si è lo
avere impiegato tra' primi de' lunghi ritornelli ne' recitativi,
esprimenti una gagliarda passione, il che non poteva farsi dalla voce.
Rousseau nel Dizionario lo considera come uno de' più cel. compositori
italiani.
ROBBERS (Giovanni), professore di musica ed organista della chiesa
francese a Rotterdam, è autore di una dissertazione _Sur l'union de la
musique avec la poésie_, ch'egli inviò alla società letteraria
d'Amsterdam nel 1790. La società avendo esaminato questo scritto, onorò
l'autore con una medaglia.
ROBERTSON (Thomas), dotto inglese pubblicò in Londra nel 1784, _Inquiry
into the fine arts_, in 4º, dove tratta della musica teorica e pratica.
(_V. Bent's cat. of books, p. 133_).
ROCHEFORT (Gugl. de), dell'Accademia delle Iscrizioni è autore di una
memoria intitolata: _Recherches sur l'harmonie et les accords de musique
des anciens_, 1788, nella quale prova contro M. Burette ed altri, che
l'arte delle parti concertanti in contrappunto non era così limitata
presso i Greci, come si è da taluni creduto. Mr. de Rochefort è noto
abbastanza per le sue traduzioni in versi dell'Iliade, e dell'Odissea
d'Omero.