RAMEAU (Giov. Filippo) nacque a Dijon nel 1683, apprese da fanciullo i

principj della musica da suo padre organista della cattedrale, e dopo

aver fatti de' profondi studj sul contrappunto, viaggiò alcun poco per

l'Italia, e venne finalmente a stabilirsi in Parigi. Quivi impiegò il

suo tempo a dar lezioni di cembalo, e a far delle ricerche sulla teoria

della musica. In quell'epoca il gusto della fisica e delle mattematiche

era già cominciato a divenir generale in Francia: Rameau volle

applicarvisi; ma non ebbe la pazienza o le disposizioni necessarie per

riuscirvi. Avendo letto, che un corpo sonoro posto in vibrazione faceva

sentire, oltre il suono principale, la sua _duodecima_ e la sua _decima

settima_, provossi a stabilire su tal fenomeno la sua teoria musicale.

Egli sostenne che tutte le regole sino allora prescritte non erano che

delle tradizioni oscure e sparse a tastoni, senza nesso e senza alcun

fondamento: si propose a ridurle tutte ad un piccol numero di principj,

ch'egli pretese dedurre dalle leggi, o bene o male intese, della fisica.

Siccome le opinioni di quest'uomo celebre hanno avuto gran corso in

Francia, e nell'assoluta mancanza, che vi era colà di libri elementari

scritti a norma de' buoni principj, quelli di Rameau furono commentati,

semplificati e moltissimo lodati da autori celebri, per cui acquistarono

gran nome, così non sarà discaro ai lettori di quì darne un'idea.

Se pongonsi ad esame i diversi accordi, di cui si fa uso

nell'accompagnamento, si riconoscerà facilmente che questi possono tutti

ridursi alle diverse combinazioni di certe riunioni di suoni. Per

esempio, gli accordi _Ut-mi-sol_, _Mi-sol-ut_, _Sol-ut-mi_, chiaramente

non sono che tre combinazioni de' suoni _ut_, _mi_, e _sol_, gli accordi

_Sol-si-re-fa_, _Si-re-fa-sol_, _Re-fa-sol-si_, _Fa-sol-si-re_, sono

quattro combinazioni de' suoni _sol-si-re-fa_; nelle quali ognuno de'

suoni è preso successivamente per base, essendo assolutamente

indifferente la disposizione de' suoni superiori. Or, se si considera

uno di questi accordi, che sono composti de' medesimi suoni, come

l'accordo principale, gli altri potranno esser riguardati come loro

dipendenze. Ciò era stato detto dagli antichi, i quali riguardavano come

accordo principale quello, in cui tutti i suoni si trovan nell'ordine di

terze, e riguardavano gli altri accordi composti de' medesimi suoni come

rivolti del primo. Alcuni _ignoranti scrittori_ han fatto autore Rameau

di siffatta considerazione: per convincersi della falsità della loro

asserzione, basta volgere uno sguardo su i libri del _Zarlino_, del

_Berardi_, e d'altri, e vedrassi che una tale considerazione, per altro

verissima, era familiare agli antichi. Quel che appartiene a Rameau, è

lo avere preteso ridurre tutte le leggi dell'armonia a quelle, che

regolano gli accordi principali. A tal effetto egli chiama questi

accordi _accordi fondamentali_, _fondamentale_ la nota, che serve loro

di basso, e finalmente, _basso fondamentale_ un basso ipotetico formato

delle sole regole fondamentali. Ciò posto, egli prescrive le regole,

secondo le quali può formarsi quel basso, cioè secondo le quali gli

accordi fondamentali possono succedersi: e secondo lui, l'armonia sarà

regolare tutte le volte, che gli accordi de' quali è formata, essendo

ridotti ai loro accordi fondamentali, le successioni di questi si

troveranno conformi alle regole da lui stabilite. Ma per disavventura

nulla è più falso di questa sua pretensione: l'esperienza e

l'enumerazione de' casi fanno vedere: 1. che una successione

fondamentale, conforme alle regole di Rameau, può avere delle

successioni derivate cattivissime; 2. che al contrario alcune

successioni derivate, ottime e generalmente ammesse, spesso derivano da

successioni fondamentali, ch'egli rigetta come viziose. A queste

riflessioni aggiungasi ancora, che molti accordi, universalmente

ricevuti, non trovan luogo nei quadri di Rameau, ed egli non può

spiegarne le successioni. Per tutte queste ragioni il di lui sistema non

ottenne l'approvazione di niun valente pratico, e di veruna delle buone

scuole dell'Italia e della Germania. Rameau aveva gran premura di averne

l'approvazione dalla società de' filarmonici di Bologna, che ne rimise

l'esame al cel. P. Martini: ciò si ricava da una sua lettera al medesimo

de' 6 Luglio 1759. “I trattati ed i sistemi sull'armonia, egli vi dice,

non si sono moltiplicati senza frutto e senza successo, se non perchè

non vi si era ancor ravvisato il fenomeno del corpo sonoro. Egli è da

questo stesso fenomeno che io ho visto nascere le riflessioni, che ho

l'onore di sommettere al savio giudizio dell'Istituto: io lo attendo

colla più grande impazienza: qualunque sia per essere, sarà egli per me

infinitamente pregevole. Se non merito l'approvazion vostra, mi

renderete almeno l'inestimabil servigio di farmi conoscere i miei

errori.” (_V. Mem. del P. Martini, p. 105_). Ma dal silenzio dello

stesso Rameau, e de' di lui partigiani ben può dedursi, che l'affare non

ebbe il successo ch'egli bramava: imperocchè quanto non avrebbe fatto

egli valere l'approvazione di sì illustre accademia, e di un sì

accreditato teorico come il Martini? Tuttavia, sebben molte idee, sulle

quali è fondato il sistema del basso fondamentale, come le pruove, su di

cui egli l'appoggia, si fossero cominciate a scorgere prima di lui;

sebbene nella determinazione ch'egli ha fatta de' suoi elementi, regni

una confusione d'idee, che rende difettosa la maggior parte delle sue

regole d'armonia; sebbene egli medesimo abbia esposto il suo sistema con

molta oscurità ed una faticante profusione di dimostrazioni di fisica e

di geometria, che non hanno verun rapporto al suo primario oggetto, non

è men vero ch'egli fu il primo a tirar l'attenzione dei didattici sulla

teoria dei rivolti, e a dare a quegli che sono venuti dopo di lui il

mezzo di far meglio, presentando loro un corpo di dottrina imponente pel

suo totale. Così il dotto _Eximeno_ nel tempo stesso di attaccare la sua

teoria, _degno nondimeno lo stima di somma lode per aver dato a

conoscere il vero ed unico regolatore dell'armonia, e per aver date

delle regole utilissime di pratica_. Quì cade in acconcio l'osservare

che il basso fondamentale proposto dall'Eximeno come il vero ed unico

regolatore dell'armonia è tutt'altro di quello del Rameau, come

chiaramente si vede dalla sua opera medesima, e da ciò che ne dice egli

stesso in una sua lettera, che va in fine del suo libro in difesa alle

oggezioni di un maestro romano. “Or vedete, egli scrive, quanto

storditamente parla il vostro maestro Pandolfo: i francesi non conoscono

altro basso fondamentale, se non quello che ha stabilito il Sig. Rameau;

_ed egli suppone, che io metta quel basso per fondamento della mia

teorica, mentre prometto di rifiutare la teorica del Rameau. Io non ho

preso se non che il nome di basso fondamentale_.” (p. 461). Il ridicolo

autore delle _Riflessioni critiche sul presente dizionario_ o per mala

fede, o per non capire gli autori che legge, volle dare ad intendere

aver io falsamente asserito che l'illustre Eximeno rovesciato aveva il

sistema di Rameau del basso fondamentale. Possiamo a costui rispondere

con le stesse parole di questo autore. “Se prometto di rifiutare il

basso fondamentale regolato colla legge della generazione de' suoni

stabilita dal Rameau, non è un parlar da matto opporre contro di me ciò

che prometto di rifiutare?” Ma questo stordito censore è uno di quelli,

che a ragione vengono chiamati dallo stesso Eximeno i _Cabbalisti della

musica_ (ibid. p. 464): basta leggere l'opera stessa di questo dotto

autore per ismentirlo. Fra gl'italiani, che attaccarono la teoria del

Rameau, debbonsi annoverare il Conte Riccati, il P. Sacchi, e il

Manfredini nell'ultimo capitolo delle sue regole armoniche: fra i

Tedeschi Forkel, Scheibe e Chladni. In Francia se il suo sistema ebbe

per alcun tempo qualche successo, _è oggi giorno in un totale

abbandono_, dice Mr. Choron, ed è stato anche dottamente confutato da

MM. Framery e Suard in più articoli dell'Enciclopedia metodica, da M.

Suremain nella sua opera analitica e filosofica _Théorie

acoustico-musicale_, a Paris 1793, e dal testè citato M. Choron (_V.

Discor. prelim. p. XXII_). Non può negarsi tuttavia, che molte cose non

si trovino utilissime alla pratica nelle di lui opere, perchè egli

possedeva a dir vero, meglio l'arte che la scienza della musica. A lui

dee altresì la Francia la prima rivoluzione musicale nel genere

drammatico, avvicinandosi un poco più al gusto italiano del suo tempo e

discostandosi dal cammino battuto da' fautori di Lulli, _non quanto

avrebbe voluto, ma quanto gli fu almeno possibile_, dice M. d'Alembert.

Rameau seppe dare alla sua cantilena più d'abbellimenti e di varietà, a'

suoi cori più di moto e di effetto. Che se negar non gli si può

dell'estro, e della fantasia, deesi convenire altresì, che ha troppo

amato il fracasso, che ha mancato di sensibilità, che il suo canto è

bizzarro e il più delle volte di cattivissimo gusto, e tanto in ciò egli

è meno scusabile, in quanto conosceva i migliori modelli in questo

genere, avendo inteso nel suo viaggio in Italia, le opere di Scarlatti,

di Leo, di Durante; e che il solo motivo che gli impedì a seguire le

loro tracce, fu la ridicola gelosia, _che in ogni tempo_, dice M.

Choron, _ha animati i musici francesi contro i compositori italiani_. La

sua armonia piena zeppa di dissonanze è poco adatta allo stile

drammatico, e lo stesso di lui encomiatore M. Chabanon si dichiara

contro l'idea, che egli aveva di dipingere, principalmente nello

strumentale. “Voler sottomettere agli occhi l'arte de' suoni, egli dice,

si è un torle la natura: quest'intenzione ad altro non serve che ad

incomodare l'immaginazione del musico, ed a fissarla sopra di alcune

piccole rassomiglianze dubbiose cui sagrifica tutto, e a distrarlo dalle

ricerche della bella melodia, che la sola costituisce la vera musica, e

che forma la vera dipintura. Il musico, che vuol dipignere co' suoni ciò

che cade solamente sotto il senso della vista, lavora in fatti più per

gli occhi, che per le orecchie. Se Rameau dipinge le onde agitate,

l'allineamento delle note descrive la linea curva delle onde, s'egli

dipinge un fuoco artificiale come in _Achante et Cephise_, si veggono le

note innalzarsi come altrettanti razzi.” (_Elog. de M. Rameau a Paris

1765_). Non può nemmeno negarsi, che questo cel. artista non abbia avuto

una coltura di spirito poco ordinaria alle persone del suo mestiere, e

la penetrazione di un uomo che sa riflettere su la sua arte. “Chi dice

un dotto musico, (così egli scriveva a M. _de la Motte_ chiedendogli le

parole di un dramma per metterlo in musica), intende dir ordinariamente

un uomo, a cui nulla sfugge nella combinazion differente delle note; ma

si crede costui assorbito talmente in queste combinazioni, che vi

sagrifica tutto, il buon senso, il sentimento, lo spirito e la ragione.

Ma questi allora non è che un musico della scuola, e d'una scuola in cui

non si tratta che di note, e niente più; di maniera che si ha ragione di

preferirgli un musico che si picca meno di scienza che di gusto. Quegli

frattanto il di cui gusto non è formato che per via di comparazioni alla

portata di sue sensazioni, non può tutto al più riuscir eccellente che

in certi generi, cioè in quei relativi al suo temperamento. È egli

naturalmente tenero? esprimerà bene la tenerezza. Il di lui carattere è

vivace, ameno, scherzevole, ec.? la sua musica vi corrisponderà per

allora, ma fate che egli esca da' caratteri che gli sono naturali, voi

più non lo riconoscerete. Per altro come egli cava tutto dalla sua

immaginazione senza verun soccorso dell'arte, per mezzo dei rapporti

colle sue espressioni, egli si logora alla fine. Nel suo primo fuoco,

era tutto brillante, ma questo fuoco si consuma a misura che egli vuol

riaccenderlo, e più non si trova in lui che ripetizioni e freddure. Per

il teatro vi vuole un musico, che studii la natura prima di dipignerla,

e che per la sua scienza sappia fare la scelta de' colori e delle loro

gradazioni, di cui il suo spirito e 'l suo gusto gli avrebbero fatto

sentire il rapporto colle espressioni necessarie ec.” È d'uopo in somma

riconoscere in Rameau col filosofo di Ginevra, che non era per altro suo

grande amico, _un grandissimo talento, molto fuoco, più di abilità che

di fecondità; più di sapere che di genio, o almeno un genio soffocato

dal troppo sapere_. Le sue opere di teoria musicale sarebbero ancora

state più utili, se egli non avesse avuta la debolezza e la vanità di

applicare la geometria e la fisica alla musica, e pretendere di

cavar dalle medesime le regole di un'arte unicamente fondata

sull'organizzazione e la natura dell'uomo. Eccone i loro titoli: 1.

_Traité de l'harmonie, réduite à ses principes naturels_, 1722 in

4º. — 2. Nouveau Système de musique théorique, 1726 in 4º. — 3.

Génération harmonique, ou Traité de la musique théorique et pratique,

1737 in 8vo — 4. _Dissertation sur l'accompagnement_, 1731 in 8vo — 5.

_Dissertation sur le principe de l'harmonie_, 1750 in 8º. — 6. _Nouvelles

réflexions sur la démonstration du principe de l'harmonie_, 1752 in

8º. — 7. _Réponse à une lettre de M. Euler_, 1752 in 8º. — 8.

_Observations sur notre instinct pour la musique_, 1754 in 8º. — 9.

_Erreurs sur la musique dans l'Encyclopédie_, 1755, in 8º. — 10. _Code de

musique pratique_, 1760, 2 vol. in 4º. “Le opere teoriche di Rameau,

dice il filosofo di Ginevra, hanno di singolare che fecero gran fortuna

senza quasi esser lette, e molto meno il saranno dacchè d'Alembert si

prese la pena di fare in un picciol volume in 8vo il compendio di tutta

la sua dottrina”: al che si può aggiungere che niuno oggidì farassi più

a leggerle dopo che da più celebri autori se n'è dimostrata l'inutilità,

ed il poco profitto che se ne può trarre. Dopo il 1760 Rameau aveva

rinunziato a qualunque specie di fatica, e godette nel riposo della

fortuna e della riputazione che si era fatta colle sue produzioni: Luigi

XV avevagli accordata una pensione, e delle lettere con cui lo

dichiarava nobile, e cavaliere dell'ordine di S. Michele, ma prima di

mettersene in possesso venne egli a morire li 17 settembre del 1764.

RAMOS (Bartolomeo) Pereira, o Pereja, fu celebre professore di musica

nell'università di Salamanca, d'onde venne l'anno 1482 chiamato ad

occupar la cattedra di musica eretta dianzi in Bologna da Niccolò V.

Quivi nello stesso anno pubblicò il suo _Trattato di Musica_, in latino,

divenuto rarissimo. “Ramos, dice Arteaga, sarà sempre dalla memore

posterità annoverato fra i più grandi inventori. Egli ebbe il coraggio

di svelar all'Italia gli errori di Guido Aretino e di scoprire le

debolezze e le inconseguenze insieme del suo sistema.” Guardando con

occhio filosofico la musica ritrovò un utile temperamento, volendo

alterate le ragioni della quarta e della quinta, e sebbene dovè soffrire

le opposizioni del Burzio, e del Gaffurio, pur fu poi dopo un secolo

sostenuto e promosso dal Zarlino, e trionfò alla fine sì nella pratica,

che nella teorica de' musici. Egli è citato come il primo a far valere

lo sperimento della risonanza moltiplice di certi corpi sonori, secondo

la legge degli aliquoti, sperimento, che è divenuto sì celebre per

l'abuso che se n'è fatto nella teoria della musica, e per tutti i

sistemi ai quali si è fatto servire di base.

RAMLER (Guglielmo), professore di belle lettere, e dopo il 1787

direttore del teatro nazionale a Berlino, pubblicò in Lipsia

_Introduction aux belles-lettres_, in 8º, 1758. In quest'opera tratta

egli a lungo della musica. Nelle memorie per servire ai progressi della

musica di Marpurg, vol. 2, vi ha di Ramler: _Défense de l'Opéra en

musique, e Recueil des idées de Remond de St-Mard_ sullo stesso

argomento. Egli è anche autore della sublime cantata, _la morte di

Gesù_, suo capo d'opera per la poesia, come per la musica di Graun.

RANGONI (Giov. Battista), letterato fiorentino, e grand'amatore di

musica, pubblicò in Livorno nel 1790, _Saggio sul gusto della musica_,

in 12º, dove trovansi delle interessanti notizie intorno a' più moderni

virtuosi italiani.

RASPE (Rodolfo) di Hannover, professore nel collegio di Cassel, nel

1776, era in Londra. Egli pubblicò _Essai sur l'architecture, la

peinture et l'opéra musical, traduit de l'Italien par le comte

Algarotti_. Nella _nouvelle Bibliothèque des belles lettres_ vi ha di

lui una _Dissertation sur l'harmonie_.

RAVEZZOLI, romano, così profondo nello studio della composizione che

all'età di venticinque anni venne eletto maestro di cappella di San

Pietro in Roma, dopo avere trionfato de' suoi concorrenti quasi tutti

avanzati in età. Per vendicarsene, fecero essi malignamente entrare

contro il divieto una donna nel Vaticano, ove abitava Ravezzoli. Venne

perciò dinunziato e posto in prigione nel Castel Sant'Angelo, dove

languì di miseria e di afflizione sino alla morte. Nella sua malinconia

egli compose nella prigione parole e musica di un duetto che scrisse sul

muro col carbone, di cui possedevane una copia il Sig. Camillo Barni da

Como abile compositore ed eccellente suonator di violoncello. Dopo la

morte di Ravezzoli, che avvenne verso il 1754, la donna introdotta nel

suo alloggio del Vaticano confessò che il giovane compositore era stato

vittima della gelosia de' suoi rivali.

RAYMOND (G. Marie), professore di matematica e di fisica nel collegio di

Chambery, membro dell'Accad. imperiale delle Scienze e di più società

letterarie, nel 1811 pubblicò in Parigi _Lettre à M. Villoteau, touchant

ses vues sur la possibilité et l'utilité d'une théorie exacte des

principes naturels de la musique_, un vol. in 8º. “A niuno è venuto mai

in pensiero, dice sensatamente questo scrittore, di avanzare, senza

rischio di esser messo in ridicolo, che non abbisognan regole nella

pittura e nella scultura, nell'eloquenza e nella poesia; per quale

singolarità la sola musica potrà far di meno di regole e di principj?

Non è egli forse in conseguenza di sì strana eccezione che le sue opere

sono soggette ad appassire? Le opere di musica impresse si fan camminare

senza data: di tutte le arti la musica è l'unica, le di cui produzioni

non osano palesar l'epoca della loro nascita, sul timore senza dubbio di

esser condannate ad un presto oblio. Non è dessa la più forte prova che

le sue produzioni non hanno avuto che il capriccio per ispirazione e la

sola moda per guida? Se la tale musica pretende esser vera, come cessa

di esserla? Se dipinge il sentimento, come dunque le sue pitture, giuste

in un tempo, finiscono con divenir ridicole in un altro? Non è questo un

contrassegno certo che l'artista non ha seguito niun sodo principio, e

che la musica non ha trovato sinora il vero linguaggio della ragione e

del gusto? A questa medesima incertezza delle basi dell'arte è d'uopo

attribuire i giudizj tanto diversi e sovente tanto opposti, che recansi

tuttogiorno sulla musica, sul suo oggetto, sulle sue bellezze, sul

carattere ch'ella dee sviluppare in ciascuna situazione, e che vi sono,

per così dire, altrettante poetiche musicali quanti vi ha scrittori in

questo genere. Non è questo un vero scorno per l'arte l'ignorar tuttora

quali sono i suoi elementi fondamentali?” (pag. 94). Egli diè inoltre al

pubblico: _Determination des bases physico-mathématiques de la musique,

ou Essai sur l'application des nouvelles découvertes de l'acoustique à

l'art musical, suivi d'un appendice sur quelques systèmes d'écriture

musicale_, Paris 1812. L'argomento di quest'opera è una compiuta

spiegazione delle considerazioni e delle viste indicate dall'autore

nella prima lunga annotazione che è alla fine della sullodata lettera a

M. Villoteau. A questa ha egli unito nello stesso volume tre altri suoi

opuscoli: 1. _De la musique dans les Églises_, ove valorosamente

combatte il parer di coloro, i quali hanno ardito avanzare che l'uso

della musica nelle chiese è generalmente una specie di profanazione; 2.

_Lettre à M. Millin sur l'utilité du rétablissement des maîtrises de

chapelle dans les Cathédrales de France._ “Tutti gli artisti, egli vi

dice, non sono de' Pergolesi, degli Haydn, de' Mozart, de' Cherubini.

Non è se non per mezzo di una tradizione sostenuta che può mantenersi e

perpetuarsi lo stile grandioso e puro, che richieggono le solennità

della Religion cristiana. Su questa porzione esistono de' gran modelli;

il loro studio, la loro imitazione occupar dee continuamente l'artista

che si consacra alla chiesa: è d'uopo adunque che vi siano delle scuole

addette a questo genere di composizione e di esecuzione, nelle quali

possa formarsi il gusto mercè un lungo esercizio, dopo aver succhiato di

buon ora i principj che debbono dirigerlo.” 3. _Réfutation d'un Système

sur le caractère attribué a chacun des sons de la gamme, et sur les

sources de l'expression musicale_. Nulla concorre maggiormente ad

estinguere le arti ed eziandio le scienze quanto l'abuso de' sistemi.

“Allorchè io parlo dell'abuso de' sistemi, dice il dotto autore, io sono

ben lontano dal biasimare le teorie filosofiche che tanti lumi han

recato nelle arti e nelle scienze. Si sa benissimo che non debbonsi

confonder le teorie propriamente dette co' sistemi, anzichè non vi ha al

contrario cosa più adatta a far rovinare le vane ipotesi, quanto un

rigoroso ragionamento che nasce da inconcussi principj.” Lo strano

sistema, ch'egli confuta, consiste nel voler segnare il carattere de'

tre suoni fondamentali _ut, mi, sol_ per via di analogie prese a vicenda

da' colori e dalle forme geometriche de' corpi, che è in parte una

rinovazione di quello del P. Castel. In tutti questi opuscoli l'autore

stabilisce eccellenti principj e propone delle ottime vedute. _M.

Raymond_, dice il secretario dell'Instituto, _ha il sentimento delle

belle arti, e sa esprimerlo da uomo di spirito._

REDI (Francesco), fiorentino, celebre cantante sulla fine del secolo 17.

Egli fondò una scuola di canto in Firenze nel 1706, che per le sue

cognizioni e la sua abilità divenne ben presto una delle più rinomate e

delle migliori di tutta l'Italia. Per farne l'elogio, basti il dire che

la cel. Tesi fu quivi allevata.

REGGIO (Pietro), genovese, celebre musico della cappella della regina

Cristina di Svezia. Dopo che costei rinunziò al governo, egli si rese in

Inghilterra, e nel 1677 pubblicò a Oxford un'_Istruzione per cantar

bene_, in 12º. Morì in Londra nel 1685.

REICHA (Ant.), nato a Praga nel 1770, fu istruito sin dalla prima età

nella musica a Bonn da _Giuseppe Reicha_, suo zio celebre compositore e

direttore del teatro dell'elettore di Colonia quivi morto nel 1795. Da

costui ebbe egli i primi elementi dell'arte della composizione insieme

con Beethoven: mostrò ben presto per essa un'irresistibile passione, e

fece occultamente de' profondi studj sulle opere di Marpurg, di

Kirnberger, e di Sulzer. In età di 17 anni compose alcune scene

italiane, ed una sinfonia, che ebbero così gran successo nella corte di

Colonia che non volle credersi essere state da lui composte. Nel 1794 si

rese ad Amburgo, applicandosi per cinque anni a studiar continuamente e

con maggiore profondità la sua arte. Lo studio dell'algebra, che

passionatamente aveva amato da giovane, gli fu di grande ajuto per

iscoprire i misteri dell'armonia: egli promette infatti di dare al

pubblico un'opera col titolo di _Secreti della composizione pratica_.

Nel 1799 scrisse in Parigi una sinfonia che ebbe un prodigioso successo,

e poco dopo obbligato a partire per Vienna, si unì colà in istretta

amicizia con Haydn, Albrechtsberger, Salieri e Beethoven. Tra le molte

opere che ha composte e pubblicate in Vienna vi ha delle sinfonie,

oratorj, un _Requiem_, ed un'opera intitolata: _Trentasei fughe per il

forte-piano_, a cui precede un'ode dedicatoria in tedesco a Giuseppe

Haydn. Quest'opera ebbe tale incontro, che in meno di un anno non se ne

trovarono più esemplari. S. M. l'imperatrice dimandò a Reicha la musica

di alcune scene di un'opera seria in due atti, l'_Argene_: ella restò

così soddisfatta di quel saggio, che ordinò all'autore di mettere in

musica l'intero dramma; e ne' suoi concerti particolari cantò ella

medesima la parte di _Argene_. Gli avvenimenti politici dell'Austria

obbligaron Reicha a lasciar Vienna, e dopo il 1808 si è stabilito in

Parigi. Le sue opere in quasi tutti i generi di musica sono state

impresse a Vienna, a Lipsia, a Parigi, ed a Londra. Egli è stato il

primo a proporre una _nuova teoria di misure composte_, e ne ha dato

degli esempj. Veggansi le sue _fughe_ e i suoi _esercizj e studj per il

forte-piano_, impressi da Imbault. Ecco un saggio sulla maniera con cui

ha egli composte le 36 fughe dedicate a Haydn. Si sa che gli antichi

compositori hanno ristretto i soggetti delle fughe ad una piccolissima

quantità, e siccome la composizione in generale ha fatti de' passi

immensi, era ben giusto che la fuga non restasse in dietro. Si trattava

di trovare un mezzo di rendere un qualsivoglia motivo atto alla fuga ed

al suo sviluppo. Bisognava sacrificare l'antica severità della scuola,

appunto all'epoca in cui la fuga era ancora nella sua infanzia, ed in

cui non conoscevasi ancora l'arte di modulare dei gran maestri de'

nostri giorni. In questa collezione adunque si trovan delle fughe sopra

temi veramente straordinarj, che sono stati proposti all'autore per fare

prova del suo valore, e con intenzione di trovarlo in fallo. Per vedere

con qual esito ne sia egli uscito crediamo miglior fatto il rimetterci

all'opera stessa. In Germania, Ant. Reicha viene chiamato _il Ristorator

della fuga_.

REICHARDT (Federico), maestro di cappella di Federico il Grande, e di

Federico Guglielmo II, e III di lui successori, dell'Istituto imperiale

di Parigi, e delle arti e scienze di Amsterdam, nacque a Konisberga nel

1752, nella di cui università studiò sotto la direzione del celebre

filosofo Kant, e quindi in quella di Lipsia sino al 1772. Ne' suoi studj

di musica ebbe per maestro Richter della scuola di Bach. In concorso con

Naumann, fu egli preferito nel 1775 dal Gran Federico per succedere come

maestro della corte in luogo di Graun: stabilì in Berlino un concerto

per farvi eseguire i capi d'opera della musica italiana non conosciuti

sino allora, come le composizioni di Leo, Majo, Jommelli, Sacchini,

Piccini, Bertoni e altri. Distribuiva nel tempo stesso agli uditori un

brieve saggio storico e critico sui compositori e sulle opere che vi si

eseguivano. Nel 1782 fece il suo primo viaggio in Italia, e nel 1785 si

portò in Londra, dove fu graditissimo alla corte ed a quel colto

pubblico specialmente per la sua musica dell'oratorio della Passione di

Metastasio. Federico Gugl. II, che amava moltissimo il teatro italiano,

ne diè la direzione a Reichardt: la sua orchestra divenne immantinente

la prima di tutte le corti dell'Europa. Allora fu che Reichardt compose

la musica dell'_Andromeda_, di _Protesilao_, _Brenno_ e _Olimpiade_ in

uno stile tutto nuovo, con cui cercava di riunire l'effetto della scena,

e la verità della declamazione di Gluck, con le grazie, la ricchezza del

canto italiano, e il gran travaglio tedesco pel suo strumentale. Nel

1790, egli intraprese un secondo viaggio in Italia, per passare la

settimana santa in Roma, e cercar cantanti in Napoli e in tutta

l'Italia. Le fatiche di questo viaggio fecero soccombere la sua

costituzione robusta, ed una grave malattia al suo ritorno in Berlino

non gli permise di terminare la sua _Olimpiade_, destinata per

l'apertura del carnovale. Nel 1792 egli era a Parigi, il che diè

sospetto alla corte di Berlino di essere uno degli amici della

rivoluzione francese, e ne fu dimesso, ma sulla fine del 1794 fu

richiamato dal suo re, e riconosciuto innocente. Nel 1797 alla morte di

quel monarca fu incaricato dal suo nuovo re della direzione del suo

teatro italiano, e il giorno della di lui coronazione diè l'opera

tedesca l'_Isola degli spiriti_, e l'anno di appresso il dramma italiano

_Rosmonda_, che ebbe tal successo, che il re diedegli in premio sei mila

franchi. Dopo la pace di Tilsitt, per la quale il re di Prussia cedeva

alcune Provincie al re di Westfalia, Reichardt dopo 33 anni di servizio

sotto tre re di Prussia trovossi nella necessità di lasciar quella corte

per consiglio eziandio del suo re, e di stabilirsi a Halle. Il re di

Westfalia lo accolse con distinzione, e diegli il posto di direttore de'

suoi teatri francese ed allemanno con nove mila franchi di onorario.

Sino al 1811 egli occupavasi di comporre le _Memorie della sua vita_. Il

numero delle sue composizioni musicali è innumerabile in tutti i generi,

e la più parte trovasi impressa a Berlino, Riga, Amsterdam, Lipsia,

Offenbach ec. Egli non è meno celebre come letterato e come autore. Ecco

il catalogo delle sue opere pubblicate in tedesco: _Lettere di un

attento viaggiatore sulla musica_, t. 2, 1776; _Lettera sull'Opera

Comica, e la Poesia musicale_ — _Sulla musica di Berlino_ — _Su i doveri

di un musico d'orchestra_, t. 3, 1776; _Vita del cel. musico Enrico

Fiorino_, 1779; _Magazzino di musica_, t. 3, 1782-1791; _La giovinezza

di Hendel_, 1790; _Gazzetta musicale_ — _La Settimana musicale_ — _I

mesi musicali_, 1791-1793; _L'Allemagna_, giornale letterario, 1796; _Il

Liceo_, giornale letterario; _Lettere confidenziali, scritte in un

viaggio nella Francia negli anni 1803 e 1804_; _Gazzetta musicale di

Berlino_, 3 tomi, 1803-1806; _Lettere confidenziali sopra Vienna_, 1810;

_Alcune piccole dissertazioni e critiche_ in molti giornali, e gazzette

letterarie e musicali.

REIMAN (Federico), nel 1710 pubblicò a Halle: _Saggio di una

introduzione alla storia letteraria dell'Allemagna_, nel di cui terzo

volume tratta egli della storia della musica. _V. Gruber._

REINARD (Leonardo) davasi egli stesso il nome nelle sue opere di

_literatum humaniorum et musices cultor_. Nel 1750, pubblicò ad

Angsbourg un'opera in lingua tedesca col titolo d'_Istruzione sul basso

continuo_, che contiene delle regole brevi e facili. Il maestro Hiller

la loda moltissimo per la precisione e la chiarezza, con la quale è

scritta.

RELLSTAB (Carlo-Feder.), stampatore e mercante di musica in Berlino, ove

è nato nel 1760. Erasi dapprima consecrato alla musica, e studiò sotto

Agricola compositore della corte, e dopo la di lui morte sotto il

celebre compositore Fasch. Le circostanze di sua famiglia l'obbligarono

a darsi quindi al commercio, ma non lasciò di far della musica una delle

sue favorite occupazioni. Egli è in fatti autore di più opere: 1. _Essai

sur la réunion de la déclamation musicale et de la rhétorique,

principalment à l'usage des musiciens et des compositeurs, avec des

exemples_, Berlin, 1786. 2. _Essai sur les observations d'un voyageur

sur la musique d'église, les concerts etc._, 1789. 3. _Instruction pour

les amateurs du clavecin, sur l'usage des doigts à la manière de Bach_,

1790. Rellstab è eziandio compositore pregiatissimo, nel 1787 e nel

seguente pubblicò alcune sue composizioni per il canto e 'l piano-forte

col titolo di _Magasin de clavecin, à l'usage des connaisseurs et des

amateurs, contenant mélodie et harmonie etc._ L'oratorio di Ramler _i

Pastori alla grotta_, posto da lui in musica è celebratissimo nella

Germania.

REMIGIO, monaco di San Germano d'Auxerre nel nono secolo, riguardato

come il più grand'uomo di que' tempi, insegnò a Parigi, secondo la

testimonianza del Mabillon, la dialettica e la musica. Egli comentò il

trattato di Marciano Capella, e trattò della musica conforme al sistema

de' greci. Il manoscritto di quest'opera di Remigio, _de musica_, si

trova nella imperial biblioteca di Parigi, d'onde l'aveva estratta l'ab.

Gerbert e pubblicata nel 1º t. della sua collezione.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 3 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 15 / 18 段