ROCCHI (Antonio) è autore delle _Istituzioni di musica teorico-pratica_

in 4º, pubblicate per le stampe in Venezia nel 1777. Non possiamo dar

saggio di quest'opera, non essendo ancor giunta sino a noi.

RODIO (Rocco)º, cel. contrappuntista e didattico italiano del sec. 16,

pubblicò in Napoli nel 1589, una collezione delle sue opere di pratica,

e di altri rinomati compositori di quel secolo, come _Villani_, _Bovio_,

ec., nomi or sepolti nell'obblìo. Ha maggior pregio un'altra opera

didattica di Rodio intitolata: _Regole di musica_, Napoli 1626, citata

assai volte con molti elogj dal P. Martini.

RODOLPHE (Giov. Gius.), nato a Strasburgo, a 17 anni veniva riguardato

in Francia come il primo sonatore di corno da caccia, che usasse i

semituoni. Studiò altresì il violino sotto il celebre _le Clair_, e

verso il 1754 passò in Italia al servigio del duca di Parma: fu egli il

primo, che in un'aria di Traetta eseguì un accompagnamento di corno in

concerto con la voce, e che in Italia accompagnò su quest'instromento i

mottetti nelle chiese. Egli apprese anche in Parma la composizione sotto

il famoso Traetta allievo di Durante, e passato quindi al servizio del

duca di Wittemberga nel 1760, prese lezioni da Jommelli, e compose a

Stuttgard la musica di un gran numero di balli del cel. Noverre, ch'egli

poi condusse a Parigi, ove venne a stabilirsi nel 1763, e vi fece gran

fortuna. Circa 1780, diè egli a M. Amelot il piano d'una scuola di

musica, che fu eseguito quattr'anni dopo da M. Breteuil, e Rodolphe fu

nominato professore di questa scuola, per cui compose il suo _Traité

historique et pratique d'accompagnement_, e i suoi _Solfeggi_, che hanno

avuto tanto successo, e che hanno contribuito a moltiplicare in Francia

gli artisti, e gli amatori, rendendo facil l'ingresso nella carriera

musicale.

ROGER (Joseph-Louis) pubblicò a Mompellieri un'opera nel 1758 col

titolo: _Tentamen de vi soni et musices in corpus humanum_, molto lodata

dal Dr Lichtenthal. Forkel nel 1º vol. della sua storia generale della

musica riguarda quest'opera come la più importante, che si sia scritta

intorno a questa materia. Ella è divisa in due parti, nella prima tratta

_del suono ne' corpi sonori, de' mezzi co' quali si propaga, e del suono

nell'organo sensorio dell'udito_: nella seconda si dimostra _la

predisposizione dell'anima per i principj dell'armonia_, e quindi tratta

l'Aut. _della predisposizione della materia all'azione del suono: della

predisposizione dell'anima unita alla materia, ossia del corpo animato_,

e spiega finalmente _con quali e quanti mezzi, e che agisca sull'uomo la

musica_.

ROLLA (Alessandro), membro del real Conservatorio di Milano, e primo

violino del gran teatro, gode meritamente della riputazione di essere il

più abile virtuoso dell'Europa sulla viola. Dicesi inoltre che se gli è

fatto un divieto in Italia di sonarla in pubblico, perchè le donne non

possono sentirlo su quell'instromento, che non soffrino attacchi a'

nervi. I concerti di violino, ch'egli suona nelle orchestre, tirano a se

la folla de' dilettanti. Noi abbiamo riferito a questo proposito un

curioso aneddoto, all'art. _Diana_. Egli ha composto molta musica

istromentale pregiatissima.

ROMIEU (M.), della real società delle scienze di Monpellieri, a cui

presentò nel 1753 una sua memoria, quivi nel medesimo anno impressa col

titolo: _Nouvelle découverte des sons harmoniques graves dont la

résonance est très sensible dans les accords des instrumens à vent_. La

scoverta del terzo suono basso formato dalla riunione della vibrazione

di due suoni gravi era stata fatta dal cel. Tartini sino dal 1714, e

facevane la base della sua scuola in Italia, ma siccome non la pubblicò

che nel 1754 nel suo _Trattato di musica_, M. Romieu pretese esserne

l'inventore. “Nel rapportare questo fatto, dice Mr. d'Alembert, non

pretendiamo toglier nulla al Sig. Tartini; noi siamo persuasi ch'egli

non dee la sua scoverta che a' suoi proprj lumi; ma Mr. Romieu fu il

primo ad annunziarla al pubblico.” Cheche sia di ciò, le migliori

osservazioni intorno a questo terzo suono si trovano nelle _Ricerche di

Matt. Young_ e di _Lagrange._

ROQUEFORT (Bonaventura), nato nel 1778, membro di più accademie e

società letterarie, nel suo _Glossaire de la langue romaine_, 2 vol. in

8º, Paris 1808, promette di dare al pubblico un _Essai sur la poésie, la

musique et les istrumens des Français, depuis le IX siècle jusqu'au

XVII_. Il testo in parte è tratto da' manoscritti antichi; egli formerà

un vol. in 8º del testo, seguito da circa 100 rami coloriti dietro i

monumenti del tempo, e dagli esempj di musica di ciascun secolo. M.

Roquefort da più anni in quà si occupa altresì della composizione di una

_Storia generale della musica_, che abbraccerà i diversi impieghi o

rapporti di quest'arte con tutte le instituzioni presso tutti i popoli,

e in tutti i tempi. Questa storia formerà _cinque vol. in 4.º_, seguiti

da un sesto che conterrà le figure e gli esempj. “Ci si assicura, dice

Mr. Fayolle, che una porzione di quest'immenso travaglio è già posta in

ordine, e che l'A. possiede molti materiali, tra' quali ve n'ha gran

numero che non sono stati mai pubblicati.”

ROSA (Salvatore), celebre pittore napoletano morto in Roma nel 1673.

Amava egli passionatamente la sua arte, e le arti sorelle, la poesia e

la musica. Mostrasi buon poeta e bello spirito nelle sue satire, e

sonetti pieni di finezza, e bei motteggi: la sua casa in Roma era

divenuta un'accademia, cui intervenivano uomini di buon gusto e

d'ingegno: recitavansi de' versi, rappresentavansi commedie, e si faceva

della musica. Tra le belle satire di questo valentuomo una ve ne ha

mordentissima contro i musici e contro i cantanti, e contro quelle

composizioni da chiesa non ben adattate alla maestà del soggetto, e al

decoro dell'auguste cerimonie de la religione. _E pure è ver che con

indegni esempj — Diventano bestemmie a' giorni nostri — Di Dio gl'inni e

li Salmi in bocca agli empj — Che scandalo è il sentir ne' sacri

rostri — Grunnir il vespro, ed abbajar la messa, — Ragghiar il Gloria, il

Credo, e i Pater nostri! — E si sente per tutto a più potere — Cantar

sulla ciacona il Miserere ec._ Così con tanta ragione, e sì poco frutto

cantava questo bell'ingegno, e termina quindi — _Chi vuol cantar, segua

il salmista Ebreo, — Ed imiti Cecilia, e non Talìa, — Dietro l'orme di

Giobbe e non d'Orfeo_. Il d.^r Burney scrive ne' suoi _Viaggi

musicali_, di avere trovato in una collezione di _Cantate_ di Rossi,

Cavalli, Legrenzi, Pasqualini, Bandini ed altri celebri compositori di

que' tempi, conservate con diligenza da' curiosi in Italia, un libro

prezioso di musica del famoso Salv. Rosa. Le parole di molte di quelle

_cantate_ sono di lui, ed otto intere delle medesime sono poste in versi

ed in musica, e copiate dalla mano istessa di questo cel. Pittore. _Sono

esse non solo ammirabili per un semplice dilettante_, dice Burney, _ma

la loro melodia sorpassa in gusto quella della più parte dei maestri del

suo secolo_ (_V. Encycl. méthod. art. Cantate, p. 205_).

ROSETTI (Antonio), nato a Milano nel 1744, si è formato principalmente

sul modello del gran Gius. Haydn in Vienna, ove egli era verso il 1766

violinista nella cappella dell'Imperatore, e virtuoso di camera del

principe d'Althan. Il suo merito, come compositore e direttore di

orchestra, gli fè ottenere nel 1789 il posto di maestro di cappella a

Schwerin, in cui succedette al cel. Westenholz. Le di lui numerose

composizioni, per la più parte impresse, fannosi rimarcare per uno stile

piacevole; le sortite de' strumenti da fiato, di cui sapeva servirsi a

meraviglia, sono assai volte di un'estrema bellezza. Finchè si abbandona

al suo proprio genio, la sua particolar maniera merita i suffragj

degl'intendenti; ma dacchè calcar vuole le tracce di Haydn, il suo stile

diviene affettato e monotono. Tra le sue produzioni si distingue

l'oratorio impresso a Vienna nel 1786, _Gesù moribondo_, e l'opera prima

a Amsterdam contenente tre sinfonie a grande orchestra.

ROSSI (Lemme). Perugino, pubblicò nel 1666: _Sistema musico, o musica

speculativa_, Perugia in 4º. Il P. Martini nel 2º t. della sua storia

rapporta il sistema perfetto o _sintono_ di Rossi per gli strumenti

mobili, e l'imperfetto o _participato_ per gli strumenti stabili. Questo

sistema _Sintono_ vien attribuito a Tolomeo, ma si chiamò poi di Lemme

Rossi, “perchè questi giunse ad essere, _dice il Martini_, se non

l'unico, certamente il più diligente amplificatore del medesimo,

illustrandolo non solo colla più possibile precisione delle dovute

proporzioni, ma inoltre con la necessaria aggiunta di quegl'intervalli,

che lo fanno adatto all'artificio del contrappunto corrente.”

ROUSSEAU (Gian-Giac.), filosofo, scrittore di musica, e compositore

nacque in Ginevra nel 1712. La di lui avversione per il mestiere di suo

padre, costruttore di orologi, lo fè risolvere ad abbandonare la patria

nel 1728. Egli aveva studiato la musica, e nel tempo ch'egli andava

errante per la Francia e l'Italia, quest'arte il provvide de' mezzi di

sussistere. Fu particolarmente in Venezia, ove la sua gran passione per

la musica, più accesa dal sentire le buone composizioni, e dal comodo di

familiarizzarsi co' primi maestri dell'Italia, trovò non solo maggior

pabolo, ma venne portata del tutto ancora verso la musica Italiana.

Portossi quindi in Parigi, e cominciossi ben tosto a riguardarlo come

gran filosofo, e grand'oratore: tuttavia la sua occupazione ordinaria

consisteva nel copiar della musica. Egli si era prescritto il prezzo di

quattro soldi per una pagina in 4º e di sei per una pagina in fol. Nè

volle mai esigere oltre a questa tassa, cosichè avendogli il conte di

Clermont rimesso 25 luigi d'oro per la copia di alcuni pezzi di musica,

egli se ne offese, prese la medietà di un sol luigi, e restituì gli

altri 24. Questo impiego di copista così spregevole per un filosofo agli

occhi d'un preteso bello spirito di Parigi, fa molto onore al suo

carattere, quando si sa ch'egli applicavasi a questo disgustoso mestiero

non per i suoi bisogni, ma per sostenere unicamente una sua parente

povera. Nel suo dizionario egli fa un lungo articolo su i doveri di un

esatto copista, e rileva quivi egli stesso le contraddizioni solite del

suo carattere. “Comprendo benissimo, egli dice, che sarà di mio

nocumento qualora si compari il mio travaglio alle mie regole: ma so

ancora che quegli che cerca il vantaggio del pubblico, dee non curare il

suo proprio. Uomo di lettere, ho detto del mio stato tutto il male che

ne penso, amo la musica italiana, e non ho fatto che della musica

francese; ho descritto tutt'i mali della società, mentre essa formava la

mia felicità; cattivo copista, vengo quì ad esporre i mezzi di formarne

un buono. O verità! il mio proprio interesse è sempre sparito dinanzi a

te; ch'egli giammai profani il culto che ti ho consacrato.” In questo

intervallo oltre più capi d'opera per la filosofia e la letteratura,

compose le parole e la musica del suo dramma _le Devin du village_, e

del _Pigmalione_, che furono applaudite sul teatro con generale

entusiasmo. L'anno 1751 essendo venuta a Parigi una compagnia di

cantanti italiani dell'Opera buffa il loro buon incontro suscitò la

gelosia de' compositori francesi. Formaronsi due partiti; sosteneva

l'uno la buona causa della musica italiana, sforzavasi l'altro di farla

cadere. L'amor proprio si rivolse dal canto de' sostenitori della musica

francese, e portò tant'oltre finalmente l'affare, che la compagnia

italiana fu mandata via da Parigi. Rousseau, passionato partigiano della

musica italiana, dimenticò allora non solo il suo _Devin du village_, ma

altresì tutti i vantaggi che poteva promettersi della direzione

dell'opera con simili composizioni. Scrisse nel 1753 la sua famosa

_lettera sulla musica francese_. È nota a chiunque la di lui sagacità,

la di lui robusta eloquenza, il talento di persuader ciò che vuole,

tutto il fuoco della sua espressione: aggiungasi a questo la preferenza

che passionatamente egli dava alla musica italiana, forse ancora un

certo corruccio contro Rameau, che aveva criticata la sua musica.

Animato da questi motivi, egli disse ai francesi, _che non avevano

assolutamente musica_; che quella da essi creduta tale _non sapeva nè

parlar, nè dipingere nei recitativi e nelle arie_, che il loro canto _è

un abbajamento continuo, insoffribile all'orecchio, purchè non si sia

prevenuto_; la loro armonia _informe, senz'espressione, e che non è se

non un vero guazzabuglio da scolare_. Nel tempo istesso vi unisce egli

il parallelo della musica italiana, e la di lei maggioranza in tutti

questi punti. Tutto fu posto allora in romore: nove scritti comparvero

in pochissimo tempo contro la sua _Lettera_, credendo di averla

vittoriosamente confutata. Cantanti e virtuosi composero pasquinate,

satire e canzoni contro lui, e sparsero nel pubblico de' rami, ove colla

più grande indecenza si metteva in ridicolo la di lui immagine: si cercò

di oltraggiarlo in una farsa sul teatro, e si giunse, dice l'Elvezio,

sino ad incitare il governo a rigorosamente procedere contro la sua

persona. Gli si negò l'onorario, che se gli era assegnato per il suo

_Indovino del villaggio_, e se gli vietò per sempre l'ingresso al

teatro. Quel che Rousseau continuò a spargere sulla musica francese nel

suo dizionario ed altronde, non era fatto per appagare gli animi

sollevati contro di lui. Proseguirono quindi le sue persecuzioni, e quel

che effettivamente non soffrì da altri, il soffrì colla sua

immaginazione. Allontanossi più di più dalla società, e nojossi alla

fine della sua solitudine nel seno stesso della capitale. Scelse allora

per sua dimora il villaggio di Ermenonville, ma scorse appena sei

settimane, la mattina delli 2 di Luglio 1778, al ritorno del suo

passeggio, cadde tramortito, e poco dopo rese l'ultimo sospiro. Ecco le

opere di questo filosofo sulla musica: 1. _Projet concernant de nouveaux

signes pour la musique_ letto dall'A. all'accad. delle scienze li 22

agosto 1742. Può vedersene un lungo estratto, ch'egli stesso ne fa

all'articolo _Notes_ del suo dizionario. Egli vi dice che in questa

materia non bisogna consultare i musici, ma l'uomo che sa la musica, e

che ha saputo riflettere su quest'arte. La musica non è per gli artisti

la scienza de' suoni, ma delle figure nere, bianche ec., dacchè

cesserebbero queste di colpire i loro occhi, non crederebber eglino

veder più della musica: presso loro tutto fa l'abito. Egli fa vedere in

seguito tutt'i vantaggi del suo Progetto. Ma all'artic. _Caractères de

musique_: “Io credo che il pubblico ha saviissimamente fatto di lasciar

le cose come sono, e di mandar noi, e i nostri sistemi al paese delle

vane speculazioni.” 2. _Dissertation sur la musique moderne_, a Paris

1743. 3. _Lettre d'un symphoniste de l'Acad. R. de musique à ses

camarades de l'orchestre_, Paris 1752. 4. _Lettre sur la musique

française_, a Paris 1753. “L'eloquente penna di M. Rousseau, dice di

questa lettera M. d'Alembert, avvezza già a dirci delle verità pungenti,

ha ora un'occasione assai favorevole d'istruirci, e di malmenarci. Come

quel famoso romano ha sostenuto, quasi solo gli attacchi dell'armata

francese, accesa e riunita contro la sua lettera, e la sua persona.” 5.

_Dictionnaire de musique_, in 8vo 1754. M. Choron lo chiama un'opera

informe (_Notions élément. d'Acoust. p. 13_). “Il dizionario di musica

di Rousseau, dice M. Suard, è forse di tutte le sue grand'opere quella,

ove egli ha meno meditato, e con meno profondità trattato il soggetto.

Si rimane agevolmente sedotto dall'eleganza ch'egli usa alle volte nelle

analisi spesso astratte, e soprattutto dal fuoco, dallo spirito e dalla

grazia, ch'egli sparge sulle discussioni relative ai principj, o agli

effetti dell'arte, che appartengono al gusto ed all'immaginazione; ma

fia d'uopo diffidare un poco delle sue asserzioni sugli articoli di

dottrina, o di erudizione, che esiggono cognizioni positive, e rigorose

definizioni.” _Encycl. méthod._ art. _Accent_. Egli infatti non è molto

esatto nel definire, e noi ne abbiamo dato un esempio nella definizione

ch'egli ha dato della composizione (_Disc. prelim. p. XIX_) e ne abbiamo

rilevato il vizio nella Risposta all'autore della Critica del presente

dizionario, il quale per sua estrema ignoranza se ne dichiara

sostenitore. (_V. Esame ec. nel t. 2, p. 4_). Gli errori soprattutto in

teoria, che si trovano nel dizionario di Rousseau, sono stati da' più

dotti uomini confutati, e con ispezialità da M. _Suremain_ nella sua

_Théorie Acoustico-Musicale_, Paris 1793. Egli attribuisce questi errori

alla soverchia fretta, con cui fu obbligato di gettarne i fondamenti

nell'Enciclopedia, e alla necessità in cui trovossi, far volendo

un'opera compita di questo dizionario, di trattarvi degli oggetti, che

gli erano stranieri: quindi prega il lettore a non trarne niuna

disfavorevole induzione sulla sua maniera di pensiero per rapporto a

questo filosofo. “Discepolo ed ammiratore di Gian-Giacomo, egli dice,

entusiasta delle sublimi sue produzioni, penetrato dalla stima di sue

virtù, il solo amore della verità poteva superar quello, che io aveva

per la sua persona. Io ho sentito spesso la mia anima, che pressavami a

prender la sua difesa, allorchè i suoi detrattori sforzavansi ad

oscurare la sua memoria.” Gli articoli, che riguardano la poetica e la

rettorica della musica, sono maneggiati con tutta la solidità di un

filosofo, colla leggiadria di un bello spirito e la precisione di un

uomo di gusto: non sono però dello stesso pregio quelli che trattano

dell'antica musica. “Il superbo e deciso Rousseau, dice l'ab. Requeno,

contento del suo sistematico talento molto bene esercitato nella moderna

armonia, e pago d'alcuni scelti libri della R. biblioteca, e armato

delle dissertazioni dell'accademia, si ritirò a lavorare gli articoli

della greca musica per l'Enciclopedia e per il suo dizionario; e

consultò solamente per qualche bagattella i greci originali.

Incominciando io a notare gli errori ed i pregiudizj sulla dottrina de'

greci armonici sparsi nel dizionario, annojatomi abbandonai l'impresa. I

più classici saranno da me quà e là annoverati in questi Saggi ec.”

(_Pref. p. VII_). Quest'opera in somma, secondo _M. la Borde_, avrebbe

bisogno di esser rifatta, per risparmiare molta pena a coloro, che

vorranno studiarla, e impedire così che non s'imbevano di errori tanto

più malagevoli a scamparsi, che lo stile seducente di Rousseau ha l'arte

di strascinarvi i suoi leggitori. 6. _Lettre à M. l'abbé Raynal au sujet

d'un nouveau mode de M. Blainville_, 1764, di cui si è parlato nel 1º

vol. p. 122. 7. _Examen de deux principes avancés par Mr. Rameau_, etc.

8. _Lettre à M. Burney sur la musique_. Tutt'i trattati di Gian-Giacomo

sulla musica trovansi riuniti nel vol. 16 dell'edizione di _Due-ponti_

del 1792 di tutte le sue opere. Ne' seguenti scritti vi ha ancora de'

dettagli sulla musica: 1. _Nouvelle Héloïse_, part. II, Liv. 23. 2.

_Essai sur l'origine des langues_: nel cap. XII, egli parla

dell'_origine della musica, e de' suoi rapporti_; ne' cap. XIII, e XIV,

_dell'armonia_; nel cap. XV prova che _le nostre più vive sensazioni

agiscono spesso per via d'impressioni morali_; nel cap. XVI, _della

falsa analogia tra i colori ed i suoni_; nel cap. XVII, _Errore de'

musici nocivo all'arte loro_; nel cap. XVIII, _Il sistema musicale de'

greci non aveva niun rapporto al nostro_; nel cap. XIX, _Come ha

degenerato la musica_. Nulla quì diremo delle sue composizioni musicali,

di cui vi ha una collezione impressa a Parigi nel 1781, perchè son poco

conosciute ed apprezzate in Italia. “Rousseau (dice M. Choron), senza

essere nè profondo teorico, nè dotto compositore, intendeva assai bene

la poetica de l'arte, ed aveva il gusto d'una melodia semplice e

naturale. Può vedersi a questo proposito la sua _Professione di fede_ in

una lettera diretta a M. le Sage di Ginevra, e che si trova alla fine

della _Notice sur la vie et les écrits de M. le Sage, par M. Prévost_,

pag. 481. Questa Lettera pubblicata per la prima volta nel 1805 manca in

tutte l'edizioni di Gian-Giacomo.”

ROUSSEL, maestro di musica, pubblicò nel 1775, _le Guide musical ou

Théorie et pratique abrégées de la musique vocale et instrumentale selon

les règles de l'accompagnement et de la composition_.

ROUSSIER (L'abbé), di Marsiglia, canonico a Ecouis nella Normandia, ove

morì circa 1790. Sino all'età di 25 anni egli non conosceva una sola

nota di musica; sentendo parlare de' prodigj del sistema del basso

fondamentale di Rameau, diessi tutto alla lettura delle sue opere, e

poichè credette averne ben compresi i principj, ne divenne il più

infollito partigiano, e 'l più zelante propagatore. Più non vi fu per

lui che _basso fondamentale, tutto era basso fondamentale_. Incapace di

leggere una linea di musica, d'inventare la menoma frase di melodia, di

mettere un conveniente basso sotto una cantilena, e di scrivere

correttamente due battute di armonia, egli vide tutta l'intera musica in

quel sistema, e non volle mai riconoscervi le imperfezioni che vi

riconobbe lo stesso Rameau. Pretese innalzare su quel basso una compiuta

didattica, non riconobbe come legittimo se non quello che era d'accordo

colle sue regole ipotetiche, e senza veruno scrupolo rigettò tutta la

scienza del contrappunto, e la pratica de' più grandi maestri, che egli

nemmeno conosceva di nome, e che non erano a' suoi occhi se non

ispregevoli pratici, e musici d'orecchio. Non contento di aver fatto

della musica un'arte a suo capriccio, formar volle altresì una teorica

degna di star a lato della sua scuola. Straniero del pari nella fisica e

nella geometria, e tutto al più sapendo le prime regole dell'aritmetica,

ammassò de' ridicoli calcoli per sostener de' sistemi contrarj

all'osservazione e all'esperienza. “Quel che più muove la bile negli

scritti di questo pedante, dice M. Choron, egli è la presunzione e

l'arroganza con la quale decide sopra tutti gli oggetti, e

l'impertinenza con cui tratta i più celebri autori, allorchè non pensano

conforme al di lui sentimento, e non agiscono secondo le sue regole. A

proposito in fatti di alcuni andamenti di armonia, che combaciavano co'

suoi principj, egli ebbe l'insolenza di attaccare Gluck e Sacchini, che

come s'intende benissimo, non fecero che burlarsi delle sue

osservazioni. Egli attaccò della stessa maniera Tolomeo, Zarlino e gli

altri teorici. Secondo lui tutti gli esperimenti di acustica sono falsi

o superflui, e senza conseguenza. Se le opere dell'ab. Roussier sono

disgustose per lo spirito di sistema, per gli errori che contengono, per

il tuono di pedanteria e di arroganza che vi regna, per la goffagine

dello stile, hanno almeno un merito, che non può loro negarsi, cioè la

chiarezza; e a questa qualità dovettero elleno il buon incontro che

ottennero per alcun tempo: ma oggi son già cadute in un totale

discredito.” Eccone il catalogo: 1. _Traité des accords et de leur

succession, selon le système de la basse fondamentale_, Paris 1764. 2.

_Observations sur différens points d'harmonie_, Genève 1765. 3.

_Mémoires sur la musique des anciens, où l'on expose le principe des

proportions authentiques_, Paris 1776. Quest'opera è stata criticata con

ispezialità dall'ab. Requeno (_V. Pref. p. VII, e t. 2, p. 76. ec._). 4.

_L'harmonie pratique, ou exemples pour le traité des accords_, Paris

1776. 5. _Mémoires sur la musique des Chinois_, Paris 1780 in 4º. 6.

_Mémoires sur la nouvelle harpe de Cousineau_, Paris 1783.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 3 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 17 / 18 段