QUINTILIANO (Aristide), uno de' sette scrittori greci di musica della

collezione di Meibomio, che egli crede aver fiorito sotto l'imperatore

Adriano; ma il dotto critico l'abb. Requeno, “benchè non si sappia, egli

dice, dagli antichi storici nè la di lui patria, nè la nascita, nè l'età

con tutto ciò si può da' suoi libri conchiudere, ch'egli vivesse poco

dopo Cicerone, Virgilio ed Orazio. Atteso lo stile, attesa la sua

singolare perizia nell'antico sistema de' Greci, attesa la sua divozione

verso le false divinità, atteso il fine, per cui egli dice, che scrive;

io resto persuaso, esser egli vissuto o sul fine del secolo di Augusto,

o sul principio del seguente. Aristide è puro, eloquente, fluido,

naturale e grazioso nello scrivere; nè si trova così aureo scrittore

nell'età di Plutarco, nè molto prima. Nessuno de' posteriori autori ha

mostrata la metà di scienza musicale, di Aristide.” (_Saggi, t. 1, p.

267_). Il suo _Trattato della Musica_ è diviso in tre libri: egli

dichiara il fine per cui gli ha composti sul principio del terzo libro.

_Mi ha incitato a scrivere_, dice egli, _prima di tutto la

disapplicazione universale all'arte armonica; a questi infingardi

insegnerò io quale sia cotest'arte da essi disprezzata: giacchè fra gli

antichi non era dozzinale questo studio, com'essi pensano a dì nostri;

per non intenderlo, che anzi era tenuto per principale ed utile alle

altre scienze ed arti._. Per ben intendere il fine, a cui sono

indrizzate queste espressioni, leggasi al libro 2, p. 70 l'obbjezione,

che Aristide si fa dell'autorità di Cicerone ne' dialoghi della

Repubblica; e si vedrà che tutti e tre i libri sono diretti a dileguare

i pregiudizj sulla musica de' Greci sparsi da' Romani. M. Tullio

introduce in que' dialoghi uno degli interlocutori a provare, che l'arte

musica era non che inutile, ma eziandio pregiudizievole. Aristide nel

_primo libro_ s'impiega in dimostrare, che la musica non è arte delle

persone dozzinali; nel _secondo_ ch'essa serve per l'educazione della

gioventù; nel _terzo_ che la medesima ha una particolare relazione con

tutte le scienze più sublimi e con le arti liberali. “Quest'opera, dice

_M. du Bos_, è la più istruttiva che si trovi nell'antichità intorno a

questa scienza: ella è a mio avviso la più metodica.” (_Reflex. crit. t.

3. p. 7_). Nessuno de' greci, o de' latini armonici ha trattato di tutta

la greca musica, fuori di lui, nè con tanta chiarezza ha esposto nessuno

il sistema armonico con tutte le sue variazioni, quanto Quintiliano.

“Egli comprende l'antico sistema, lo sminuzza, lo spiega, applicandolo

alla fisica, alla morale, all'astronomia, ed in questo si mostra

filosofo pittagorico: nel musicale sistema però seguace de' greci

anteriori a Pittagora. Io consiglierei chiunque, che tentasse

d'istruirsi a fondo ne' greci sistemi, a leggere prima questo autore per

poi passare a scorrere gli altri scrittori armonici, i quali senza la

scorta di Quintiliano compariranno imbrogliati ed oscuri.” (_Requeno

loc. cit._).

QUINTILIANO (M. Fabio), celebre oratore romano, cui Plinio il giovane

vantavasi di avere avuto per maestro (_lib. II, et VI epistol._) fiorì

nel secondo secolo dell'era cristiana. Nella sua eccellente _Istituzione

oratoria_ impiega egli un lungo capitolo sulla musica, nel quale

intraprende a provare, essere ella stata in ogni tempo un'arte

necessaria alle persone di educazione e di nascita (V. lib. 1, cap. X).

L'Ab. du Bos nelle sue _Riflessioni critiche sulla poesia, la pittura e

la musica_ rapporta molti estratti di Quintiliano intorno alla musica

tradotti nel francese.

R

RABANO (Mauro), monaco da prima nel monastero di Fulda e morto quindi

arcivescovo di Magonza sua patria l'anno 856, aveva studiato la musica,

e cercò d'inspirarne il gusto a' suoi allievi. Nella sua opera _de

Institutione clericorum_ egli dice che fa d'uopo a' chierici

l'apprendere la musica, e parlando nel secondo libro della Salmodia,

dice che i cantanti per avere la voce alta, chiara e dolce mangiar

dovrebbero non altro che legumi: come facevano gli antichi (_cap. 48_).

In tal caso costerebbe assai caro il talento di ben cantare. Nel terzo

libro, trattando delle cognizioni necessarie agli ecclesiastici,

raccomanda loro grandemente lo studio del canto. Parla ancora spesso

della musica nel suo trattato _de Universo_. Brossard annovera Rabano

tra gli autori di musica nel secondo ordine.

RAFF (Antonio), il primo tenore della Germania e dell'Italia verso la

metà dello scorso secolo, era nato a Bonn. Soggiornò lungo tempo in

Italia, e fu allievo della cel. scuola di Bernacchi. La dolcezza

singolare della sua voce, l'espressione del suo canto rapiva

mirabilmente il cuore di chi l'udiva; verso il 1759 egli cantò nel

teatro di Palermo, dove fecesi anche stimare moltissimo per una

regolarità di condotta non ordinaria fra le persone del suo mestiere.

Raccontavano i nostri antichi che nello spazio di quel tempo, in cui non

doveva comparir sulle scene, stavasene egli ritirato nel suo gabinetto a

leggere qualche libro di pietà. M. Ginguené cita il seguente aneddoto di

Raff come uno de' più grandi effetti della musica. La principessa di

Belmonte in Napoli era inconsolabile della morte di suo marito: un mese

era già scorso senza che essa potesse mandar fuori un sol lamento e

versare una sola lagrima. Sul tramontar del sole veniva essa a

passeggiare ne' suoi giardini, ma nè l'aspetto del più bel cielo, nè la

riunione di tutto ciò che l'arte aggiungeva sotto a' suoi occhi alle

grazie della natura, nè l'oscurità stessa toccante della notte potè mai

produrre in essa quelle tenere commozioni, che dando uno sfogo al

dolore, gli tolgono ciò che ha di pungente e d'intollerabile. Raff

trovandosi allora per la prima volta in Napoli, volle veder quei

giardini, celebri per la loro amenità. Gli venne permesso; ma

raccomandogli di non avvicinarsi a quel tale boschetto, ove sedevasi la

principessa. Una delle sue cameriere sapendo che Raff era nel giardino,

propose alla signora di permettergli che venisse a salutarla. Raff si

accostò, ed era già instruito di quel che doveva fare. Dopo alcuni

istanti di silenzio, la stessa donna pregò la principessa di dare il

permesso che un cantante così famoso, che non aveva mai avuto l'onore di

cantare alla di lei presenza, potesse almeno farle sentire il suono di

sua voce. Non essendo stata la risposta un positivo rifiuto, Raff

interpretò quel silenzio ed essendosi messo un poco in disparte, cantò

quella canzonetta di Rolli _Solitario bosco ombroso_. La sua voce, che

era allora in tutta la sua freschezza, e una delle più belle e delle più

toccanti che si siano intese, la melodia semplice, ma espressiva di

quell'aria, le parole perfettamente adattate al luogo, alle persone,

alle circostanze, tutto questo insieme ebbe tale possanza sopra organi

che da gran tempo sembravano chiusi, e induriti dalla disperazione, che

cominciarono a scorrer le lacrime in abbondanza. Nè frenar queste si

poterono per il corso di più giorni, e così salvarono l'ammalata, che

senza quella salutevole effusione avrebbe immancabilmente perduta la

vita. Raff verso il 1783 viveva a Monaco nella Baviera come musico della

corte, e benchè in un'età assai avanzata cantava ancora con molta

grazia.

RAFFAELE (Benvenuto conte di san), torinese, regio direttore degli studj

a Torino, è autore di due belle _Lettere sull'arte del suono_ inserite

nella raccolta degli opuscoli di Milano, vol. 28 e 29. La prima tratta

maestrevolmente _de' Principj dell'arte del suono del violino_: “La più

parte de' maestri di suono, egli dice, male istituiti eglino, istituir

non possono i loro scolari. Avvezzi a non ragionar sopra l'arte,

anzicchè stender l'occhio a misurarne l'ampiezza, vanno striscion come

bachi per le calcate vie di una mera e disordinata pratica. Questa sola

li guida; e quanto è cieca la scorta, altrettanto forza è, che ciechi

sien essi, e ciechi divengan altresì i discepoli.” Nel cap. 1 addita

egli _quale, e come esser dee lo stromento_: dice, che i migliori

violini sono i fatti dallo _Stainer_, dagli _Amati_, dagli _Stradivari_,

da' _Guarneri_, dal _Bergonzi_, dal poco noto, eppur di fama degnissima

_Cappa_ di Saluzzo: che il violino vuole essere vecchio anzichenò. Tre

cose, dicea il _Geminiani_, pretendono le mie orecchie, _Musica di tre

giorni, Suonator di quarant'anni, e violino di ottanta_. Al qual detto

il _Tartini_ mettea una saggia restrizione, dicendo: _datemi un violino

vecchio, ma non decrepito come sono io._ Un solo violino si debba avere

alla mano; il cangiare soventi fa sì, che l'intuonazione non mai si

rinfranca. Nel capitolo secondo dà egli i _principj generali dell'arte

del suono sopra il violino_. Nella scambievole corrispondenza di una

mano che guida l'arco, e dell'altra che scorre sul manico, sta tutta

l'arte. Nel cap. 3 tratta _dell'esattezza del suono_; nel cap. 4 _della

verità del suono_; nel cap. 5 _degli abbellimenti del suono_. Aggiugnere

abbellimenti a ciò che sta scritto nè sempre è lecito, nè sempre

vietato; nè sempre conviene, nè sempre disdice. Quattro opportuni

riguardi sono da prescriversi nell'abbellire: _sobrietà, opportunità,

leggiadria, pulizia_. Ecco un piccol saggio della precisa, e brieve

maniera d'insegnare l'arte del suono, usata da questo dotto scrittore.

La seconda lettera scritta con la stessa eleganza e concisione di stile,

è piuttosto storica anzichè didattica, ed ha per soggetto _Le

rivoluzioni dell'arte del suono appo i moderni_. L'A. riduce a quattro

le scuole principali di violino degli ultimi tempi: quella del

_Corelli_, quella del _Tartini_, la tedesca di _Stamitz_, e l'ultima

attuale, la quale fa a suo avviso nella musica lo stesso effetto, che

tra le sette dell'antica filosofia l'Eccletticismo, mentre al par d'esso

con certo libero orgoglio a niun maestro s'attiene con servil

sommissione; ma dovunque ritrova il bello, sel prende, e il riveste, e

il fa suo, non ricopiando da vil plagiario, ma racconciandolo da prode

imitatore con ingegnosa e certamente lodevole maestria. Queste due

lettere piene di utilissimi precetti, e di osservazioni assai giudiziose

e filosofiche sull'arte in generale dovrebbero andar per le mani non che

de' soli violinisti, ma de' maestri di cappella eziandio, e di tutti

generalmente gli artisti. Il conte di S. Raffaele si è fatto ancor

distinguere come eccellente compositore per sei duetti di violino

pubblicati dapprima in Londra nel 1770, ed in appresso a Parigi 1786.

RAGUENET (Francesco), dottore sorbonico, sin dalla più tenera età,

applicossi allo studio delle belle lettere, che egli proseguì eziandio

dopo avere abbracciato lo stato ecclesiastico. Nel 1722 fu egli trovato

morto in sua casa in età di 60 anni. La città di Roma onorollo col

diritto di cittadinanza per la di lui opera intitolata _Monumens de

Rome_: per mostrare agl'Italiani la sua gratitudine l'abb. Raguenet

pubblicò nel 1704 il suo libro _Parallèle des Italiens et des Français,

en ce qui regarde la musique et l'Opéra_, Paris in 8vo, che fu occasione

di una guerra letteraria. La musica degl'italiani è secondo lui molto

superiore per ogni riguardo alla francese; primo per riguardo alla

lingua, di cui tutte le parole, tutte le sillabe distintamente si

profferiscono; 2. per rapporto al genio de' compositori, alla magia

dello strumentale, all'uso degli eunuchi, all'invenzione delle macchine.

Egli fu il primo che con questo suo libro cercò di aprire gli occhi de'

francesi sul cattivo stato della musica in Francia. Mr. de Fontenelle,

benchè imbevuto della _musica la più francese_, secondo l'espressione

del d'Alembert, ma filosofo pieno di moderazione, reconne, come Censore,

questo giudizio: _Io credo che l'impressione di quest'opera sarà

graditissima al pubblico, purchè sia capace d'equità._ Ma ella sollevò

contro al suo autore molti antagonisti, ai quali oppose egli un altro

scritto col titolo: _Réponse à la Critique du Parallèle_ in 8vo.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 3 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 14 / 18 段