ove abitava il Metastasio intimo amico del di lei padre: così che è una
novelletta quel che racconta il nostro Sig. Ab. Scoppa, che ella era la
figlia di un giardiniere, che il Metastasio incontrolla piccolina per le
strade di Vienna, che tutta gaja e vivace cantava con bella voce e
prometteva molto: che l'arresta, l'interroga, la chiede a' parenti e si
addossa la cura di sua educazione (_Les vrais principes etc._ t. 3). Fu
ella in vero educata sotto gli occhi di quel gran poeta, ed alla morte
del padre suo nulla trascurò perchè ne formasse il cuore e lo spirito.
Fornita di un'eccellente voce, fecele ancora apprender la musica: ella
ebbe la fortuna di prender lezioni di cembalo e di canto dal famoso
Haydn (_V. Carpani Letter. 5_). Le cognizioni, e la straordinaria
abilità che essa vi acquistò in pochissimo tempo compensarono le pene,
che si era dato il Metastasio per istruirla, e colmarono di piacere gli
estremi anni di sua vita. Riuscì ella non solo peritissima nel suono di
varii stromenti e nel canto, ma eziandio nel comporre; dopo il 1773, fu
essa annoverata tra' membri della società filarmonica di Bologna. Il
d.^r Burney, che l'anno 1772 la sentì cantare ed eseguire sul
forte-piano alcuni pezzi da lei composti, assicura che gli mancavan le
parole per dipingere il suo canto, espressivo del pari e tenero: che
ella aveva delle cognizioni profonde nel contrappunto, e tra le altre
grandiose di lei composizioni, egli cita un _Miserere_ a 4 voci, e molti
salmi tradotti in volgar poesia del Mattei, a 4 e 8 voci, con
istrumenti. L'ab. Gerbert nella sua storia (nel 1773) dice ancora,
ch'egli possedeva una solenne messa da lei composta nel vero stile di
chiesa. Compose eziandio molta musica per camera sulle parole del
Metastasio, e mottetti e sonate per cembalo piene di vivacità e di
brillanti motivi. Metastasio, che riguardavala come sua figliuola, non
la chiamava che la sua S. Cecilia.
MARTINI (Giorgio Enrico) di Tanneberga nella Misnia, è autore di due
buone opere di erudizion musicale, 1. _De' conflitti di musica degli
antichi_; 2. _Che i giudizj de' moderni sulla musica degli antichi non
possono esser giammai decisivi_, Ratisbona 1764, in 4º.
MARTINI (il P. Giov. Batt.), tenuto con ragione in tutta l'Europa come
l'oracolo della musica, nacque in Bologna nel 1706, ed entrò giovane
nell'ordine de' conventuali. M. Fayolle, non so a quali memorie
appoggiato, dice che il gusto dell'erudizione e l'amore dell'antichità
gli fecero intraprendere de' viaggi sino nell'Asia; ciò nol trovo però
presso i di lui biografi: chechè ne sia egli si diè interamente alla
musica, e prima e dopo che si fosse fatto religioso studiò quest'arte
sotto più maestri, tra' quali annovera egli stesso il cel. Ant. Perti. I
suoi progressi nella composizione furono così rapidi, che in età di 19
anni fu maestro di cappella del convento del suo ordine in Bologna,
posto che egli occupò sino alla morte. Esercitò in questa qualità le
funzioni di professore, e la sua scuola, la più dotta tra quelle che a
suo tempo esistevano in Italia, ha prodotto un considerabilissimo numero
di gran compositori ed artisti di somma rinomanza, che si sono meritati
i più brillanti successi; e i più grand'uomini in quell'arte recavansi
ad onore e a dovere di chiedere i suoi consigli, e di seguire le sue
lezioni; tali furono il cel. Rameau, il gran Jommelli e più altri. Al
talento di formare de' buoni allievi, il P. Martini univa quello di
comporre una dotta musica. “Ma uomo più d'arte che d'ingegno, dice il
Mattei, era come Lucrezio, i di cui poemi al dir di Cicerone, _non erant
lita multis luminibus ingenii multæ tamen artis_: o come Callimaco, di
cui diceva Ovidio: _Quamvis ingenio non valet, arte tamen_, era un
_Casa_ e non un _Ariosto_, se non era felicissimo nel creare un motivo,
lo era poi in distender di mille maniere diverse un motivo già creato:
secco un poco nell'inventare, abbondantissimo nel mettere in opera.”
(_Letter. al P. della Valle_). Così il Jommelli, intendentissimo ch'egli
era in tal materia, diceva che _al Martini mancava il genio, e che
suppliva coll'arte laddove mancava la natura_. Sono ciò non ostante
pregevoli le di lui composizioni per la purità, la saviezza e la
dottrina che ne fanno il carattere. Ma i primarj titoli della
riputazione del Martini sono i Trattati ch'egli ha scritto sopra le
diverse parti della musica. Nel 1758 presentò una sua dissertazione
all'Accademia dell'istituto di Bologna, di cui era socio, col titolo:
_De usu progressionis geometricæ in musicâ_, che si trova inserita nel
5º vol. de' Commentarj di quell'Accademia; opera più erudita che utile,
come quella che ha per titolo: _Compendio della teoria de' numeri per
uso del musico_, 1769. Merita maggior attenzione il suo _Saggio
fondamentale pratico di contrappunto sopra il canto fermo_, Bologna
1774, e _Saggio ec. di contrappunto fugato_, 1776. Nel primo percorre
gli otto tuoni ammessi generalmente nel canto fermo, reca intorno ad
ogn'uno di questi un esempio di contrappunto, preso per lo più dalle
composizioni del P. Costanzo Porta, e molti esempj di canto fermo fugato
del Palestrina: fa a questi delle note per ispiegarli, e vi fa precedere
una breve esposizione delle regole di contrappunto. Nel secondo _Saggio_
dà delle regole della fuga e del canone con alcuni pezzi fugati nel
genere madrigalesco, e sacri e profani a due dapprima sino ad otto voci,
alle volte col basso continuo, e con alcune sue annotazioni. Ciò che vi
ha più a lodarsi è senza dubbio la scelta degli esempj estratti da'
migliori maestri, e che danno bene a conoscere il genere di lor
composizione: tranne questo, secondo l'attuale stato della musica,
quest'opera ci sembra d'altronde di un assai mediocre profitto. In
fatti, rapporto al contrappunto sul canto fermo, gli esempj citati dal
Martini, sono scritti sopra un sistema di tonalità che non è più
conforme alla maniera di sentire de' nostri giorni, e che per
conseguenza non può essere trattato con successo; riguardo a' pezzi
fugati, sono piuttosto de' _ricercari_ anzichè delle fughe propriamente
dette, e per conseguenza anche di poca utilità. In quanto al testo, di
cui il Martini accompagna siffatti modelli, troppo ristrette ne sono le
introduzioni, e perciò inutili a' principianti, che non le capiscono, ed
a' maestri, che debbono saperne più di quel che esse contengono. Le
digressioni, in cui si spazia fuor di cammino il comentatore, nulla
hanno che ne faccia sopportar la lunghezza, e si potrà da tutto ciò
inferirne soltanto, che il maggior merito dell'A. in quest'opera, si è
di aver dato a divedere ch'egli conosceva perfettamente l'antichità
italiana, cioè la migliore scuola de' secoli 16, e 17; e che per la
buona scelta de' capi d'opera quivi recati in esempio, è giunto a farla
egli stesso apprezzare al suo lettore. Si sa, che il dotto Eximeno
levossi contro a questi Saggi del Martini con una ben ragionata critica,
sebbene come confessa egli stesso, _lascio scorrer la penna con qualche
amarezza_, che non meritava quell'uomo di singolare dolcezza, e che non
ne trasse altra vendetta se non di mostrarglisi bramoso della sua
amicizia, e di riporre il di lui ritratto nella galleria da lui formata
de' più valenti scrittori, _cosa, che quasi mi levò di senno_, scrive lo
stesso Eximeno, _ed avrei voluto gettare al fuoco la penna, anzichè
lasciarla trascorrere a nessun tratto, che potesse amareggiare un uomo,
che tanta dolcezza d'animo univa a tanto sapere_. (_Lett. del 1785 al P.
Lavalle_). La _Storia della musica_ del P. Martini in tre vol. in 4.º
merita del pari elogj e censure: quest'opera dà veramente ad ammirare
una lettura immensa, una gran profondità di sapere, una prodigiosa
erudizione, ed un'eccellente pratica: ella è una vasta collezione di
memorie scritte con purità di lingua, e con qualche interesse; ma non vi
ha un oggetto fisso, un piano, un buon metodo, nè ombra di giudizio e di
critica. Egli si era proposto di compirla in cinque volumi: non sorpassa
frattanto l'epoca de' greci nei tre tomi che ne abbiamo, e continuando a
quel modo, non glie ne sarebbero bastati trenta e più ancora. Nella mira
di proseguire le sue fatiche egli aveva adunato un'enorme quantità di
materiali. Possedeva la gran biblioteca musicale del Bottrigari
contenente opere assai rare: la generosità del Farinelli gli somministrò
de' fondi considerevoli, e lo pose in istato di procacciarsi tutti gli
immaginabili materiali. Benedetto XIV con suo rescritto concesse al
Martini il poter estrarre que' libri dalla Biblioteca, de' quali
abbisognava: l'Imperatrice M. Teresa, il re di Portogallo, il Principe
Abate Gerbert lo provvidero in gran copia de' più rari manoscritti.
Questi materiali riuniti formavano una biblioteca di oltre a 17 mille
volumi, trecento de' quali erano MSS, essi occupavano quattro grandi
stanze: nella prima erano i manoscritti, nella seconda e terza le opere
in istampa, e nell'ultima le Opere di musica pratica dal rinnovamento
della medesima sino al suo tempo. Oltre alle opere già riferite del
Martini vi ha ancora di lui: _Lettera all'ab. Passeri sulla musica degli
Etruschi_, 1772; nel 2º vol. delle Opere di Doni in Firenze 1763,
_Onomasticum seu synopsis musicarum Græcarum atque obscuriorum vocum_
etc. Molti _articoli di musica_ inseriti in più Giornali italiani, e
alcune di lui _Lettere_ pubblicate nelle Memorie di sua vita dal P.
della Valle, Napoli 1785; ed oltracciò lasciò egli: _Commercio
letterario con diversi sopra questioni dell'arte: Giudizio di un nuovo
sistema di solfeggio comunicatogli circa 1745 dal Sig. Flavio Chigi
Sanese_. La dolcezza, la semplicità, e la modestia che formavano il
carattere del P. Martini, la premura ch'egli si dava di comunicare a chi
ne lo chiedeva, i tesori di scienza e di erudizione, ch'egli possedeva,
gli conciliarono la venerazione e la stima universale. Tutti coloro, cui
l'amor delle arti conduceva in Italia, venivano a visitarlo in Bologna,
e tornavano pieni di sentimenti d'ammirazione e di riconoscenza. Ebbe
non pertanto quivi stesso de' malevoli ed anche del numero de' suoi
allievi medesimi, che, come se ne lagna egli stesso in una lettera al
Sabbatini, tale guerra gli mossero che “levossi affatto dall'Accad. de'
Filarmonici per una delle loro solite insolenze fattagli” (_Gennaro
1782_). Questo valentuomo cessò finalmente di vivere, d'una idropisia di
petto a 23 agosto del 1784, in età di 78 anni. _G. B. Moreschi_ pubblicò
un'orazione in sua lode recitata nell'accad. de' Fervidi, Bologna 1786,
e il _P. della Valle_ le Memorie della sua vita, Napoli in 8vo 1785. Di
alcuni canoni berneschi del Martini lepidi e dotti leggasi il _Carpani_
letter. 6, p. 113.
MARTINI (Giov. Paolo), nato a Freystatt nel Palatinato, passò nel 1757
all'università di Friburgo per istudiarvi filosofia, dopo di avere
appreso la lingua latina e la musica. Portossi quindi in Francia, e
fermatosi a Nancy il suo talento per la musica e la franchezza del suo
carattere gli fecero molti amici, che presero particolar cura di lui.
Quivi applicossi mercè la meditazione, e i libri classici de' tedeschi
sulla composizione a perfezionarsi nella sua arte. Sotto la direzione di
M. Dupont costruttore di organi ebbe la fortuna di aver parte alla
costruzione dell'organo della chiesa primaziale di Nancy, di 50
registri, dalla prima disposizione de' materiali sino al compimento
totale del medesimo: ecco quel che gli somministrò l'idea della sua
opera intitolata _École d'orgue_, a Paris 1804. Ella è divisa in tre
parti, ed ha per iscopo di propagare i talenti degli organisti dietro i
sistemi de' più celebri tra costoro dell'Italia e dell'Allemagna; con
tanto più di ragione in quanto quest'istromento richiede molta scienza
musicale e contribuisce maggiormente a render musica un'intera nazione.
M. Martini, dopo una lunga esperienza e i giornalieri esempj, sostiene
che l'esecuzione ed il sentire i capi d'opera della musica di chiesa,
possono soli formare de' compositori, de' cantanti e delle voci. Nel
1764 egli venne a stabilirsi in Parigi e vi compose una solenne messa a
grande orchestra, ch'egli stesso riguarda come una delle migliori sue
opere per lo stile, e che si è eseguita per più anni a Vienna per la
festività di S. Stefano patrono di quella cattedrale. Entrò quindi come
direttore di musica al servigio del principe di Condé, e ne perdette gli
onorarj nella funesta rivoluzione del 1789. Nell'erezione del
Conservatorio fu egli uno de' cinque ispettori di quella scuola, ed ha
composta molta musica sì per chiesa, che per teatro applauditissima in
Francia. Egli è il primo che abbia introdotto l'uso di ridurre la musica
di più parti a due sole di violino e basso per il forte-piano, il che ne
rende più facile e l'esecuzione e l'acquisto, e contribuisce vie più a
diffondere il gusto della musica nelle famiglie, e a dilatarne il
commercio, che oggidì ne fa uno de' suoi rami principali; ed in ciò è
stato egli imitato in tutta l'Europa. Martini diè ancora al pubblico nel
1790, _La Mélopée Moderne_.
MARZIO (Giac. Federico), maestro di musica a Erlang, nel 1786 pubblicò a
Norimberga _Taschenbuch etc._ o _Manuale per gli amatori di musica
dell'uno e l'altro sesso_. Nell'introduzione egli promette di dare in
ciascun semestre una collezione di arie, minuetti, wals e di altri pezzi
per forte-piano: ed un'altra di brevi dissertazioni su varii oggetti di
musica, di biografie e aneddoti di musici, di lettere ec.
MASCARDIO (Guglielmo) viveva in Italia circa 1400. _Bendemaldo_ in un
manoscritto del suo comento al libro di Muris, che si conserva nella
libreria del P. Martini, fa di costui menzione come di un musico di
grido a' suoi tempi, ma le cui opere sono state avvolte insieme con
tanti altri depositi delle umane cognizioni nella irreparabile
dimenticanza dei secoli. _V. Arteaga T. 1._
MASSON, maestro di cappella in Francia sulla fine del sec. 17, di cui
abbiamo: _Nouveau Traité des regles pour la composition de la musique_,
1699, 2 ediz. in 8vo. Quest'opera veniva riguardata come classica
all'epoca, in cui non vi era in Francia verun trattato ragionevole sulla
composizione, quindi ebbe molte edizioni, di cui la quarta è del 1738.
MATTEI (Stanislao), nato in Bologna nel 1750 da un artigiano, dopo di
avere studiato la lingua latina e la geometria, entrò in età di 15 anni
nell'ordine de' conventuali, e dal 1767 sino al 1784 applicossi alla
composizione sotto la direzione del dotto P. Martini. Sin dal 1772, era
stato nominato di lui successore nella cappella di S. Francesco in
Bologna, e ne esercitò le funzioni dopo il 1784, epoca della morte del
suo precettore, sino alla soppressione del suo convento nel 1798.
Divenuto prete secolare, fu scelto nel 1805 maestro di contrappunto
della Società Filarmonica di Bologna. Tutte le composizioni del Mattei
sono per chiesa senza stromenti, sullo stile del Martini. Costui morendo
lasciò al Mattei molti materiali per compire la Storia della musica, e
già ne aveva terminato il quarto volume sulla musica degli Etruschi,
allorchè ne fu impedita la pubblicazione per i disastri politici
sopraggiunti in Italia. Puossene leggere un Saggio nelle Memorie del
Martini (_pag. 38 e seg._). Nel 1786, trovandosi in Roma il Mattei, gli
venne offerta la cappella di Loreto e quella di Padova, ch'egli ricusò
non potendo rinunziar quella di Bologna: in Torino scrisse una solenne
messa per il giorno di S. Francesco, che piacque moltissimo. Quest'abile
professore dal 1784 sino al giorno d'oggi conta circa 150 allievi.
MATTEI (Saverio), letterato di gran merito ed avvocato in Napoli, ha
reso molti importanti servigj alla musica con le sue dotte opere, e con
la sua poetica traduzione eziandio de' salmi imitando perfettamente la
dolcezza e la fluidità della poesia lirica del suo intimo amico il gran
Metastasio. Alla sua versione de' Salmi pubblicata in Padova nel 1780,
in 8 volumi fa egli precedere delle _Dissertazioni_, alcune delle quali
debbonsi a giusto titolo quì annoverare. Nel 1º vol. _Della musica
antica, e della necessità delle notizie alla musica appartenenti, per
ben intendere e tradurre i salmi_. Nel 2º vol. _Salmodia degli Ebrei_.
Nel 5º vol. _La filosofia della musica, o sia la musica de' salmi_, che
Metastasio chiama dottissima. In questa si lagna a ragione il Mattei di
non esservi tra' moderni, come non vi è stata per l'innanzi, una buona
scuola di musica. “S'insegna a' giovani il contrappunto, egli dice, e
questo si crede bastare a fare un gran maestro di cappella: il
contrappunto in musica corrisponde alle concordanze, e il saperle giova
per non fare errori piuttosto. Ma non ci è chi insegni la _Rettorica_ e
la _Poetica_ (dirò così) della musica, e restiamo solo nella Grammatica.
Alla _rettorica_ della musica apparterrebbe l'insegnare a' giovani, che
ogni sinfonia, ogni aria, ogni composizione costi delle sue parti: che
vi ha da essere il _proemio_, e questo dee trarsi _ex visceribus causa_;
che sussiegue la _proposizione e divisione de' punti_, o sia de' motivi
principali, che poi si dilateranno nel corso del componimento; che
questa dilatazione de' motivi forma la _narrazione_: che indi ne viene
una specie d'_Argomentazione_, o sien conseguenze, che da quella
deduconsi, cioè i passaggi da un tuono all'altro, le proposte e le
risposte, e un certo contrasto fra gli stromenti; che poi riunendosi
formano l'epilogo di tutto il componimento. Alla _poetica_ della musica
apparterrebbe insegnare a' giovani le diversità degli stili, _il tenue_,
_il mediocre_, _il sublime_, e fare osservare, come i migliori scrittori
si son serviti in diverse maniere di essi stili: che il _Sublime del
Sassone_, per esempio non è il sublime del _Jommelli e del Piccini_, e
che in quel primo ci è un'epica maestà, gravità, sobrietà, e saviezza
simile allo stile dell'Eneide di Virgilio, niente ci manca, niente
soverchia, e scorre qual fiume reale, che non altera il corso. Nel
_Jommelli_ ci è un fuoco, una fantasia lirica simile allo stile delle
odi d'Orazio, anzi di Pindaro: scorre qual impetuoso torrente, che
allaga i campi, e seco porta tutto nel mare: maraviglioso nell'uscite
inaspettate, improvvise, e veramente Pindariche: nuovo nell'invenzione
de' motivi, nuovo nell'esprimerli, nuovo nell'union delle parti. Nel
_Piccini_ all'incontro, come era nel _Pergolesi_ la sublimità non va mai
disgiunta dall'amenità, e dalla venustà. Qual è il miglior di costoro?
Ecco lo spirito di pedante. Tutti son ottimi nel lor genere: e bisogna
lasciar andare i giovani per quella via, ove il genio e la natura gli
guida, e non ridurli a forza di servile imitazione ad esser attaccati
più a questo, che a quello.” Nell'ottavo volume de' salmi si trova
finalmente un erudito carteggio del Mattei col Metastasio e con
Mons.^r Pau sulla celebre questione della musica de' Greci
dottissimamente da tutti e tre agitata: ma non sono tutte che
congetture, come ne conviene lo stesso Mattei, sostenendo egli la
superiorità dell'antica musica sulla moderna contro di loro. “Le vostre
conghietture, egli scrive, e le mie son tutte egualmente fondate sopra
incerti supposti, e per quanto si vogliano fortificare con riflessioni,
sempre saran conghietture” (_Lett. a Metast. del 1770_). Intorno a tal
questione supera tutti l'ab. Requeno dandone le più convincenti prove
tratte dagli sperimenti, e dal testo medesimo de' greci scrittori di
musica, a cui non giunsero mai tutti coloro che prima di lui avevano
trattato siffatta materia, e che era frattanto l'unica maniera di
pervenire allo scioglimento della questione. Dà in oltre il Mattei de'
migliori rischiaramenti sull'antica musica de' Greci nella
_Dissertazione_ ch'egli scrisse _sul nuovo sistema d'interpetrare i
Tragici Greci_. La malevolezza de' suoi emuli pretese pur nondimeno di
porre in ridicolo questo grand'uomo sulle scene di Napoli, coll'allusivo
dramma burlesco del _Socrate immaginario_, messo in un'assai bella
musica da Paisiello. Negli _Elogj del Metastasio e del Jommelli_ da lui
pubblicati nel 1785, si trova una storia esatta del rinnovamento della
musica, e de' progressi ch'ella ha fatto specialmente nel genere
drammatico mercè i sforzi di quel divino Poeta: e dei compositori di
musica, che dirsi possono alla di lui scuola formati. Vi ha finalmente
pubblicata in Napoli, _Se i maestri di cappella son compresi fra gli
artigiani, probole di Sav. Mattei, in occasione di una tassa di fatiche
domandata dal maestro Cordella_, in 4.º 1784. Forkel ne ha dato
l'estratto nel suo Almanacco di musica del 1789. Mattei è morto in
Napoli nel 1802.
MATTHESON (Giov.), canonico e maestro di cappella della cattedrale di
Hamburgo, è celebratissimo del pari come scrittore e come compositore di
musica. Ebbe egli dal padre suo, che in lui riconobbe delle gran
disposizioni per quest'arte, la più felice educazione. Hanff, Woldag,
Brunmüller, Pretorio e Kerner furono i maestri, ch'egli gli diede, e
all'età di 17 anni compose la sua prima opera per teatro. Strinse egli
poi la più intima unione col cel. Hendel, e molto profittò de' consigli
di questo gran musico. Datosi allo studio delle leggi e delle lingue
inglese, francese, ed italiana divenne soprintendente all'educazione del
figlio dell'ambasciadore d'Inghilterra, e fece con esso diversi viaggi a
Amsterdam, a Lubecca, e a Brunswick: allora fu che cominciò a provare un
grande infiacchimento all'udito, che nello spazio di 30 anni degenerò in
una totale sordità. Nel 1706 quell'ambasciadore il nominò segretario di
legazione. Si capisce appena com'egli badar potesse a tante fatiche
insieme. Insegnava ad un tempo stesso la musica a più di venti scolari,
serviva più chiese per l'organo; applicavasi al dritto, e alle lingue;
scriveva per teatro: a ciò si aggiungano le sue occupazioni come
secretario di legazione, e come direttore di musica alla cattedrale. Ciò
non ostante compose egli per quel che concerne solo la musica 88 opere,
e lasciò alla morte assai manoscritti e sufficienti materiali per la
pubblicazion d'altrettante, oltre al gran numero di musica pratica per
teatro e per chiesa. Morì egli nel 1764, in età di 83 anni, e lasciò
alla chiesa di S. Michele di Hamburgo una somma di 44 mille marche per
la costruzione di un organo, che secondo il di lui piano fu costruito da
Hildebrand con 64 registri, e tre tastiere lavorate di madreperla. Ecco
il catalogo delle di lui opere teoretiche da lui scritte in latino o in
tedesco. _Critica musica_, Hamb. 2 vol. in 4º, 1722-1725. _La grande
scuola del basso continuo_, in 4º, 1719-1731. _De eruditione musicâ,
schediasma epistolicum_, Hamburgi 1732 in 4º. _L'arte della melodia_,
1737 in 4º. _Progetto e principio d'un Archivio di musica contenente la
vita e le opere de' più celebri maestri, e compositori_, 1740 in 4º.
_Esame delle nuove opere_, in 4º. _Aristoxeni jun. Phthongologia
systematica_, ossia _Trattato sulla teoria del suono_, 1748 in 8vo.
_Nuova accademia musica_, più vol. in 8vo. _Riflessioni sul
rischiaramento di un problema di musica_, in 4º. _Il Patriota musico_,
in più volumi. Quest'opera è rimarchevole per molti curiosi dettagli, e
meriterebbe una nuova edizione. _Il perfetto maestro di cappella_, 1739
in fol. ec. Omettiamo a bello studio le sue opere polemiche sulla
musica, perchè piene d'ingiurie grossolane, che fanno rivoltare i
lettori. (_V. Walther, Heumann et Fabric._)
MAUPERTUIS (Pier-Luigi Moreau de), nativo di San Malò, cel. geometra,
membro delle accad. delle scienze di Parigi e di Berlino, morì in
Basilea nel 1759. Nelle memorie dell'accademia di Parigi per l'anno 1724
vi ha di lui un'opera relativa _agli strumenti di musica, alle corde e
a' suoni_.
MAUROLICO (Francesco), nato di nobil famiglia in Messina; abbate di S.
Maria del porto in Sicilia passò la più gran parte di sua vita nella
patria; ove fu pubblico professore di matematiche. Egli era così
profondo in questa scienza che divenne celebratissimo in tutta l'Europa.
Carlo V, l'onorò in Messina della sua amicizia, e molti forestieri di
distinzione vi si recarono per conoscerlo: coltivò in oltre le belle
lettere, e la musica; riconcentrato sempre in se stesso ed assorto nella
più profonda meditazione, se gli strappava a stento qualche parola sopra
altri soggetti oltre a quello de' suoi studj. Benchè fosse stato di una
complessione mal sana, giunse non per tanto sino all'età di 80 anni, e
morì in una casina di campagna nel 1575. Tra le sue opere di matematica
stampate in Venezia nel 1573 vi ha un suo trattato sulla _Scienza
musicale_ (_V. Tiraboschi, e Landi Hist. de la litterat. d'Ital. t. 4.
Martini Stor. t. 1_).