la musica, nacque nel 1686. Alle felici disposizioni che sortì dalla
natura unì egli l'assiduità allo studio, e 'l continuo esercizio di
quest'arte in seno ad un'accademia, che si teneva nel _Casino dei
nobili_. La cappella di S. Marco era allora in gran lustro per il numero
e la scelta de' cantanti e de' compositori, di cui era provveduta. Alla
loro testa trovavasi il cel. Francesco Gasparini. Fu costui uno de'
maestri che consultò Marcello, e per cui concepì egli la maggior
venerazione e fiducia: ebbe per lui in tutto il corso di sua vita una
singolar deferenza, e mai lasciò di sommettere al suo esame ed alla sua
critica le opere sue. Oltre la pratica, Marcello coltivò la teoria della
musica; in età di poco più di vent'anni scrisse egli un _Trattato di
composizione_, che l'annunziava un uomo istruito nella sua arte, e viene
assicurato da chi l'ha avuto per le mani, rimasto essendo per
disavventura manoscritto, che quest'opera figurerebbe con vantaggio tra
quelle che trattano della scienza della composizione. Egli formò alcuni
allievi; e fu il primo maestro della cel. Faustina Bordoni, poi moglie
del Sassone. Malgrado le sue occupazioni letterarie, e musicali, non
trascurò quelle del suo stato: secondo l'uso de' patrizj veneti esercitò
ancora la professione di avvocato, e diverse magistrature nella sua
patria: per lo spazio di 40 anni fu membro del consiglio dei quaranta, e
nel 1738 fu mandato in Brescia in qualità di camerlengo; ma potè godere
appena degli onori del nuovo posto, poichè la morte giunse ben tosto a
rapirlo alle arti e alla patria. Egli finì quivi i suoi giorni nel 1739
in età di 53 anni. Dal suo matrimonio con Rosetta Scalfi, una delle sue
discepole di bassa condizione, ch'egli aveva nascostamente sposata, non
lasciò figliuoli. Marcello è uno de' più belli genj che onorato abbiano
non che la scuola veneziana, ma quella di tutta l'Italia e l'arte in
generale: fu in uno stesso tempo scrittore eloquente, distinto poeta e
compositor sublime. “Genio fra i più grandi, dice l'ab. Arteaga, che
abbia nel nostro secolo posseduti l'Italia, e che nella sua immortale
composizione de' Salmi gareggia col Palestrina se non lo supera.
Quest'uomo eccellentissimo, che alla gravità dell'antica musica ha
saputo unir così bene le grazie della moderna, compose ancora una
saporitissima critica intitolata il _Teatro alla moda_ senza nome, senza
data, ove colla licenza che permette la maschera, schiera ad uno ad uno
con festiva ironia tutt'i difetti, che dominavano al suo tempo in sulle
scene.” (_t. 2._) La musica de' Salmi del Marcello è stata pubblicata
sotto il titolo di _Estro Poetico-Armonico, Parafrasi sopra i 50 primi
Salmi, poesia di Girol. Ascanio Giustiniani, musica di Ben. Marcello,
patrizj veneti_, Venezia 1724, e 1726. Verso la medietà del secolo 18º
se ne fece una nuova edizione in Inghilterra, con una traduzione
inglese. Nel 1803, Sebastiano Valle, stampatore in Venezia, ne ha data
una bella edizione in 8 volumi in fol. in fronte della quale si trova il
ritratto dell'autore, la di lui vita scritta dal Fontana, il catalogo
delle di lui opere impresse, e manoscritte, e gli elogj a lui dati da
varj scrittori. Da che quest'opera incomparabile vide la luce, eccitò
l'universale ammirazione. Nulla erasi ancor visto di uguale per l'ardita
e vigorosa maniera d'esprimere, per la grandiosità e regolarità del
disegno: ella pose il suo autore nel primo rango de' compositori, e la
posterità ha confermato il giudizio, che ne recarono allora i
contemporanei. “Nulla rassomiglia, dice M. Suard, all'entusiasmo che
regna nelle sue composizioni. Egli fa passar nella sua musica l'energia
de' pensieri orientali; egli è il Pindaro de' musici come ne è ancora il
Michelangelo.” Il Principe di Conca in una lettera al P. Sacchi così si
esprime: “Avete avuta somma ragione, M. R. P., d'introdurre nel vostro
collegio l'esercizio de' Salmi del Marcello; è costui il primo degli
autori, che ha un merito tutto suo proprio, cioè che tutti gli altri
maestri, quei medesimi che in alcuna parte dell'arte avrebbero potuto
superarlo, tutti hanno una certa maniera a cui si riconosce il loro
stile per un certo andamento di modulazione che han tenuto in tutti
quasi i soggetti. Marcello più che ogni altro fornito di genio, non ha
seguito se non quello dettatogli dall'entusiasmo: guidato dalla più
profonda scienza si è reso di tutti il più energico per la sua
espressione.” Nella sua prefazione a' Salmi vi si trovano delle dotte
osservazioni sull'impiego del contrappunto: per le altre di lui
composizioni di un genere differente, come Cantate, ed alcuni pezzi
ghiribizzosi e ridicoli può leggersi il _Carpani_ nelle lettere settima
e decima, ove a lungo ne ragiona. _Angelo Fabroni_, nel tomo IX della
sua _Biografia de' cel. letterati d'Italia_ ha scritto lungamente la
vita del Marcello, che quindi tradotta nell'italiano ed accresciuta dal
P. Sacchi comparve in Venezia nel 1788.
MARCHESINI (Luigi), il più celebre de' cantanti ed eunuchi d'Italia sul
finire del p. p. secolo, nacque in Milano circa 1755. Egli aveva appreso
sin da ragazzo a suonare il corno di caccia e i principj della musica da
suo padre sonatore di quest'istromento in quella città: ma come mostrava
delle gran disposizioni per il canto, alcuni intendenti gli
consigliarono di coltivarle, per il che fuggito dalla sua casa, portossi
a Bergamo e quivi di nascosto fecesi eunuco. Si pose quindi sotto la
direzione di Fioroni, del soprano Caironi e del tenore Albuzzi, e nel
1775, racconta Burney di averlo inteso in una chiesa di Milano, benchè
assicuri di non aver in lui trovato de' talenti straordinarj. Ma dopo
due anni fecesi nel suo canto un notabile cambiamento, egli cantò da
prima donna in luogo della Ristorini moglie del maestro Gazzaniga,
quindi da prim'uomo in Firenze nel _Castore e Polluce_ di Bianchi, e
nell'_Achille in Sciro_ di Sarti. Il rondò _Mia speranza, io pur vorrei_
di quest'opera assicurò per sempre la sua riputazione. Nel 1780, cantò
in Milano nell'_Armida_ di Misliwechek, ma la più parte di questa musica
non essendo incontrata nel pubblico, Marchesini vi sostituì quel rondò
di Sarti, che tanto successo avevagli procurato in Firenze, ed
un'arietta di Bianchi _Se piangi e peni_. Questi due pezzi uniti ad
un'aria di bravura di Misliwechek nella quale sorpassò se medesimo,
portarono al più alto grado l'ammirazione de' Milanesi. L'accademia, per
dimostrargli la sua soddisfazione, fè battere in suo onore una medaglia
d'argento: in Pisa fu impressa in rame la sua effigie, e tutto il mondo
provossi ad imitare l'arte o la magia, ch'egli aveva saputo adoperare in
que' pezzi. Nel 1782, il re di Sardegna lo chiamò in Torino, per cantar
nel teatro durante il soggiorno del gran-duca delle Russie,
coll'onorario di mille ducati. Il gran-duca rimase così incantato della
sua voce, che gli offrì cinque mila ducati, se voleva venire in
Moscovia. Cantò allora anche in un concerto alla corte il suo favorito
rondò con tale artificio, che il re mostrogli il suo gran piacere con
battergli la spalla e l'indomani nominollo suo musico di corte, col
trattamento di 1172 ducati, e 'l permesso di viaggiare per nove mesi
dell'anno. Nel carnovale del 1783 cantò in Roma con mille ducati
d'appuntamento, quindi in Lucca e in Firenze. Nel 1785 fè sentirsi in
Vienna, alla corte dell'imperatore, e vi fu generalmente ammirato:
questo principe fè pagargli la somma di 600 ducati per sei
rappresentazioni. L'anno d'appresso, trovossi con Sarti e la Todi in
Pietroburgo, ove rappresentossi l'_Armida_ di quel maestro. I regali,
che questi tre virtuosi ebbero allora, si valutarono a 15 mila rubbli.
Marchesini ebbe in oltre una scatola d'oro. Nel 1787 cantò in Berlino, e
l'anno dopo in Londra, e nel 1790 era già di ritorno in Italia. Egli si
è stabilito in Milano, ove gode della stima generale.
MARCHETTO _da Padova_, celebre commentator di Francone, ed il primo fra
gli autori che abbia trattato de' generi cromatico ed enarmonico;
abbiamo in oltre di lui _Lucidarium in arte musicæ planæ, inchoatum
Cesenæ, perfectum Veronæ an. 1274_; e _Pomarium in arte musicæ
mensuratæ_, dedicato a Roberto re di Napoli, e non a Carlo re di Sicilia
circa 1283, come pretende il D. _Burney_. Noi crediamo rapportarcene
piuttosto all'ab. _Gerbert_, a cui deesi la pubblicazione di queste due
opere di _Marchetto_, ritratte dalla Bibliot. del Vaticano (_V. Script.
Eccles. de music. t. III_). Son questi i più antichi trattati, dove si
faccia menzione de' _diesis, di contrappunto cromatico e di dissonanze_.
Tra le combinazioni armoniche proposte dal _Marchetto_, molte sono anche
in uso oggidì, altre si sono abolite.
MARCOU (Pietro), professore di musica attualmente a Bourges, nel 1804
pubblicò in Parigi, _Manuel du jeune musicien, ou élémens
théoriques-pratiques de musique_, nuova edizione accresciuta di un
saggio storico sulla musica in generale.
MARENZIO (Luca), cel. compositore di Madrigali, di mottetti e di musica
di chiesa nel sec. 17º, era maestro della cappella Sistina in Roma, dove
diligentemente conservansi tutte le sue opere. Walther rapporta il
catalogo delle medesime.
MARESCALCHI (Luigi), mercante di musica in Napoli, e compositore, studiò
il contrappunto sotto il P. Martini a Bologna, la sua musica sì vocale
che strumentale è stata in qualche pregio. Nel 1780 trovandosi in
Firenze compose il ballo di _Meleagro_ per il nuovo teatro, che si
apriva allora. Nel 1784 diè in Piacenza la musica dei _Disertori
felici_, che ebbe molto incontro. Vi sono anche di lui impressi a Parigi
4 quartetti di Violini, violoncello e basso, e in Venezia il Duetto
_Sventurato a chi fin'ora ec._ Deesi avvertire che per una soverchieria
da mercante di musica, cioè dell'autore medesimo, l'opera VII di
Boccherini, consistente di trio per 2 viol. e basso impresso,
effettivamente è di Marescalchi; la vera op. VII di Boccherini è
composta di 6 sonate di violino.
MARET (Hugues), professore di medicina, e secretario perpetuo
dell'accademia di Dijon, nel 1766 pubblicò un _Eloge historique de
Rameau_, in 8vo, pieno di dettagli interessanti sulla musica.
MARIANI, “dottissimo maestro di cappella del Duomo di Savona verso il
1782, aveva travagliato ad un'opera classica sulla melodia, in cui
cercava di fissare i generi diversi della medesima. Assegnava egli le
regole per formare de' bei canti in ognuno dei detti generi; accennava i
confini dell'espressione musicale, opera importantissima, e che finora
manca alla scienza musica; ma disgraziatamente per l'arte egli finì i
suoi giorni prima di averla compita. Gli scritti suoi andarono nelle
mani del celebre Padre Sacchi, tolto ancor esso anni sono alle muse ed
ai vivi, e di quell'opera non se ne sa più nulla.” (_Carpani lett. 9_).
MARIE DE SAINT-URSIN (P. J.), medico in Parigi, e compilatore della
_Gazette de Santé_, nel 1803 pubblicò quivi _Traité des effets de la
musique sur le corps humain_, tradotto dal latino.
MARIN (Fran. Claudio), di Provenza, compì i suoi studj in Parigi ove fu
avvocato nel parlamento, censore reale e secretario della libreria,
membro di più accademie. Nato con un carattere di facilità e di gusto
per le belle arti, egli fu uno degli autori della guerra musicale dal
1750 sino al 1760, e diè al pubblico degli opuscoli assai lepidi e
piacevoli, tra questi vien ricercato con ispezialità quello che ha per
titolo: _Lettres à mad. Folio_, in 8vo, Paris 1752. Marin cessò di
vivere in Parigi nel 1809, in età di anni 88, colla riputazione di un
uomo di spirito.
MARIN (Martino), visconte, della famiglia de' Marini che ha dati più
dogi alla rep. di Genova, e stabilita in Francia dopo il 1402, figlio di
Marcello di Marini amatore anch'egli, e compositore di musica, e da cui
egli apprese sin dall'età di quattr'anni la musica, e 'l piano-forte.
Nardini gli diè lezioni di violino, e questo gran maestro si compiaceva
di dire, ch'era il migliore suo allievo. Hosbruker fu il suo maestro per
l'arpa, e dopo 30 lezioni, l'istinto ch'egli ebbe di operare una
rivoluzione su questo stromento, il persuase a non voler più altro
maestro fuorchè se stesso. De Marin può aver de' rivali per il violino,
ma viene generalmente riconosciuto che non ne ha per l'arpa. Nel 1783 fu
ricevuto e coronato nell'Accademia degli Arcadi in Roma: egli
v'improvvisò sull'arpa, e vi eseguì alcuni soggetti di fuga che gli
vennero dati, e d'una maniera sino allora incognita su quell'istromento.
Vi eseguì ancora a primo colpo d'occhio delle partiture di Jommelli, e
delle fughe di Seb. Bach, e fece allora sull'arpa, ciò che appena può
farsi sul forte-piano. Egli fu il soggetto di tutt'i versi italiani, che
furono improvvisati in quella sessione; e la celebre Corilla, che vi era
presente, fece all'improvviso un poema in suo onore. Al suo ritorno
d'Italia egli non aveva più di 15 anni, e cominciò la sua educazione
militare a Versailles, dopo due anni ne sortì capitano de' dragoni, ed
ottenne il permesso di continuare i suoi viaggi; ma la rivoluzione che
sopraggiunse lo fè mettere nella lista degli emigrati. Dopo aver brigato
inutilmente il suo ritorno, passò in Inghilterra, dove ebbe il più gran
successo. Il celebre Delille ha lodato co' suoi versi non che la sua
abilità nella musica e sull'arpa, ma il suo patriotismo ancora e le
amabili qualità del suo spirito. Vi sono di lui impresse sì a Londra,
che a Parigi 24 opere per l'arpa, fra le quali una sonata a 4 mani, la
prima che siasi fatta per quest'istromento. Egli lo fa cantare come una
voce, quando suona, tanti sono belli, puri e sostenuti i suoni che sa
trarne; appena fa egli scorgere che fa uso de' pedali: l'agita tutti
senza sforzo, senza romore, e ne ottiene degli effetti nuovi,
incredibili, e tutte le ricchezze delle transizioni armoniche. In fronte
dell'op. 16 egli ha posta una tavola enarmonica per la cognizione de'
pedali, molto utile a' progressi dell'arte, e per apprendere a modulare
sullo stesso stromento. Il cel. Clementi fa tale stima della musica di
M. Marin, che l'ha fatta imprimere in Londra.
MARINELLI (Gaetano), compositore napoletano; o come altri vogliono,
siciliano stabilito da fanciullo in Napoli, dove fece nel conservatorio
i suoi studj di musica. Egli ha scritto per più teatri d'Italia con buon
successo, e con ispezialità il suo Oratorio il _Baldassare_ in Napoli
sul principio del corrente secolo, d'una espressione inavanzabile, e
d'una musica ben adatta al soggetto. Nel magazino di Ricordi in Milano
vi ha di lui impressa la musica di alcune opere buffe: _il Trionfo
d'amore_; il _Letterato alla moda_, e la _Rocchetta in equivoco_, farsa.
MARMONTEL (Giov. Fran.), dell'accademia francese, di cui ne fu il
secretario perpetuo sino all'anno della rivoluzione 1789, nel corso
della quale ritirossi in una casa di campagna alcune leghe distante da
Parigi, dove la sua anima onesta e dolce, gemè lungo tempo dei mali, di
cui fu testimone; passò quindi ad Aboville, dove comprò una specie di
capanna, e viveva da solitario, povero e nell'oblio, in compagnia
dell'amabile e sensibile sua moglie nipote dell'ab. Morellet. Quivi finì
i suoi giorni nel 1798 in età di 79 anni. Egli ebbe gran parte nella
guerra musicale tra i fautori di Gluck e di Piccini, e dichiarossi per
quest'ultimo. In questa guerra di spirito, Marmontel fu esposto a de'
libelli satirici, e agli epigrammi i più velenosi e grossolani, senza
avere avuto altro torto che di manifestare il suo sentimento con
moderazione, e di avere migliorato la poesia lirica e drammatica per
servire alla musica di Piccini: così il saggio M. Turgot diceva in
quell'incontro: _capisco benissimo che si ami la musica di Gluck, ma
parmi difficile l'amare i Gluckisti_. Nel 1777 Marmontel diè al
pubblico: _Essai sur les révolutions de la musique en France_, in 8vo.
Gli ammiratori passionati della musica di Gluck sostenevano, che ella
sola conveniva alla poesia drammatica e al teatro; l'A. s'innalza contro
questa opinione, e sostiene che non può sbandirsi dalla scena lirica la
musica delle arie de' Piccini, de' Sacchini, de' Traetta: pruova che la
nazione francese ha passato sempre di entusiasmo in entusiasmo, da
_Lulli a Rameau, da Rameau a Gretry, da Gretry a Gluck_: conclude che
bisogna ammettere sul teatro lirico francese il canto italiano, il solo
che gli sembri veramente musicale, mentre che gl'italiani dal canto
loro, lasciar dovrebbero da parte le loro triviali rapsodie senza
interesse, e senza buon senso nelle parole, per adottare il sistema
drammatico de' Francesi più giudizioso e più severo. Questo saggio gli
trasse addosso alcune critiche di M. Suard, e gli epigrammi dell'ab.
Arnaud. Marmontel per vendicarsene compose il suo _Poème de la Musique_,
che a giudizio degli intendenti è la miglior cosa, ch'egli abbia scritto
in versi: trovasi questo poema nella collezione delle di lui opere del
1806 in 31 vol., in 8vo.
MAROTTA (Erasmo), di Randazzo in Sicilia, celebre contrappuntista del
sec. 16º, di cui abbiamo i madrigali pubblicati nel 1603, fu il primo o
uno de' primi che faticasse sopra l'opera in musica, adornando di sue
note l'_Aminta_ del Tasso. È da credersi, che probabilmente fosse
scritta verso la fine del sullodato secolo, giacchè egli poi si diede ad
una vita più divota, ed entrò già prete fra' gesuiti nel 1612, _in età
matura_ come scrive il Mongitori. _Non so perdonare a' Siciliani_, dice
a ragione il Sig. Sav. Mattei, _di avere trascurato questo bel
monumento_ (cioè di non aver conservata la musica di Marotta su quel
dramma) _che ci addita evidentemente, che siccome dobbiamo la pastoral
poesia al_ Siciliano Teocrito, _così dobbiamo la musica pastorale, al_
Siciliano Marotta (Elog. di Jommel.). Di lui scrive eziandio con lode
l'Arteaga nel 1º tomo delle _Rivoluzioni_ p. 211, e il Bettinelli nel
_Risorgimento_ al cap. _Feste e Spettacoli_, p. 245.
MARPURG (Feder. Gug.), consigliere del re di Prussia, ha reso molti
importanti servigj colle sue opere alla didattica e alla teoria della
musica. Verso il 1746, egli fece qualche dimora in Parigi e quivi
contrasse delle familiarità con varii letterati e co' migliori
professori di quest'arte; da' cui lumi trasse non poco profitto. _Io
riguardo il tempo che vi ho passato_, dice egli stesso, _come il più
fortunato periodo di mia vita; e se sono riuscito a coltivare le Muse
con qualche successo io ne devo una gran parte a quel tempo_ (_Dedic. a
l'ab. de Cerceaux_). Tornato in Berlino, diessi interamente alla
composizione delle sue opere, di cui dal 1749 sino al 1763 ne pubblicò
una considerevole quantità sia didattiche, sia critiche, sia polemiche.
Intorno alla teoria del basso fondamentale non lo adottò egli che in
parte, e come un metodo di classificare gli accordi. L'arte il perdette
assai presto nel 1764 in età di circa 43 anni, allorchè trovavasi
occupato a dar l'ultima mano alla sua storia della musica. Marpurg è
senza dubbio il più pregevole scrittore didattico che abbia prodotto la
Germania, e che possedeva in generale l'arte della musica. Ad una
profonda cognizione de' principj unisce egli uno squisito giudizio ed un
ottimo gusto. Fra le sue opere due ve n'ha soprattutto, che meritano una
particolare attenzione: 1. il suo _Manuale d'armonia e di composizione
in tedesco_ 1756 in 4.º è un trattato compito a cui quasi nulla manca, e
generalmente assai metodico e ben chiaro: dir si potrebbe l'Euclide
musicale; 2. _Trattato della fuga e del contrappunto_, il più compito e
'l migliore che si sia pubblicato sulle fughe, i contrappunti
artificiosi ed i canoni, secondo i principj e l'esempio de' migliori
maestri tedeschi e d'altre nazioni, con 68 rami, 1753, in 4º.
Quest'opera fu tradotta in francese in 2 vol. in 4.º Berlino 1756, vi si
trova una breve storia del contrappunto e la notizia de' più dotti
contrappuntisti. Io l'ho avuta per le mani: e mi è sembrata eccellente
per il fondo; ma vi sarebbe a desiderare un miglior ordine: la
distribuzione delle materie non può essere più cattiva, e questo ne
rende molto difficile l'intelligenza. Abbiamo in oltre di lui scritte in
tedesco le seguenti opere: _Il musico critico_, 1749; _L'arte di sonar
di cembalo, e sul basso continuo_, 2 vol. in 4.º 1750-1755. Quest'opera
è stata tradotta in francese, e ve ne ha una terza edizione del 1760;
_Nuovo metodo di sonare il cembalo conforme al miglior gusto moderno_,
con 18 rami, 1755 in 4.º; _Memorie storiche e critiche per servire a'
progressi della musica_, 5 vol. in 8vo dal 1754 sino al 1762; _Elementi
di musica teorica_, 1757 in 4.º; _Introduzione sistematica all'arte
della composizione secondo i principj di M. Rameau_, non è che la
traduzione dal francese degli Elementi di d'Alembert con alcune note,
1758 in 4.º; _Introduzione all'arte del canto_, 1759 in 4.º; _Lettere
critiche sulla musica_, 3 volumi, 1763. Opera eccellente, piena delle
più interessanti materie, in cui si trovano molte dissertazioni di altri
gran maestri, come Agricola, Kirnberger ec.; _Introduzione critica
all'istoria ed ai principj della musica antica e moderna_, 1756 in 4.º;
_Introduzione alla musica in generale, ed in particolare all'arte del
canto_, 1763 in 8vo; _Istruzione sul basso continuo, e l'arte della
composizione di Sorge_, con note di Marpurg, 1760 in 4.º; _Saggio sul
temperamento in musica, con una Dissertazione sul basso fondamentale di
Rameau e di Kirnberger_, Breslavia 1776, in 8vo: “La migliore opera sul
temperamento, che io conosca, dice M. Chladni, (_Acustic. p. 40_), e di
cui ho adottate alcune idee, si è il Saggio di Marpurg.” Alla fine di
questo Saggio annunzia egli un'opera periodica col titolo di _Archivj di
musica_, ma non ne comparve nulla. Il suo ritratto si ritrova in sul
frontispicio dell'_Introduzione critica_ ec. del 1756. Si ha ancora di
Marpurg molta musica sì vocale che strumentale impressa in Berlino.
MARQUET (Franc. Nicolò), cel. botanico, e medico di Nancy sua patria,
scrisse un ghiribizzoso trattato col titolo di _Nouvelle méthode facile
et curieuse pour connoître le pouls par les notes de la musique_, Paris
1769, 2 edit. in 12º. Egli morì nel 1759.
MARSH (Narcisso), nato a Hennington d'un'antica famiglia nel 1638, fu
prima Vescovo di Dublino e nel 1703, arcivescovo d'Armagh e primate
dell'Irlanda; morì di 75 anni, nel 1713. Egli era uomo dottissimo, ed
autore di molte opere, di cui non citeremo che il suo _Saggio sulla
dottrina de' suoni_, Dublino 1683, che si trova ancora nelle Transazioni
filosofiche.
MARSIA, figlio di Janide, rinomato musico dell'antichità, fu l'inventore
delle doppie tibie, unendo due flauti grande e piccolo, e facendoli
sonare in diverso tuono al tempo stesso; nella quale invenzione era
necessario si servisse delle misure della corda armonica trovate da suo
padre. L'accompagnamento de' gravi cogli acuti suoni rese più
dilettevole il canto; e così l'arte di parlare co' flauti s'ingentilì.
Piacque all'estremo il ritrovato alla greca nazione, ed il plauso che si
fece a Marsia, suscitò l'invidia de' suonatori e cantori, per cui fecero
essi ingegnose satire, onde levargli la gloria d'inventore ed avvilirlo.
Spogliando delle favole, con cui cercaron gl'invidi di oscurare la sua
memoria, si conchiude esser egli stato un celebre suonatore, il quale,
benchè oppresso dalla malignità de' rivali, fece mentre che potè
l'ufficio di buon cittadino, educando nell'arte musica in allora bambina
i giovani imparziali, che lo coltivarono. “Molti de' miei leggitori poco
avvezzi all'esame dell'antichità, dice il dotto ab. Requeno, da cui si è
tratto quest'articolo, contenti d'uno studio superficiale, crederanno
essere favoloso il nome di Marsia, di Olimpo di lui principale
discepolo, e quanto di essi io ho detto, a' quali altro non risponderò,
che quello che dice Platone (Dial. min. 318), _che conservavansi cioè
all'età sua le cantilene dello scolaro di Marsia, Olimpo, e che i suoi
canti tibiali struggevano i cuori_. Vedano i critici seguaci di certi
superficiali francesi, se le arti ed i professori descritti da Omero
sieno invenzioni di quel poeta, e se debbano riputarsi romanzesche le
memorie storiche de' cantori cavate da questo scrittore, e rischiarate
con l'autorità de' posteriori autori.” (_t. 1, p. 45._)
MARTIGNONI (Ignazio) era ancor giovane quando pubblicò in Milano nel
1783, le sue _Opere varie_ in 8vo. Contengono queste alcuni bei Saggi
sulla poesia, sulla _musica_, e sul disegno. “In essi (dicesi nel Giorn.
de' letter. in Modena) egli si mostra scrittore ingegnoso, erudito,
elegante, e il filosofo non meno che l'uomo sensibile in essi trova di
che pascersi ed istruirsi”.
MARTIN (Vincenzo), detto lo Spagnuolo, maestro di cappella del principe
delle Austrie verso il 1785, nacque in Valenza nella Spagna l'anno 1754.
Vien egli con ragione riguardato come uno de' migliori, e de' più
graziosi compositori di musica drammatica. Le sue opere sono
l'_Ifigenia_, l'_Ipermestra_, il _Barbaro di buon cuore_, 1784, _La cosa
rara_, 1786. Dopo quest'anno sino al 1790, dimorò egli in Vienna, e per
ordine del re di Prussia, vi scrisse un'opera per il teatro di Berlino.
Il suo _Albero di Diana_ composto in Vienna nel 1787, e la _Cosa rara_
sonosi rappresentate in Palermo nel R. teatro di S. Cecilia con estremo
successo. Nel magazino di musica di Ricordi in Milano vi ha di lui
impressa la _Capricciosa corretta_, opera buffa nel 1802. La musica di
Martin è brillante, nuova e d'una facilità estrema per l'intelligenza e
l'esecuzione.
MARTINN (Giac. Gius.), figlio del maestro di musica del principe di
Lignè, nacque in Anversa nel 1775. Cominciò a comporre dall'età di 10
anni, e di 12 fece sentire una gran messa in musica, che nel 1793 fu
richiesta dalla direzione Batava per l'apertura de' tempj cattolici.
Egli si è stabilito di poi in Parigi, e vi è professore di musica
nell'imperiale Liceo. Vi sono di lui degli eccellenti quartetti, e nel
1811 annunziò per soscrizione la pubblicazione di dodici gran quartetti
da sortire di mese in mese.
MARTINELLI è l'autore delle _Lettere critiche sulla musica_ pubblicate
in 2 vol. nel 1760, che contengono dei dettagli assai interessanti.
Hiller nelle sue notizie sulla musica ne ha fatto grand'uso. Nel 1762 se
n'è fatta una traduzione francese, che si trova in un libro sotto questo
titolo: _L'Amateur, ou Nouvelles pièces et dissertations françaises et
étrangères_, in 12º, parte prima.