LUSITANO (Vincenzo), professore ed autore di musica viveva in Roma verso

la metà del sec. 16º. Egli sostenne contro il _Vicentini_ che l'antica

musica de' Greci non comprendeva che il solo genere diatonico. Questa

disputa divenne così interessante che divise la maggior parte dei

letterati italiani, e si sostenne dai due campioni una spezie di

pubblica tesi nella cappella del papa alla presenza del Cardinale di

Ferrara, e di tutti gli intendenti nelle scienze armoniche, che allora

si trovavano in Roma. Il _Vicentini_, che difendeva altro non essere

stata la musica greca se non una confusione de' nostri tre generi

cromatico, diatonico ed enarmonico fu riputato aver il torto in paragone

del Lusitano. _V. Arteaga t. 1, pag. 226._

LUSTIG (Giac. Guglielmo), nato in Amburgo, studiò la teoria e la

composizion musicale sotto Mattheson, ed esercitossi nello stesso tempo

nella pratica di quest'arte sotto la direzione del cel. Telemann, al di

cui figlio insegnò egli il cembalo. Frequentava i teatri ed i concerti,

ove ebbe occasione di sentire alcuni gran virtuosi, fra' quali Bach, e

formarsi così sopra tai modelli. Nel 1734 si rese per alcuni mesi in

Londra per sentir ivi in tutta la loro perfezione le opere di Hendel, ed

ha sempre di poi soggiornato a Groninga dove occupava il posto di

Organista della chiesa di S. Martino sin dall'età di sedici anni,

essendovi stato eletto per la morte del padre suo. Lustig dee

annoverarsi tra que' puochi maestri che han saputo riunire ad una grande

abilità molto gusto, e delle profonde cognizioni, egli viveva ancora nel

1772. Abbiamo di lui molti scritti sulla musica in lingua olandese: I.

_Introduzione alla conoscenza della musica_; II. _Grammatica della

musica_, Amsterdam 1754 2 vol. in 8vo; III. _Giornale de' viaggi di

musica del d. Burney tradotto dall'inglese_. Quest'opera è molto

pregevole per le note e le addizioni di Lustig. Egli ha tradotto ancora

molte opere dal tedesco in sua lingua, come _l'Istruzione di Quanz per

il flauto traverso_, 1756, _Prove dell'organo di Werkmeister_,

_Musico-theologia di Schmidt_, _Elementi di violino di Woditzka_, _Nuova

istruzione per l'uso del flauto di Mahaut_, _Lezioni di cembalo di

Marpurg_. IV. _Una collezione molto interessante di notizie intorno a

145 musici_ di Lustig si trova inserita nel 2º vol. delle lettere

critiche di Marpurg, dove vi ha eziandio la sua biografia, scritta da

lui medesimo.

LUZASCHI (Luzasco), uno de' celebri maestri di musica del sec. 16º che

han diritto alla nostra venerazione, per avere intrapreso dopo tanti

secoli di barbarie di ridurre a miglior forma quest'arte e scienza.

Luzaschi era di Ferrara, e vi ha di lui per la musica pratica _Quattro

Libri di madrigali a 5 voci_, quivi impressi nel 1584. Egli in oltre fu

uno degli autori di quel tempo, che tentarono di stabilire l'antico

genere enarmonico. _Scorrendo io gl'autori del 1500_, dice l'ab.

Requeno, _ne ho trovato uno della corte di Ferrara, il quale volle

correggere ed imitare allo stesso tempo il_ Vicentini, _fabricando un

gravicembalo co' tre generi d'antica armonia, con cui lo storico dice,

ch'esso accompagnò i cantanti di certe composizioni, fatte a bella posta

per questo stromento._ (_Saggi tom. 2, p. 123_)

M

MABLY (ab. Gabriele Bonnot de), maggior fratello del cel. abate de

Condillac, parente del Cardinale de Tencin, è morto in Parigi nel 1785,

egli non era che suddiacono. Vi ha una superba edizione delle di lui

opere in 15 vol. in 8vo pubblicata in Parigi dall'ab. Brizard nel 1794,

tra queste si trova di Mably rapporto alla musica, _Lettres a Mad. la

marquise de P. sur l'Opera_, la cui prima edizione è del 1741, in 12º.

MACE (Thomas), distinto in Londra fra gli amatori di musica fece quivi

imprimere _Music's monument ec._ cioè _Monitore delle migliori opere

pratiche di musica che siano sinora comparse_ in fol. 1676. Nella storia

di Hawkins vi ha il di lui ritratto.

MACHAULT (Gugl. de), nato circa 1284, viveva sino al 1369, poeta

francese, cameriere del re Filippo il Bello. In un manoscritto delle sue

poesie trovansi le note della musica, che erano allora in uso, e di cui

fa menzione il Rousseau (_art. valeur des notes_): vi si trova in oltre

una _Messa in musica_ notata a quattro parti, che si crede essersi

cantata nel 1364, nella consecrazione di Carlo V, re di Francia. M.

Perne ha messo in partitura ed in note moderne questa messa, ch'è molto

curiosa ed un monumento atto a far conoscere lo stato dell'arte in

quell'epoca.

MACROBIO (Ambros. Aurelio), di genere consolare, fiorì a' tempi di

Onorio e Teodosio II, nel quinto secolo dell'era cristiana. Egli ha

scritto molte cose sulla musica ne' suoi _Saturnali_ e nel _Sonno di

Scipione_. “La musica in questo tempo era tutta diatonica e cromatica;

ed il genere enarmonico de' Greci più rinomati fu stimato da Macrobio

più che difficile. Chiamò egli il cromatico infame, proprio solamente

delle persone, che allettavano al vizio con la delicatezza del canto:

lodò solo il diatonico puro estremamente, come particolare dell'armonia

de' cieli e dell'universo.” Da questo saggio ben può conoscersi qual

guazzabuglio d'idee sulla musica contener doveva la testa di Macrobio.

Egli giunge sino a negare il canto stromentale significativo, tanto in

uso presso agli antichi musici della Grecia. _Il dire le sottili

minutezze de' tuoni, de' semituoni_, (egli scrive commentando il sogno

di Scipione) _e quello, che ne' suoni per lettera, per sillaba, e per

intiera parola si prende, è da vano ostentatore, e non già da

precettore._ (_V. Requeno tom. 1, cap. 11_)

MADIN (Arrigo), nativo d'Irlanda era di Verdun: fu maestro di cappella

del re in Parigi dopo Lalande, e morì a Versailles nel 1748. L'abbate

Madin oltre a più mottetti assai stimati in Francia scritti da lui per

la cappella reale, è autore di un _Trattato di contrappunto_ impresso a

Parigi nel 1742, che ebbe colà qualche stima, benchè sia questa un'opera

men che mediocre, e meritamente oggidì posta in dimenticanza.

MAELZEL, primo meccanico dell'imperatore d'Austria, si rese a Parigi nel

1806, per far conoscere al pubblico il _Pan-harmonicon_, di cui è

l'inventore, capo d'opera di meccanica, che offre un concerto di

stromenti da fiato, e 'l di cui scopo è di produrre l'effetto di una

grand'orchestra. L'artista ha saputo combinare con quest'istromenti i

timballi, una gran cassa, un'altra più piccola per la musica turca, i

cembali, il triangolo ed alcuni altri nuovi strumenti inventati

dall'autore, per surrogarli in qualche maniera a que' di corda. Il

_Pan-harmonicon_ eseguisce un numero considerevole di pezzi di musica

del genere il più sublime, tra' quali si distinguono _l'eco di

Cherubini_, e varj pezzi di _Steibelt_, di _Mozart_, d'_Haydn_ ec. Ciò

che sorprende soprattutto nell'esecuzione di tai pezzi, egli è che tutti

i chiaro-scuri di _forte, di piano, e d'espressione_ sono marcati con

tanto di precisione che di gusto. _V. Quatre Saisons du Parnasse 1807 p.

250._

MAELZEL (Leonardo), fratello del precedente, abile professore di musica

e compositore, dopo sei anni di fatica ha inventato ancora a Vienna un

nuovo strumento di musica di una gran perfezione. Seguendo il consiglio

di alcuni intendenti, gli ha dato provisoriamente il nome di _Armonia di

Orfeo_ a motivo dell'effetto straordinario che produce sugli uditori.

Esso ha la forma di una cassa, che posata orizontalmente presenta cinque

piedi quadrati di superficie, e tre piedi di profondità. I tasti

abbracciano lo spazio di cinque ottave; basta toccarli lievemente per

trarre senza verun rumore de' suoni, come di fiato che si prolunga per

tutto il tempo, che il dito non abbandona il tasto, e che ad arbitrio

possono rinforzarsi, o addolcirsi, esso imita perfettamente la voce

umana, ed i suoi suoni non sono meno melodici, che quelli dell'armonica,

senza essere così penetranti. I maestri _Salieri_, _Giuseppe Weigl_,

_Gyrowetz_, _Preindel_, _Hymmel_, e _Förster_ fanno i più grandi elogj

di questa singolare invenzione. (_V. Registro polit. della Sicilia n.

CXXXI, Londra_ 27 Dicembre 1814 _e Journal des decouvert._)

MAGGIORE (Ciccio o Francesco), napoletano, compositore di brio e di

gusto ha scritto delle opere in musica in varie città dell'Europa

ch'egli ha percorso. Morì in Olanda circa il 1780; riusciva egregiamente

nel render in musica le grida di differenti animali, genere basso e

spregevole. _I raggiri della cantatrice_, 1745, e _gli scherzi d'amore_,

1762, sono le migliori delle sue opere.

MAGIR (Giov.), uno de' letterati distinti e de' migliori musici del suo

tempo a Brunswick. Nel 1596 egli diè la prima edizione della sua opera a

Francfort intitolata, _Artis musicæ methodice legibus logicis informatæ

libri duo ad totum musices artificium et rationem componendi valde

accomodati_. Avendola quindi interamente rifusa, la pubblicò nuovamente

a Brunswick nel 1611. Egli morì d'apoplesia nel 1631. _V. Walther._

MAGLIARD (Pietro), canonico della cattedrale di Tournai, sul principio

del sec. 17º pubblicò quivi una dottissima opera in francese, secondo

ciò che ne dice il _Doni_ (_sopra i tuoni p. 127 242_) nella quale

stabilisce che i dodici modi, usati oggidì, si differiscono dai tuoni

ecclesiastici.

MAGRIZY (Taguv Ed-Dyne Ahmed al), uno de' più grand'uomini, che come

Abulfeda, vantar possa la letteratura Araba. Nacque al Cairo circa 1358

dell'era cristiana, dell'Egira 760. Grande pel suo merito di Scrittore;

grande principalmente per le qualità del suo cuore, non che del suo

spirito, ricolmo di onori occupò sino alla morte i posti più luminosi, e

studiò e scrisse eziandio sino alla morte per ricrear l'animo suo della

noja delle grandezze medesime, di cui come vero filosofo ne sentiva il

voto. Le sue opere sono innumerabili, e sopra un'infinità di materie,

ch'egli tratta con estrema esattezza, con lunghi dettagli, e con

eleganza di stile, avvengnachè le ore impiegate da lui allo studio non

fossero stati se non de' momenti, che egli rubava alle giornaliere

occupazioni de' suoi impieghi. Vi ha tra queste un _Trattato di Musica_,

di cui non possiamo dare alcun saggio, per non conoscerne altro che il

titolo. Questo grand'uomo finì di vivere nella sua patria l'anno

dell'Egira 845, dell'era comune 1441. (_Desland Dict. univ. tom. 19_)

MAIER (Gius. Bernardo), maestro di cappella a Hall nella Svevia, nel

1732, pubblicò quivi il suo _Museum musicum theoretico-practicum_, e nel

1747, ne diè una seconda edizione in tedesco col titolo di _Gabinetto di

musica teorica e pratica; ossia Breve ma compito metodo, per apprendere

la musica in pochissimo tempo per mezzo di esempj assai chiari con la

spiegazione de' termini tecnici della musica, oggi in uso, sì greci che

latini, italiani e francesi_. _V. Walther._

MAIRAN (Giov. Giac. d'Ortous de), secretario perpetuo dell'accad. delle

scienze sin dal 1741, in cui succedette a M. Fontenelle, e morto in

Parigi nel 1771. Nelle memorie di quell'accademia an. 1737 vi ha di

Mairan, _Discours sur la propagation du son dans les différens tons qui

le modifient_. Egli è diviso in sei parti: 1. sulla differenza delle

particelle dell'aria tra loro; 2. sull'analogia del suono e de' diversi

tuoni con la luce e i colori in generale; 3. sull'analogia particolare

de' tuoni e de' colori prismatici; 4. in che l'analogia del suono e

della luce, de' tuoni e de' colori, della musica e della pittura è

imperfetta o nulla; 5. sull'analogia di propagazione tra' suoni e le

onde, per rapporto all'esperienza, di cui si è fatta menzione nel nono

articolo del Discorso; 6. sulla maniera con cui le vibrazioni dell'aria

si comunicano all'organo immediato dell'udito. _Rousseau_ dice che

l'ipotesi di M. da _Mairan_ per ispiegare, come il suono d'una corda

venga sempre accompagnato da' suoi armonici, è la più ingegnosa tra

quelle che eransi sino allora immaginate, e la più filosofica (art.

Son); benchè dica un pò dopo, che sembri piuttosto che il suo autore

abbia così allontanata la difficoltà anzichè risolverla: l'ipotesi del

Mairan, dice l'ab. Andres, non è stata abbracciata da molti fisici, e

molto s'assomiglia al sistema del Newton. _Dell'Acustica t. 4._

MAJO (Francesco de), cui i Napoletani danno il nome di _Ciccio di Majo_.

“Scrittore pieno di melodia e di naturalezza: in pochi anni che visse,

ebbe la stessa sorte del Pergolesi, cui non restò inferiore

nell'invenzione e nella novità” (_Arteaga tom. 2. p. 326_). Egli era

figliuolo di Giuseppe di Majo, maestro della real cappella di Napoli

dopo Durante, posto, secondo il Mattei, ch'egli non con egual decoro

sostenne. Ciccio di Majo cominciò assai giovane a scrivere per teatro e

per chiesa; la semplicità del suo canto, la nitidezza della di lui

armonia, la sua maniera facile, naturale, piacevole gli acquistarono

tosto gran nome in tutta l'Italia. _Le sue carte sono piene d'estro e

d'espressione, ed egli sarebbe stato uno de' primi, se non fosse morto

sul fior dell'età._ (Matt. elog. di Jommel.). Quest'amabile compositore

finì di vivere in Roma circa 1774, all'età di 27 anni. Egli ha messo in

musica più drammi del Metastasio, come l'_Artaserse_, l'_Ipermestra_, il

_Catone_, l'_Antigono_, la _Didone_; e l'_Alessandro nell'Indie_

l'ultimo anno di sua vita: per chiesa messe, salmi per i vesperi e

salve, che non lascian tuttora di dar piacere agl'intendenti.

MAISSEDER, giovane compositore tedesco, di cui così dice il Carpani

(_Let. 15_): “Il Maisseder promette molto; ma il suo genio è all'aurora.

Giungerà egli al merigio? Ciò dipende da tanti accidenti.” Le sue carte,

per quanto io sappia, non sono ancora giunte sino a noi.

MALCOLM (Alessandro) pubblicò nel 1721 ad Edimburgo un'opera, cui diè

per titolo: _A Treatise of music_ ec. cioè: _Trattato di musica

specolativa, pratica ed istorica_, nella quale non dà a divedere gran

conoscenza dell'antichità nel dubitar ch'egli fa, se gli antichi

avessero una musica unicamente composta per gli stromenti: cita

frattanto le _sinaulie_ de' greci, di cui parla Ateneo, che altro non

erano se non se una musica vocale, ossia parlante eseguita dai soli

instromenti. Rousseau critica come mancante di giustezza la divisione

ch'egli dà della scala de' tuoni (art. _Echelle_).

MANCINI (Giov. Batt.), uno de' più famosi allievi del Bernacchi in

Bologna, si è anche distinto fra i letterati pel suo bel libro

intitolato: _Pensieri e Riflessioni pratiche sopra il canto figurato_

(Arteaga t. 2) in 4º, Vienna 1774. Ell'è questa un'opera eminentemente

classica: l'autore dà primieramente alcune notizie sulle diverse scuole

dell'Italia, e i celebri musici che ne sono usciti dopo la fine del

secolo 17º. Dà quindi delle regole sull'arte del canto: spiega cosa sia

_cadenza_, _trillo_, _mordente_, _appoggiatura_, _abbellimento del

canto_, ch'egli divide in _semplice_ e in _doppio_ ossia _groppetto_:

dinota i difetti della voce, e i mezzi di correggerla: fa parte a'

lettori delle sue osservazioni sull'intonazione, sulla miglior posizione

della bocca, sulla maniera di portare ed appoggiar la voce: e finisce

col trattar del recitativo e dell'azione teatrale. Di quest'opera si

sono fatte tre edizioni in Italia, e due traduzioni in francese da MM.

Désaugier e Rayneval in 8vo 1776 e 1796: Hiller cita con elogio un

_Magnificat_ a otto voci composto dal Mancini.

MANFREDI, figlio naturale di Federico II, coronato in Palermo re di

Sicilia e duca di Puglia l'anno 1258, principe saggio, prode, e grande,

fu al pari del padre suo coltivatore delle scienze e favoreggiator de'

letterati. Matt. Spinelli ci dice che in Barletta nel 1258, _soleva

questo principe gir di notte pigliando il fresco, e cantando strambotti

e canzone con due musici siciliani gran romanzatori_: e secondo Giovanni

Villani, _si dilettava molto di cantare e sonare egli stesso_. Fu sempre

perseguitato dai papi, e morì l'anno 1265 in età di 30 anni nella rotta

ricevuta presso Ceperano per tradimento de' Pugliesi subornati da Carlo

d'Angiò e da' Guelfi, di cui fa menzione il Dante. (_Infern. Cant. 28_)

_V. Signorelli, Vicende ec. t. 2._

MANFREDINI (Vincenzo) da Pistoja in Toscana, fu, come dice egli stesso,

allievo in Bologna per la composizione de' due celebri maestri Perti, e

Fioroni; cercando di far quindi miglior fortuna che in Italia, portossi

a Pietroburgo con una compagnia di musici italiani, ed avendo colà

scritto da prima la musica de' balli per servir d'intermedio ad un'opera

di Galuppi, e poi anche la musica di alcuni drammi del Metastasio per

quel teatro, ebbe grandissimo incontro, e divenne tosto maestro per il

cembalo del gran Duca delle Russie, che fu poi l'imperatore Paolo I.

Scrisse allora pel suo allievo sei sonate, e non ostante la critica che

ne fu fatta in Amburgo (_dans les amusemens_ etc.) presentate avendole

all'Imperatrice, ne ebbe mille rubbli in dono, e furono impresse a

Pietroburgo nel 1766. Scrisse ancora quivi più opere pel teatro, ma non

vi ha di queste impresse fuorchè _sei arie e un duetto_ dell'Olimpiade,

a Norimberga 1765. Tornò egli finalmente in Bologna assai ricco nel

1769, ma egli impiegò allora il suo ozio nello scriver piuttosto sulla

teoria, anzichè nella pratica della sua arte. Diè infatti al pubblico

nel 1775, _Regole armoniche, o sieno Precetti ragionati per apprender la

musica_: di cui ve n'ha una seconda edizione, dedicata come la prima a

Paolo I, più corretta ed accresciuta, in 8vo Venezia 1797, con 20 rami.

Benchè l'_Arteaga_ chiami quest'opera _libro frivolo, che altro non

contiene fuorchè delle nozioni elementari e triviali_, (t. 3, p. 351),

vi si trovano tuttavolta de' buoni precetti, delle ottime osservazioni

appoggiate, e sostenute da savie ragioni, e da una ben fondata

esperienza. Se non è ella, come a norma di ciò che promette il titolo,

esser non dee, un'opera di letteratura, è non per tanto _un buon libro

elementare_, scritto con chiarezza, con precisione, con giudizio, e non

vi ha nè più nè meno di quel che abbisogna per guidar lo studente ne'

buoni principj dell'arte. Nella prima parte l'A. dà i principj generali

della musica: nella seconda tratta degli accordi, della loro origine,

de' loro rivolti, e dà un buono e facil metodo d'accompagnamento; nella

terza parte espone i precetti e gli esempj più opportuni per lo studio

del canto, e nella quarta finalmente le regole più essenziali del

contrappunto con prevenire i suoi lettori contro gli errori e i

pregiudizj sì degli antichi che de' moderni. Così non lascia egli di

confutare nell'ultimo capitolo Rameau, e 'l suo comentatore d'Alembert

(p. 139), Tartini, e Rousseau (p. 141, 143) intorno al basso

fondamentale della scala diatonica da loro proposto; e lo stesso P.

Martini, allorchè pretende che _il canto fermo_ debba servir di base al

contrappunto; _il che è stato_, egli dice, _un male notabile e dannoso

non poco all'avanzamento dell'arte_ (p. 2, 161). Manfredini fu quindi

associato alla compilazione del _Giornale Enciclopedico_ di Bologna per

la parte della musica, e nel 1787, avendo egli impugnato l'opera delle

_Rivoluzioni del teatro musicale italiano_ dell'ab. Arteaga in un

_Estratto_ assai mal digerito, si trasse addosso da quel valentuomo una

disgustosa critica, che alla fine del terzo volume di quell'opera fece

costui imprimere col titolo di _Osservazioni ec._ In queste passo passo

andando dietro al suo censore ne rileva a ragione la poca logica, il

guazzabuglio delle idee, l'incoerenza del raziocinio, e la scarsa dose

di cognizioni musicali in ciò che spetta la parte filosofica, storica, e

critica della musica, mercè la di lui baldanza nel voler trattare di una

materia non sua. Ecco il discapito che ne avvien sempre a coloro, che si

accingono di entrare in lizza con più robusti campioni senza misurar

pria le forze loro. Il Manfredini pretese sìbbene di rispondervi con la

_Difesa della musica moderna e de' suoi celebri esecutori_, Bologna

1788, in 8vo, ma il suo antagonista non curollo affatto. Nelle Regole

Armoniche prometteva l'autore di pubblicare in oltre un _Saggio di

musica_ (p. 177, 185) ma ne lo impedì forse la sua avanzata età, o la

sua morte.

MANNA (Gennaro), compositore napoletano assai distinto, specialmente per

la sua musica di chiesa, era nipote del maestro Sarri. Dopo di avere

scritto nel 1751 la _Didone_ in Venezia, nel 1753, il _Siroe_, ed altri

drammi per alcuni teatri d'Italia, ritirossi in Napoli, ove compose

tutta la musica de' Salmi e delle Messe per le gran cerimonie della

chiesa, e quivi morì verso il 1788. Il suo stile è molto adattato a

questo genere, grave, maestoso, divoto, e quando le parole esiggono un

andamento allegro, egli sa farlo ben distinguere dall'allegro profano e

teatrale: in somma la sua musica per chiesa è tale, qual saggiamente

viene prescritto dal gran Benedetto XIV, cioè che il canto sia del tutto

differente da quell'usato ne' teatri ed acciò le parole vi si possano

sentire, non venga oppresso ed ingombro dal fracasso de' stromenti.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 3 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 3 / 18 段