Italia dove fece i suoi studj in questa facoltà sotto il cel. D. Frank.
Gli si dee un eccellente libro, che cinque anni prima da lui pubblicato
in sua lingua fu applaudito in Germania, e quindi alle istanze di alcuni
celebri professori di medicina in Italia, da lui stesso in questa lingua
tradotto ed accresciuto fu stampato in Milano nel 1811, con questo
titolo: _Trattato dell'influenza della musica sul corpo umano, e del suo
uso in certe malattie_, in 8º. L'introduzione è il vero _Si quæris
miracula_ della musica, benchè dichiari l'autore di essere _ben avverso
dall'introdurre chimere nell'arte medica_. I soggetti su cui egli si
versa, sono: 1. _Analisi storica e ragionata dell'effetto della musica
sull'uomo sano, con alcune osservazioni sopra certi animali._ 2.
_Prospetto istorico di tutti gli esperimenti empirici che si fecero
nella medicina sino dagli antichissimi tempi._ 3. _Ragionamento come si
debba considerare l'effetto della musica._ 4. _Quali sono le malattie in
cui possiamo prometterci un buon uso della musica._ 5. _Quando si abbia
a far uso d'una musica dolce e d'una musica strepitosa._ 6. _Finalmente
alcuni cenni sul modo d'intendere una buona musica._ Noi rapporteremo
alcune di lui riflessioni, il che non sarà discaro a' lettori. Nella
caratteristica, ch'egli dà di varie specie di musica, ecco com'egli
parla di quella di chiesa. _Egli è senz'altro la specie più sublime di
musica. Il suo oggetto è un ideale che porta l'impronta della divinità e
della virtù, emanazione di quella. La sua tendenza è di concentrare i
sentimenti diversi in un solo, cioè la divozione._ Nella Caratteristica
delle voci cantanti egli avverte da prima, che _generalmente ogni voce,
se tiene le ottave di mezzo fa più bell'effetto di quelle che cantano
colle ottave alte o basse. Che il Soprano d'un castrato lusinga soltanto
l'orecchio le prime volte che viene ascoltato, ma non giunge sino al
cuore, quando anche il cantore eunuco fosse eccellente. Che il Soprano
di una donna o ragazza formata è pieno di sentimento e produce un
grand'effetto: che il Soprano di un ragazzo corista è raramente di molto
effetto._ Che il contralto _d'una donna è espressivo e virile, e invade
perfettamente l'animo degli ascoltanti. Il Contralto d'un ragazzo è
alquanto più da riputarsi che il soprano di esso._ Ma tra gli uomini non
c'è voce più bella del tenore. _Essa è la pittrice vera di tutte la
passioni: i suoi quadri portano il sigillo della verità. Il tenore è
pieno di forza, e il suo effetto è grandissimo._ Un'altra voce degli
uomini è il Basso: _il suo carattere è grande, sublime, solenne e pieno
di serietà. Ciò ch'egli ha di terribile e di ardito sembra non produrre
un effetto sulle anime deboli._ Nella caratteristica degli stromenti,
_il clarinetto_, egli dice, _è il più bello stromento da fiato, e merita
senz'altro il primo ordine nella musica istromentale. Egli corrisponde
nel suo ambito a tutte le bellezze d'un pezzo musicale. Il suo respiro è
molle, pieno di forza, tenero e soave. Il suo tuono non è quel grido
penetrante ch'è l'anima dell'oboè, ma un sentimento diffuso in amore, il
tuono de' cuori sensibili trasportati._ Il Corno di bassetto _è assai
vicino alla dolcezza del clarinetto, se non che ha un tuono alquanto
malinconico._ Ne' corni di caccia _i tuoni escono dolci e teneri, e
danno la più bella ombra a' quadri musicali: eccellente è l'effetto de'
quartetti per 4 corni di caccia, composti dal Sig. Belloli._ I meriti
del fagotto _distano poco da quelli del clarinetto: ambidue ci dipingono
gli effetti teneri._ Il flauto _ha un tuono ingenuo e di natura
incorrotta e campestre. Diviene solo d'incarico ove si sente troppo
sovente._ Gli oboè _hanno un tuono molto penetrante e non durevole. I
soli abilissimi oboisti possono rendere questo stromento veramente grato
a chi lo sente._ (Qui in Palermo ne abbiamo un esempio nel Sig. _Cukel_,
sonator di oboè di una singolare dolcezza ed agilità). I tromboni
_stromenti antichissimi giungono a un più gran fine. Esprimono il
sublime, il grande, il solenne, fanno alzare dalle loro tombe gli
spiriti, e parlare co' vivi. Maraviglioso è il loro effetto ne' cori._
Le trombe _hanno un suono eroico, guerriero ed esultante. Un organo
tenero spesse volte non lo sopporta. Mozart aveva nella sua gioventù
un'antipatìa contro questo stromento, e una volta cadde per esso in
convulsioni._ Il violoncello _agguaglia co' suoi pregi que' del fagotto.
Ha un tuono assai dolce, che s'accorda per lo più col tenore: il suo
effetto riesce grande s'egli passi a vicenda dalla voce di basso a
quella di tenore e di soprano._ (Noi possiamo vantarci in Palermo,
d'avere un sonatore di quest'istromento, che gareggiar può co' più
celebri di tutta Europa. Egli è il Sig. Massettina, che ha formati molti
bravi allievi, e che al suo gran talento e scienza musicale unisce una
vera pietà e singolare modestia). La viola _fa il contralto, e corrobora
il basso della musica istromentale, il suo effetto non è dissimile da
quello del violoncello, e fa la transizione ai violini._ Il violino _fa
il soprano della musica strumentale; e un buon sonatore produce con esso
un ottimo effetto._ Nel Pianoforte _tutto è melodia e armonia; se non
ch'esige sempre un contrappuntista capace onde comunicargli quella
maestà, che dee corrispondere a tutto quel grande e bellissimo effetto
che può produrre. Quest'istromento è amico dell'uomo in qualsivoglia
circostanza delle passioni umane, e la sua efficacia è riconosciuta._ Il
contrabbasso _regge tutto il carico dell'armonia, parla con arditezza, e
scuote fortemente nell'unisono col suo organo strepitoso, ec._ Intorno
al diverso gusto de' tedeschi e degli italiani: _Abbiamo_ egli dice,
_nelle grandi città di Germania, quasi in ogni casa, quartetti, concerti
ec.: perchè sì poca musica vocale? Io dubito esserne questo il motivo:
1.º perchè si manca in Germania di buoni poeti d'opera. 2.º perchè la
lingua tedesca non è troppo favorevole. E però direi in Italia esservi
più musica vocale che istromentale, perchè la lingua arride sommamente,
e vi abbondano buoni poeti d'opera._ I suoi cenni sul modo d'intendere
una buona musica sono veramente di un ottimo amatore di quest'arte, e
filosofo insieme, e possono leggersi con profitto.
LINGKE (Giorgio-Federico), consigliere del re di Polonia, fecesi
ricevere nel 1742 nella società di musica di Mitzler, alla quale
presentò egli nel 1744, un quadro degli intervalli, che fu adottato
dalla società. Nel 1766, pubblicò _Die sætze_, ec. cioè _Teoremi degli
assiomi musicali_. Nel 1779 pubblicò in Lipsia una seconda opera:
_Kurze_ ec. cioè _Istruzione di musica, nella quale si dà a conoscere
l'affinità di tutte le scale de' tuoni, e i principj dell'armonia proprj
a ciascuna di loro, con esempj_. Lingke nel 1790 viveva a Weissenfels.
LINGUET (Simone Nic. Arrigo), nato a Rheims nel 1736, scrittore
rinomatissimo di più opere, dopo lunghi viaggi ed esilj, dopo infinite
fatiche letterarie fu dal tribunale rivoluzionario condannato a morte a
27 giugno del 1794 in età di 58 anni, ch'egli soffrì con coraggio, per
avere lodati ne' suoi scritti l'imperatore e il re d'Inghilterra. Delle
sue opere non faremo menzione, che di quella che ha per titolo: _Journal
politique et littéraire depuis 1774 jusqu'en 1778_, dove vi ha più
articoli intorno alla musica, e dell'_Histoire du siècle d'Alexandre_,
la cui prima edizione è d'Amsterdam in 8.º 1762. L'autore, benchè allora
assai giovane, scelse quest'epoca interessante dello spirito umano per
presentare da filosofo, da critico, da storico il governo, i costumi,
gli usi, le arti degli antichi popoli dell'Asia e de' Greci: questo
soggetto forma l'ultima parte dell'opera. Egli vi tratta eziandio _dello
stato della musica in quell'epoca_: spiega gli effetti maravigliosi che
le attribuiscono gli antichi, e particolarmente ciò che dissero
dell'efficacia di essa per formare i costumi ed inspirare la virtù.
Sostiene in oltre, che quest'arte tra le mani de' Greci giunse al più
alto grado della perfezione, e merita di esser paragonata alla nostra,
per il che vien egli immeritamente censurato in un giornale letterario
di Berna del 1763.
LIPPIO, professore in Vittemberga, ove pubblicò nel 1610 _Dissertatio de
musicâ_, che secondo il Lichtenthal merita di esser letta.
LIROU (Giov. Franc. Espic; cav. de), passionato amatore di poesia e di
musica, nacque nel 1740. Egli pubblicò in Parigi nel 1785 un'opera col
titolo _Système de l'harmonie_, in 8vo, che è piuttosto un problema, di
cui dar ne pretende la soluzione. Quest'opera è molto oscura, anche per
le persone dell'arte, quando se ne vogliono applicare i principj alla
pratica. L'autore medesimo ne conveniva, e proponevasi di darne le
necessarie spiegazioni per renderla chiara e facile, e nel tempo stesso
di fondare una cattedra per ispiegarla a un certo numero d'allievi.
_Possiamo assicurare_, dice M. Fayolle, _che avendo ricevuto da lui
alcune lezioni d'armonia, niuno certamente ragionava sulla musica con
maggiore chiarezza, eleganza e precisione della sua: veniva ascoltato
per ore intiere senza farci accorgere, e senza che se n'accorgesse egli
stesso, che si affaticava alquanto._ M. de Lirou, profondamente versato
nella scienza dell'armonia, si era dato alla composizione: in società
col cel. Piccini compose la musica di _Diana ed Endimione_, che fu
eseguita con successo nel 1784; vi sono in oltre più scene liriche di
cui ha fatto la musica e le parole, e de' canoni d'ogni specie. Egli è
morto in Parigi di podagra nel 1806.
LOCATELLI (Pietro) da Bergamo; sin da fanciullo fu mandato in Roma, e
prese lezioni di violino dal gran Corelli. Dopo aver molto viaggiato,
ritirossi in Olanda, e stabilì un pubblico concerto in Amsterdam, egli
impiegava il suo tempo nell'insegnare altrui la musica, e nel comporre.
Alla sua morte quivi giunta nel 1764, la società degli amatori
d'Amsterdam prese il lutto. Egli era un fecondissimo compositore, e un
abile violinista, _de' cui scritti la miglior parte ancor si studia e si
loda_, dice il conte di S. Raffaele; _i lunghi e difficilissimi
capricci, onde egli ha deformato i suoi concerti, intendendo però
d'abbellirli, sono scogli famosi per mille naufragi. Sembra che in
quest'opera abbia l'autore pensato a raunar tutto ciò che può screditar
chi suona e nojar chi ascolta. Una difficoltà incalza l'altra, e un
rompicollo s'accavalla a un rompicollo. Talchè per quanti s'ostinino a
volerne venir a capo, tutti si trovan per via colle ali_ d'Icaro, _e sul
carro_ di Fetonte. _E sarebbe pur bene che si smarrissero queste
mattezze; affinchè la posterità stuonatrice, che certo sarà numerosa,
non possa recare ai nostri nipoti la stessa insoffribil molestia, che ci
recano i non puochi stuonatori presenti. Ben altro è il pregio delle
dotte e bellissime sonate a solo di questo autore. Qui si trova la
maschia ed esatta armonia, senza la stitichezza del gusto antico; qui
l'impensate modulazioni senza stento e senza stravaganze; quì la novità
delle idee, la sublimità de' concetti, la naturalezza del canto.
Dall'ingegnosa_ Follia Corelliana _attinse egli il pensier felicissimo
delle_ sì varie e sì dilettevoli sue Variazioni; _come altresì dai
brevi_ Adagi del maestro _apprese l'arte di distendere que' maestosi
suoi_ Gravi, _i quali benchè lunghissimi pur non annojano. Tanto è
grandioso lo stile, flebile il canto, squisito l'artificio, con cui sono
orditi e tessuti. Laonde a buona equità si può dare al_ Locatelli _il
vanto d'essere stato_ il più erudito e rinomato discepolo della scuola
d'Arcangelo Corelli. (_Letter. su l'Arte del suono_).
LOCK (Matthew), cantore della cattedrale d'Exeter, e buon compositore
del sec. 17º, ha scritto le seguenti opere: _Modern church music_ ec.
cioè _La moderna musica di chiesa; criticata e fermata ne' suoi
progressi avanti il regno di S. M._, 1666; _An essay_ ec., cioè: _Saggio
su i progressi che ha fatti la musica con levar via la difficoltà delle
diverse chiavi e con riunire sotto un carattere universale, ogni sorta
di musica_, ec. 1672.
LOCKMANN (John), della società d'Apollo che esisteva in Londra verso la
medietà dello scorso secolo. Al suo dramma intitolato _Rosalinda_ posto
in musica dal maestro Smith nel 1740, precede un di lui _Discorso
sull'origine e i progressi dell'Opera e della Musica_, in 4.º in lingua
inglese, di cui può leggersene un estratto nella _Biblioth.
Britannique_. Questo Discorso è scritto con giudizio, con erudizione e
con gusto: noi non ne rapporteremo che un grazioso aneddoto, che
Lockmann dice essergli stato narrato da Smith ocular testimonio. “Si
tratta d'un piccione del colombajo di M. Lee del contado di Chesh. Aveva
costui una figliuola, che sonava bene il cembalo. Il colombajo non era
distante dall'appartamento, dov'era quell'istromento. Essa suonava
diverse arie, e tra le altre quella di _Spera si_ nell'Ottone di
_Hendel_. Quest'era l'aria favorita del piccione: dachè la sentiva,
volava dal colombajo alla finestra: quivi a suo modo esprimeva le più
aggradevoli commozioni: ed al momento che più non si suonava la sua
aria, volava altrove. Questo ghiribizzo dinotato per lo _Spera si_
piacque tanto alla giovinetta musica, che non volle chiamar più con
altro nome quest'aria, che _l'aria del piccione_, e la copiò sotto
questo titolo nel suo libro de' pezzi scelti di musica.” Un tal fatto
conferma quel che già diceva Aristotele: _Belluina etiam animantia,
melodiis accentuque congruo oblectantur_. (_De nat. anim._)
LOEHLEIN (Giorgio-Simone), maestro di cappella a Danzica, all'età di 16
anni fu arrollato nelle truppe del re di Prussia, e tra le altre
campagne fu egli alla battaglia di Collin, dove restò sul campo in mezzo
ai morti. I vincitori Austriaci trovato avendogli alcuni segni di vita,
lo trasportarono nell'ospedale, e dopo alcun tempo guarito tornò in sua
patria, dove la sua famiglia era ancora in lutto. Nel 1760, portossi a
Jena col disegno di farvi i suoi studj. La sua grand'abilità sull'arpa
gli acquistò molte conoscenze, e diegli ingresso nelle migliori
famiglie. Sin d'allora applicossi alla musica con sì gran zelo, che nel
1761 ottenne il posto di direttore di musica in luogo di Wolff, che
divenne maestro di cappella a Weimar. Passò quindi in Lipsia, dove fu
ricevuto nel gran concerto, ed un altro particolare ne stabilì egli
composto per la più parte de' suoi allievi, in ambidue suonava egli ogni
sorta di stromenti, senza eccettuarne quelli da fiato, e vi faceva
eseguire le sue composizioni che imprimeva egli stesso ad acqua-forte.
Nel 1779 fu chiamato a Danzica come maestro di cappella, ma non
confacendosi il clima colla sua delicata salute, vi morì sul principio
del 1782, in età di 55 anni. Abbiamo di lui alcune opere di teoria
pubblicate in Lipsia: I. _Klavierschule_ ec. cioè _Scuola di cembalo, o
breve e ragionata istruzione sull'armonia, e la melodia, spiegata con
esempj_, 1765 in 4º. II. _Scuola di cembalo, vol. 2, nel quale s'insegna
l'accompagnamento del basso non cifrato, e le altre armonie omesse nel
primo, vi si ha aggiunto un trattato del recitativo_, 1781, in 4º. III.
_Anweisung ec. ossia: Elementi di violino: spiegati con esempj e con 24
duo_, Lipsia 1774.
LOEN (Giov. Mich. de) di Francfort, dotato dalla natura de' più rari
talenti, ebbe in oltre la fortuna di avere un'eccellente educazione:
fece i suoi studj nell'università di Marbourg, e studiò quindi le belle
lettere ed insieme la musica a Halle. Egli morì nel 1776. Di molte sue
opere sulla teologia e la politica, una ve ne ha che abbia rapporto alla
musica nel 4º vol. delle sue Opere diverse.
LOESCHER (Gasp.), dottore nell'università di Vittemberga morto nel 1718,
dove pubblicò una Dissertazione col titolo: _De Saule per musicam
curato_ in 4º, 1688, citata da Lichtenthal, p. 82, e da Walther.
LOGROSCINO (Niccolò), celebre compositore napoletano specialmente di
opere buffe, a cui deesi sovra tutto l'invenzione de' _finali._ Egli fu
il primo maestro di contrappunto nel _Conservatorio de' figliuoli
dispersi_ in Palermo dopo il 1747, e vi fece de' buoni allievi, tra'
quali molto si distinsero il _Muratori_, e il _Vermiglio_, che gli
succedettero in quel posto. I primi saggi nel genere burlesco debbonsi a
_Leo_, a Pergolesi e al Sassone, ma “_Logroscino_ genio originale e
fecondo, loro contemporaneo, diè la vera idea di ciò che poteva divenire
questa specie di dramma. Fu egli il primo che pensò di terminar ciascun
atto con un pezzo, in cui il motivo, proposto da prima da una sola voce,
si sviluppi in appresso a due, a tre, a quattro, continovamente
interrotto da nuovi canti, ridotto continovamente sotto tutte le forme
della melodia e dell'armonia, finalmente col divenir la materia di un
coro del più grand'effetto.” (_Framery, art. Bouffon, dans l'Encycl.
method._) Logroscino morì in Napoli circa 1760.
LOLLI (Antonio), da Bergamo, celebre violinista morto in Palermo nel
1802, e quivi onorevolmente sepolto nella chiesa de' Padri Capuccini
fuori la Città. M. Fayolle lo dice per errore morto in Napoli nel 1794.
Lolli fu dapprima maestro di concerti del duca di Wurtemberg sino al
1773: passò quindi in Russia, ove eccitò talmente l'ammirazione di
Caterina II, che donogli un arco, sul quale aveva ella medesima scritto
di sua mano in francese: _Archet fait par Catherine II pour
l'incomparable Lolli._ Nel 1785, fece egli un viaggio in Inghilterra ed
in Spagna. Venne quindi in Francia, e dopo il 1789 ritirossi in Italia
godendo delle ricche pensioni della Moscovia e di Napoli: passò
gl'ultimi anni di sua vita nel ritiro in Palermo; _io non voglio più
sonare,_ egli diceva, _che per le teste coronate_. La destrezza, che
egli aveva acquistata sul suo stromento, era del tutto sorprendente:
egli saliva più al di là di qualunque altro suonatore; i suoi capricci
talmente lo trasportavano negli _a solo_, che il più esercitato
accompagnatore poteva appena seguirlo: egli medesimo non poteva
accompagnare il canto, perchè difficilmente andava in misura. La prima
volta che Lolli fecesi sentire in un suo concerto sul teatro di Palermo
nel 1793, mi sovviene d'aver inteso sgridar in pubblico il Sig. Blasco
primo violino dell'orchestra, che non aveva uguale nell'arte di
dirigerla, perchè non si erano trovati insieme in misura, ma lo sbaglio
era piuttosto del Lolli, che affrettava sempre il tempo, ed andava
avanti. Essendo stato pregato un giorno di sonar un _adagio,_ ricusò di
farlo: _Io son di Bergamo_, ei soggiunse, _i cittadini di questo paese
son troppo matti per poter sonare l'adagio._ “Lolli che aveva delle
ragioni per non amare gli adagio, dice _M. de Ginguené_, raccorciolli
assai ne' suoi concerti, e vi mise in oltre sì poca espressione e
melodia che di raro diè da lagnarsi della loro breve durata, anzichè fè
riguardarli come una sorta di riposo e di transizione di un allegro
all'altro.” (_Encycl. method. art. Concerto_).
LORENTE (Andrea). Spagnuolo, scrittore didattico del sec. 17º, pubblicò
nel 1672, _El porqué de la musica, canto llano, canto de organo,
contrapunto, y composicion_, Alcalà in fol. La grandezza del volume non
bastò a difender dall'oblio totale l'autore e l'opera, sorte ordinaria
dei libri men che mediocri.
LOTTI (Antonio), capo della scuola veneziana, e maestro di cappella in
San Marco di Venezia, godeva d'una gran riputazione sulla fine del
secolo 17º. Egli aveva delle profonde cognizioni dell'armonia, che lo
resero superiore a tutti gli altri compositori del suo tempo. Il
_Sassone_, che lo conobbe in Venezia nel 1727 lo scelse per suo modello:
un dì, ch'egli era presente all'esecuzione di un'opera di Lotti, _Qual
espressione!_ egli esclamò, _quale varietà! e nel tempo stesso quale
precisione d'idee!_ Il dot. Burney parla con trasporto dell'impressione
da lui risentita nell'ascoltare in Venezia una messa di questo gran
maestro. Gl'Italiani rendongli testimonianza, ch'egli univa all'arte ed
alla regolarità degli antichi, tutte le grazie, l'abbondanza e 'l brio
de' compositori moderni. Può giudicarsi del successo ch'egli ebbe come
compositore di teatro, dalla sola circostanza che dal 1683 sino al 1718
scrisse sempre per lo stesso teatro di Venezia. Chiamato a Dresda
scrisse quivi la musica di un Dramma per le nozze del principe elettore
di Sassonia nel 1718, e tornò l'anno di appresso in sua patria. Walther
cita con elogio i di lui madrigali, ed in Lipsia si conserva un suo
eccellente _Miserere_ a 4 voci e 4 stromenti.
LOULIÉ (Mr.). Nelle memorie dell'Accademia delle Scienze an. 1701 si
trova di lui una scala per gradi, ossia regola divisa in più parti per
misurare la durata de' suoni, per determinare i loro diversi valori, e
sino i rapporti de' loro intervalli, con de' calcoli per il
temperamento! (_V. Rouss. Dictionn. art. Temperam._).
LUCCHESI (Andrea), nato a Motta nel Friuli veneziano nel 1741: ebbe per
maestri nell'arte della composizione, _Cochi_ napoletano per lo stile di
teatro, ed il P. _Paolucci_ allievo del _Martini_ per lo stile di
chiesa, e poi _Seratelli_, maestro di cappella del doge di Venezia. Nel
1767, in occasione di una gran festa che diè la repubblica di Venezia al
duca di Wittemberga, che trovavasi allora colà, Lucchesi scrisse una
Cantata per il teatro di S. Benedetto, che fu sommamente applaudita.
Scrisse ancora quivi più opere buffe, ma nel 1771 essendosi portato a
Bonn, con una compagnia di attori, entrò tosto al servizio dell'elettore
di Colonia coll'onorario di mille fiorini, e dopo avere scritto molta
musica pel teatro e per la chiesa, morì a Bonn nel 1810. Per il
Conservatorio _degli Incurabili_ di Venezia vi ha di lui un vespro a due
cori, un oratorio, e un _Te Deum_; una messa per la collegiale di S.
Lorenzo, una di _Requiem_ per l'esequie del duca di Mont'allegro
ambasciadore di Spagna in Venezia, e più messe e mottetti per la
cappella di Bonn, oltre più sinfonie, concerti e sonate per cembalo.
LUCIANO di Samosata nella Siria, di povera famiglia, fu destinato dal
padre ad apprendere da un suo zio l'arte della scultura, ma alcuni
cattivi trattamenti ricevuti da costui gliela fecero abbandonare, e
diessi interamente allo studio delle scienze. Egli fu uno de' genj più
brillanti dell'antichità, e tutte le sue opere ridondano delle grazie di
un vero bello spirito, tranne la sua irreligiosità e la mordacità delle
sue satire. Dopo aver vissuto lungamente in Atene, e nell'Egitto, dicesi
di esser morto in età di 90 anni. Nelle sue opere, che sono in gran
numero, trovansi molti passaggi sulla musica, e specialmente in quella
sulla danza (_De saltatione_), e ne' suoi _Dialoghi degli Dei_ ec. M.
Fayolle nel suo articolo mette ridicolosamente nel numero de' libri
musicali di Luciano quello che è intitolato _Harmonides_, ingannato dal
nome, quasichè dinotar volesse che tratti d'armonia: ma questo libro non
è, che una Lettera dedicatoria di tutte le di lui opere ad un amico, a
cui dà il titolo d'_Harmonide_ per allusione ad un altro dello stesso
nome discepolo del musico Timoteo. Tale è l'inavvertenza di questo
autore, e la poca esattezza del suo Dizionario. Perchè non si creda che
io ne lo accusi a torto, ecco le sue parole: _De divers écrits de
Lucien, nous ne citons ici que ceux qui ont rapport à la musique, tels
que ses Harmonides etc._ Luciano fiorì nel secondo secolo dell'era
cristiana (_V. Burdelot in vitâ Luciani ap. Fabric._).
LUDWIG (Giov. Adamo), membro della Società economica del Palatinato,
morto nel 1782 nell'immatura età di 52 anni, ha lasciato molti scritti
sulla costruzione degli organi; eccone i titoli tradotti dal tedesco: 1.
_Saggio sulle qualità necessarie a un costruttore d'organi_, 1759 in 4º;
2. _Lettera a M. Hoffmann primo organista a Breslavia_, 1759; 3. _Difesa
di M. Sorge contro M. Marpurg_; 4. _Idee su i grand'organi_; 5. _Ai
detrattori degli organi_, Erlange 1764, in 4º.
LULLI (Giov. Batt.), nacque in Firenze nel 1633, ma trasportato in età
di 14 anni a Parigi, divenne mercè il suo grandissimo ingegno, onde
avealo fornito la natura, l'eroe riformatore della musica francese. La
prima sua abilità, che lo rese celebre in Francia, fu quella di sonare
il violino; prima di lui ne' concerti di strumenti solo uno di questi
cantava, gli altri non facevano se non un semplice accompagnamento a
quello: Lulli mise in movimento tutte le parti, e creò il vero concerto.
Nell'infanzia della musica strumentale a lui deesi l'invenzione
opportunissima all'oggetto di aprire con pompa uno spettacolo teatrale,
cioè, la sinfonia, detta perciò _ouverture_ da' francesi; invenzione,
dice il _Carpani_, “che restò per gran tempo così priva d'imitatori, che
in Italia stessa pochissime furono le sinfonie composte per tal uso: una
di Lulli fu sonata contemporaneamente in diversi teatri d'Italia in capo
a molte opere di varii de' più rinomati maestri senza ch'alcuno d'essi
si desse la briga di stenderne di nuove: il fatto è che l'_ouverture_
francese regnò lungamente su i nostri teatri, quantunque vi si udissero
con maraviglia infinita le divine opere dei _Vinci_, dei _Pergolesi_,
dei _Leo_ ed altri simili.” (_Letter. 1_). Coll'abilità di sonare il
violino Lulli si acquistò la benevolenza di Luigi il grande, che lo fece
direttore dell'orchestra della sua corte, e poi divenne capo, e
compositore dell'opera francese, incominciatasi ad eseguire a' giorni
suoi. Egli trasse la musica francese dalla scipitezza in cui aveva sino
allora languito: egli fu un uomo di genio che ha spianato il cammino a
tutti coloro che gli sono venuti dopo, e 'l di cui nome risuonerà ne'
posteri, quali sian per essere le rivoluzioni della musica. Ma
l'entusiasmo dei francesi per la musica di Lulli, che durò oltre a un
secolo, è stata la cagione di ritardare presso quella vivace nazione i
progressi di quest'arte. _Che Lulli sia stato l'eroe della musica
francese_, dice il dotto Eximeno, _non si può certamente dubitare; ma
che la musica francese non abbia colpito nel vero scopo della musica, è
stato già bastantemente deciso da tutta l'Europa, e dagli stessi
francesi, i quali svanito già l'entusiasmo per la musica di Lulli, fanno
particolare studio della musica italiana. La musica di Lulli parla più
all'orecchio che non al cuore_ (_Lib. 3, c. 3_). Il carattere di Lulli
era gajo e brioso, egli rallegrava le compagnie con novellette e con de'
buoni motti, onde i più alti signori si facevano a gara per ammetterlo
alla loro familiarità: conservò sino alla morte il suo brio e la
prontezza del suo spirito. Essendo agli estremi ed abbandonato dai
medici, venne a visitarlo il cavalier di Lorena. _Sì veramente_, gli
disse allora la moglie di Lulli, _voi siete il suo più grande amico, voi
che siete stato l'ultimo ad ubbriacarlo, e che siete causa di sua
morte._ Lulli riprese tosto: _Zitto, mia cara, il signor cavaliere è
stato l'ultimo ad ubbriacarmi, ed in caso che io ne guarisco, sarà egli
il primo a far lo stesso._ Egli morì in Parigi li 22 Marzo del 1687, in
età di 54 anni: il cel. poeta latino Santeuil fece il suo epitafio.
LUNEAU de Boisgermain (Pier Giuseppe), nato a Issoudun di una comoda
famiglia nel 1752, coltivò ben presto le belle lettere. Le cognizioni,
ch'egli si dava premura di acquistare, non si limitavan solo alla sua
propria istruzione, ma dirigevansi ancora a rendersi altrui utili. Oltre
a più opere di varii generi, Luneau pubblicò per tre anni l'_Almanach
musical_, 1771-1783. Fayolle lo chiama _una collezione senza scelta, e
senza gusto, come tutte le altre sue compilazioni_: non posso
giudicarne, perchè non lo conosco. Questo laborioso scrittore morì
subitamente a 2 dicembre del 1801.
LUNIER (M.), autore di un'opera, cui diè per titolo _Dictionnaire des
sciences et des arts_, t. 3, in 8vo a Paris 1805, egli vi tratta ancora
della musica considerata come scienza e come arte, ma i brevi articoli
che ne ha fatti sono trascritti dal Dizionario di musica di Mr.
Rousseau.
LUPI (Mario), canonico e primicerio della cattedrale di Bergamo sua
patria, cameriere d'onore di papa Pio VI, nacque di nobil famiglia nel
1710. Co' suoi studj fatti in Bergamo, e nel collegio Cerasoli a Roma, e
colle sue opere si acquistò la riputazione di un uomo profondamente
dotto. Morì egli in sua patria li dì 7 novembre del 1789. Vi ha di lui
manoscritta una _Dissertazione intorno al suono_.
LUSCINIO (Otmaro), in tedesco _Rachtigal_, canonico di S. Stefano in
Strasburgo sua patria, dove in un'estrema vecchiezza morì l'anno 1535.
Tra le molte sue opere noi non rammenteremo che quella, che ha per
titolo: _Musurgia, seu praxis musicæ_, a Strasburgo 1536, in 4.º, libro
estremamente raro ed ornato di figure incise in legno, che rappresentano
ogni sorta di stromenti di musica usati al suo tempo in Francia, ed in
Germania.